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FAQ2018-07-26T12:07:24+00:00
Tempo fa ho ricevuto una multa per divieto di sosta. La multa era palesemente illegittima ma né ho fatto ricorso, né pagato quanto dovuto. Oggi ho ricevuto la cartella esattoriale riferita a tale multa. Posso fare ricorso contro la cartella esattoriale, deducendo i vizi di illegittimità della multa?2018-08-02T16:38:28+00:00

Risposta: Non è possibile eccepire l’illegittimità della multa, impugnando la cartella esattoriale. Infatti, se non si paga o non si ricorre entro i termini, la contravvenzione diviene inoppugnabile, quindi non si potrà più contestare nemmeno in via indiretta ricorrendo contro la cartella esattoriale. Quest’ultima può essere impugnata esclusivamente per vizi propri come ad esempio notifica imperfetta o effettuata oltre i termini, errori di calcolo, logici o di persona, ancora assenza sottoscrizione o mancata valutazione di eventuali riduzioni. Ricordiamo che la cartella esattoriale deve essere notificata entro massimo 5 anni dalla contravvenzione: diversamente, anche se non si è fatto ricorso contro la contravvenzione, la cartella è nulla.

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Sto separandomi da mia moglie. Abbiamo tre figli, tutti maggiorenni, due sono studenti universitari ed uno ha terminato l’università ed è in cerca di occupazione. Dovrò versare anche a loro un assegno di mantenimento e fino a quando?2018-04-15T18:04:39+00:00

Risposta: Sussiste anche nei confronti dei figli maggiorenni il dovere al mantenimento da parte dei genitori. Tale principio è stato ribadito dall’art. 155 quinques c.c., volto a prevedere che il giudice possa disporre in favore dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente il pagamento di un assegno periodico.Tale obbligo non è peraltro illimitato nè di contenuto invariabile. Esso infatti è destinato a diminuire nel momento in cui i figli inizino un’attività lavorativa, seppur precaria, ed a cessare qualora  essi acquisiscano un’effettiva autonomia economica. La giurisprudenza ha peraltro precisato che i figli non possono esigere il diritto al mantenimento, qualora rifiutino delle offerte di lavoro consone alla loro preparazione o non si attivino nella ricerca di un posto di lavoro; analoghe considerazioni possono essere ripetute per i figli maggiorenni iscritti ad un corso universitario ma gravemente „fuori corso“.

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Sono un ragazzo di diciannove anni. Ho conosciuto qualche mese fa su una chat una ragazza quindicenne con cui sono diventato amico. La ragazza nel corso delle settimane ha cominicato ad inviarmi delle sue foto sempre più spinte in atteggiamenti erotici, alcune con lei completamente nuda, e poi mi ha chiesto di inviarle dei miei selfies da nudo. Io l’ho fatto, per gioco. Adesso alcuni amici mi hanno detto che teroricamente rischio di essere processato per possesso di materiale pedopornografico. E‘ vero?2018-07-24T17:46:18+00:00

Risposta: tutta la giurisprudenza più recente è allineata in senso negativo. E‘ stato infatti escluso che la condotta di chi detiene materiale erotico, realizzato direttamenente da una minore ultra quattordicenne con l’utilizzo del c.d. selfie e da questa consegnato od inviato spontaneamente ad altro soggetto integri il reato di detenzione di materiale pedopornografico.  

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Sono un odontotecnico e lavoro in uno studio il cui titolare è un odontoiatra, regolarmente iscritto al relativo ordine professionale. Io mi limito a svolgere le protesi, nell’assoluto rispetto delle mie competenze. Due giorni alla settimana il titolare dello studio non è presente, ed io in tali giorni oltre alla mia attività ricevo le telefonate dei clienti e prenoto gli appuntamenti. Ho il timore che qualcuno, venendo in studio e non trovando il titolare, possa pensare ad un esercizio abusivo della professione di odontoiatra da parte mia.2018-07-24T17:49:45+00:00

Risposta: non deve avere alcun timore in tal senso. Lei, come mi ha riferito, si limita a svolgere il compito di odontotecnico. Il fatto che per due giorni alla settimana nello studio non vi sia il titolare, e che lei in quelle date prenda gli appuntamenti, non ha alcuna incidenza sul problema dell’esercizio abusivo della professione.

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Sono un avvocato e molti anni or sono, quando non ero ancora iscritto all’Albo,  venni condannato per esercizio abusivo della professione. Oggi purtroppo, nonostante il tempo trascorso, chi digita il mio nome sui motori di ricerca vede quale prima notizia quella della mia condanna in sede penale, sia pur per fatti estremamente risalenti nel tempo. Questo costituisce come una macchia e limita la mia attività professionale. Vi sono degli strumenti per cancellare queste notizie?2018-07-24T17:51:27+00:00

Risposta: siamo in presenza di una tematica assai interessante quale quella del diritto all’oblio. La questione è stata affrontata a livello di Corti internazionali. In particolare, come forse saprà, dalla Corte di Giustizia UE. Si era in presenza di un reclamo mosso da un cittadino spagnolo, Mario Costeja Gonzales, contro La Vanguardia Ediciones SL, nonché contro Google Spain e Google Inc., in quanto, a distanza di anni, operando una ricerca su Google al nome di tale soggetto si continuava a vedere, in posizione preminente, la menzione di una  vendita all’asta di immobili a seguito di un pignoramento effettuato nei suoi confronti. 

Il problema è poi stato affrontato dalla Cassazione. E’ stato  osservato che il   diritto all’oblio  «salvaguarda la proiezione sociale dell’identità personale, l’esigenza di un soggetto di essere tutelato dalla divulgazione di informazioni (potenzialmente) lesive in ragione della perdita […] di attualità delle stesse, sicché il relativo trattamento viene a risultare non più giustificato ed anzi suscettibile di ostacolare il soggetto nell’esplicazione e nel godimento della propria personalità» (Cass. civ., sez. III, 5 aprile 2012, n. 5525,  in CED Cass., n. 622169). 

Si aggiunse  che «esiste un diritto giuridicamente tutelato dell’interessato a una proiezione genuina e attuale della propria identità, che il Web non può ignorare […]; se l’interesse pubblico sotteso al diritto all’informazione (art. 21 Cost.) costituisce un limite al diritto fondamentale alla riservatezza al soggetto cui i dati appartengono è correlativamente attribuito il diritto all’oblio e cioè a che non vengano ulteriormente divulgate notizie che per il trascorrere del tempo risultino ormai dimenticate o ignote alla generalità dei consociati». 

Alcuni studi legali in Italia stanno iniziando a promuovere cause pilota per il riconoscimento del diritto all’oblio in simili ipotesi.

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Sono un apicultore e vivo nel timore che qualche mio sciame possa scappare. In questo caso ho il diritto di inseguirlo, anche a costo di entrare nel terreno di proprietà altrui?2018-04-15T20:11:15+00:00

Risposta: il caso è espressamente regolato dall’art. 924 c.c., in base al quale il proprietario di uno sciame d’api ha il diritto di inseguirlo sul fondo altrui, ma deve indennizzarne il proprietario per l’eventuale danno cagionato al fondo; se non ha inseguito le api entro due giorni, il proprietario del fondo ove le api sono fuggite ha il diritto di prenderle e mantenerne il possesso.

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Sono titolare di un bed and breakfast sito nelle Langhe che ho chiamato: „Rose, narcisi e tulipani“. Nei giorni scorsi ho ricevuto un atto di citazione da parte di un Bed and Breakfast che non menziono, per non violare la privacy, sito in Caserta, la cui ditta fa riferimento al nome di un altro fiore. Nella citazione si afferma che io avrei fatto concorrenza sleale, utilizzando un nome idoneo a produrre confusione con quello di un mio concorrente. Io non vedo quale confusione possa esservi rispetto ad un bed and brakfast posto a centinaia di chilometri dal mio.2018-04-15T20:51:02+00:00

Risposta: la tematica è regolata da una serie di norme, tra cui l’art. 2598 c.c., in base al quale compie atti di concorrenza sleale chiunque usi nomi o segni distintivi idonei a produrre confusione con i nomi o segni distintivi legittimamente usati da altri. Si tratta dunque di verificaree se sia o meno configurabile tale confusione. Nel caso di specie, pur essendo in presenza dello stesso campo di attività, non solo la palese differenziazione dei nomi non pare tale da indurre in confusione, ma tale conclusione è avvalorata dal fatto, già da lei menzionato, della notevole distanza territoriale dei due bed and breakfast.

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Sono stato multato per eccesso di velocità, ma l’autovelox non era visibile. Che mi conviene fare?2018-08-02T16:38:28+00:00

Risposta:  Se l’autovelox non è stato segnalato almeno 400 metri prima, con un’apposita segnaletica verticale, e non è ben visibile, si può proporre ricorso al giudice di pace poiché la multa è illegittima. Sul punto, la Corte di Cassazione ha tra l’altro ribadito che è configurabile il reato di truffa ogni qualvolta vengono nascoste dolosamente le apparecchiature di rilevamento della velocità

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Sono stata legata sentimentalmente ad un ragazzo che ho poi dovuto lasciare per la sua ossessiva gelosia. Adesso vivo con un altro uomo. Da mesi peraltro il mio ex compagno mi telefona ad ogni ora del giorno e della notte, dicendomi che se mi vedrà con il mio attuale convivente «non sa cosa farà». Mi tempesta di messaggi sms, talora gentili, con cui mi supplica di tornare insieme con lui, talora minacciosi. Io vivo in un perenne stato di ansia, ho dovuto modificare il mio profilo facebook e per andare all’università mi faccio ora sempre accompagnare da miei amici. Sono terrorizzata anche se posso capire l’amarezza del mio ex compagno. Cosa devo fare? Non vorrei fargli del male. In fondo a suo tempo lo avevo amato.2018-07-24T17:47:59+00:00

Risposta: in questo caso provi la soluzione più „blanda“. Si rivolga alla polizia affinchè venga trasmessa al Questore la richiesta di ammonimento nei confronti del suo ex compagno. L’ammonimento del questore consiste in un provvedimento amministrativo con cui si invita il destinatario «a  tenere una condotta conforme alla legge», diffidando il soggetto ad astenersi dal compiere atti persecutori nei confronti della vittima. Qualora l’ammonimento del Questore non sortisca alcun esito, occorrerà formulare atto di querela presso un comando dei carabinieri o della polizia. Ricordi che la querela deve essere formulata entro sei mesi dal fatto. Le consiglio inoltre di registrare le telefonate a lei fatte dal suo ex compagno, e di conservare gli sms, che potranno essere esibiti come prove in un futuro giudizio penale.

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Sono sposata da dieci anni con mio marito. Negli ultimi tempi la convivenza era divenuta insopportabile, Continui litigi e scenate da parte sua, che ad un certo punto ha deciso di tornare a vivere con sua madre. Io poco dopo ho conosciuto un uomo stupendo del quale mi sono innamorata. Mi è stato detto però che se la cosa viene a conoscenza di mio marito, io rischio una causa di separazione con addebito a mio carico. E‘ vero?2018-04-15T18:05:33+00:00

Risposta: Il tradimento è motivo di separazione con addebito solo se l’infedeltà è la causa della fine del matrimonio, non qualora esso sia successivo al verificarsi di un’accertata situazione di intollerabilità della convivenza, come in questa ipotesi. Nel suo caso, in altre parole, il matrimonio aveva già perso la sua ragion d’essere antecedentemente al supposto tradimento, che rappresenta semmai una mera conseguenza, e non certo la causa della rottura del legame coniugale.

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Sono sposata da cinque anni. La vita coniugale negli ultimi periodi era divenuta un inferno. Mio marito mi tradiva continuamente e tutte le mie amiche ridevano di me e mi compiangevano. Io per vendicarmi ho deciso di tradirlo con un collega di lavoro in maniera molto plateale. Adesso mio marito mi ha minacciato che chiederà la separazione con addebito, facendo ricadere su di me la colpa di tutto. Cosa posso fare ?2018-04-15T18:06:14+00:00

Risposta: La Cassazione si è espressamente pronunciata sul punto con la sent. 13 ottobre 2014, n. 21596, con cui ha stabilito che se la consorte ha tradito per ripicca il marito, che per primo ha tradito la moglie, la separazione va addebitata comunque al marito. Secondo la Cassazione in tal caso «il tradimento della moglie è relativamente giustificato, in considerazione di quella più duratura, ostinata e risalente del marito».

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Sono separata da alcuni anni e mio marito mi deve versare “gli alimenti”, che però non riesco ad avere. Cosa posso fare?2018-04-06T13:11:45+00:00

Può iniziare subito una procedura esecutiva nei confronti del coniuge obbligato, pignorando ad es: il suo stipendio, la sua pensione e tutti i propri beni.

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Sono proprietario di un supermarket e ho ragione di sospettare che almeno una delle mie cassiere si appropri di una parte del denaro delle casse. Vorrei installare delle telecamere di videosorveglianza, ma mi è stato detto che vi sono molte regole da seguire. Cosa devo fare con precisione ?2018-07-24T17:47:15+00:00

Risposta: Ai sensi dell’art. 4 della l. n. 300 del 1970 (c.d. Statuto dei lavoratori) lei dovrà prendere contatto con le rappresentanze sindacali aziendali al fine di ottenere il loro consenso, Al riguardo sarà necessario indicare il numero e la posizione delle telecamere ed il relativo raggio di azione. In caso di mancata intesa con le RSA, lei potrà ricorrere alle Direzioni terroriali del lavoro. Peraltro la Cassazione ha recentemente affermato che è comunque sufficiente anche il consenso all’installazione dell’impianto di videosorveglianza da parte di tutti i lavoratori interessati, persino nell’ipotesi di mancata intesa con le RSA.   

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Sono proprietario di un alloggio in un immobile senza ascensore. Purtroppo negli ultimi mesi sono stato colpito da una grave malattia che mi impedisce di deambulare e la mia disabilità renderebbe necessario un ascensore. Gli altri condomini non mi sembrano però molto propensi a tale installazione, ritenendola troppo costosa. Cosa posso fare?2018-04-15T17:32:35+00:00

Risposta: per incentivare gli algtri condomini  a votare a favore della proposta di installazione di un ascensore ricordi loro che la l. n. 13 del 1989 prevede la concessione di contributi per interventi atti al superamento delle barriere architettoniche su immobili privati già esistenti abitati da soggetti portatori di menomazioni o limitazioni funzionali permanenti, quali appunto quelle di carattere motorio. Le relative richieste vanno presentate al sindaco del comune ove si trova l’immobile entro il primo marzo di ogni anno.

Qualora comunque in sede di assemblea non venga raggiunta la maggioranza dei voti favorevoli all’installazione, lei potrà, a sue spese , provvedere all’installazione di un servo scala o di una piattaforma elevatrice.

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Sono musulmano e in gioventù mi sono sposato con quattro mogli, come consentito dalla mia religione. Da anni vivo in Italia e vorrei regolarizzare la mia posizione dal punto di vista matrimoniale. Cosa posso fare ?2018-04-15T19:19:16+00:00

Risposta: l’Italia non ammette la poligamia. Potrà pertanto richiedere soltanto la trascrizione allo Stato Civile del suo primo atto di matrimonio, che sarà l’unico valido per il nostro Paese.

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Sono laureato in legge e sto svolgendo pratica legale presso uno studio. Talora il titolare non è presente ed io allora prendo gli appuntamenti con i clienti , fissando ovviamente le date in cui il titolare sarà presente, ricevo da loro eventuali incartamenti firmando per quietanza, mi reco presso altri studi per discutere di varie tematiche giuridiche. Ho paura di „sconfinare“ e di poter essere accusato di esercizio abusivo della professione.2018-07-24T17:50:38+00:00

Risposta. Il problema dei praticanti avvocati è stato affrontato, ancora recentemente, dalla Cassazione con la pronuncia della Quinta Sezione penale del 17 febbraio 2017, n.  7630. La vicenda concerneva un praticante avvocato che si era presentato ad alcuni  clienti dello studio come il legale incaricato della trattazione di una pratica, ed aveva poi firmato varie quietanze. Nel corso del procedimento per esercizio abusivo della professione l’imputato si era difeso affermando che ricevere acconti in denaro dai clienti e firmare quietanze di pagamento   non rappresenta affatto un’attività tipica della professione legale, e non configura pertanto il reato di esercizio abusivo della professione. La Cassazione, richiamandosi all’insegnamento delle Sezioni Unite (Cass. pen, sez. un., 23 marzo 2012, n. 11545) ha affermato che integra il reato di esercizio abusivo della professione il compimento di atti che, pur non attribuiti in via esclusiva a una determinata professione (quali la firma di quietanze e la ricezione di acconti di pagamento) possono indurre peraltro in errore la clientela qualora vengano realizzati con modalità tali da creare le oggettive apparenze di un’attività professionale svolta da un soggetto regolarmente abilitato. Le suggerisco pertanto di chiarire ai vari clienti in occasione di tali attività che lei è un praticante e non un avvocato. In tal modo potrà evitarsi l’insorgere di ogni dubbio.  

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Sono l’amministratore di un condominio ed alcuni condomini mi hanno chiesto di mettere nel prossimo ordine del giorno la proposta di una delibera concernente l’installazione di una telecamera nell’ingresso, onde scoraggiare l’accesso di eventuali malintenzionati. Quali sono le procedure da seguire ?2018-04-15T17:33:06+00:00

Risposta. Come certamente a lei ben noto la l. n. 220 del 2012 „Modifiche della disciplina del condominio negli edifici“ prevede che per l’approvazione in sede di assemblea condominiale di una delibera concernente l’installazione di un impianto di videosorveglianza sulle parti comuni occorra la maggioranza degli intervenuti in assemblea purchè essi rappresentino almeno la metà dei millesimi condominiali. In caso di approvazione, ella, nella qualità di amministratore, sarà tenuto a far apporre all’ingresso dell’edificio un cartello contenente l’indicazione che l’immobile è fatto oggetto di videoserveglianza. Il Garante alla privacy ha recentemente sottolineato che detti cartelli devono essere visibili anche di notte, soprattutto se l’impianto è dotata di telecamere day and night. Dovrà poi apporre un secondo cartello, maggiormente dettagliato e volto a chiarire le finalità della videosorveglianza, nei pressi dell’ingresso o in altra area di accesso.

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Sono il legale di una Srl e, in quanto obbligato in solido, mi è stata notificata una multa per superamento del limite di velocità con una delle auto aziendali. La notifica dice: “trasgressore non identificato”. Verranno decurtati i punti dalla mia patente?2018-08-02T16:36:25+00:00

Risposta:  È necessario comunicare all’Amministrazione, entro 60 giorni dalla notifica del verbale, i dati identificativi del conducente in modo tale da individuare con certezza il soggetto che ha commesso l’infrazione e che dovrà subire la decurtazione dei punti . Il mancato adempimento di tale obbligo senza giustificato motivo comporta un’ulteriore contravvenzione per non aver rispettato un comando dell’autorità.

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Si riceve una multa per un’infrazione commessa in un luogo dove non si è mai stati. Cosa fare?2018-08-02T16:35:28+00:00

Risposta: È evidente che l’agente si è sbagliato nel redigere il verbale o la targa è stata clonata. Pertanto la soluzione migliore è contestare il verbale dimostrando, con prove certe e inconfutabili, l’errore da parte degli agenti. Nel ricorso (al Prefetto o al Giudice di Pace) bisognerà dare prova che, in quel preciso momento, si era da un’altra parte (per es.: badge del posto di lavoro, dichiarazioni di testimoni circa la presenza del conducente da un’altra parte). Potrebbe essere utile (e convincente) sporgere querela contro ignoti per denunciare l’eventuale clonazione della targa. Non succede raramente, infatti, che qualcuno falsifichi la propria targa al solo fine di evitare contravvenzioni.

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Si può risolvere un contratto se la prestazione diviene eccessivamente onerosa per una delle parti?2018-07-27T11:07:09+00:00

Risposta: La risoluzione per eccessiva onerosità (art. 1467 c.c.) può chiedersi per i contratti a esecuzione continuata o periodica, ovvero a esecuzione differita, se l’eccessiva onerosità si è verificata per avvenimenti straordinari e imprevedibili.La parte contro la quale è domandata la risoluzione può evitarla offrendo di modificare equamente le condizioni del contratto.

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Si può risolvere un contratto se la prestazione diventa impossibile?2018-07-27T11:05:53+00:00

Risposta: La legge distingue la disciplina della risoluzione per impossibilità, a seconda della natura dell’impossibilità:

  1. se si tratta di impossibilità totale(art. 1463 c.c.), la parte liberata per la sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta non può chiedere la controprestazione, e deve restituire quella che abbia già ricevuta, secondo le norme relative alla ripetizione dell’indebito;
  2. se la prestazione di una parte è divenuta solo parzialmente impossibile, l’altra parte ha diritto a una corrispondente riduzione della prestazione da essa dovuta, e può anche recedere dal contratto qualora non abbia un interesse apprezzabile all’adempimento parziale (art. 1464 c.c.).

C’è però un’eccezione per quanto riguarda i contratti con effetti traslativi o costitutivi (art. 1465 c.c., es. i contratti di vendita). Nei contratti che trasferiscono la proprietà di una cosa determinata ovvero costituiscono o trasferiscono diritti reali, infatti, il perimento della cosa per una causa non imputabile all’alienante non libera l’acquirente dall’obbligo di eseguire la controprestazione, ancorché la cosa non gli sia stata consegnata. La stessa disposizione si applica nel caso in cui l’effetto traslativo o costitutivo sia differito fino allo scadere di un termine

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Si può recedere da un contratto se mutano le condizione patrimoniali di uno dei contraenti?2018-04-21T10:17:43+00:00

Risposta: Ciascun contraente può sospendere l’esecuzione della prestazione da lui dovuta, se le condizioni patrimoniali dell’altro sono divenute tali da porre in evidente pericolo il conseguimento della controprestazione (art. 1461 c.c.).

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Si può essere mulati per aver superato di 1 Km il limite di velocità?2018-08-02T16:35:28+00:00

Risposta: La legge applica, su ogni eccesso di velocità, una tolleranza del 5% (per un minimo di tolleranza di 5 km7h) . Pertanto, se arriva la multa, vuol dire che c’è stato un discostamento dal limite di velocità non già dell’1%, ma del 6%. Per esempio: su un limite di 70 Km/h, il 5% corrisponde a 3,75 Km/h; ma poiché la tolleranza minima è di 5 Km/h, nel caso di specie la multa scatta solo al raggiungimento di 76 Km/h.

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Si può conseguire prima la liquidazione del danno all’autovettura e successivamente quella relativa alle lesioni fisiche?2018-07-24T16:23:01+00:00

Risposta: Non ci sono preclusioni giuridiche al riguardo. La attuale normativa prevede che la compagnia assicurativa, in caso di danni a sole cose, è tenuta a comunicare entro 60 giorni dal ricevimento della richiesta risarcitoria la somma offerta per il risarcimento (30 giorni in caso di constatazione amichevole del sinistro sottoscritta dai conducenti), oppure i motivi per cui non ritiene di fare l’offerta. In caso di lesioni personali, tale comunicazione deve essere formulata entro 90 giorni

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Si può cedere un contratto?2018-04-18T11:28:11+00:00

Risposta: Si può avere la cessione di un contratto quando una parte (il cedente) di un contratto originario – purché a prestazioni corrispettive, da ambo le parti non ancora eseguito – stipula con un terzo (il cessionario) un nuovo contratto (di cessione), con il quale cedente e cessionario si accordano per trasferire al cessionario il contratto originario o meglio tutti i rapporti attivi e passivi, derivanti da esso. La regola generale vuole che il contraente ceduto esprima il suo consenso, anche in via preventiva (art.1407 c.c.).Il contraente cedente è liberato dalle sue obbligazioni verso il contraente ceduto, salvo che questo non abbia espresso volontà contraria (art. 1408 c.c.). Se una delle prestazioni è già stata eseguita si potrà invece ricorrere alla cessione del solo credito, con le forme previste per questo istituto.

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Se il giudice dispone l’affidamento condiviso dei figli minori, questi devono andare a vivere alternativamente con entrambi i genitori?2018-04-06T13:38:19+00:00

Viene sempre individuato il genitore “di riferimento”, presso il quale dovranno vivere i figli, senza che ciò leda i principi e le regole comportamentali previste dall’affidamento condiviso.

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Se il giudice dispone l’affidamento condiviso dei figli minori, questi devono andare a vivere alternativamente con entrambi i genitori?2018-04-15T17:56:49+00:00

Risposta: viene sempre individuato il genitore “di riferimento”, presso il quale dovranno vivere i figli, senza che ciò leda i principi e le regole comportamentali previste dall’affidamento condiviso.

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Se dopo il deposito del ricorso per separazione mi compro una casa, questa è di mia esclusiva proprietà?2018-04-06T13:33:13+00:00

Ciascun coniuge potrà acquistare un immobile, che sarà di sua esclusiva proprietà, subito dopo l’udienza davanti al Presidente del tribunale, sia in caso di separazione giudiziale che in quella consensuale.

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Se ad esempio si riceve una multa che riporta una infrazione commessa in una erta data ma il verbale di contestazione ne riporta un’altra La contestazione è valida?2018-08-02T16:35:28+00:00

Risposta: No, la multa è illegittima e si può fare ricorso per richiedere l’annullamento. Affinché il verbale possa essere considerato valido, infatti, deve contenere tutti i dati idonei a identificare con certezza i fatti e le generalità del trasgressore.

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Riduzione del pignoramento2018-07-25T10:24:11+00:00

Risposta: Quando il valore dei beni pignorati è superiore all’importo delle spese dell’esecuzione e dei crediti dovuti al creditore pignorante e agli eventuali creditori intervenuti, comprensivo del capitale, degli interessi e delle spese, il debitore può presentare al giudice dell’esecuzione un’istanza (anche orale) di riduzione del pignoramento.

L’istanza può essere proposta in qualsiasi fase della procedura esecutiva, finché non si sia proceduto alla vendita dei beni. La riduzione può essere disposta anche d’ufficio.

Il giudice decide con ordinanza non impugnabile, sentito il creditore pignorante.

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Quanto tempo occorre per una Separazione?2018-04-06T13:02:10+00:00

Se la separazione è consensuale, perché i coniugi sono d’accordo, tutto si risolve nell’arco di qualche mese davanti al presidente del Tribunale. Se invece la separazione è giudiziale, perché i coniugi non si trovano d’accordo ed anzi sono in uno stato di forte litigiosità su tutto, la causa, purtroppo, può durare anche diversi anni.

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Quanto tempo occorre per una separazione2018-04-15T17:40:10+00:00

Risposta: Se la separazione è consensuale, perché i coniugi sono d’accordo, tutto si risolve nell’arco di qualche davanti al presidente del Tribunale. Se invece la separazione è giudiziale, perché i coniugi non si trovano d’accordo ed anzi sono in uno stato di forte litigiosità su tutto,  la causa, purtroppo, può durare anche diversi anni.

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Quanto può incidere l’anatocismo sul “costo” del conto corrente?2018-07-24T20:13:45+00:00

Risposta: Supponiamo che un correntista nell’arco del decennio 1993 – 2003 abbia uno scoperto medio sul conto corrente di € 10.000,00 ed il tasso di interesse passivo medio sia del 10% annuo. Con la capitalizzazione trimestrale gli interessi nel decennio ammonteranno ad € 16.868,57 mentre senza capitalizzazione essi ammonteranno ad € 10.005,48.

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Quanto deve durare minimo un contratto di locazione?2018-04-16T08:54:45+00:00

Risposta: Il codice civile stabilisce un termine massimo per il contratto di locazione, prevedendo che tale contratto non può avere durata superiore a 30 anni (art. 1573 c.c.). Nulla stabilisce invece in ordine ad un termine minimo.

Tuttavia, nella maggior parte dei casi, il regime della durata di un contratto di locazione avente ad oggetto beni immobili segue le regole dettate dalla L. 392/78 (successivamente modificata e integrata dalla L. 431/98) per gli immobili siti in zone urbane.

In base a tale normativa, gli immobili urbani vengono distinti a seconda che essi siano adibiti ad uso abitativo oppure ad uso diverso da quello di abitazione (cioè ad attività commerciali, industriali, artigianali, turistiche o professionali) e ai relativi contratti di locazione si applica uno speciale regime che detta regole particolari in ordine alla durata, alla facoltà di recesso e alla risoluzione.

Per maggiori particolari si consultino le risposte specifiche:

  1. immobili adibiti ad uso abitativo
  2. immobili adibiti ad uso diverso da quello abitativo

Da questo regime restano esclusi gli immobili vincolati ai sensi della Legge n. 1089/39 e quelli appartenenti alle categorie catastali A/1, A/8, A/9 (quelli cioè di interesse storico o artistico, di edilizia residenziale pubblica o locati per finalità turistiche), per i quali continuano a valere le regole del codice civile

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Quanto costa fare causa per anatocismo?2018-07-24T20:18:21+00:00

Risposta: Vi sono dei costi iniziali da sostenere quali le spese giudiziarie, l’incarico di un consulente tecnico-bancario e così via che consigliano di intraprendere la causa solamente se si è veramente intenzionati o se le somme da recuperare hanno un certa consistenza. Bisogna tenere presente però che in caso di esito positivo del giudizio, il giudice con ogni probabilità accollerà alla banca soccombente tutte le spese legali, comprese le somme anticipate dal correntista.

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Quanti tipi di testamento esistono?2018-04-16T17:45:56+00:00

Risposta: Il testamento è un negozio giuridico unilaterale, in quanto espressione della volontà del solo testatore, è personale, poiché quest’ultimo è l’unico soggetto legittimato a porlo in essere, non essendo ammessa forma di rappresentanza alcuna, non è ricettizio ma è revocabile e formale, dovendo estrinsecarsi, a pena di nullità, in una delle forme previste dalla legge.

Il testamento può essere ordinario o speciale:

  1. nell’ambito della prima categoria la legge distingue il testamento olografo da quello redatto per atto di notaio, a sua volta pubblico o segreto;
  2. mentre i testamenti speciali rappresentano particolari forme di testamento pubblico, riconosciute solo per determinate situazioni o circostanze eccezionali.

Il testamento olografo, previsto dall’art. 609 c.c., costituisce la fattispecie più semplice. Si configura infatti come scrittura privata e presenta la caratteristica di dovere essere necessariamente scritto per intero, nonché datato e sottoscritto, di mano del testatore.

La mancanza di autografia rende infatti il testamento nullo, mentre la sottoscrizione, posta alla fine delle disposizioni, deve contenere nome e cognome del testatore, oppure uno pseudonimo che lo individui con certezza. La data, infine, deve contenere l’indicazione del giorno, mese ed anno, in cui il testamento fu scritto.

Il testamento pubblico, previsto dall’art. 603 c.c., rappresenta una delle due tipologie di testamento redatto, con le formalità previste dalla legge, per atto di notaio, ed ha natura di atto pubblico, facendo piena prova delle dichiarazioni del testatore fino a querela di falso.

Il testatore, in presenza di due testimoni o di quattro allorché incapace di leggere o scrivere oppure sordo, muto o sordomuto, dichiara la sua volontà al notaio, che la riceve, ne cura la redazione per iscritto e ne dà lettura al testatore in presenza dei testimoni. Di tali formalità è fatta menzione nel testamento, che deve essere sottoscritto dal testatore, dai testimoni e dal notaio e deve indicare il luogo, la data del ricevimento e l’ora della sottoscrizione.

Il testamento segreto, altra fattispecie redatta per atto di notaio, è previsto dall’art. 604 c.c. e consiste nella consegna solenne al notaio, che la riceve e la conserva, di una scheda contenente le disposizioni testamentarie.

Detta consegna avviene personalmente, ad opera del testatore, alla presenza di due testimoni, ed il notaio provvede a sigillare la scheda testamentaria non ancora sigillata, redigendo inoltre, sullo stesso involto che contiene la scheda o su un altro, appositamente preparato, l’atto di ricevimento, che testatore, testimoni e notaio sottoscriveranno.

Tale testamento può essere scritto sia dal testatore che da un terzo, ed anche con mezzi meccanici, ma deve sempre essere sottoscritto dal testatore, salvo che questi non sappia scrivere o non abbia potuto sottoscrivere per altro impedimento. In tal caso, tuttavia, il testatore deve dichiarare al notaio ricevente di aver letto il testamento e di approvarlo, nonché la causa che gli ha impedito la sottoscrizione, che verrà menzionata nell’atto di ricevimento.

Chi non sa o non può leggere non può fare testamento segreto.

testamenti speciali si configurano poi come dichiarazioni rese dal testatore ad un pubblico ufficiale od assimilato in circostanze particolari e redatte per iscritto ad opera di quest’ultimo, con un efficacia limitata nel tempo e pari a tre mesi dal ritorno della situazione normale.

Si collocano dunque nel novero dei testamenti speciali quelli redatti in occasione di malattie contagiose, calamità pubbliche ed infortuni, che vengano ricevuti da notaio, conciliatore (oggi giudice di pace) del luogo, sindaco od assessore delegato che ne faccia le veci nonché da ministro di culto (art. 609 c.c.).

Ulteriori fattispecie speciali sono rappresentate poi dai testamenti in navigazione marittima od aerea, ricevuti dal comandante della nave o dell’aereo (artt. 611 e 616 c.c.), nonché dai testamenti dei militari e assimilati, raccolti per iscritto da un ufficiale, da un cappellano militare o da un ufficiale della Croce rossa (art. 617 c.c.).

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Quando un’assemblea è regolarmente costituita?2018-04-15T17:18:34+00:00

Risposta: L’assemblea è regolarmente costituita con l’intervento di tanti condomini che rappresentino i due terzi del valore dell’intero edificio e i due terzi dei partecipanti al condominio. Ove l’assemblea non possa deliberare per la mancanza delle maggioranze riferite, delibera in seconda convocazione, in un giorno successivo e comunque non oltre dieci giorni dalla prima convocazione. In questo caso la deliberazione è valida se riporta un numero di voti che rappresenti il terzo dei partecipanti al condominio e almeno un terzo del valore dell’edificio.

L’assemblea delibera con le maggioranze previste all’art. 1136 (v. risposta successiva).

L’assemblea non può deliberare, se non consta che tutti i condomini sono stati invitati alla riunione.

L’avviso di convocazione deve essere comunicato ai condomini almeno cinque giorni prima della data fissata per l’adunanza (art. 66 disp. att. c.c.).

Delle deliberazioni dell’assemblea si redige processo verbale da trascriversi in un registro tenuto dall’amministratore.

L’assemblea (art. 66 disp.att. c.c.), oltre che annualmente in via ordinaria per le deliberazioni indicate dall’art. 1135 c.c., può essere convocata in via straordinaria dall’amministratore quando questi lo ritiene necessario o quando ne è fatta richiesta da almeno due condomini che rappresentino un sesto del valore dell’edificio. Decorsi inutilmente dieci giorni dalla richiesta, i detti condomini possono provvedere direttamente alla convocazione.

In mancanza dell’amministratore, l’assemblea tanto ordinaria quanto straordinaria può essere convocata a iniziativa di ciascun condomino.

Ogni condomino può intervenire all’assemblea anche a mezzo di rappresentante.

Qualora un piano o porzione di piano dell’edificio appartenga in proprietà indivisa a più persone, queste hanno diritto a un solo rappresentante nell’assemblea, che è designato dai comproprietari interessati; in mancanza provvede per sorteggio il presidente.

L’usufruttuario di un piano o porzione di piano dell’edificio esercita il diritto di voto negli affari che attengono all’ordinaria amministrazione e al semplice godimento delle cose e dei servizi comuni.

Nelle deliberazioni che riguardano innovazioni, ricostruzioni od opere di manutenzione straordinaria delle parti comuni dell’edificio il diritto di voto spetta invece al proprietario.

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Quando si può chiedere l’inabilitazione?2018-04-17T11:02:18+00:00

Risposta: L’art. 415 del codice civile stabilisce quali sono le persone che possono essere inabilitate:

  1. il maggiore di età infermo di mente, lo stato del quale non è talmente grave da far luogo all’interdizione;
  2. coloro che, per prodigalità o per abuso abituale di bevande alcooliche o di stupefacenti, espongono sé o la loro famiglia a gravi pregiudizi economici;
  3. il sordomuto e il cieco dalla nascita o dalla prima infanzia, se non hanno ricevuto un’educazione sufficiente quando risulta che essi sono del tutto incapaci di provvedere ai propri interessi, salva la possibilità, per i casi più gravi, di ricorrere all’interdizione.
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Quando si prescrive il diritto al risarcimento del danno provocato dalla circolazione dei veicoli?2018-07-25T09:45:46+00:00

Risposta: Il risarcimento del danno prodotto dalla circolazione dei veicoli si prescrive, ai sensi dell’art. 2947 c.c., secondo comma, in due anni. Non hanno effetto interruttivo di tale termine le trattative di componimento bonario .Tuttavia, ove il fatto che ha causato il danno venga considerato dalla legge come reato e per il reato sia stabilita una prescrizione più lunga, questa si applica anche all’azione civile. Ai fini della prescrizione del diritto al risarcimento del danno derivante da reato, si deve avere riguardo alla pena edittale senza tenere conto della diminuzione della pena conseguente alla concessione di circostanze attenuanti generiche. Se il reato è estinto per causa diversa dalla prescrizione o è intervenuta sentenza irrevocabile nel giudizio penale, il diritto al risarcimento del danno si prescrive nel termine di due anni, con decorrenza dalla data di estinzione del reato o dalla data in cui la sentenza è divenuta irrevocabile.

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Quando si prescrive il diritto al risarcimento del danno provocato dalla circolazione dei veicoli?2018-08-02T16:29:09+00:00

Risposta: Il risarcimento del danno prodotto dalla circolazione dei veicoli si prescrive, ai sensi dell’art. 2947 c.c., secondo comma, in due anni. Non hanno effetto interruttivo di tale termine le trattative di componimento bonario .Tuttavia, ove il fatto che ha causato il danno venga considerato dalla legge come reato e per il reato sia stabilita una prescrizione più lunga, questa si applica anche all’azione civile. Ai fini della prescrizione del diritto al risarcimento del danno derivante da reato, si deve avere riguardo alla pena edittale senza tenere conto della diminuzione della pena conseguente alla concessione di circostanze attenuanti generiche. Se il reato è estinto per causa diversa dalla prescrizione o è intervenuta sentenza irrevocabile nel giudizio penale, il diritto al risarcimento del danno si prescrive nel termine di due anni, con decorrenza dalla data di estinzione del reato o dalla data in cui la sentenza è divenuta irrevocabile.

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Quando si ha la risoluzione per inadempimento?2018-07-27T11:07:39+00:00

Risposta: Nei contratti con prestazioni corrispettive, quando uno dei contraenti non adempie le sue obbligazioni, l’altro può a sua scelta chiedere l’adempimento o la risoluzione del contratto, salvo, in ogni caso, il risarcimento del danno (art. 1453 c.c.).La risoluzione può essere domandata anche quando il giudizio è stato promosso per ottenere l’adempimento, ma non può più chiedersi l’adempimento quando è stata domandata la risoluzione. Dalla data della domanda di risoluzione l’inadempiente non può più eseguire la propria prestazione.Il contratto non si può risolvere se l’inadempimento di una delle parti ha scarsa importanza, avuto riguardo all’interesse dell’altra.Alla parte inadempiente l’altra può intimare per iscritto di adempiere in un congruo termine, con dichiarazione che, decorso inutilmente detto termine, il contratto s’intenderà senz’altro risolto (art. 1454 c.c.). In questo caso il termine non può essere inferiore a quindici giorni, salvo diversa pattuizione delle parti o salvo che, per la natura del contratto o secondo gli usi, risulti congruo un termine minore. Decorso il termine senza che il contratto sia stato adempiuto, questo è risoluto di diritto.

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Quando si ha il concorso di colpa?2018-07-25T09:47:06+00:00

Risposta: Il concorso di colpa in materia di circolazione di veicoli è previsto al secondo coma dell’art. 2054 c.c., il quale stabilisce che nel caso di scontro tra veicoli si presume, fino a prova contraria, che ciascuno dei conducenti abbia concorso ugualmente a produrre il danno subito dai singoli veicoli.Relativamente al concorso di colpa, sussiste pertanto una presunzione relativa, vale a dire operante fino a prova contraria che, in presenza di fatti imputabili a più soggetti, a ciascuno di essi debba essere riconosciuta un’efficacia causativa del danno qualora abbiano determinato una situazione per la quale senza l’uno o l’altro di essi l’evento non si sarebbe verificato.Si presume che ciascun conducente abbia provocato con pari colpa e con pari efficienza causale i danni causati dallo scontro, sia i propri che quelli riportati dall’altro conducente.Pertanto, in applicazione del principio del concorso di colpa del danneggiato ex art. 1227 c.c., ciascun conducente dovrà risarcire la metà dei danni subiti dall’altro e sopportare una riduzione del diritto al risarcimento dei propri danni in eguale misura.La presunzione di responsabilità concorrente dei conducenti, ex art. 2054, opera solo nel caso di scontro tra veicoli, e si applica soltanto nel caso in cui le risultanze probatorie non permettano concretamente di accertare in quale misura la condotta dei due conducenti abbia causato l’evento dannoso.Tuttavia, quando anche venga accertata la colpa esclusiva di uno solo dei due conducenti, l’altro non per questo si libererà automaticamente dalla presunzione di corresponsabilità, ma è necessario che dimostri di avere osservato le norme sulla circolazione e quelle di comune prudenza .Il principio di solidarietà prefigurato dal nostro ordinamento impone anche al conducente che abbia rispettato le norme del codice della strada di attivarsi, dinanzi alla scorrettezza altrui, per evitare il sinistro secondo l’ordinaria diligenza, cioè scegliendo la manovra che il guidatore medio, con riferimento alla situazione concreta, valuta come la più idonea per evitare od attenuare il danno.La presunzione di eguale concorso opera anche se uno dei veicoli non ha subito danni e concerne sia la gravità della colpa che l’entità della conseguenza del fatto dannoso.

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Quando scatta il reato per l’omesso versamento Iva?2018-07-24T20:04:24+00:00

Risposta: La soglia di punibilità del reato di omesso versamento Iva è stato elevato da 50 mila a 250 mila euro. Il reato di omesso versamento dell’IVA si configura se l’importo dovuto e non versato supera 250.000 euro per ciascun periodo d’imposta al posto dei precedenti 50.000. L’aumento della soglia viene prevista dal dlgsv 158 del 24/9/2015 pubblicato sulla GU n.55 del 7/10 in vigore dal 22 ottobre 2015.

In particolare, il contribuente soggetto passiva IVA, che non versi l’IVA dovuta in base alla dichiarazione annuale entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo di imposta successivo, per un ammontare superiore a 250.000 euro per ciascun periodo d’imposta, è punito con la reclusione da 6 mesi a 2 anni.

Il Governo nella relazione illustrativa afferma che in rapporto ai fatti di omesso versamento dell’IVA al di sotto della soglia si sono ritenute sufficienti le sanzioni amministrative già comminate dall’articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471 (sanzione del 30% di ogni importo non versato).

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Quando può il contribuente presentare un ricorso tributario?2018-07-24T20:09:37+00:00

Risposta: Se un contribuente ritiene illegittimo o infondato un atto emesso nei suoi confronti (per esempio, un avviso di liquidazione o di accertamento, una cartella di pagamento, ecc.), può presentare ricorso rivolgendosi alla Commissione tributaria provinciale (CTP) competente per chiederne l’annullamento totale o parziale. E’ bene che il contribuente valuti  l’opportunità di instaurare un contenzioso tributario  ponderando i tempi ed i costi del contenzioso stesso. Occorre, infatti, considerare che la proposizione di un ricorso comporta, nella maggior parte dei casi, costi aggiuntivi rappresentati dall’obbligo di farsi assistere da un difensore e dal rischio, per chi perde, di essere condannato al pagamento delle spese.

Inoltre, occorre considerare che, per gli atti notificati dal 1° aprile 2012 (ovvero dal 1° dicembre 2012 per gli atti emessi dall’ex Agenzia del Territorio), è stato introdotto nel processo tributario il nuovo istituto del “reclamo” (art. 39, comma 9, del D.L. n. 98/2011), che ha lo scopo di trovare un accordo preventivo tra contribuente e Fisco ed evitare, quindi, il ricorso al giudice tributario. L’istituto del reclamo è obbligatorio per le controversie di valore non superiore a 20.000 euro.

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Quando può essere invocata la legittima difesa o una delle altre cause di non punibilità del reato?2018-07-24T17:30:59+00:00

Risposta: L’art. 52 c.p. (legittima difesa) prevede la non punibilità del fatto se chi lo ha commesso vi è stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta. Tuttavia, lo stesso articolo stabilisce che deve esservi proporzionalità tra la difesa e l’offesa. La reazione è perciò giustificata solo ove sussistano i due requisiti della necessità e della proporzionalità tra offesa e difesa.La giurisprudenza ha chiarito che, relativamente alla legittima difesa, la proporzionalità deve assumersi tra i beni in conflitto. Ad esempio, nel caso di un furto, che presuppone l’offesa all’integrità patrimoniale di un soggetto, non sarà considerata legittima la difesa di chi, per scongiurare tale reato, cagioni la morte del ladro, posto che in questo caso si va a ledere il bene della vita che è certamente sovraordinato al bene patrimoniale.Altre cause di giustificazione sono:

  1. il consenso dell’avente diritto (art. 50 c.p.)
  2. l’esercizio di un diritto o l’adempimento di un dovere (art. 51 c.p.)
  3. l’uso legittimo delle armi (art. 53 c.p.)
  4. lo stato di necessità (art. 54 c.p.).
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Quando può essere chiesta l’interdizione?2018-04-17T10:36:42+00:00

Risposta: Il codice civile stabilisce che possono essere interdetti il maggiore di età e il minore emancipato i quali si trovino in condizioni di abituale infermità di mente che li rende incapaci di provvedere ai propri interessi (art. 414).

Per abituale infermità di mente, la giurisprudenza non intende solo l’esistenza di una tipica malattia di mente, con caratteristiche partomogiche ben definite, ma anche la semplice presenza di un’alterazione nelle facoltà mentali, tale da dar luogo ad un’incapacità totale o parziale di provvedere ai propri interessi

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Quando può aversi la separazione con addebito?2018-04-15T18:03:19+00:00

Risposta: Nel pronunciare la separazione, ove ricorrano specifiche circostanze e se richiesto da una delle parti, il Giudice può dichiarare a quale dei due coniugi sia addebitabile la separazione.L’addebito assume rilevanza pratica e sostanziale per ciò che riguarda il diritto successorio (art. 548 e 585 c.c.) e la determinazione dell’assegno di mantenimento (art. 156 c.c.).Costituiscono fatti che possono determinare l’addebito della separazione quelli che ledono il dovere di lealtà e collaborazione, quali i maltrattamenti, l’omessa assistenza morale e materiale, l’abbandono ingiustificato della casa coniugale, anche le vessazioni della suocera se non interrotte dall’altro coniuge.Secondo la giurisprudenza, l’adulterio è causa di addebito quando sia grave e notorio al punto da determinare discredito sociale in pregiudizio dell’altro coniuge.

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Quando è obbligatoria la formazione del regolamento di condominio?2018-04-15T17:25:44+00:00

Risposta: Quando in un edificio il numero dei condomini è superiore a dieci, deve essere formato un regolamento, il quale contenga le norme circa l’uso delle cose comuni e la ripartizione delle spese, secondo i diritti e gli obblighi spettanti a ciascun condomino, nonché le norme per la tutela del decoro dell’edificio e quelle relative all’amministrazione (art. 1138 c.c.). In caso di numero inferiore di condomini, l’adozione di un regolamento di condominio è comunque consentita.

Il regolamento di condominio deve precisare il valore proporzionale di ciascun piano o di ciascuna porzione di piano spettante in proprietà esclusiva ai singoli condomini (art. 68 disp. att. c.c.). I valori dei piani o delle porzioni di piano, ragguagliati a quello dell’intero edificio, devono essere espressi in millesimi in apposita tabella allegata al regolamento di condominio. Nell’accertamento dei valori medesimi non si tiene conto del canone locatizio, dei miglioramenti e dello stato di manutenzione di ciascun piano o di ciascuna porzione di piano.

Ciascun condomino può prendere l’iniziativa per la formazione del regolamento di condominio o per la revisione di quello esistente.

Il regolamento deve essere approvato dall’assemblea con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell’edificio. Esso può essere impugnato dal singolo condomino (v. risposta specifica).

Le norme del regolamento non possono in alcun modo menomare i diritti di ciascun condomino, quali risultano dagli atti di acquisto e dalle convenzioni, e in nessun caso possono derogare alle disposizioni degli articoli 1118, secondo comma, 1119, 1120, 1129, 1131, 1132, 1136 e 1137 c.c. e 72, 155 disp. att. c.c.

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Quando è dovuto l’assegno di mantenimento in sede di separazione?2018-04-15T18:03:54+00:00

Risposta:Il giudice, pronunziando la separazione, stabilisce a vantaggio del coniuge cui non sia addebitabile la separazione il diritto di ricevere dall’altro coniuge quanto è necessario al suo mantenimento, qualora egli non abbia adeguati redditi propri (art. 156 c.c.). L’entità di tale somministrazione, comunemente detta assegno di mantenimento, è determinata in relazione alle circostanze e ai redditi del coniuge obbligato.

Resta fermo l’obbligo di prestare gli alimenti per chi versa in istato di bisogno e non è in grado di provvedere autonomamente e per ragioni obiettive. Diversamente dal mantenimento, gli alimenti rappresentano un contributo minimo e indispensabile per consentire di soddisfare i bisogni primari dell’individuo.

In caso di inadempienza, il giudice può disporre il sequestro di parte dei beni del coniuge obbligato e ordinare ai terzi (datore di lavoro, enti pensionistici, etc.), tenuti a corrispondere anche periodicamente somme di danaro all’obbligato, che una parte di esse venga versata direttamente agli aventi diritto.

Qualora sopravvengano giustificati motivi, il giudice, su istanza di parte, può disporre la revoca o la modifica dei provvedimenti relativi all’assegno di mantenimento e alla prestazione degli alimenti.

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Quando e come si pubblica un testamento?2018-04-16T17:46:51+00:00

Risposta: La pubblicazione del testamento consente la conoscenza del suo contenuto da parte dei chiamati alla successione, dei familiari del defunto, dei creditori ereditari e di quelli dell’erede, ed ha altresì la funzione di renderne possibile l’esecuzione.

Sono soggetti a pubblicazione il testamento olografo ed il testamento segreto, ma non quello pubblico, che avendo sempre valore di atto pubblico non necessita di una pubblicazione in senso tecnico.

Chiunque è in possesso di un testamento olografo deve presentarlo ad un notaio per la pubblicazione non appena ha notizia della morte del testatore: qualora ciò non avvenga chiunque vi abbia interesse può fare ricorso al tribunale del circondario ove si è aperta la successione affinché sia fissato un termine per la suddetta presentazione.

Il notaio procederà dunque alla pubblicazione del testamento olografo in presenza di due testimoni, redigendo nella forma degli atti pubblici un verbale nel quale descrive lo stato del testamento, ne riproduce il contenuto, fa menzione della sua apertura ove sigillato. Tale verbale viene infine sottoscritto dalla persona che ha presentato il testamento, dai testimoni e dal notaio (art. 620 c.c.).

Il testamento segreto deve essere aperto e pubblicato dal notaio appena gli pervenga la notizia della morte del testatore e tale pubblicazione ha luogo con le stesse modalità del testamento olografo (art. 621 c.c.).

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Quando avviene il perfezionamento di un contratto?2018-04-18T11:23:28+00:00

Risposta: La regola generale è che il contratto si conclude nel momento in cui chi ha formulato la proposta ha conoscenza dell’accettazione dell’altra parte. Diverso è il caso dei cosiddetti contratti reali, che si perfezionano invece con la consegna della cosa. Essi sono espressamente previsti dal codice civile e sono: il mutuo, il comodato, il deposito e il pegno.

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Quali sono le percentuali di “rischio” di non vedere accolta la domanda?2018-07-24T20:16:46+00:00

Risposta: Ad oggi l’orientamento largamente prevalente dei Tribunale e Giudici di Pace è quello di accogliere le domande di restituzione dell’anatocismo, conformemente all’indirizzo di tutte le ultime sentenze della Corte di Cassazione, tenendo sempre presente però che tutte le cause, come è noto, presentano dei margini di rischio.

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Quali sono le parti condominiali di un edificio?2018-04-15T17:15:35+00:00

Risposta: Sono oggetto di proprietà comune, se il contrario non risulta dal titolo (art. 1117 c.c.):

  1. il suolo su cui sorge l’edificio, le fondazioni, i muri maestri, i tettie i lastrici solari, le scale, i portoni d’ingresso, i vestiboli, gli anditi, i portici, i cortili e in genere tutte le parti dell’edificio necessarie all’uso comune;
  2. locali per la portineria e per l’alloggio del portiereper la lavanderiaper il riscaldamento centraleper gli stenditoiper altri simili servizi in comune;
  3. le opere, le installazioni, i manufatti di qualunque genere che servono all’uso e al godimento comune, come gli ascensori, i pozzi, le cisterne, gli acquedottie inoltre le fognature e i canali di scarico, gli impianti per l’acqua, per il gas, per l’energia elettrica, per il riscaldamento e simili, fino al punto di diramazione degli impianti ai locali di proprietà esclusiva dei singoli condomini.

Esiste pertanto una presunzione di appartenenza al condominio delle parti comuni dell’edificio, che opera ove la parte dell’edificio non sia espressamente assegnata in proprietà esclusiva ad uno dei condòmini da un titolo.

La giurisprudenza ha chiarito che nell’elenco previsto dall’art. 1117 c.c., sono anche inclusi:

fregi ornamentali e gli elementi decorativi, che ineriscano ai balconi (quali i rivestimenti della fronte o della parte sottostante della soletta, i frontalini e i pilastrini), se adempiono prevalentemente alla funzione ornamentale dell’intero edificio e non solamente al decoro delle porzioni immobiliari ad essi corrispondenti, mentre i balconi, essendo elementi accidentali rispetto alla struttura del fabbricato, e non avendo funzione portante (assolta da pilastri ed architravi), non costituiscono parti comuni dell’edificio, anche se inseriti nella facciata, in quanto formano parte integrante dell’appartamento che vi ha accesso come prolungamento del piano [Cass. 23-6-95, n. 7148, rv. 493062].

muri perimetrali dell’edificio in condominio – i quali, anche se non hanno natura e funzioni di muri maestri portanti, delimitano la superficie coperta, determinano la consistenza volumetrica dell’edificio unitariamente considerato, proteggendolo dagli agenti termici e atmosferici, e ne delineano la sagoma architettonica – anche nelle parti che si trovano in corrispondenza dei piani di proprietà singola ed esclusiva e quando sono collocati in posizione, avanzata o arretrata, non coincidente con il perimetro esterno dei muri perimetrali esistenti in corrispondenza degli altri piani, come normalmente si verifica per i piani attici [Cass. 21-2-78, n. 839, rv. 390175].

l’intercapedine creata dal costruttore tra il muro di contenimento del terreno che circonda i piani interrati o seminterrati dell’edificio [Cass. 10-5-96, n. 4391, rv. 497529] e l’intercapedine esistente tra il piano di posa delle fondazioni di un edificio condominiale – che costituisce il suolo di esso – e la prima soletta del piano interrato, in quanto destinata alla aerazione o coibentazione del fabbricato [Cass. 17-3-99, n. 2395, rv. 524203].

La facciata di prospetto di un edificio, che rientra nella categoria dei muri maestri [Cass. 30-1-98, n. 945, rv. 512078].

pianerottoli, quali componenti essenziali delle scale comuni [Cass. 16-12-74, n. 4299, rv. 372989].
Relativamente alle aree degli edifici riservate a parcheggio la giurisprudenza non è concorde: in alcuni casi le considera parti comuni, salvo che vi sia un titolo che assegna tali aree ai singoli condòmini [Cass. 20-7-87, n. 6365, rv. 454644]; in altri casi le considera quali pertinenze, senza farle quindi ricadere a titolo presuntivo nei beni comuni di cui all’art. 1117 c.c. [art. 26 u.c. L. 28/1985 n. 47, Cass. 30-7-98, n. 7498, rv. 517629].

Le aree degli edifici riservate a parcheggio ex art. 41 sexies della legge 17.8.1942, n. 1150, introdotto dall’art. 18 della legge 6.8.1967, n. 765, atteso che sussiste per dette aree, obiettivamente destinate per legge ad uso comune, l’identica ratio che sta alla base della presunzione di comunione stabilita dall’art. 1117 c.c., ove, poi, tale presunzione sia vinta dal titolo, risultando quelle aree di proprietà esclusiva di uno o più condomini, il vincolo di destinazione comune determina la costituzione ope legis a favore dell’intero edificio o delle sue singole parti, appartenenti a proprietari diversi, di un diritto reale di uso sulle aree medesime [Cass. 20-7-87, n. 6365, rv. 454644].

La canna fumaria anche se ha inizio nell’appartamento di un singolo condòmino [Cass. 29-4-66, n. 1092, rv. 322176].

Gli ascensori e gli impianti di riscaldamento, comprese le caldaie ed i bruciatori, essi, infatti, non hanno una funzione propria, ancorché complementare e subordinata rispetto a quella degli edifici, ma partecipano alla funzione complessiva ed unitaria degli edifici medesimi, quali elementi essenziali alla loro destinazione. [Cass. 27-2-76, n. 654, rv. 379302, e Cass. 27-2-76, n. 653].

Le parti comuni dell’edificio non sono soggette a divisione, a meno che la divisione possa farsi senza rendere più incomodo l’uso della cosa a ciascun condomino.

Qualora un edificio o un gruppo di edifici appartenenti per piani o porzioni di piano a proprietari diversi si possa dividere in parti che abbiano le caratteristiche di edifici autonomi, il condominio può essere sciolto e i comproprietari di ciascuna parte possono costituirsi in condominio separato. Ciò anche se restano in comune con gli originari partecipanti alcune delle cose.

Lo scioglimento è deliberato dall’assemblea con la maggioranza prescritta dal secondo comma dell’art. 1136 c.c., o è disposto dall’autorità giudiziaria su domanda di almeno un terzo dei comproprietari di quella parte dell’edificio della quale si chiede la separazione. Qualora la divisione non possa attuarsi senza modificare lo stato delle cose e occorrano opere per la sistemazione diversa dei locali o delle dipendenze tra i condomini, lo scioglimento del condominio deve essere deliberato dall’assemblea con la maggioranza prescritta dal quinto comma dell’art. 1136 c.c.

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Quali sono le informazioni (dati personali) tutelate dalla legislazione sulla Privacy?2018-07-24T17:38:37+00:00

Risposta: Il D. lgs 30.6.2003, n. 196 (Codice in materia di protezione dei dati personali, detto codice sulla privacy), che a far data dal 1.1.2004 ha sostituito la legge n. 675/96 e molte altre disposizioni di legge e di regolamento in materia, definisce dati personali qualsiasi informazione relativa a persona fisica, giuridica, ente o associazione, identificati o identificabili, anche indirettamente, mediante riferimento a qualsiasi altra informazione, ivi compreso un numero di identificazione personale.

La categoria dei dati personali è pertanto assai generica e ricomprende in essa ogni forma di informazione che sia riferibile a persone fisiche o enti.

È impossibile un’elencazione esaustiva delle informazioni che possono essere qualificate come dati personali. Si forniscono di seguito alcuni esempi dei più comuni:

  • Nome, cognome, denominazione, ragione sociale
  • Indirizzo di residenza, domicilio, dimora, sede
  • Età
  • Stato civile
  • Utenze e traffico telefonico o di fax
  • E-mail
  • ICQ number
  • Password
  • PIN code
  • Codici di accesso
  • Numeri di identificazione
  • File di LOG e Cookies (da essi infatti si possono ad esempio desumere informazioni relative alle visite fatte da un utente a specifici siti Internet)
  • Informazioni sull’istruzione
  • Informazioni sull’attività lavorativa
  • Informazioni sulla condizione economica
  • Suoni e immagini se da esse risultano informazioni su una determinata persona (tipo le riprese delle videocamere di sorveglianza)

Una ulteriore particolare tutela è riservata a quei dati personali cosiddetti sensibili di cui all’articolo 4 del D. lgv. 196/03, vale a dire dati idonei a rivelare:

  • l’origine razziale ed etnica
  • le convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere
    • le opinioni politiche
    • l’adesione a partiti, sindacati, associazioni od organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale
    • i dati personali idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale

    Per essi infatti è necessario che l’autorizzazione al consenso sia data per iscritto.

    Ulteriori particolari restrizioni sono poi garantite anche per i dati giudiziari.

    In alcuni casi il titolare che gestisce i dati personali è tenuto a notificare al Garante il trattamento cui intende procedere (art. 37 del Codice).

    Chi assume essere stato leso in ordine al trattamento dei dati personali può proporre reclamo, segnalazione o ricorso al Garante oppure adire l’Autorità Giudiziaria.

    Oltre al risarcimento del danno sono previste particolari sanzioni amministrative. Per un illecito trattamento dei dati, per falsità nelle comunicazioni e omissione delle misure di sicurezza, sono previste anche sanzioni penali sino a 3 anni di reclusione e pene pecuniarie sino a 50.000 Euro.

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Quali sono le funzioni dell’assemblea dei condomini?2018-04-15T17:17:41+00:00

Risposta: L’assemblea dei condomini provvede (art. 1135 c.c.):

  1. alla nomina, alla conferma e alla revoca (art. 1129 c.c.,  risposta specifica) dell’amministratore e alla sua eventuale retribuzione;
  2. all’approvazione del preventivo delle spese occorrenti durante l’anno e alla relativa ripartizione tra i condomini;
  3. all’approvazione del rendiconto annuale dell’amministratore e all’impiego del residuo attivo della gestione;
  4. alle opere di manutenzione straordinaria, costituendo, se occorre, un fondo speciale;
  5. a promuovere una lite o a decidere di resistere ad una domanda (art. 1132 c.c.);
  6. all’autorizzazione delle spese fatte urgentemente per le cose comuni dal singolo condomino (art. 1134 c.c.);
  7. a giudicare sui ricorsi avverso i provvedimenti presi dall’amministratore nell’ambito dei suoi poteri (art. 1133 c.c.);
  8. all’approvazione del regolamento di condominio (art. 1138 c.c.) ed eventualmente delle tabelle millesimali (art. 1123 c.c.);
  9. al conferimento all’amministratore di maggiori poteri rispetto a quelli stabiliti dalla legge (art. 1131 c.c.);
  10. alla delibera di ricostruzione delle parti comuni dell’edificio in caso di perimento parziale dell’edificio (art. 1128 c.c.);
  11. a disporre l’esecuzione di innovazioni dirette al miglioramento o all’uso più comodo o al maggior rendimento delle cose comuni (art. 1120 c.c.,  risposta specifica);

L’amministratore non può ordinare opere di manutenzione straordinaria, salvo che rivestano carattere URGENTE, ma in questo caso deve riferire nella prima assemblea.

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Quali sono le funzioni dell’amministratore del condominio?2018-04-15T17:20:56+00:00

Risposta: L’amministratore di condominio deve (art. 1130 c.c.):

  1. eseguire le deliberazioni dell’assemblea dei condomini e curare l’osservanza del regolamento di condominio;
  2. disciplinare l’uso delle cose comuni e la prestazione dei servizi nell’interesse comune, in modo che sia assicurato il miglior godimento a tutti i condomini;
  3. riscuotere i contributi ed erogare le spese occorrenti per la manutenzione ordinaria delle parti comuni dell’edificio e per l’esercizio dei servizi comuni, e gestire il relativo fondo (art. 70 disp. att. c.c.);
  4. compiere gli atti conservativi dei diritti inerenti alle parti comuni dell’edificio.
  5. rendere il conto della sua gestione alla fine di ciascun anno.

L’amministratore ha inoltre facoltà di:

  1. ottenere decreto di ingiunzione immediatamente esecutivo per la riscossione dei contributi di cui al n. 3) in base allo stato di ripartizione approvato dall’assemblea (art. 63 disp. att. c.c.);
  2. convocare l’assemblea a)in via ordinaria e annualmente per le deliberazioni ad essa proprie, b)in via straordinaria quando lo stesso amministratore lo ritenga ritiene necessario o c) quando vi è la richiesta di almeno due condomini che rappresentino un sesto del valore dell’edificio (art. 66 disp. att. c.c.);
  3. agire in giudizio sia contro i condomini, sia contro terzi (art. 1131 c.c.), pur nei limiti attribuzioni di legge (vedi sopra, nn. 1-5) o dei maggiori poteri conferitigli dall’assemblea.

L’amministratore può inoltre essere convenuto in giudizio per qualunque azione concernente le parti comuni dell’edificio e a lui sono notificati i provvedimenti dell’autorità amministrativa che si riferiscono allo stesso oggetto.

Qualora la citazione o il provvedimento abbia un contenuto che esorbita dalle attribuzioni dell’amministratore, questi è tenuto a darne senza indugio notizia all’assemblea dei condomini. Se non adempie a quest’obbligo può essere revocato ed è tenuto al risarcimento dei danni.

I provvedimenti presi dall’amministratore nell’ambito dei suoi poteri sono obbligatori per i condomini. Contro i provvedimenti dell’amministratore è ammesso ricorso all’assemblea, senza pregiudizio del ricorso all’autorità giudiziaria nei casi e nel termine previsti

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Quali sono le differenze tra reato doloso, colposo e preterintenzionale?2018-07-24T17:30:13+00:00

Risposta: Per dolo si intende la consapevolezza e la volontà di commettere un reato. Il dolo è uno degli elementi essenziali al fine di qualificare ciascun reato (è detto, in particolare, elemento soggettivo, perché riguarda uno stato psicologico).
L’art. 42 c.p. prevede infatti che nessuno può essere punito per un’azione od omissione preveduta come reato, se non l’ha commessa con coscienza e volontà, ma fa salvi alcuni casi, espressamente previsti dalla legge, in cui può aversi reato anche in mancanza di dolo (sono i casi dei reati preterintenzionali e dei reati colposi).

Si determina uno stato soggettivo di preterintenzione quando si vuole porre in essere un reato, ma le conseguenze della propria azione sono più gravi di quanto previsto (ad esempio, si vuole colpire con un pugno per provocare una percossa e invece si determina la morte della persona colpita). Le uniche figure previste nel nostro ordinamento sono l’omicidio preterintenzionale (art. 584 c.p.) e l’aborto preterintenzionale (art. 18, c. 2, L. 194/1978).

Si ha invece l’elemento soggettivo della colpa quando manca la volontà di determinare un qualsiasi evento costituente reato, ma l’evento si verifica ugualmente per negligenza, imprudenza, imperizia o per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline (art. 43 c.p.). Anche le ipotesi di reati colposi sono tassativamente previste dalla legge (ad esempio: omicidio colposo [art. 589 c.p.] o lesioni colpose [art. 590 c.p.]).

Le contravvenzioni sono punibili sia se commesse a titolo di dolo che a titolo di colpa.

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Quali sono le conseguenze nel caso in cui il danneggiato abbia subito lesioni fisiche tali da doversi operare?2018-07-24T16:59:30+00:00

Risposta: Il danneggiato che si sottoponga ad intervento medico-chirurgico ha diritto al rimborso del costo dell’operazione, sia nel caso questa abbia luogo presso il sistema sanitario nazionale sia presso strutture private (entro certi limiti). Inoltre ha diritto al risarcimento del danno biologico per invalidità permanente che eventualmente residui a seguito dell’operazione.

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Quali sono le condizioni per poter richiedere l’emissione di un decreto ingiuntivo?2018-07-24T17:19:08+00:00

Risposta: Affinché si possa far ricorso al procedimento per decreto ingiuntivo è necessario che il credito consista nella consegna di una somma determinata di denaro o di una quantità determinata di cose fungibili, oppure nella consegna di una cosa mobile determinata. È inoltre necessario che il credito sia provabile mediante prova scritta.

Più precisamente, si intendono per prove scritte idonee alla richiesta di decreto ingiuntivo (art. 634 c.c.):

  1. le polizze e promesse unilaterali per scrittura privata;
  2. i telegrammi;
  3. gli estratti autentici delle scritture contabili;
  4. in alcuni casi, la giurisprudenza considera prova scritta anche le fatture commerciali.
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Quali sono le condizioni per poter ottenere il divorzio?2018-04-15T17:36:39+00:00

Risposta: Lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio può essere domandato da uno dei coniugi (art. 3 L. 898/70):

  1. quando, dopo la celebrazione del matrimonio, l’altro coniuge è stato condannato, con sentenza passata in giudicato, anche per fatti commessi in precedenza:
    1. all’ergastolo ovvero ad una pena superiore ad anni quindici, anche con più sentenze, per uno o più delitti non colposi, esclusi i reati politici e quelli commessi per motivi di particolare valore morale e sociale;
    2. a qualsiasi pena detentiva per il delitto di cui all’art. 564 del codice penale e per uno dei delitti di cui agli articoli 519, 521, 523 e 524 del codice penale, ovvero per induzione, costrizione, sfruttamento o favoreggiamento della prostituzione;
    3. a qualsiasi pena per omicidio volontario di un figlio ovvero per tentato omicidio a danno del coniuge o di un figlio; d)a qualsiasi pena detentiva, con due o più condanne, per i delitti di cui all’art. 582, quando ricorra la circostanza aggravante di cui al secondo comma dell’art. 583, e agli articoli 570, 572 e 643 del codice penale, in danno del coniuge o di un figlio.
  2. nei casi in cui:
    1. l’altro coniuge è stato assolto per vizio totale di mente da uno dei delitti previsti nelle lettere b) e c) del numero 1) del presente articolo, quando il giudice competente a pronunciare lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio accerta l’inidoneità del convenuto a mantenere o ricostituire la convivenza familiare;
    2. è stata pronunciata con sentenza passata in giudicato la separazione giudizialefra i coniugi, ovvero è stata omologata la separazione consensuale ovvero è intervenuta separazione di fatto quando la separazione di fatto stessa è iniziata almeno due anni prima del 18.12.1970. In tutti i predetti casi, per la proposizione della domanda di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, le separazioni devono essersi protratte ininterrottamente da almeno dodici mesi dall’avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al Presidente del Tribunale nella procedura di separazione personale e da sei mesi nel caso di separazione consensuale, anche quando il giudizio contenzioso si sia trasformato in consensuale, ovvero dalla data certificata nell’accordo di separazione raggiunto a seguito di convenzione di negoziazione assistitada un avvocato ovvero dalla data dell’atto contenente l’accordo di separazione concluso innanzi all’ufficiale dello stato civile. L’eventuale interruzione della separazione deve essere eccepita dalla parte convenuta;
    3. il procedimento penale promosso per i delitti previsti dalle lettere b)c) del numero 1) si è concluso con sentenza di non doversi procedere per estinzione del reato, quando il giudice competente a pronunciare lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio ritiene che nei fatti commessi sussistano gli elementi costitutivi e le condizioni di punibilità dei delitti stessi;
    4. il procedimento penale per incesto si è concluso con sentenza di proscioglimento o di assoluzione che dichiari non punibile il fatto per mancanza di pubblico scandalo;
    5. l’altro coniuge, cittadino straniero, ha ottenuto all’estero l’annullamento o lo scioglimento del matrimonio o ha contratto all’estero nuovo matrimonio;
    6. il matrimonio non è stato consumato;

è passata in giudicato sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso a norma della L. 14.4.1982, n. 164.

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Quali sono i termini per proporre una querela?2018-07-24T17:28:04+00:00

Risposta: L’art. 124 c.p. prescrive che la querela sia presentata nel termine perentorio di tre mesi dalla notizia del fatto costituente reato.La giurisprudenza ha chiarito che tale termine comincia a decorrere dalla effettiva conoscenza del fatto che ha la persona offesa, anche in relazione alla sua qualifica di reato e alla individuazione dell’autore. Si può, ad esempio, sapere che è accaduto un determinato evento, ma non avere subito gli elementi per qualificarlo quale reato, oppure può esserci bisogno di tempo per esperire alcuni accertamenti al fine di conoscere chi è l’autore del fatto. In tali casi il termine comincerà a decorrere dal momento in cui il quadro oggettivo e soggettivo sarà completo, indipendentemente dal momento in cui è verificato il fatto.Inoltre, l’onere di provare che la querela è stata proposta non tempestivamente grava su chi vuole far valere la decadenza, e l’eventuale incertezza deve essere interpretata a favore del querelante.In alcuni casi, come ad esempio nel reato di Stalking, i termini per la presentazione della querela sono allungati per garantire alla persona offesa un maggior effettivo diritto di difesa (nel caso citato, il termine per la querela è di sei mesi).

 

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Quali sono i reati informatici?2018-07-24T17:40:28+00:00

Risposta: Su impulso di una disposizione comunitaria (R[9]89), la legge 547/93 ha introdotto nel nostro ordinamento una serie di reati (cosiddetti informatici) caratterizzati dalla previsione che l’attività illecita abbia come oggetto o mezzo del reato un sistema informatico o telematico.

Tali nuove fattispecie di reato sono:

  • Esercizio arbitrario delle proprie ragioni (art. 392 c.p.)
  • Attentato ad impianti di pubblica utilità (art. 420 c.p.)
  • Falsità in documenti informatici (art. 491-bis c.p.)
  • Accesso abusivo ad un sistema informatico (art. 615-ter c.p.)
  • Detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso (art. 615-quater c.p.)
  • Diffusione di programmi diretti a danneggiare o interrompere un sistema informatico (art. 615-quinquies c.p.)
  • Violazione della corrispondenza e delle comunicazioni informatiche e telematiche (art. 616, 617-quater, 617-quinquies, 617-sexies c.p.)
  • Rivelazione del contenuto di documenti segreti (art. 621 c.p.)
  • Trasmissione a distanza di dati (art. 623-bis c.p.)
  • Danneggiamento di sistemi informatici o telematici (art. 635-bis c.p.)
  • Frode informatica (art. 640-ter c.p.).
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Quali sono i reati di competenza del Giudice di Pace penale?2018-07-24T17:32:54+00:00

Risposta: La L. 468/99 e il relativo D.lgs. di attuazione 274/00 hanno disciplinato la figura del Giudice di Pace penale, assegnando allo stesso la competenza funzionale per alcuni particolari reati in ordine soprattutto a fenomeni di microconflittualità tra privati.

Tali reati sono (art. 5 D.Lgs. 274/00):

Oltre ad altre fattispecie di reato previste da normative speciali.Per i reati procedibili a querela, pertanto, la persona offesa avrà la possibilità di richiedere l’esercizio dell’azione penale attraverso il normale strumento della querela, oppure tramite ricorso immediato al Giudice di Pace ai sensi dell’art. 21 del D.l.vo 274/00. La presentazione della querela non impedisce comunque che venga successivamente inoltrato anche il ricorso, purché sia rispettato il termine di tre mesi.

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Quali sono i principali tipi di danno risarcibile?2018-07-24T17:11:58+00:00

Risposta: Il danno biologico è la lesione dell’integrità fisica e psichica del soggetto, medicalmente accertabile e risarcibile a prescindere dalla capacità di produzione di reddito del danneggiato. Trattasi cioè di fattispecie totalmente indipendente dalla capacità produttiva del danneggiato. Nell’ambito del danno biologico rientrano tutte le fattispecie di danno non reddituale, cioè il danno estetico, il danno alla vita di relazione, consistente nel sacrificio delle distinte manifestazioni della vita di relazione dovute all’evento dannoso, nonché il danno alla sfera sessuale e la riduzione della capacità lavorativa generica.Il danno patrimoniale è quello arrecato dalla lesione alla sfera patrimoniale del danneggiato. Tale fattispecie si configura quando la lesione alla persona oltre che menomarne l’integrità psico-fisica, cioè a procurarle un danno biologico, ed a perturbarne lo stato d’animo, cioè a cagionarle un danno morale, incida altresì sulla sfera patrimoniale della persona danneggiata, provocandole un danno economico. Il danno morale è rappresentato dalle sofferenze psichiche, dalle ansie e dal patema d’animo conseguenti alle lesioni subiti. Tale danno è individuabile anche nelle ipotesi di ingiusto turbamento dello stato d’animo del danneggiato in conseguenza dell’illecito. Si ha infatti diritto al danno morale solo se le lesioni subite siano la conseguenza di un fatto illecito di rilevanza penale e la responsabilità dell’autore materiale del fatto sia provata.Il danno punitivo è infine quello che le assicurazioni sono tenute a risarcire per non essersi adoperate ai fini di una definizione stragiudiziale della controversia, costringendo il danneggiato ad agire in via giudiziale con conseguente perdita di tempo e di denaro.63)

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Quali sono i principali obblighi del locatore (proprietario)?2018-04-16T08:55:40+00:00

Risposta: Il locatore deve (art. 1575 c.c.):

  1. consegnare al conduttore la cosa locata in buono stato di manutenzione;
  2. mantenerla in stato da servire all’uso convenuto;
  3. garantirne il pacifico godimento durante la locazione.

Il locatore deve eseguire, durante la locazione, tutte le riparazioni necessarie, eccettuate quelle di piccola manutenzione che sono a carico del conduttore.

Se al momento della consegna la cosa locata è affetta da vizi che ne diminuiscono in modo apprezzabile l’idoneità all’uso pattuito, il conduttore può domandare la risoluzione del contratto o una riduzione del corrispettivo, salvo che si tratti di vizi da lui conosciuti o facilmente riconoscibili (art. 1578 c.c.). Il locatore è tenuto a risarcire al conduttore i danni derivati da vizi della cosa, se non prova di avere, senza colpa, ignorato i vizi stessi al momento della consegna.

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Quali sono i principali obblighi del conduttore (inquilino)?2018-04-16T10:02:28+00:00

Risposta: Il conduttore deve (art. 1587 c.c.):

  1. prendere in consegna la cosa e osservare la diligenza del buon padre di famiglia nel servirsene per l’uso determinato nel contratto o per l’uso che può altrimenti presumersi dalle circostanze;
  2. dare il corrispettivo nei termini convenuti.

Il conduttore risponde della perdita e del deterioramento della cosa che avvengono nel corso della locazione, anche se derivanti da incendio, qualora non provi che siano accaduti per causa a lui non imputabile (art. 1588 c.c.).
È pure responsabile della perdita e del deterioramento cagionati da persone che egli ha ammesse, anche temporaneamente, all’uso o al godimento della cosa.

Il conduttore deve restituire la cosa al locatore nello stato medesimo in cui l’ha ricevuta, in conformità della descrizione che ne sia stata fatta dalle parti, salvo il deterioramento o il consumo risultante dall’uso della cosa in conformità del contratto (art. 1590 c.c.), ma non risponde del perimento o del deterioramento dovuti a vetustà.

Salvo disposizioni particolari della legge o degli usi, il conduttore non ha diritto a indennità per i miglioramenti apportati alla cosa locata (art. 1592 c.c.). Se però vi è stato il consenso del locatore, questi è tenuto a pagare un’indennità corrispondente alla minor somma tra l’importo della spesa e il valore del risultato utile al tempo della rimgegna. Anche nel caso in cui il conduttore non ha diritto a indennità, il valore dei miglioramenti può compensare i deterioramenti che si sono verificati senza colpa grave del conduttore.

Il conduttore che ha eseguito le addizioni sulla cosa locata ha diritto di toglierle alla fine della locazione qualora ciò possa avvenire senza nocumento della cosa, salvo che il proprietario preferisca ritenere le addizioni stesse (art. 1593 c.c.). In tal caso questi deve pagare al conduttore un’indennità pari alla minor somma tra l’importo della spesa e il valore delle addizioni al tempo della rimgegna.

Quando la cosa locata necessita di riparazioni che non sono a carico del conduttore, questi è tenuto a darne avviso al locatore (art. 1577 c.c.). Se si tratta di riparazioni urgenti, il conduttore può eseguirle direttamente, salvo rimborso, purché ne dia contemporaneamente avviso al locatore.

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Quali sono i mezzi predisposti dalla legge per recuperare un credito?2018-07-24T17:14:58+00:00

Risposta: Per il recupero crediti la legge appronta diverse procedure.

  1. Nel caso in cui il credito sia incorporato in un titolo di credito (cambiale, assegno bancario o altri documenti ai quali la legge attribuisce la medesima efficacia), alla scadenza, questi divengono automaticamente esecutivi, ed è possibile procedere subito ad un’azione di recupero mediante precetto di pagamento (v. risposta specifica per l’assegno).
  2. Un’altra procedura assai utilizzata è quella del ricorso per decreto ingiuntivo. Si tratta di un ordine di pagamento (o consegna) dato al debitore dal giudice mediante decreto. Tale provvedimento può anche essere emesso (o divenire) esecutivo, garantendo al creditore di poter agire immediatamente e coattivamente senza intraprendere un’azione giudiziaria ordinaria. Il decreto ingiuntivo può però essere richiesto solo ove sussistano determinate condizioni.
  3. Qualora non siano esperibili le procedure sopra indicate, si farà ricorso ad un procedimento ordinario (con all’esito una sentenza), volto ad accertare l’esistenza e la consistenza del credito e a condannare il debitore all’adempimento.
  4. La novità in questo campo è una diretta conseguenza dell’introduzione della nuova negoziazione assistita, istituto previsto dall’ultima riforma del processo civile. Uno dei campi in cui la negoziazione assistita è obbligatoria, infatti, è proprio quello del recupero delle somme di denaro fino a 50mila euro. In particolare, la nuova legge dice che chiunque voglia proporre in tribunale (o dal giudice di pace) una domanda per ottenere il pagamento di somme, fino a un massimo di 50 mila euro, dovrà prima attivare la nuova procedura di negoziazione assistita.

Normalmente ogni azione di tipo giudiziario, è preceduta dalla cosiddetta costituzione in mora del debitore, che si sostanzia in un invito al pagamento fatto dal creditore al debitore per iscritto, dalla quale la legge fa scaturire determinati effetti.

Oltre a tali mezzi, che intervengono successivamente alla costituzione del rapporto obbligatorio, esistono delle specifiche garanzie, che possono essere inserite all’atto della stipula di un contratto, con lo scopo di aumentare le probabilità che il credito venga onorato.

Ultimamente è intervenuta la Cassazione con la sentenza n. 4428 del 3.3.2015, stabilendo che le cause con importi di modesto valore, dovranno essere gestite solo attraverso strumenti di risoluzione delle liti, alternativi ai tribunali. Tuttavia, oltre all’interesse meramente economico (il recupero del denaro), non devono sussistere anche altri interessi di natura non patrimoniale di cui sia portatore il creditore. Nel caso di prestazioni di modesto valore, pertanto, si suggerisce di richiedere sempre un pagamento anticipato.

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Quali sono i diritti di chi acquista beni o servizi via Internet?2018-04-15T19:44:38+00:00

Risposta: Il D. lgs. 22.5.1999, n. 185, relativo alla protezione dei consumatori in materia di contratti a distanza, stabilisce che il consumatore, in tempo utile, prima della conclusione di qualsiasi contratto a distanza, deve ricevere le seguenti informazioni (art. 3):

  1. identità del fornitore e, in caso di contratti che prevedono il pagamento anticipato, l’indirizzo del fornitore;
  2. caratteristiche essenziali del bene o del servizio;
  3. prezzo del bene o del servizio, comprese tutte le tasse o le imposte;
  4. spese di consegna;
  5. modalità del pagamento, della consegna del bene o della prestazione del servizio e di ogni altra forma di esecuzione del contratto;
  6. esistenza del diritto di recesso o di esclusione dello stesso ai sensi dell’articolo 5, co. 3;
  7. modalità e tempi di restituzione o di ritiro del bene in caso di esercizio del diritto di recesso;
  8. costo dell’utilizzo della tecnica di comunicazione a distanza, quando è calcolato su una base diversa dalla tariffa di base;
  9. durata della validità dell’offerta e del prezzo;
  10. durata minima del contratto in caso di contratti per la fornitura di prodotti o la prestazione di servizi ad esecuzione continuata o periodica.

Le informazioni di cui al comma 1, il cui scopo commerciale deve essere inequivocabile, devono essere fornite in modo chiaro e comprensibile, con ogni mezzo adeguato alla tecnica di comunicazione a distanza impiegata, osservando in particolare i principi di buona fede e di lealtà in materia di transazioni commerciali, valutati alla stregua delle esigenze di protezione delle categorie di consumatori particolarmente vulnerabili.

In caso di comunicazioni telefoniche, l’identità del fornitore e lo scopo commerciale della telefonata devono essere dichiarati in modo inequivocabile all’inizio della conversazione con il consumatore, a pena di nullità del contratto.

Nel caso di utilizzazione di tecniche che consentono una comunicazione individuale, le informazioni di cui al comma 1 sono fornite, ove il consumatore lo richieda, in lingua italiana. In tal caso, sono fornite nella stessa lingua anche la conferma e le ulteriori informazioni di cui all’art. 4.

Inoltre il consumatore deve ricevere (art. 4) conferma per iscritto o, a sua scelta, su altro supporto duraturo a sua disposizione ed a lui accessibile, di tutte le informazioni previste dall’articolo 3, co. 1, prima od al momento della esecuzione del contratto. Entro tale momento e nelle stesse forme devono comunque essere fornite al consumatore anche le seguenti informazioni:

  1. un’informazione sulle condizioni e le modalità di esercizio del diritto di recesso ai sensi dell’art. 5, inclusi i casi di cui all’art. 5, co. 2;
  2. l’indirizzo geografico della sede del fornitore a cui il consumatore può presentare reclami;
  3. le informazioni sui servizi di assistenza e sulle garanzie commerciali esistenti;
  4. le condizioni di recesso dal contratto in caso di durata indeterminata o superiore ad un anno.

Il consumatore ha diritto di recedere (art. 5) da qualunque contratto a distanza, senza alcuna penalità e senza specificarne il motivo, entro il termine di dieci giorni lavorativi decorrente:

  1. per i beni, dal giorno del loro ricevimento da parte del consumatore ove siano stati soddisfatti gli obblighi di cui all’art. 4 o dal giorno in cui questi ultimi siano stati soddisfatti, qualora ciò avvenga dopo la conclusione del contratto purché non oltre il termine di tre mesi dalla conclusione stessa;
  2. per i servizi, dal giorno della conclusione del contratto o dal giorno in cui siano stati soddisfatti gli obblighi di cui all’art. 4, qualora ciò avvenga dopo la conclusione del contratto purché non oltre il termine di tre mesi dalla conclusione stessa.

Nel caso in cui il fornitore non abbia soddisfatto gli obblighi di cui all’art. 4, il termine per l’esercizio del diritto di recesso è di tre mesi e decorre:

  1. per i beni, dal giorno del loro ricevimento da parte del consumatore;
  2. per i servizi, dal giorno della conclusione del contratto.

Il diritto di recesso si esercita con l’invio, entro il termine previsto, di una comunicazione scritta all’indirizzo geografico della sede del fornitore mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento. La comunicazione può essere inviata, entro lo stesso termine, anche mediante telegramma, telex e fac-simile, a condizione che sia confermata mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento entro le 48 ore successive.

Qualora sia avvenuta la consegna del bene il consumatore è tenuto a restituirlo o a metterlo a disposizione del fornitore o della persona da questi designata, secondo le modalità ed i tempi previsti dal contratto. Il termine per la restituzione del bene non può comunque essere inferiore a dieci giorni lavorativi decorrenti dalla data del ricevimento del bene.

Le uniche spese dovute dal consumatore per l’esercizio del diritto di recesso a norma del presente articolo sono le spese dirette di restituzione del bene al mittente, ove espressamente previsto dal contratto a distanza.

Se il diritto di recesso è esercitato dal consumatore conformemente alle disposizioni del presente articolo, il fornitore è tenuto al rimborso delle somme versate dal consumatore. Il rimborso deve avvenire gratuitamente, nel minor tempo possibile e in ogni caso entro trenta giorni dalla data in cui il fornitore è venuto a conoscenza dell’esercizio del diritto di recesso da parte del consumatore.

Il fornitore che contravviene alle norme di cui agli articoli 3, 4, 6, 9 e 10 del D. lgs 185/99, ovvero che ostacola l’esercizio del diritto di recesso da parte del consumatore o non rimborsa al consumatore le somme da questi eventualmente pagate, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire un milione a lire dieci milioni. Nei casi di particolare gravità o di recidiva, i limiti minimo e massimo della sanzione indicata sono raddoppiati.

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Quali sono i diritti dell’interessato in ordine al trattamento dei dati personali per via telematica?2018-07-24T17:39:37+00:00

Risposta: L’art. 7 del D. lgv. 196/03 stabilisce che, in relazione al trattamento di dati personali:

  1. L’interessato ha diritto di ottenere la conferma dell’esistenza o meno di dati personali che lo riguardano, anche se non ancora registrati, e la loro comunicazione in forma intelligibile.
  2. L’interessato ha diritto di ottenere l’indicazione:
    1. dell’origine dei dati personali;
    2. delle finalità e modalità del trattamento;
    3. della logica applicata in caso di trattamento effettuato con l’ausilio di strumenti elettronici;
    4. degli estremi identificativi del titolare, dei responsabili e del rappresentante designato ai sensi dell’articolo 5, comma 2;
    5. dei soggetti o delle categorie di soggetti ai quali i dati personali possono essere comunicati o che possono venirne a conoscenza in qualità di rappresentante designato nel territorio dello Stato, di responsabili o incaricati.
  3. L’interessato ha diritto di ottenere:
    1. l’aggiornamento, la rettificazione ovvero, quando vi ha interesse, l’integrazione dei dati;
    2. la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge, compresi quelli di cui non è necessaria la conservazione in relazione agli scopi per i quali i dati sono stati raccolti o successivamente trattati;
    3. l’attestazione che le operazioni di cui alle lettere a) e b) sono state portate a conoscenza, anche per quanto riguarda il loro contenuto, di coloro ai quali i dati sono stati comunicati o diffusi, eccettuato il caso in cui tale adempimento si rivela impossibile o comporta un impiego di mezzi manifestamente sproporzionato rispetto al diritto tutelato.
  4. L’interessato ha diritto di opporsi, in tutto o in parte:
    1. per motivi legittimi al trattamento dei dati personali che lo riguardano, ancorché pertinenti allo scopo della raccolta;
    2. al trattamento di dati personali che lo riguardano a fini di invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale.

Tali diritti sono esercitati con richiesta rivolta senza formalità al titolare o al responsabile, anche per il tramite di un incaricato, alla quale è fornito idoneo riscontro senza ritardo.

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Quali sono i beni che possono costituire oggetto di successione?2018-07-24T17:58:20+00:00

Risposta: Il nostro ordinamento prevede di regola la trasmissione per successione dei soli diritti patrimoniali, come si evince dagli artt. 587 e 588 c.c., mentre tutti i rapporti non patrimoniali, sia personalissimi che familiari, si estinguono con la morte del titolare. In seno ai beni patrimoniali non sussiste alcuna limitazione, essendo trasmissibili per via ereditaria tutte le posizioni patrimoniali del testatore, attive (crediti) e passive (debiti).

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Quali sono gli illeciti tributari che costituiscono reato ?2018-07-24T20:07:26+00:00

Risposta: Costituiscono reato  e sono disciplinati dal d.lgs. 74/2000 i seguenti tipi di reati tributari:

dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o di altri documenti per operazioni inesistenti (art. 2, commi 1e 2, D.Lgs. n. 74/2000);

dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici (art. 3, D.Lgs. n. 74/2000);

dichiarazione infedele (art. 4, D.Lgs. n. 74/2000);

dichiarazione omessa (art. 5 D.Lgs. n. 74/2000);

emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (art. 8, D.Lgs. n. 74/2000);

occultamento o distruzione di documenti contabili (art. 10, D.Lgs. n. 74/2000);

omesso versamento di ritenute certificate (art. 10-bis, D.Lgs. n. 74/2000);

omesso versamento dell’Iva (art. 10-ter, D.Lgs. n. 74/2000);

indebita compensazione (art. 10-quater, D.Lgs. n. 74/2000);

pagamenti parziali (art. 11, D.Lgs. n. 74/2000, comma 1);

pagamenti parziali (art. 11, D.Lgs. n.74/2000, comma 2).

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Quali sono gli effetti della “costituzione in mora” del debitore?2018-07-24T17:16:57+00:00

Risposta: Gli effetti della costituzione in mora del debitore sono:

  1. l’inizio della decorrenza degli interessi moratori, nella misura dell’interesse legale, se non pattuiti diversamente;
  2. l’interruzione del termine di prescrizione (art. 2943 c.c.);
  3. l’obbligo in capo al debitore di risarcire l’eventuale danno;
  4. la cosiddetta perpetuatio obligationis, ossia il passaggio del rischio che la prestazione divenga impossibile in capo al debitore.
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Quali possono essere i casi per i quali può essere invocata l’autotutela in ambito tributario?2018-07-24T20:11:53+00:00

Risposta: I casi che possono originare un intervento in autotutela (e quindi l’annullamento o la revoca dell’atto illegittimo o infondato) sono i seguenti:

  • Un errore di persona;
  • Un evidente errore di calcolo;
  • Un errore sul presupposto di imposta,
  • La doppia imposizione di uno stesso reddito;
  • La mancata considerazione di pagamenti regolarmente eseguiti;
  • La mancanza di documentazione, sanata entro i termini di decadenza;
  • La ricorrenza dei requisiti per beneficiare di deduzioni, detrazioni o agevolazioni negate dall’Ufficio;
  • Un errore materiale del contribuente, riconoscibile facilmente dall’Amministrazione.

 

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Quali motivi di opposizione contro Agenzia Entrate Riscossione2018-07-25T10:05:30+00:00

Risposta: Prima di comprendere quali sono i singoli motivi da utilizzare per contestare una cartella di pagamento, dobbiamo precisare una questione che spesso viene ignorata. Quando arriva la cartella esattoriale il contribuente è già stato allertato della morosità che lo interessa (e se non lo è stato, si tratta di un motivo di impugnazione, come vedremo a breve). Questo significa che ha già ricevuto un atto con l’intimazione di pagamento da parte dell’ente titolare del credito (Agenzia Entrate, Inps, Comune, Regione, ecc.). Dunque, egli non può, con l’opposizione alla cartella, rimettere in discussione i vizi del precedente atto come, ad esempio, l’esistenza del debito, la sua entità, la legittimazione passiva a pagare (il fatto cioè che l’atto dovesse essere indirizzato a un’altra persona). Il contribuente può solo contestare tutti gli errori commessi dall’amministrazione dopo l’invio del primo avviso di pagamento, errori che di solito riguardano il rispetto dei tempi (decadenza e prescrizione), la stampa della cartella esattoriale o la sua notifica. Del resto, se così non fosse, vorrebbe dire che la notifica della cartella riaprirebbe i termini per impugnare l’atto di accertamento, impugnazione che, invece, ha dei tempi categorici e prefissati dalla legge.

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Quali garanzie si possono inserire in un contratto per avere più probabilità che venga adempiuto?2018-04-19T09:30:21+00:00

Risposta:Al fine di garantirne l’adempimento, o permettere un più facile risarcimento in caso di danno, la legge predispone vari strumenti.

Innanzi tutto può prevedersi una caparra con funzione penitenzile o confirmatoria, oppure una clausola penale (con funzione di determinazione anticipata del valore del danno in caso di inadempimento).

Possono poi sempre prevedersi delle specifiche garanzie, tanto di natura reale (cioè riferite a beni mobili o immobili) oppure di natura personale (che fanno invece riferimento al patrimonio personale di un soggetto terzo).

Come garanzie reali la legge prevede il pegno (che si costituisce su beni mobili che passano in possesso del creditore) e l’ipoteca (che si costituisce invece su beni immobili o su altri diritti immobiliari, senza spostamento del possesso). Pegno e ipoteca possono anche essere concessi da un terzo.

A titolo di garanzia personale possono invece prevedersi, tra le altre, la fidejussione, o la fidejussione omnibus, oppure la garanzia a prima richiesta.

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Quali debbono essere le caratteristiche tecniche degli autovelox?2018-08-02T16:32:02+00:00

Risposta: devono essere innanzitutto:

  • omologati dal Ministero dei trasporti,
  • sottoposti a taratura e a verifica periodiche,
  • adeguatamente segnalati (anche se non sono fissi ma utilizzati da una pattuglia),
  • visibili anche di notte.

Per quanto riguarda, in particolare, la taratura, la necessità che gli autovelox siano periodicamente tarati e controllati è stata definitivamente sancita dalla Corte costituzionale con la sentenza numero 113/2015, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 45, comma 6, del codice della strada, nella parte in cui non prevede che tutte le apparecchiature impiegate nell’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità siano sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura. Sul punto la Corte di cassazione ha poi precisato, con la sentenza numero 9645/2016, che per dimostrare il corretto funzionamento non è mai possibile ricorrere ad altri mezzi quali le certificazioni di omologazione e conformità. Dal 1° agosto 2017, peraltro, le norme sulla modalità di taratura sono state rese più stringenti ed è verosimile che, almeno nei primi tempi, le stesse non siano state pienamente rispettate (leggi: “Multe autovelox: dal 1° agosto potrebbero essere nulle“). Per quanto riguarda la segnalazione, i cartelli che preannunciano il controllo elettronico della velocità devono essere posizionati a una distanza adeguata dall’autovelox, diversa a seconda del tipo di strada ove questo è collocato.

Come affermato dalla Corte di cassazione con la sentenza numero 7949/2017, “la distanza tra i segnali o i dispositivi e la postazione di rilevamento della velocità deve essere valutata in relazione allo stato dei luoghi; in particolare, è necessario che non vi sia tra il segnale e il luogo di effettivo rilevamento una distanza superiore a quattro km, mentre non è stabilita una distanza minima”.

 

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Quali danni sono astrattamente risarcibili a seguito di un sinistro stradale?2018-07-24T16:24:13+00:00

Risposta: I danni che trovano ristoro nel nostro sistema giuridico-giurisprudenziale conseguenti a un sinistro stradale sono essenzialmente di due tipologie: il danno “patrimoniale” ed il danno “non patrimoniale”. Il danno patrimoniale può consistere in una perdita del proprio patrimonio (ad es. il danno al veicolo, agli indumenti, le spese mediche etc. ), o in un mancato guadagno (ad es. i giorni di malattia in cui non si è potuto lavorare); il danno non patrimoniale essenzialmente puo’ consistere nel danno biologico, cioe’ nella lesione del diritto alla salute di cui ogni soggetto è titolare e nel danno “morale” cioe’ nel dolore fisico o psichico transeunte derivante dal fatto illecito. In casi particolari si parla inoltre di “danno esistenziale” o di “danno non patrimoniale ulteriore”, ma la giurisprudenza in proposito non si è ancora consolidata (v. le cd. sentenze “gemelle” della Corte di Cassazione a Sezioni Unite del novembre 2008).

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Quale maggioranza è necessaria per poter installare un ascensore?2018-04-15T17:27:26+00:00

Risposta: L’art. 24 della L. 104/92, prevede che la delibera per l’installazione di un ascensore possa essere approvata con un numero di voti che rappresenta la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell’edificio, oppure anche con un numero di voti che rappresenta il terzo dei partecipanti al condominio e almeno un terzo del valore dell’edificio, se l’assemblea è in seconda convocazione.

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Quale maggioranza è necessaria per poter installare o modificare il sistema di riscaldamento?2018-04-15T17:28:07+00:00

L’art. 26, co. 5, della L. 9.1.1991, n. 10 prevede che per le innovazioni relative all’adozione di sistemi di termoregolazione e di contabilizzazione del calore e per il conseguente riparto degli oneri di riscaldamento in base al consumo effettivamente registrato, l’assemblea di condominio decide a semplice maggioranza, derogando alle maggioranze qualificate richieste invece dagli articoli 1120 e 1136 c.c.

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Quale forma è prescritta per la donazione?2018-07-24T19:48:48+00:00

Risposta: La donazione è un negozio solenne: deve essere fatta, pertanto, per atto pubblico (cioè dinanzi ad un notaio), a pena la nullità, ed alla presenza irrinunziabile di due testimoni.

L’atto pubblico è richiesto qualunque sia l’oggetto della liberalità.

Unica eccezione alla solennità della forma è prevista per le donazioni di modico valore o manuali, ove a tale requisito si sostituisce la trasmissione materiale del possesso attraverso la consegna.

Se la donazione ha per oggetto cose mobili, non è valida che per quelle specificate con indicazione del loro valore nell’atto medesimo della donazione, ovvero in una nota a parte sottoscritta dal donante, dal donatario e dal notaio.
L’accettazione può essere fatta nell’atto stesso o con atto pubblico posteriore. In questo caso la donazione non è perfetta se non dal momento in cui l’atto di accettazione è notificato al donante.

Prima che la donazione sia perfetta, tanto il donante quanto il donatario possono revocare la loro dichiarazione (art. 782 c.c.).

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Qual’è la differenza tra eredità e legato?2018-04-17T20:50:02+00:00

Risposta:Le fattispecie dell’eredità e del legato si collocano nell’ambito della categoria generale della successione a causa di morte, che comporta il subingresso di un soggetto ad un altro nella titolarità di uno o più rapporti giuridici. La successione a causa di morte può essere a titolo universale, ed il successibile assume in questo caso la qualifica di erede, oppure a titolo particolare, e si parla di legatario.

In base all’art. 588 c.c. si ha successione a titolo universale quando un soggetto, cioè l’erede, subentra indistintamente nell’universalità dei beni del testatore od in una quota degli stessi da solo od in concorso con altri.

Si ha invece successione a titolo particolare quando un soggetto, in questo caso il legatario, succede al testatore in uno o più rapporti determinati che non vengono considerati quali quote dell’intero patrimonio.

Soltanto l’erede, in quanto subentra nell’insieme dei rapporti giuridici del testatore, risponde dei debiti del defunto anche con i propri beni, poiché di regola la successione a titolo universale determina la confusione tra il patrimonio del defunto e quello dell’erede.

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Qual è la presumibile durata di un processo per ottenere il risarcimento dei danni?2018-07-25T09:59:35+00:00

Risposta:  La durata di un procedimento giudiziario dipende essenzialmente dal tipo di Giudice dinanzi al quale la causa è stata incardinata, nonché dalle difficoltà intrinseche della questione che può richiedere una lunga fase istruttoria per la raccolta delle prove. In genere, comunque, si può affermare che un giudizio di fronte ad un Giudice di Pace (competente per le cause di valore fino ai 15.493,71 euro) può durare da un minimo di 3-4 mesi ad un massimo di 15-20 mesi. Ben più lunghi i tempi delle cause di fronte ai Tribunali.

 

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Qual è la disciplina per i contratti conclusi dai consumatori fuori dai locali commerciali e per i contratti conclusi “a distanza”?2018-04-18T12:23:51+00:00

Risposta: La tutela del consumatore si sostanzia nell’attribuzione a suo favore di un diritto di recesso da esercitarsi nel termine di 7 giorni dalla data di stipula del contratto o dal momento successivo del ricevimento della merce. Questo diritto di recesso è irrinunciabile ed è nulla ogni pattuizione in senso contrario.È obbligo del venditore consegnare la merce o il servizio entro 30 giorni dalla stipula del contratto. è inoltre obbligo del venditore informare adeguatamente il consumatore in ordine al diritto di recesso, in mancanza il termine per recedere diventa di 60 giorni.Il recesso deve essere comunicato mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento, o anche tramite telegramma o fax, purché sempre confermati da lettera raccomandata.Ancora a vantaggio del consumatore è stabilito che il Foro competente per le controversie civili è inderogabilmente quello del Giudice del luogo di residenza o di domicilio del consumatore.Per i contratti conclusi invece “a distanza” (nei quali rientrano anche quelli conclusi via Internet) la normativa è ancora più favorevole al consumatore, e prevede che il diritto di recesso possa esercitarsi entro 10 giorni, e che, in caso di mancata o imprecisa informazione, esso di estenda addirittura a 3 mesi dal ricevimento della merce o del servizi

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Qual è la differenza tra successione legittima e testamentaria?2018-04-16T17:44:51+00:00

Risposta: La successione legittima od intestata ha titolo nella legge, consistendo nell’attribuzione dei diritti successori da parte dell’ordinamento, e si contrappone alla successione testamentaria, che ha titolo invece nel testamento.Il nostro ordinamento consente all’individuo di disporre, a mezzo testamento, dei propri beni per il periodo successivo alla morte.Ove tuttavia ciò non avvenga, in tutto od in parte, sarà la legge a predisporre criteri e soggetti cui tali beni verranno devoluti, facendo luogo alla successione legittima od intestata che è suppletiva rispetto a quella testamentaria, poiché si attua quando manchi quest’ultima.Le categorie dei successibili vengono individuate dal legislatore in ragione dell’intensità dei vincoli di parentela che uniscono i congiunti al defunto, in riferimento ad un criterio prevalente di concorso, ed i più prossimi escludono i più lontani.L’art. 565 c.c. individua le classi dei successibili nel coniuge, nei discendenti legittimi e naturali, che sono equiparati e cui vanno aggiunti gli adottivi, negli ascendenti legittimi, nei collaterali, negli altri parenti (fino al sesto grado) e nello Stato.

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Qual è la differenza tra separazione e divorzio?2018-04-15T18:00:51+00:00

Risposta: Con la separazione legale i coniugi non pongono fine al rapporto matrimoniale, ma ne sospendono gli effetti nell’attesa di una riconciliazione o di un provvedimento di divorzio. La separazione può essere legale (consensuale o giudiziale) o “di fatto”, cioè conseguente all’allontanamento di uno dei coniugi per volontà unilaterale, o per accordo, ma senza l’intervento di un Giudice e senza alcun valore sul piano legale.
La separazione legale (consensuale o giudiziale) rappresenta una delle condizioni (la più frequente) per poter addivenire al divorzio.

Con il divorzio (introdotto e disciplinato con la legge 01.12.1970 n. 898) viene invece pronunciato lo scioglimento del matrimonio o la cessazione degli effetti civili (se è stato celebrato matrimonio concordatario con rito religioso, cattolico o di altra religione riconosciuta dalla Stato italiano). Col divorzio vengono a cessare definitivamente gli effetti del matrimonio, sia sul piano personale (uso del cognome del marito, presunzione di concepimento, etc.), sia sul piano patrimoniale. La cessazione del matrimonio produce effetti dal momento della sentenza di divorzio, senza che essa determini il venir meno dei rapporti stabiliti in costanza del vincolo matrimoniale. Solo a seguito di divorzio il coniuge può pervenire a nuove nozze.

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Qual è la differenza tra separazione consensuale e separazione giudiziale?2018-04-15T18:02:38+00:00

Risposta: Nella separazione consensuale sussiste un accordo tra i coniugi in ordine alle condizioni (personali e patrimoniali) della separazione stessa. Il Tribunale si limita ad omologare tale accordo (cioè ad assicurarsi che siano rispettati i diritti di ciascun coniuge e della eventuale prole) mediante decreto.In caso di disaccordo, invece, si ricorre alla separazione giudiziale. In questo caso la separazione viene pronunciata con sentenza dal Tribunale, che si impone nel decidere le condizioni.Il diritto di chiedere la separazione (consensuale o giudiziale) spetta a ciascun coniuge, anche in mancanza di consenso dell’altro coniuge. La procedura si avvia mediante ricorso al Tribunale competente per territorio, in base al comune dove si trova la casa coniugale.

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Qual è la differenza tra risoluzione e rescissione del contratto?2018-07-27T11:23:38+00:00

Risposta: La rescissione del contratto può chiedersi per anomalie verificatesi al momento della conclusione

  1. a)perché concluso in stato di pericolo, oppure
  2. b)per lesione.

Per esperire l’azione di rescissione per contratto concluso in stato di pericolo devono sussistere due condizioni:

  1. lo stato di pericolo in cui versava uno dei contraenti o altra persona, al momento della stipula, e
  2. l’iniquità delle condizioni a cui il contraente ha dovuto soggiacere.

Per avere invece rescissione per lesione devono sussistere:

  1. una forte sproporzione tra la prestazione di una parte e quella dell’altra, tale che il valore di una prestazione sia almeno la metà dell’altra, e
  2. l’approfittamento dello stato di bisogno in cui versava la parte danneggiata.

La risoluzione del contratto si ha invece per motivi che sopravvengono alla conclusione del contratto.

Tali ipotesi sono:

  1. la risoluzione di diritto, nei casi cioè previsti dalla legge;
  2. la risoluzione per inadempimento di una delle parti;
  3. la risoluzione per impossibilità sopravvenuta;
  4. la risoluzione per eccessiva onerosità.

La risoluzione di diritto si può invocare

  1. in caso il contratto contenga una “clausola risolutiva espressa”, cioè quando i contraenti convengono espressamente che il contratto si risolva nel caso che una determinata obbligazione non sia adempiuta secondo le modalità stabilite (art. 1456 c.c.);
  2. in caso sia previsto un termine essenziale per adempiere e questo scada senza che la prestazione sia stata adempiuta (art. 1457 c.c.);
  3. in caso la parte non inadempiente richieda l’adempimento mediante diffida ad adempiere(art. 1454 c.c.).

 

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Qual è la differenza tra denuncia e querela?2018-07-24T17:27:24+00:00

Risposta: La denuncia, presentata da chiunque, è uno dei mezzi attraverso il quale il Pubblico Ministero o la polizia giudiziaria prendono conoscenza di un fatto costituente reato (artt. 331 e ss. c.p.p.). Ai privati è anche concessa la facoltà di presentare denuncia oralmente (art. 333 c.p.p.). Nel caso di denuncia, il procedimento si avvia d’ufficio, cioè senza che la persona offesa dal reato chieda personalmente la punizione dell’autore del reato stesso.Per poter invece procedere in ordine ad alcuni reati specifici, la legge richiede una ulteriore condizione (c.d. condizione di procedibilità) che consiste frequentemente nella cosiddetta querela (ad esempio per i reati di lesioni, percosse, diffamazione, etc.). Per querela si intende la manifestazione di volontà della persona offesa che si proceda in ordine ad uno specifico reato e che venga punito l’autore dello stesso (artt. 336 e ss. c.p.p.). Anche la querela può essere presentata oralmente (e in questo caso si redige un verbale per iscritto ad opera dell’autorità che la riceve), e può essere anche rimessa (cioè ritirata se già presentata), o rinunciata (se non è stata ancora presentata). La legge prevede inoltre che la querela debba essere presentata entro il termine perentorio di tre mesi, salvo alcuni rari casi specifici in cui i termini sono più lunghi.

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Qual è la differenza tra caparra penitenziale e caparra confirmatoria?2018-04-19T14:36:52+00:00

Risposta: La caparra confirmatoria (art. 1385 c.c.) è la più frequente e corrisponde alla antica consuetudine di consegnare all’altra parte una somma di denaro (o altre cose fungibili) a conferma del vincolo assunto. Se la parte che ha concesso la caparra si rende inadempiente, l’altra parte può recedere dal contratto e trattenere la caparra. Se inadempiente è la parte che ha ricevuto la caparra, l’altra parte può sempre recedere e richiedere il doppio di quanto versato.Si tratta in entrambi i casi di facoltà concessa all’interessato che può comunque insistere per l’adempimento, e richiedere il risarcimento per l’ulteriore danno subito. Diversa è invece la funzione della caparra penitenziale (art. 1386 c.c.) che rappresenta il corrispettivo del diritto di recesso, stabilito convenzionalmente. Chi decide di recedere deve dare all’altra parte quanto pattuito a titolo di caparra penitenziale e l’altra parte non potrà chiedere altro.

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Qual è il regime speciale previsto dalla legge per gli immobili urbani adibiti ad uso abitativo?2018-04-16T10:19:55+00:00

Risposta:Relativamente agli immobili urbani adibiti ad uso abitativo, con la L. 431/98, modificativa del cosiddetto regime dell’equo canone, si è introdotto un doppio canale alternativo:

  1. concludere un contratto a canone libero, ma di durata non inferiore a quattro anni, rinnovabile automaticamente di altri quattrose non sussistono condizioni particolari per la disdetta;
  2. concludere un contratto sulla base di appositi contratti-tipo definiti dalle organizzazioni di proprietari e conduttori, dalla durata non inferiore ai tre anni, prorogabile di altri duein mancanza di accordo o delle specifiche condizioni richieste dalla legge ( risposta successiva).

In entrambi i casi il contratto deve redigersi in forma scritta. Ogni pattuizione volta a derogare i termini di durata del contratto è nulla, così come ogni accordo volto a determinare un canone superiore a quello risultante nel contratto. L’inquilino può chiedere indietro quanto corrisposto in più entro sei mesi dalla rimgegna dell’immobile.

Da questo regime restano esclusi gli immobili vincolati ai sensi della Legge n. 1089/39 e quelli appartenenti alle categorie catastali A/1, A/8, A/9 (quelli cioè di interesse storico o artistico, di edilizia residenziale pubblica o locati per finalità turistiche), per i quali continuano a valere le regole del codice civile.

Il mancato pagamento del canone decorsi venti giorni dalla scadenza prevista, oppure il mancato pagamento, nel termine previsto, degli oneri accessori, quando l’importo non pagato superi quello di due mensilità del canone, costituisce motivo di risoluzione del contratto, ai sensi dell’art. 1455 del codice civile, e legittima un’azione di sfratto

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Qual è il primo passo da compiere per ottenere il risarcimento dei danni subiti in un sinistro stradale?2018-07-24T16:24:45+00:00

Risposta: Il nuovo Codice delle Assicurazioni (D.Lgs 209/05) ha comportato notevoli (e per certi versi contestate) novita’ in materia di risarcimento del danno da sinistri stradali introducendo, tra l’altro, il cosiddetto “risarcimento diretto”. Con tale procedura, il danneggiato non deve piu’ rivolgere la domanda di risarcimento alla Compagnia assicuratrice del danneggiante, ma a quella che ha stipulato il contratto relativo al veicolo coinvolto nel sinistro. Il cosidetto risarcimento diretto, pero’, non trova sempre applicazione: la procedura e’ applicabile ai soli sinistri avvenuti a) nel territorio della Repubblica; b) tra due veicoli a motore identificati e assicurati per la rca; c) dai quali siano derivati danni al veicolo o lesioni di lieve entita’ ai loro conducenti (danno biologico fino al 9 per cento), senza il coinvolgimento di altri veicoli. Quando il sinistro non rientra nell’ambito di applicazione del cosiddetto risarcimento diretto, quindi, la procedura da seguire è quella tradizionale: bisogna presentare la richiesta di risarcimento alla Compagnia assicuratrice del danneggiante. Senza con cio’ voler essere esaustivi in proposito (la tematica meriterebbe un ben maggiore approfondimento), ricorderemo che il primo passo per ottenere il risarcimento dei danni da sinistro stradale è quello di inviare il più celermente possibile la richiesta con raccomandata con ricevuta di ritorno alla compagnia assicurativa, indicando il luogo, data e modalità del sinistro, generalità delle parti e numero di targa dei veicoli coinvolti, indicazione dell’Autorita’ intervenuta, nonché i giorni e la località in cui il mezzo danneggiato è a disposizione del perito della compagnia per l’accertamento del danno. Alla raccomandata, se presente, va allegato il modulo blu che, firmato da entrambi i conducenti, diviene modulo di constatazione amichevole dell’incidente. Ulteriori indicazioni sono necessarie in caso di lesioni (ad es. eta’ del danneggiato, entita’ delle lesioni, reddito, attestazione medica, etc.).

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Pubblico Impiego: Al Giudice Amministrativo Il Risarcimento Del Danno Biologico2018-04-18T10:35:57+00:00

Risposta: Con la sentenza n. 28369/2017 dello scorso 28 novembre a Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha statuito sulla questione del riparto di giurisdizione per le controversie in materia di pubblico impiego va dichiarata la giurisdizione del giudice ordinario con riferimento alle rivendicate mansioni superiori e alla relativa richiesta di pagamento delle differenze retributive e di risarcimento danni per la lamentata dequalificazione, mentre va confermata la giurisdizione del giudice amministrativo in ordine alla verifica della sussistenza del danno biologico

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Posso essere trasferito senza il mio consenso?2018-04-06T13:31:00+00:00

Il datore di lavoro non può arbitrariamente disporre il trasferimento di lavoratori senza spiegare e provare l’esistenza di un motivo che oggettivamente giustifichi il trasferimento.

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Posso essere licenziata durante il periodo di prova, nonostante il mio stato di gravidanza?2018-04-06T13:32:23+00:00

La Corte ha specificato che egli, se è a conoscenza dello stato di gravidanza, deve espressamente comunicare le ragioni per cui ritiene che la lavoratrice non abbia superato il periodo di prova; in questa maniera la lavoratrice potrà controllare l’operato del datore di lavoro ed eventualmente agire in giudizio qualora ravvisi in esso un comportamento discriminatorio e quindi illecito.

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Perché le banche non restituiscono l’anatocismo ma al contrario continuano ad applicarlo nei contratti di conto corrente?2018-07-24T20:14:27+00:00

Risposta: Le banche ottengono dall’anatocismo introiti ingentissimi e se dovessero restituire a tutti i correntisti le somme incamerate in questo modo rischierebbero davvero il fallimento. Preferiscono pertanto lasciare che i singoli correntisti si facciano avanti chiedendone le restituzione, ben sapendo che essi saranno una esigua minoranza rispetto a coloro che “lasceranno correre”.

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Perché bisogna attendere prima di poter ricorrere al Giudice?2018-07-24T17:03:51+00:00

Risposta: La legge concede un periodo di tempo alle compagnie di assicurazione perché possano istruire le pratiche di risarcimento dei danni subiti dalla vittima del sinistro. La compagnia di assicurazione deve valutare il sinistro nel suo complesso, verificare la responsabilità del proprio assicurato, incaricare dei periti, controllare la congruità delle somme richieste e infine dar eventualmente corso alla liquidazione e pagamento del danno. Pertanto, prima del decorso del termine di 60-90 giorni non è concesso proporre la domanda di risarcimento in giudizio nei confronti della compagnia di assicurazione. Il termine decorre dal giorno del ricevimento da parte della compagnia della lettera raccomandata con ricevuta di ritorno in cui si formalizza la prima richiesta di risarcimento.

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Perché alle volte è necessario esercitare un’azione giudiziaria per ottenere il risarcimento?2018-07-25T09:58:40+00:00

Risposta: L’azione giudiziaria, esercitabile quando sono trascorsi almeno 60 giorni dalla richiesta risarcitoria (90 giorni in caso di danno alla persona), si rende necessaria allorquando non si riesce ad ottenere in tutto, o in parte, il risarcimento del danno ritenuto congruo. Ciò può essere la conseguenza di una diversa valutazione della compagnia assicurativa in ordine alle responsabilità dei soggetti coinvolti nel sinistro e/o una differente valutazione dell’entità dei danni. In qualche caso l’azione giudiziaria si rende necessaria per l’atteggiamento non collaborativo della compagnia assicurativa. L’azione giudiziaria va proposta con citazione davanti al Giudice di Pace quando il valore del risarcimento non superi 15.493,70 euro. Oltre questo importo, l’azione va proposta in Tribunale. Per quanto concerne le spese legali, il danneggiato, in caso di vittoria finale, riceverà un risarcimento comprensivo di quanto dovuto al proprio avvocato, salvo compensazione totale o parziale delle stesse decisa dal Giudice ai sensi dell’art. 92 c.p.c..

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Per fatture false e dichiarazione fraudolenta quali sanzioni?2018-07-24T20:05:34+00:00

Risposta: Il reato per utilizzo fatture false e documenti fittizi per evadere le tasse cambia con la riforma del sistema sanzionatorio.

Il reato penale di dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di fatture o di altri documenti per operazioni inesistenti, messi in atto per pagare meno tasse, è previsto e punito dall’art. 2 e 3 del D. Lgs. n. 74/2000 modificato con il decreto legislativo 158/2015 pubblicato in Gazzetta n.55 il 7/1072015

Fino all’entrata in vigore del decreto legislativo emanato in attuazione della legge delega

.  commette reato di dichiarazione fraudolenta chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o l’IVA, indica in una delle dichiarazioni annuali  elementi passivi fittizi, avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, se tali fatture o documenti sono registrati nelle scritture contabili obbligatorie, o sono detenuti a fine di prova nei confronti dell’amministrazione finanziaria.

Il reato si configura, in particolare, se congiuntamente:

l’imposta evasa è superiore a € 30.000 (con riferimento a ciascuna delle singole imposte);

l’ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti all’imposizione, anche mediante indicazione di elementi passivi fittizi, è superiore al 5% dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione, o, comunque, è superiore a 1 milione di euro.

Il reato comporta la reclusione da 1 anno e 6 mesi a 6 anni.

Il delitto non è comunque punibile a titolo di tentativo (art. 6, D. Lgs. n. 74/2000).

Non danno luogo a fatti punibili:

• le rilevazioni nelle scritture contabili e nel bilancio eseguite in violazione dei criteri di determinazione dell’esercizio di competenza, ma sulla base di metodi costanti di impostazione contabile, nonché le rilevazioni e le valutazioni estimative rispetto alle quali i criteri concretamente applicati sono stati comunque indicati nel bilancio;

• le valutazioni estimative che, singolarmente considerate, differiscono in misura inferiore al 10% da quelle corrette. Nella verifica del superamento delle soglie di punibilità previste nella disposizione stessa, non si tiene conto degli importi compresi in tale percentuale.

Chi emette fatture o altri documenti per operazioni inesistenti e chi concorre con il medesimo non è punibile a titolo di concorso nel reato previsto dall’articolo 2 per dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di fatture o di altri documenti per operazioni inesistenti.

 

La norma è stata modificata dall’articolo 3 del decreto legislativo 158/2015,  pubblicato in GU n.55 del 7 ottobre in vigore dal 22 ottobre 2015, che riforma il sistema sanzionatorio. Le modifiche del decreto  riguardano principalmente:

– Viene sostituita la disposizione relativa al reato di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici, modificando la condotta punibile, elevando la soglia di punibilità ed escludendo esplicitamente da tale fattispecie la mancata fatturazione o la sottofatturazione.

– Con la modifica della struttura dell’illecito, il delitto si trasforma da reato proprio dei soli contribuenti obbligati alla tenuta delle scritture contabili in reato ascrivibile a qualunque soggetto tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi o a fini IVA.

– Resta ferma la pena, da un anno e sei mesi a sei anni, nei confronti di chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, compiendo operazioni simulate oggettivamente o soggettivamente ovvero avvalendosi di documenti falsi o di altri mezzi fraudolenti idonei ad ostacolare l’accertamento e ad indurre in errore l’amministrazione finanziaria, indica in dichiarazione elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo o elementi passivi fittizi o crediti e ritenute fittizie.

 scompare la disposizione che richiede l’elemento della “falsa rappresentazione nelle scritture contabili obbligatorie” di conseguenza il delitto si trasforma da reato proprio dei soli contribuenti obbligati alla tenuta delle scritture contabili – quale è attualmente – in reato ascrivibile a qualunque soggetto tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi o a fini dell’imposta sul valore aggiunto

Per la configurazione del reato devono, inoltre, sussistere congiuntamente i seguenti presupposti (soglie di punibilità):

a) imposta evasa superiore a 30 mila euro con riferimento a taluna delle singole imposte (soglia non modificata);

b) elementi attivi sottratti all’imposizione (anche considerando gli elementi passivi fittizi) superiori al 5 per centodell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione (soglia invariata) o comunque superiore a 1,5 milioni di euro (soglia aumentata rispetto alla vigente soglia di 1 milione); in alternativa, qualora la condotta fraudolenta abbia ad oggetto crediti e ritenute fittizie, il reato è configurabile ove l’ammontare complessivo dei crediti e delle ritenute fittizie in diminuzione dell’imposta è superiore al 5 per cento dell’ammontare dell’imposta medesima o comunque a euro 30.000.

 

– Viene stabilito che il fatto si considera commesso quando avvalendosi di documenti falsi, tali documenti sono registrati nelle scritture contabili obbligatorie o sono detenuti a fini di prova nei confronti dell’amministrazione finanziaria.

La relazione illustrativa dello schema di decreto afferma che si tratta di precisazione resa necessaria dal fatto che il delitto si consuma con la presentazione della dichiarazione, alla quale, in base alla disciplina tributaria in vigore, non deve essere allegata alcuna documentazione.

Viene precisato che non rientrano tra i “mezzi fraudolenti” perseguiti dalla norma in esame, la mera violazione degli obblighi di fatturazione e di annotazione degli elementi attivi nelle scritture contabili (ad es. la mancata emissione dello scontrino fiscale) e di annotazione dei corrispettivi nelle scritture contabili, o la mera indicazione nelle fatture o nelle annotazioni di corrispettivi inferiori a quelli reali (sottofatturazione).

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Per fare ricorso è necessario essere assistiti da un difensore?2018-07-24T20:01:57+00:00

Risposta: Per le liti tributarie non sempre è obbligatorio essere assistiti da un difensore abilitato, infatti fino a una certa soglia il contribuente può presentarsi da solo. Il decreto legislativo n. 156/2015 ha riformato la normativa del contenzioso tribuntario, introducendo alcune importanti novità. Fra queste dal 01 gennaio 2016 è aumentato il valore della controversia che consente al contribuente di stare in giudizio senza assistenza tecnica. 

In particolare la norma prevede l’obbligatorietà dell’assistenza tecnica da parte di un difensore abilitato (art. 12 d.lgs 546/1992) per le controversie di valore superiore a 3.000 euro corrispondente:

  • al valore del tributo al netto di interessi e sanzioni;

  • con la sommatoria delle sanzioni irrogate nel caso in cui la controversia contenga solo sanzioni

Si ricorda che, in generale, sono soggetti abilitati all’assistenza tecnica coloro iscritti nei relativi albi professionali:

  • avvocati,

  • dottori commercialisti,

  • ragionieri e i periti commerciali,

  • nonché i consulenti del lavoro purché non dipendenti dall’amministrazione pubblica.

Per le controversie in materia catastale ovvero concernenti l’estensione, il classamento dei terreni e la ripartizione dell’estimo fra i compossessori a titolo di promiscuità di una stessa particella, la consistenza, il classamento delle singole unità immobiliari urbane e l’attribuzione della rendita catastale sono abilitati anche gli ingegneri, architetti, geometri, periti edili, dottori in agraria, agronomi e periti agrari.

Importo della controversia maggiore di 3.000 euro

obbligo di assistenza tecnica da soggetti abilitati

Importo della controversia minore di 3.000 euro

nessun obbligo di assistenza tecnica

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Per anni ho usufruito di un passo su un terreno che ora è stato chiuso: cosa posso fare?2018-04-06T13:20:08+00:00

Ricorrere al giudice con l’azione detta di reintegrazione, disciplinata dall’art. 1168 c.c., con la quale chi si vede chiudere un passo può chiedere al giudice che condanni l’altro a rimuovere gli ostacoli in tempi brevi. Successivamente può agire nei modi ordinari, citando in giudizio la controparte, affinché sia riconosciuto in maniera definitiva il suo diritto a passare su quel terreno.

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Omicidio stradale e lesioni personali stradali2018-07-27T10:58:57+00:00

Risposta: La Legge 23.03.2016 n.41 ha introdotto il reato di omicidio stradale (art. 589-bis c.p.) e quello di lesioni personali stradali (art. 590-bis c.p.).

Il reato di omicidio stradale ricorre quando qualcuno cagiona per colpa la morte di una persona con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale; la pena è con la reclusione da due a sette anni.

Se l’omicidio stradale viene commesso da persona sotto effetto di sostante alcoliche o stupefacenti, è prevista la pena da cinque a dieci anni, ovvero da otto a dodici anni, a seconda della gravità dell’effetto.

La pena più grave è anche prevista per casi gravi di violazione del codice della strada, quali attraversamento col rosso o eccesso consistente di velocità.

Il reato di lesioni personali stradali ricorre quando qualcuno cagiona per colpa ad altri una lesione personale con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale; la pena è con la reclusione da tre mesi a un anno per le lesioni gravi e da uno a tre anni per le lesioni gravissime.

Se le lesioni stradali vengono commesse da persona sotto effetto di sostante alcoliche o stupefacenti, è prevista la pena da tre a cinque anni, ovvero da quattro a sette, a seconda che della gravità delle lesioni stesse.

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omicidio stradale2018-08-02T16:38:28+00:00
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Omessa notifica dell’atto prodromico2018-07-25T10:14:13+00:00

Risposta: Venendo ora ai singoli mezzi per difendersi da Agenzia Entrate Riscossione, e quindi alle varie eccezioni da sollevare nell’atto di opposizione contro la cartella esattoriale, vediamo qual è il più usato dai contribuenti.

Abbiamo detto che la cartella di pagamento non è il primo atto che riceve il contribuente ma solo quello che anticipa l’esecuzione forzata, ossia il pignoramento. Essa è infatti un titolo esecutivo, un documento che accerta l’esistenza di un debito. Ma prima di essa ci sono una serie di procedure interne che si manifestano al contribuente attraverso la notifica dell’avviso di pagamento (anche detto «atto prodromico» appunto perché “viene prima” della cartella medesima). Se l’interessato non ha ricevuto tale atto anche la cartella è nulla. La ragione è semplice: in una situazione del genere gli verrebbe precluso difendersi e impugnare l’originaria pretesa. Quindi se con la cartella è la prima volta che vieni a conoscenza del tuo debito, puoi fare ricorso al giudice per far annullare la cartella stessa. Attenzione: il ricorso deve rispettare i termini di legge ossia:

  • 30 giorni per le cartelle relative a multe stradali (la competenza è del giudice di pace);
  • 40 giorni per le cartelle relative a contributi previdenziali Inps e Inail (la competenza è del tribunale ordinario, sezione lavoro);
  • 60 giorni in tutti gli altri casi, ossia imposte e tributi (la competenza è della Commissione Tributaria Provinciale).

Potrebbe essere che l’atto prodromico ti sia stato notificato ma che tu non lo abbia saputo magari perché assente o in vacanza o perché qualcuno della tua famiglia ha ritirato la raccomandata per te. A questo punto, per non fare cause inutili (che peraltro potrebbero comportare la condanna alle spese), ti consiglio di fare prima una istanza di accesso agli atti amministrativi: devi cioè recarti agli uffici di Agenzia Entrate Riscossione e chiedere una copia dei documenti che comprovano l’avvenuta notifica. Ti devono essere forniti entro 30 giorni. In questo modo potrai sapere se l’originario avviso di pagamento ti era stato notificato o meno. In particolare sappi che:

  • se nel momento in cui è passato il postino tu non eri a casa, questi deve aver lasciato in cassetta un avviso con l’indicazione che la cartella è in giacenza presso l’ufficio postale o presso il Comune; inoltre ti deve essere inviata una seconda raccomandata (dovresti aver ricevuto anche questa) che ti avvisa della suddetta giacenza. Se così non fosse, la notifica sarebbe nulla e potresti far annullare la cartella;
  • se il postino ha invece consegnato la cartella a un familiare convivente o al portiere (ebbene sì! lo può fare se tu non sei a casa), non deve inviarti una seconda raccomandata informativa. Pertanto spetta a te informarti da chi vive insieme a te se, in tua assenza, è stata consegnata una raccomandata.

Se ritieni che la firma sulla raccomandata non è la tua, puoi sempre contestare la notifica ma devi dimostrare la falsità della stessa con un procedimento che si chiama «querela di falso» e che allunga un po’ i tempi.

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Nella mia casa vogliono installare un ascensore, ma io abito al primo piano e non intendo pagare spese per l’ installazione e le spese di manutenzione. Cosa posso fare ?2018-04-15T17:30:50+00:00

Risposta: all’assemblea condominiale lei voterà in senso contrario. Per l’approvazione della spesa, in caso di installazione di un nuovo impianto di ascensore, occorre, ai sensi del secondo comma dell’art. 1120 c.c., il voto favorevole, sia in prima che in seconda convocazione, della maggioranza degli intervenuti che rappresentino almeno la metà del valore millesimale dell’edificio. Qualora l’installazione venga approvata, chi come lei, dopo aver votato negativamente,   non intenda contribuire alle spese relative, potrà farlo, ma non potrà poi avvalersi dell’uso dell’ascensore. In simili casi si provvede all ‘installazione di un ascensore funzionante con una chiave, consegnata ai soli condomini cha abbiano contribuito alle spese.

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Nel palazzo ove abito c’è un condomino che è proprietario di un cane: questo cane però non solo abbaia tutta la notte ma sporca anche sulle scale; cosa posso fare?2018-04-06T13:25:36+00:00

Se l’abbaiare del cane o le esalazioni all’interno del condominio superano il livello di normale tollerabilità e arrecano effettivamente un pregiudizio alla collettività dei condomini sotto il profilo della quiete o dell’igiene – valutazione, questa, rimessa all’apprezzamento del giudice – lo stesso giudice potrà anche ordinare l’allontanamento dell’animale dall’edificio condominiale, con divieto di farvi ritorno.

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