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FAQ2018-07-26T12:07:24+02:00
Tempo fa ho ricevuto una multa per divieto di sosta. La multa era palesemente illegittima ma né ho fatto ricorso, né pagato quanto dovuto. Oggi ho ricevuto la cartella esattoriale riferita a tale multa. Posso fare ricorso contro la cartella esattoriale, deducendo i vizi di illegittimità della multa?2018-08-02T16:38:28+02:00

Risposta: Non è possibile eccepire l’illegittimità della multa, impugnando la cartella esattoriale. Infatti, se non si paga o non si ricorre entro i termini, la contravvenzione diviene inoppugnabile, quindi non si potrà più contestare nemmeno in via indiretta ricorrendo contro la cartella esattoriale. Quest’ultima può essere impugnata esclusivamente per vizi propri come ad esempio notifica imperfetta o effettuata oltre i termini, errori di calcolo, logici o di persona, ancora assenza sottoscrizione o mancata valutazione di eventuali riduzioni. Ricordiamo che la cartella esattoriale deve essere notificata entro massimo 5 anni dalla contravvenzione: diversamente, anche se non si è fatto ricorso contro la contravvenzione, la cartella è nulla.

Sto separandomi da mia moglie. Abbiamo tre figli, tutti maggiorenni, due sono studenti universitari ed uno ha terminato l’università ed è in cerca di occupazione. Dovrò versare anche a loro un assegno di mantenimento e fino a quando?2018-04-15T18:04:39+02:00

Risposta: Sussiste anche nei confronti dei figli maggiorenni il dovere al mantenimento da parte dei genitori. Tale principio è stato ribadito dall’art. 155 quinques c.c., volto a prevedere che il giudice possa disporre in favore dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente il pagamento di un assegno periodico.Tale obbligo non è peraltro illimitato nè di contenuto invariabile. Esso infatti è destinato a diminuire nel momento in cui i figli inizino un’attività lavorativa, seppur precaria, ed a cessare qualora  essi acquisiscano un’effettiva autonomia economica. La giurisprudenza ha peraltro precisato che i figli non possono esigere il diritto al mantenimento, qualora rifiutino delle offerte di lavoro consone alla loro preparazione o non si attivino nella ricerca di un posto di lavoro; analoghe considerazioni possono essere ripetute per i figli maggiorenni iscritti ad un corso universitario ma gravemente „fuori corso“.

Sono un ragazzo di diciannove anni. Ho conosciuto qualche mese fa su una chat una ragazza quindicenne con cui sono diventato amico. La ragazza nel corso delle settimane ha cominicato ad inviarmi delle sue foto sempre più spinte in atteggiamenti erotici, alcune con lei completamente nuda, e poi mi ha chiesto di inviarle dei miei selfies da nudo. Io l’ho fatto, per gioco. Adesso alcuni amici mi hanno detto che teroricamente rischio di essere processato per possesso di materiale pedopornografico. E‘ vero?2018-07-24T17:46:18+02:00

Risposta: tutta la giurisprudenza più recente è allineata in senso negativo. E‘ stato infatti escluso che la condotta di chi detiene materiale erotico, realizzato direttamenente da una minore ultra quattordicenne con l’utilizzo del c.d. selfie e da questa consegnato od inviato spontaneamente ad altro soggetto integri il reato di detenzione di materiale pedopornografico.  

Sono un odontotecnico e lavoro in uno studio il cui titolare è un odontoiatra, regolarmente iscritto al relativo ordine professionale. Io mi limito a svolgere le protesi, nell’assoluto rispetto delle mie competenze. Due giorni alla settimana il titolare dello studio non è presente, ed io in tali giorni oltre alla mia attività ricevo le telefonate dei clienti e prenoto gli appuntamenti. Ho il timore che qualcuno, venendo in studio e non trovando il titolare, possa pensare ad un esercizio abusivo della professione di odontoiatra da parte mia.2018-07-24T17:49:45+02:00

Risposta: non deve avere alcun timore in tal senso. Lei, come mi ha riferito, si limita a svolgere il compito di odontotecnico. Il fatto che per due giorni alla settimana nello studio non vi sia il titolare, e che lei in quelle date prenda gli appuntamenti, non ha alcuna incidenza sul problema dell’esercizio abusivo della professione.

Sono un avvocato e molti anni or sono, quando non ero ancora iscritto all’Albo,  venni condannato per esercizio abusivo della professione. Oggi purtroppo, nonostante il tempo trascorso, chi digita il mio nome sui motori di ricerca vede quale prima notizia quella della mia condanna in sede penale, sia pur per fatti estremamente risalenti nel tempo. Questo costituisce come una macchia e limita la mia attività professionale. Vi sono degli strumenti per cancellare queste notizie?2018-07-24T17:51:27+02:00

Risposta: siamo in presenza di una tematica assai interessante quale quella del diritto all’oblio. La questione è stata affrontata a livello di Corti internazionali. In particolare, come forse saprà, dalla Corte di Giustizia UE. Si era in presenza di un reclamo mosso da un cittadino spagnolo, Mario Costeja Gonzales, contro La Vanguardia Ediciones SL, nonché contro Google Spain e Google Inc., in quanto, a distanza di anni, operando una ricerca su Google al nome di tale soggetto si continuava a vedere, in posizione preminente, la menzione di una  vendita all’asta di immobili a seguito di un pignoramento effettuato nei suoi confronti. 

Il problema è poi stato affrontato dalla Cassazione. E’ stato  osservato che il   diritto all’oblio  «salvaguarda la proiezione sociale dell’identità personale, l’esigenza di un soggetto di essere tutelato dalla divulgazione di informazioni (potenzialmente) lesive in ragione della perdita […] di attualità delle stesse, sicché il relativo trattamento viene a risultare non più giustificato ed anzi suscettibile di ostacolare il soggetto nell’esplicazione e nel godimento della propria personalità» (Cass. civ., sez. III, 5 aprile 2012, n. 5525,  in CED Cass., n. 622169). 

Si aggiunse  che «esiste un diritto giuridicamente tutelato dell’interessato a una proiezione genuina e attuale della propria identità, che il Web non può ignorare […]; se l’interesse pubblico sotteso al diritto all’informazione (art. 21 Cost.) costituisce un limite al diritto fondamentale alla riservatezza al soggetto cui i dati appartengono è correlativamente attribuito il diritto all’oblio e cioè a che non vengano ulteriormente divulgate notizie che per il trascorrere del tempo risultino ormai dimenticate o ignote alla generalità dei consociati». 

Alcuni studi legali in Italia stanno iniziando a promuovere cause pilota per il riconoscimento del diritto all’oblio in simili ipotesi.

Sono un apicultore e vivo nel timore che qualche mio sciame possa scappare. In questo caso ho il diritto di inseguirlo, anche a costo di entrare nel terreno di proprietà altrui?2018-04-15T20:11:15+02:00

Risposta: il caso è espressamente regolato dall’art. 924 c.c., in base al quale il proprietario di uno sciame d’api ha il diritto di inseguirlo sul fondo altrui, ma deve indennizzarne il proprietario per l’eventuale danno cagionato al fondo; se non ha inseguito le api entro due giorni, il proprietario del fondo ove le api sono fuggite ha il diritto di prenderle e mantenerne il possesso.

Sono titolare di un bed and breakfast sito nelle Langhe che ho chiamato: „Rose, narcisi e tulipani“. Nei giorni scorsi ho ricevuto un atto di citazione da parte di un Bed and Breakfast che non menziono, per non violare la privacy, sito in Caserta, la cui ditta fa riferimento al nome di un altro fiore. Nella citazione si afferma che io avrei fatto concorrenza sleale, utilizzando un nome idoneo a produrre confusione con quello di un mio concorrente. Io non vedo quale confusione possa esservi rispetto ad un bed and brakfast posto a centinaia di chilometri dal mio.2018-04-15T20:51:02+02:00

Risposta: la tematica è regolata da una serie di norme, tra cui l’art. 2598 c.c., in base al quale compie atti di concorrenza sleale chiunque usi nomi o segni distintivi idonei a produrre confusione con i nomi o segni distintivi legittimamente usati da altri. Si tratta dunque di verificaree se sia o meno configurabile tale confusione. Nel caso di specie, pur essendo in presenza dello stesso campo di attività, non solo la palese differenziazione dei nomi non pare tale da indurre in confusione, ma tale conclusione è avvalorata dal fatto, già da lei menzionato, della notevole distanza territoriale dei due bed and breakfast.

Sono stato multato per eccesso di velocità, ma l’autovelox non era visibile. Che mi conviene fare?2018-08-02T16:38:28+02:00

Risposta:  Se l’autovelox non è stato segnalato almeno 400 metri prima, con un’apposita segnaletica verticale, e non è ben visibile, si può proporre ricorso al giudice di pace poiché la multa è illegittima. Sul punto, la Corte di Cassazione ha tra l’altro ribadito che è configurabile il reato di truffa ogni qualvolta vengono nascoste dolosamente le apparecchiature di rilevamento della velocità

Sono stata legata sentimentalmente ad un ragazzo che ho poi dovuto lasciare per la sua ossessiva gelosia. Adesso vivo con un altro uomo. Da mesi peraltro il mio ex compagno mi telefona ad ogni ora del giorno e della notte, dicendomi che se mi vedrà con il mio attuale convivente «non sa cosa farà». Mi tempesta di messaggi sms, talora gentili, con cui mi supplica di tornare insieme con lui, talora minacciosi. Io vivo in un perenne stato di ansia, ho dovuto modificare il mio profilo facebook e per andare all’università mi faccio ora sempre accompagnare da miei amici. Sono terrorizzata anche se posso capire l’amarezza del mio ex compagno. Cosa devo fare? Non vorrei fargli del male. In fondo a suo tempo lo avevo amato.2018-07-24T17:47:59+02:00

Risposta: in questo caso provi la soluzione più „blanda“. Si rivolga alla polizia affinchè venga trasmessa al Questore la richiesta di ammonimento nei confronti del suo ex compagno. L’ammonimento del questore consiste in un provvedimento amministrativo con cui si invita il destinatario «a  tenere una condotta conforme alla legge», diffidando il soggetto ad astenersi dal compiere atti persecutori nei confronti della vittima. Qualora l’ammonimento del Questore non sortisca alcun esito, occorrerà formulare atto di querela presso un comando dei carabinieri o della polizia. Ricordi che la querela deve essere formulata entro sei mesi dal fatto. Le consiglio inoltre di registrare le telefonate a lei fatte dal suo ex compagno, e di conservare gli sms, che potranno essere esibiti come prove in un futuro giudizio penale.

Sono sposata da dieci anni con mio marito. Negli ultimi tempi la convivenza era divenuta insopportabile, Continui litigi e scenate da parte sua, che ad un certo punto ha deciso di tornare a vivere con sua madre. Io poco dopo ho conosciuto un uomo stupendo del quale mi sono innamorata. Mi è stato detto però che se la cosa viene a conoscenza di mio marito, io rischio una causa di separazione con addebito a mio carico. E‘ vero?2018-04-15T18:05:33+02:00

Risposta: Il tradimento è motivo di separazione con addebito solo se l’infedeltà è la causa della fine del matrimonio, non qualora esso sia successivo al verificarsi di un’accertata situazione di intollerabilità della convivenza, come in questa ipotesi. Nel suo caso, in altre parole, il matrimonio aveva già perso la sua ragion d’essere antecedentemente al supposto tradimento, che rappresenta semmai una mera conseguenza, e non certo la causa della rottura del legame coniugale.

Sono sposata da cinque anni. La vita coniugale negli ultimi periodi era divenuta un inferno. Mio marito mi tradiva continuamente e tutte le mie amiche ridevano di me e mi compiangevano. Io per vendicarmi ho deciso di tradirlo con un collega di lavoro in maniera molto plateale. Adesso mio marito mi ha minacciato che chiederà la separazione con addebito, facendo ricadere su di me la colpa di tutto. Cosa posso fare ?2018-04-15T18:06:14+02:00

Risposta: La Cassazione si è espressamente pronunciata sul punto con la sent. 13 ottobre 2014, n. 21596, con cui ha stabilito che se la consorte ha tradito per ripicca il marito, che per primo ha tradito la moglie, la separazione va addebitata comunque al marito. Secondo la Cassazione in tal caso «il tradimento della moglie è relativamente giustificato, in considerazione di quella più duratura, ostinata e risalente del marito».

Sono separata da alcuni anni e mio marito mi deve versare “gli alimenti”, che però non riesco ad avere. Cosa posso fare?2018-04-06T13:11:45+02:00

Può iniziare subito una procedura esecutiva nei confronti del coniuge obbligato, pignorando ad es: il suo stipendio, la sua pensione e tutti i propri beni.

Sono proprietario di un supermarket e ho ragione di sospettare che almeno una delle mie cassiere si appropri di una parte del denaro delle casse. Vorrei installare delle telecamere di videosorveglianza, ma mi è stato detto che vi sono molte regole da seguire. Cosa devo fare con precisione ?2018-07-24T17:47:15+02:00

Risposta: Ai sensi dell’art. 4 della l. n. 300 del 1970 (c.d. Statuto dei lavoratori) lei dovrà prendere contatto con le rappresentanze sindacali aziendali al fine di ottenere il loro consenso, Al riguardo sarà necessario indicare il numero e la posizione delle telecamere ed il relativo raggio di azione. In caso di mancata intesa con le RSA, lei potrà ricorrere alle Direzioni terroriali del lavoro. Peraltro la Cassazione ha recentemente affermato che è comunque sufficiente anche il consenso all’installazione dell’impianto di videosorveglianza da parte di tutti i lavoratori interessati, persino nell’ipotesi di mancata intesa con le RSA.   

Sono proprietario di un alloggio in un immobile senza ascensore. Purtroppo negli ultimi mesi sono stato colpito da una grave malattia che mi impedisce di deambulare e la mia disabilità renderebbe necessario un ascensore. Gli altri condomini non mi sembrano però molto propensi a tale installazione, ritenendola troppo costosa. Cosa posso fare?2018-04-15T17:32:35+02:00

Risposta: per incentivare gli algtri condomini  a votare a favore della proposta di installazione di un ascensore ricordi loro che la l. n. 13 del 1989 prevede la concessione di contributi per interventi atti al superamento delle barriere architettoniche su immobili privati già esistenti abitati da soggetti portatori di menomazioni o limitazioni funzionali permanenti, quali appunto quelle di carattere motorio. Le relative richieste vanno presentate al sindaco del comune ove si trova l’immobile entro il primo marzo di ogni anno.

Qualora comunque in sede di assemblea non venga raggiunta la maggioranza dei voti favorevoli all’installazione, lei potrà, a sue spese , provvedere all’installazione di un servo scala o di una piattaforma elevatrice.

Sono musulmano e in gioventù mi sono sposato con quattro mogli, come consentito dalla mia religione. Da anni vivo in Italia e vorrei regolarizzare la mia posizione dal punto di vista matrimoniale. Cosa posso fare ?2018-04-15T19:19:16+02:00

Risposta: l’Italia non ammette la poligamia. Potrà pertanto richiedere soltanto la trascrizione allo Stato Civile del suo primo atto di matrimonio, che sarà l’unico valido per il nostro Paese.

Sono laureato in legge e sto svolgendo pratica legale presso uno studio. Talora il titolare non è presente ed io allora prendo gli appuntamenti con i clienti , fissando ovviamente le date in cui il titolare sarà presente, ricevo da loro eventuali incartamenti firmando per quietanza, mi reco presso altri studi per discutere di varie tematiche giuridiche. Ho paura di „sconfinare“ e di poter essere accusato di esercizio abusivo della professione.2018-07-24T17:50:38+02:00

Risposta. Il problema dei praticanti avvocati è stato affrontato, ancora recentemente, dalla Cassazione con la pronuncia della Quinta Sezione penale del 17 febbraio 2017, n.  7630. La vicenda concerneva un praticante avvocato che si era presentato ad alcuni  clienti dello studio come il legale incaricato della trattazione di una pratica, ed aveva poi firmato varie quietanze. Nel corso del procedimento per esercizio abusivo della professione l’imputato si era difeso affermando che ricevere acconti in denaro dai clienti e firmare quietanze di pagamento   non rappresenta affatto un’attività tipica della professione legale, e non configura pertanto il reato di esercizio abusivo della professione. La Cassazione, richiamandosi all’insegnamento delle Sezioni Unite (Cass. pen, sez. un., 23 marzo 2012, n. 11545) ha affermato che integra il reato di esercizio abusivo della professione il compimento di atti che, pur non attribuiti in via esclusiva a una determinata professione (quali la firma di quietanze e la ricezione di acconti di pagamento) possono indurre peraltro in errore la clientela qualora vengano realizzati con modalità tali da creare le oggettive apparenze di un’attività professionale svolta da un soggetto regolarmente abilitato. Le suggerisco pertanto di chiarire ai vari clienti in occasione di tali attività che lei è un praticante e non un avvocato. In tal modo potrà evitarsi l’insorgere di ogni dubbio.  

Sono l’amministratore di un condominio ed alcuni condomini mi hanno chiesto di mettere nel prossimo ordine del giorno la proposta di una delibera concernente l’installazione di una telecamera nell’ingresso, onde scoraggiare l’accesso di eventuali malintenzionati. Quali sono le procedure da seguire ?2018-04-15T17:33:06+02:00

Risposta. Come certamente a lei ben noto la l. n. 220 del 2012 „Modifiche della disciplina del condominio negli edifici“ prevede che per l’approvazione in sede di assemblea condominiale di una delibera concernente l’installazione di un impianto di videosorveglianza sulle parti comuni occorra la maggioranza degli intervenuti in assemblea purchè essi rappresentino almeno la metà dei millesimi condominiali. In caso di approvazione, ella, nella qualità di amministratore, sarà tenuto a far apporre all’ingresso dell’edificio un cartello contenente l’indicazione che l’immobile è fatto oggetto di videoserveglianza. Il Garante alla privacy ha recentemente sottolineato che detti cartelli devono essere visibili anche di notte, soprattutto se l’impianto è dotata di telecamere day and night. Dovrà poi apporre un secondo cartello, maggiormente dettagliato e volto a chiarire le finalità della videosorveglianza, nei pressi dell’ingresso o in altra area di accesso.

Sono il legale di una Srl e, in quanto obbligato in solido, mi è stata notificata una multa per superamento del limite di velocità con una delle auto aziendali. La notifica dice: “trasgressore non identificato”. Verranno decurtati i punti dalla mia patente?2018-08-02T16:36:25+02:00

Risposta:  È necessario comunicare all’Amministrazione, entro 60 giorni dalla notifica del verbale, i dati identificativi del conducente in modo tale da individuare con certezza il soggetto che ha commesso l’infrazione e che dovrà subire la decurtazione dei punti . Il mancato adempimento di tale obbligo senza giustificato motivo comporta un’ulteriore contravvenzione per non aver rispettato un comando dell’autorità.

Si riceve una multa per un’infrazione commessa in un luogo dove non si è mai stati. Cosa fare?2018-08-02T16:35:28+02:00

Risposta: È evidente che l’agente si è sbagliato nel redigere il verbale o la targa è stata clonata. Pertanto la soluzione migliore è contestare il verbale dimostrando, con prove certe e inconfutabili, l’errore da parte degli agenti. Nel ricorso (al Prefetto o al Giudice di Pace) bisognerà dare prova che, in quel preciso momento, si era da un’altra parte (per es.: badge del posto di lavoro, dichiarazioni di testimoni circa la presenza del conducente da un’altra parte). Potrebbe essere utile (e convincente) sporgere querela contro ignoti per denunciare l’eventuale clonazione della targa. Non succede raramente, infatti, che qualcuno falsifichi la propria targa al solo fine di evitare contravvenzioni.

Si può risolvere un contratto se la prestazione diviene eccessivamente onerosa per una delle parti?2018-07-27T11:07:09+02:00

Risposta: La risoluzione per eccessiva onerosità (art. 1467 c.c.) può chiedersi per i contratti a esecuzione continuata o periodica, ovvero a esecuzione differita, se l’eccessiva onerosità si è verificata per avvenimenti straordinari e imprevedibili.La parte contro la quale è domandata la risoluzione può evitarla offrendo di modificare equamente le condizioni del contratto.

Si può risolvere un contratto se la prestazione diventa impossibile?2018-07-27T11:05:53+02:00

Risposta: La legge distingue la disciplina della risoluzione per impossibilità, a seconda della natura dell’impossibilità:

  1. se si tratta di impossibilità totale(art. 1463 c.c.), la parte liberata per la sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta non può chiedere la controprestazione, e deve restituire quella che abbia già ricevuta, secondo le norme relative alla ripetizione dell’indebito;
  2. se la prestazione di una parte è divenuta solo parzialmente impossibile, l’altra parte ha diritto a una corrispondente riduzione della prestazione da essa dovuta, e può anche recedere dal contratto qualora non abbia un interesse apprezzabile all’adempimento parziale (art. 1464 c.c.).

C’è però un’eccezione per quanto riguarda i contratti con effetti traslativi o costitutivi (art. 1465 c.c., es. i contratti di vendita). Nei contratti che trasferiscono la proprietà di una cosa determinata ovvero costituiscono o trasferiscono diritti reali, infatti, il perimento della cosa per una causa non imputabile all’alienante non libera l’acquirente dall’obbligo di eseguire la controprestazione, ancorché la cosa non gli sia stata consegnata. La stessa disposizione si applica nel caso in cui l’effetto traslativo o costitutivo sia differito fino allo scadere di un termine

Si può recedere da un contratto se mutano le condizione patrimoniali di uno dei contraenti?2018-04-21T10:17:43+02:00

Risposta: Ciascun contraente può sospendere l’esecuzione della prestazione da lui dovuta, se le condizioni patrimoniali dell’altro sono divenute tali da porre in evidente pericolo il conseguimento della controprestazione (art. 1461 c.c.).

Si può essere mulati per aver superato di 1 Km il limite di velocità?2018-08-02T16:35:28+02:00

Risposta: La legge applica, su ogni eccesso di velocità, una tolleranza del 5% (per un minimo di tolleranza di 5 km7h) . Pertanto, se arriva la multa, vuol dire che c’è stato un discostamento dal limite di velocità non già dell’1%, ma del 6%. Per esempio: su un limite di 70 Km/h, il 5% corrisponde a 3,75 Km/h; ma poiché la tolleranza minima è di 5 Km/h, nel caso di specie la multa scatta solo al raggiungimento di 76 Km/h.

Si può conseguire prima la liquidazione del danno all’autovettura e successivamente quella relativa alle lesioni fisiche?2018-07-24T16:23:01+02:00

Risposta: Non ci sono preclusioni giuridiche al riguardo. La attuale normativa prevede che la compagnia assicurativa, in caso di danni a sole cose, è tenuta a comunicare entro 60 giorni dal ricevimento della richiesta risarcitoria la somma offerta per il risarcimento (30 giorni in caso di constatazione amichevole del sinistro sottoscritta dai conducenti), oppure i motivi per cui non ritiene di fare l’offerta. In caso di lesioni personali, tale comunicazione deve essere formulata entro 90 giorni

Si può cedere un contratto?2018-04-18T11:28:11+02:00

Risposta: Si può avere la cessione di un contratto quando una parte (il cedente) di un contratto originario – purché a prestazioni corrispettive, da ambo le parti non ancora eseguito – stipula con un terzo (il cessionario) un nuovo contratto (di cessione), con il quale cedente e cessionario si accordano per trasferire al cessionario il contratto originario o meglio tutti i rapporti attivi e passivi, derivanti da esso. La regola generale vuole che il contraente ceduto esprima il suo consenso, anche in via preventiva (art.1407 c.c.).Il contraente cedente è liberato dalle sue obbligazioni verso il contraente ceduto, salvo che questo non abbia espresso volontà contraria (art. 1408 c.c.). Se una delle prestazioni è già stata eseguita si potrà invece ricorrere alla cessione del solo credito, con le forme previste per questo istituto.

Se il giudice dispone l’affidamento condiviso dei figli minori, questi devono andare a vivere alternativamente con entrambi i genitori?2018-04-06T13:38:19+02:00

Viene sempre individuato il genitore “di riferimento”, presso il quale dovranno vivere i figli, senza che ciò leda i principi e le regole comportamentali previste dall’affidamento condiviso.

Se il giudice dispone l’affidamento condiviso dei figli minori, questi devono andare a vivere alternativamente con entrambi i genitori?2018-04-15T17:56:49+02:00

Risposta: viene sempre individuato il genitore “di riferimento”, presso il quale dovranno vivere i figli, senza che ciò leda i principi e le regole comportamentali previste dall’affidamento condiviso.

Se dopo il deposito del ricorso per separazione mi compro una casa, questa è di mia esclusiva proprietà?2018-04-06T13:33:13+02:00

Ciascun coniuge potrà acquistare un immobile, che sarà di sua esclusiva proprietà, subito dopo l’udienza davanti al Presidente del tribunale, sia in caso di separazione giudiziale che in quella consensuale.

Se ad esempio si riceve una multa che riporta una infrazione commessa in una erta data ma il verbale di contestazione ne riporta un’altra La contestazione è valida?2018-08-02T16:35:28+02:00

Risposta: No, la multa è illegittima e si può fare ricorso per richiedere l’annullamento. Affinché il verbale possa essere considerato valido, infatti, deve contenere tutti i dati idonei a identificare con certezza i fatti e le generalità del trasgressore.

Riduzione del pignoramento2018-07-25T10:24:11+02:00

Risposta: Quando il valore dei beni pignorati è superiore all’importo delle spese dell’esecuzione e dei crediti dovuti al creditore pignorante e agli eventuali creditori intervenuti, comprensivo del capitale, degli interessi e delle spese, il debitore può presentare al giudice dell’esecuzione un’istanza (anche orale) di riduzione del pignoramento.

L’istanza può essere proposta in qualsiasi fase della procedura esecutiva, finché non si sia proceduto alla vendita dei beni. La riduzione può essere disposta anche d’ufficio.

Il giudice decide con ordinanza non impugnabile, sentito il creditore pignorante.

Quanto tempo occorre per una Separazione?2018-04-06T13:02:10+02:00

Se la separazione è consensuale, perché i coniugi sono d’accordo, tutto si risolve nell’arco di qualche mese davanti al presidente del Tribunale. Se invece la separazione è giudiziale, perché i coniugi non si trovano d’accordo ed anzi sono in uno stato di forte litigiosità su tutto, la causa, purtroppo, può durare anche diversi anni.

Quanto tempo occorre per una separazione2018-04-15T17:40:10+02:00

Risposta: Se la separazione è consensuale, perché i coniugi sono d’accordo, tutto si risolve nell’arco di qualche davanti al presidente del Tribunale. Se invece la separazione è giudiziale, perché i coniugi non si trovano d’accordo ed anzi sono in uno stato di forte litigiosità su tutto,  la causa, purtroppo, può durare anche diversi anni.

Quanto può incidere l’anatocismo sul “costo” del conto corrente?2018-07-24T20:13:45+02:00

Risposta: Supponiamo che un correntista nell’arco del decennio 1993 – 2003 abbia uno scoperto medio sul conto corrente di € 10.000,00 ed il tasso di interesse passivo medio sia del 10% annuo. Con la capitalizzazione trimestrale gli interessi nel decennio ammonteranno ad € 16.868,57 mentre senza capitalizzazione essi ammonteranno ad € 10.005,48.

Quanto deve durare minimo un contratto di locazione?2018-04-16T08:54:45+02:00

Risposta: Il codice civile stabilisce un termine massimo per il contratto di locazione, prevedendo che tale contratto non può avere durata superiore a 30 anni (art. 1573 c.c.). Nulla stabilisce invece in ordine ad un termine minimo.

Tuttavia, nella maggior parte dei casi, il regime della durata di un contratto di locazione avente ad oggetto beni immobili segue le regole dettate dalla L. 392/78 (successivamente modificata e integrata dalla L. 431/98) per gli immobili siti in zone urbane.

In base a tale normativa, gli immobili urbani vengono distinti a seconda che essi siano adibiti ad uso abitativo oppure ad uso diverso da quello di abitazione (cioè ad attività commerciali, industriali, artigianali, turistiche o professionali) e ai relativi contratti di locazione si applica uno speciale regime che detta regole particolari in ordine alla durata, alla facoltà di recesso e alla risoluzione.

Per maggiori particolari si consultino le risposte specifiche:

  1. immobili adibiti ad uso abitativo
  2. immobili adibiti ad uso diverso da quello abitativo

Da questo regime restano esclusi gli immobili vincolati ai sensi della Legge n. 1089/39 e quelli appartenenti alle categorie catastali A/1, A/8, A/9 (quelli cioè di interesse storico o artistico, di edilizia residenziale pubblica o locati per finalità turistiche), per i quali continuano a valere le regole del codice civile

Quanto costa fare causa per anatocismo?2018-07-24T20:18:21+02:00

Risposta: Vi sono dei costi iniziali da sostenere quali le spese giudiziarie, l’incarico di un consulente tecnico-bancario e così via che consigliano di intraprendere la causa solamente se si è veramente intenzionati o se le somme da recuperare hanno un certa consistenza. Bisogna tenere presente però che in caso di esito positivo del giudizio, il giudice con ogni probabilità accollerà alla banca soccombente tutte le spese legali, comprese le somme anticipate dal correntista.

Quanti tipi di testamento esistono?2018-04-16T17:45:56+02:00

Risposta: Il testamento è un negozio giuridico unilaterale, in quanto espressione della volontà del solo testatore, è personale, poiché quest’ultimo è l’unico soggetto legittimato a porlo in essere, non essendo ammessa forma di rappresentanza alcuna, non è ricettizio ma è revocabile e formale, dovendo estrinsecarsi, a pena di nullità, in una delle forme previste dalla legge.

Il testamento può essere ordinario o speciale:

  1. nell’ambito della prima categoria la legge distingue il testamento olografo da quello redatto per atto di notaio, a sua volta pubblico o segreto;
  2. mentre i testamenti speciali rappresentano particolari forme di testamento pubblico, riconosciute solo per determinate situazioni o circostanze eccezionali.

Il testamento olografo, previsto dall’art. 609 c.c., costituisce la fattispecie più semplice. Si configura infatti come scrittura privata e presenta la caratteristica di dovere essere necessariamente scritto per intero, nonché datato e sottoscritto, di mano del testatore.

La mancanza di autografia rende infatti il testamento nullo, mentre la sottoscrizione, posta alla fine delle disposizioni, deve contenere nome e cognome del testatore, oppure uno pseudonimo che lo individui con certezza. La data, infine, deve contenere l’indicazione del giorno, mese ed anno, in cui il testamento fu scritto.

Il testamento pubblico, previsto dall’art. 603 c.c., rappresenta una delle due tipologie di testamento redatto, con le formalità previste dalla legge, per atto di notaio, ed ha natura di atto pubblico, facendo piena prova delle dichiarazioni del testatore fino a querela di falso.

Il testatore, in presenza di due testimoni o di quattro allorché incapace di leggere o scrivere oppure sordo, muto o sordomuto, dichiara la sua volontà al notaio, che la riceve, ne cura la redazione per iscritto e ne dà lettura al testatore in presenza dei testimoni. Di tali formalità è fatta menzione nel testamento, che deve essere sottoscritto dal testatore, dai testimoni e dal notaio e deve indicare il luogo, la data del ricevimento e l’ora della sottoscrizione.

Il testamento segreto, altra fattispecie redatta per atto di notaio, è previsto dall’art. 604 c.c. e consiste nella consegna solenne al notaio, che la riceve e la conserva, di una scheda contenente le disposizioni testamentarie.

Detta consegna avviene personalmente, ad opera del testatore, alla presenza di due testimoni, ed il notaio provvede a sigillare la scheda testamentaria non ancora sigillata, redigendo inoltre, sullo stesso involto che contiene la scheda o su un altro, appositamente preparato, l’atto di ricevimento, che testatore, testimoni e notaio sottoscriveranno.

Tale testamento può essere scritto sia dal testatore che da un terzo, ed anche con mezzi meccanici, ma deve sempre essere sottoscritto dal testatore, salvo che questi non sappia scrivere o non abbia potuto sottoscrivere per altro impedimento. In tal caso, tuttavia, il testatore deve dichiarare al notaio ricevente di aver letto il testamento e di approvarlo, nonché la causa che gli ha impedito la sottoscrizione, che verrà menzionata nell’atto di ricevimento.

Chi non sa o non può leggere non può fare testamento segreto.

testamenti speciali si configurano poi come dichiarazioni rese dal testatore ad un pubblico ufficiale od assimilato in circostanze particolari e redatte per iscritto ad opera di quest’ultimo, con un efficacia limitata nel tempo e pari a tre mesi dal ritorno della situazione normale.

Si collocano dunque nel novero dei testamenti speciali quelli redatti in occasione di malattie contagiose, calamità pubbliche ed infortuni, che vengano ricevuti da notaio, conciliatore (oggi giudice di pace) del luogo, sindaco od assessore delegato che ne faccia le veci nonché da ministro di culto (art. 609 c.c.).

Ulteriori fattispecie speciali sono rappresentate poi dai testamenti in navigazione marittima od aerea, ricevuti dal comandante della nave o dell’aereo (artt. 611 e 616 c.c.), nonché dai testamenti dei militari e assimilati, raccolti per iscritto da un ufficiale, da un cappellano militare o da un ufficiale della Croce rossa (art. 617 c.c.).

Quando un’assemblea è regolarmente costituita?2018-04-15T17:18:34+02:00

Risposta: L’assemblea è regolarmente costituita con l’intervento di tanti condomini che rappresentino i due terzi del valore dell’intero edificio e i due terzi dei partecipanti al condominio. Ove l’assemblea non possa deliberare per la mancanza delle maggioranze riferite, delibera in seconda convocazione, in un giorno successivo e comunque non oltre dieci giorni dalla prima convocazione. In questo caso la deliberazione è valida se riporta un numero di voti che rappresenti il terzo dei partecipanti al condominio e almeno un terzo del valore dell’edificio.

L’assemblea delibera con le maggioranze previste all’art. 1136 (v. risposta successiva).

L’assemblea non può deliberare, se non consta che tutti i condomini sono stati invitati alla riunione.

L’avviso di convocazione deve essere comunicato ai condomini almeno cinque giorni prima della data fissata per l’adunanza (art. 66 disp. att. c.c.).

Delle deliberazioni dell’assemblea si redige processo verbale da trascriversi in un registro tenuto dall’amministratore.

L’assemblea (art. 66 disp.att. c.c.), oltre che annualmente in via ordinaria per le deliberazioni indicate dall’art. 1135 c.c., può essere convocata in via straordinaria dall’amministratore quando questi lo ritiene necessario o quando ne è fatta richiesta da almeno due condomini che rappresentino un sesto del valore dell’edificio. Decorsi inutilmente dieci giorni dalla richiesta, i detti condomini possono provvedere direttamente alla convocazione.

In mancanza dell’amministratore, l’assemblea tanto ordinaria quanto straordinaria può essere convocata a iniziativa di ciascun condomino.

Ogni condomino può intervenire all’assemblea anche a mezzo di rappresentante.

Qualora un piano o porzione di piano dell’edificio appartenga in proprietà indivisa a più persone, queste hanno diritto a un solo rappresentante nell’assemblea, che è designato dai comproprietari interessati; in mancanza provvede per sorteggio il presidente.

L’usufruttuario di un piano o porzione di piano dell’edificio esercita il diritto di voto negli affari che attengono all’ordinaria amministrazione e al semplice godimento delle cose e dei servizi comuni.

Nelle deliberazioni che riguardano innovazioni, ricostruzioni od opere di manutenzione straordinaria delle parti comuni dell’edificio il diritto di voto spetta invece al proprietario.

Quando si può chiedere l’inabilitazione?2018-04-17T11:02:18+02:00

Risposta: L’art. 415 del codice civile stabilisce quali sono le persone che possono essere inabilitate:

  1. il maggiore di età infermo di mente, lo stato del quale non è talmente grave da far luogo all’interdizione;
  2. coloro che, per prodigalità o per abuso abituale di bevande alcooliche o di stupefacenti, espongono sé o la loro famiglia a gravi pregiudizi economici;
  3. il sordomuto e il cieco dalla nascita o dalla prima infanzia, se non hanno ricevuto un’educazione sufficiente quando risulta che essi sono del tutto incapaci di provvedere ai propri interessi, salva la possibilità, per i casi più gravi, di ricorrere all’interdizione.
Quando si prescrive il diritto al risarcimento del danno provocato dalla circolazione dei veicoli?2018-07-25T09:45:46+02:00

Risposta: Il risarcimento del danno prodotto dalla circolazione dei veicoli si prescrive, ai sensi dell’art. 2947 c.c., secondo comma, in due anni. Non hanno effetto interruttivo di tale termine le trattative di componimento bonario .Tuttavia, ove il fatto che ha causato il danno venga considerato dalla legge come reato e per il reato sia stabilita una prescrizione più lunga, questa si applica anche all’azione civile. Ai fini della prescrizione del diritto al risarcimento del danno derivante da reato, si deve avere riguardo alla pena edittale senza tenere conto della diminuzione della pena conseguente alla concessione di circostanze attenuanti generiche. Se il reato è estinto per causa diversa dalla prescrizione o è intervenuta sentenza irrevocabile nel giudizio penale, il diritto al risarcimento del danno si prescrive nel termine di due anni, con decorrenza dalla data di estinzione del reato o dalla data in cui la sentenza è divenuta irrevocabile.

Quando si prescrive il diritto al risarcimento del danno provocato dalla circolazione dei veicoli?2018-08-02T16:29:09+02:00

Risposta: Il risarcimento del danno prodotto dalla circolazione dei veicoli si prescrive, ai sensi dell’art. 2947 c.c., secondo comma, in due anni. Non hanno effetto interruttivo di tale termine le trattative di componimento bonario .Tuttavia, ove il fatto che ha causato il danno venga considerato dalla legge come reato e per il reato sia stabilita una prescrizione più lunga, questa si applica anche all’azione civile. Ai fini della prescrizione del diritto al risarcimento del danno derivante da reato, si deve avere riguardo alla pena edittale senza tenere conto della diminuzione della pena conseguente alla concessione di circostanze attenuanti generiche. Se il reato è estinto per causa diversa dalla prescrizione o è intervenuta sentenza irrevocabile nel giudizio penale, il diritto al risarcimento del danno si prescrive nel termine di due anni, con decorrenza dalla data di estinzione del reato o dalla data in cui la sentenza è divenuta irrevocabile.

Quando si ha la risoluzione per inadempimento?2018-07-27T11:07:39+02:00

Risposta: Nei contratti con prestazioni corrispettive, quando uno dei contraenti non adempie le sue obbligazioni, l’altro può a sua scelta chiedere l’adempimento o la risoluzione del contratto, salvo, in ogni caso, il risarcimento del danno (art. 1453 c.c.).La risoluzione può essere domandata anche quando il giudizio è stato promosso per ottenere l’adempimento, ma non può più chiedersi l’adempimento quando è stata domandata la risoluzione. Dalla data della domanda di risoluzione l’inadempiente non può più eseguire la propria prestazione.Il contratto non si può risolvere se l’inadempimento di una delle parti ha scarsa importanza, avuto riguardo all’interesse dell’altra.Alla parte inadempiente l’altra può intimare per iscritto di adempiere in un congruo termine, con dichiarazione che, decorso inutilmente detto termine, il contratto s’intenderà senz’altro risolto (art. 1454 c.c.). In questo caso il termine non può essere inferiore a quindici giorni, salvo diversa pattuizione delle parti o salvo che, per la natura del contratto o secondo gli usi, risulti congruo un termine minore. Decorso il termine senza che il contratto sia stato adempiuto, questo è risoluto di diritto.

Quando si ha il concorso di colpa?2018-07-25T09:47:06+02:00

Risposta: Il concorso di colpa in materia di circolazione di veicoli è previsto al secondo coma dell’art. 2054 c.c., il quale stabilisce che nel caso di scontro tra veicoli si presume, fino a prova contraria, che ciascuno dei conducenti abbia concorso ugualmente a produrre il danno subito dai singoli veicoli.Relativamente al concorso di colpa, sussiste pertanto una presunzione relativa, vale a dire operante fino a prova contraria che, in presenza di fatti imputabili a più soggetti, a ciascuno di essi debba essere riconosciuta un’efficacia causativa del danno qualora abbiano determinato una situazione per la quale senza l’uno o l’altro di essi l’evento non si sarebbe verificato.Si presume che ciascun conducente abbia provocato con pari colpa e con pari efficienza causale i danni causati dallo scontro, sia i propri che quelli riportati dall’altro conducente.Pertanto, in applicazione del principio del concorso di colpa del danneggiato ex art. 1227 c.c., ciascun conducente dovrà risarcire la metà dei danni subiti dall’altro e sopportare una riduzione del diritto al risarcimento dei propri danni in eguale misura.La presunzione di responsabilità concorrente dei conducenti, ex art. 2054, opera solo nel caso di scontro tra veicoli, e si applica soltanto nel caso in cui le risultanze probatorie non permettano concretamente di accertare in quale misura la condotta dei due conducenti abbia causato l’evento dannoso.Tuttavia, quando anche venga accertata la colpa esclusiva di uno solo dei due conducenti, l’altro non per questo si libererà automaticamente dalla presunzione di corresponsabilità, ma è necessario che dimostri di avere osservato le norme sulla circolazione e quelle di comune prudenza .Il principio di solidarietà prefigurato dal nostro ordinamento impone anche al conducente che abbia rispettato le norme del codice della strada di attivarsi, dinanzi alla scorrettezza altrui, per evitare il sinistro secondo l’ordinaria diligenza, cioè scegliendo la manovra che il guidatore medio, con riferimento alla situazione concreta, valuta come la più idonea per evitare od attenuare il danno.La presunzione di eguale concorso opera anche se uno dei veicoli non ha subito danni e concerne sia la gravità della colpa che l’entità della conseguenza del fatto dannoso.

Quando scatta il reato per l’omesso versamento Iva?2018-07-24T20:04:24+02:00

Risposta: La soglia di punibilità del reato di omesso versamento Iva è stato elevato da 50 mila a 250 mila euro. Il reato di omesso versamento dell’IVA si configura se l’importo dovuto e non versato supera 250.000 euro per ciascun periodo d’imposta al posto dei precedenti 50.000. L’aumento della soglia viene prevista dal dlgsv 158 del 24/9/2015 pubblicato sulla GU n.55 del 7/10 in vigore dal 22 ottobre 2015.

In particolare, il contribuente soggetto passiva IVA, che non versi l’IVA dovuta in base alla dichiarazione annuale entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo di imposta successivo, per un ammontare superiore a 250.000 euro per ciascun periodo d’imposta, è punito con la reclusione da 6 mesi a 2 anni.

Il Governo nella relazione illustrativa afferma che in rapporto ai fatti di omesso versamento dell’IVA al di sotto della soglia si sono ritenute sufficienti le sanzioni amministrative già comminate dall’articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471 (sanzione del 30% di ogni importo non versato).

Quando può il contribuente presentare un ricorso tributario?2018-07-24T20:09:37+02:00

Risposta: Se un contribuente ritiene illegittimo o infondato un atto emesso nei suoi confronti (per esempio, un avviso di liquidazione o di accertamento, una cartella di pagamento, ecc.), può presentare ricorso rivolgendosi alla Commissione tributaria provinciale (CTP) competente per chiederne l’annullamento totale o parziale. E’ bene che il contribuente valuti  l’opportunità di instaurare un contenzioso tributario  ponderando i tempi ed i costi del contenzioso stesso. Occorre, infatti, considerare che la proposizione di un ricorso comporta, nella maggior parte dei casi, costi aggiuntivi rappresentati dall’obbligo di farsi assistere da un difensore e dal rischio, per chi perde, di essere condannato al pagamento delle spese.

Inoltre, occorre considerare che, per gli atti notificati dal 1° aprile 2012 (ovvero dal 1° dicembre 2012 per gli atti emessi dall’ex Agenzia del Territorio), è stato introdotto nel processo tributario il nuovo istituto del “reclamo” (art. 39, comma 9, del D.L. n. 98/2011), che ha lo scopo di trovare un accordo preventivo tra contribuente e Fisco ed evitare, quindi, il ricorso al giudice tributario. L’istituto del reclamo è obbligatorio per le controversie di valore non superiore a 20.000 euro.

Quando può essere invocata la legittima difesa o una delle altre cause di non punibilità del reato?2018-07-24T17:30:59+02:00

Risposta: L’art. 52 c.p. (legittima difesa) prevede la non punibilità del fatto se chi lo ha commesso vi è stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta. Tuttavia, lo stesso articolo stabilisce che deve esservi proporzionalità tra la difesa e l’offesa. La reazione è perciò giustificata solo ove sussistano i due requisiti della necessità e della proporzionalità tra offesa e difesa.La giurisprudenza ha chiarito che, relativamente alla legittima difesa, la proporzionalità deve assumersi tra i beni in conflitto. Ad esempio, nel caso di un furto, che presuppone l’offesa all’integrità patrimoniale di un soggetto, non sarà considerata legittima la difesa di chi, per scongiurare tale reato, cagioni la morte del ladro, posto che in questo caso si va a ledere il bene della vita che è certamente sovraordinato al bene patrimoniale.Altre cause di giustificazione sono:

  1. il consenso dell’avente diritto (art. 50 c.p.)
  2. l’esercizio di un diritto o l’adempimento di un dovere (art. 51 c.p.)
  3. l’uso legittimo delle armi (art. 53 c.p.)
  4. lo stato di necessità (art. 54 c.p.).
Quando può essere chiesta l’interdizione?2018-04-17T10:36:42+02:00

Risposta: Il codice civile stabilisce che possono essere interdetti il maggiore di età e il minore emancipato i quali si trovino in condizioni di abituale infermità di mente che li rende incapaci di provvedere ai propri interessi (art. 414).

Per abituale infermità di mente, la giurisprudenza non intende solo l’esistenza di una tipica malattia di mente, con caratteristiche partomogiche ben definite, ma anche la semplice presenza di un’alterazione nelle facoltà mentali, tale da dar luogo ad un’incapacità totale o parziale di provvedere ai propri interessi

Quando può aversi la separazione con addebito?2018-04-15T18:03:19+02:00

Risposta: Nel pronunciare la separazione, ove ricorrano specifiche circostanze e se richiesto da una delle parti, il Giudice può dichiarare a quale dei due coniugi sia addebitabile la separazione.L’addebito assume rilevanza pratica e sostanziale per ciò che riguarda il diritto successorio (art. 548 e 585 c.c.) e la determinazione dell’assegno di mantenimento (art. 156 c.c.).Costituiscono fatti che possono determinare l’addebito della separazione quelli che ledono il dovere di lealtà e collaborazione, quali i maltrattamenti, l’omessa assistenza morale e materiale, l’abbandono ingiustificato della casa coniugale, anche le vessazioni della suocera se non interrotte dall’altro coniuge.Secondo la giurisprudenza, l’adulterio è causa di addebito quando sia grave e notorio al punto da determinare discredito sociale in pregiudizio dell’altro coniuge.

Quando è obbligatoria la formazione del regolamento di condominio?2018-04-15T17:25:44+02:00

Risposta: Quando in un edificio il numero dei condomini è superiore a dieci, deve essere formato un regolamento, il quale contenga le norme circa l’uso delle cose comuni e la ripartizione delle spese, secondo i diritti e gli obblighi spettanti a ciascun condomino, nonché le norme per la tutela del decoro dell’edificio e quelle relative all’amministrazione (art. 1138 c.c.). In caso di numero inferiore di condomini, l’adozione di un regolamento di condominio è comunque consentita.

Il regolamento di condominio deve precisare il valore proporzionale di ciascun piano o di ciascuna porzione di piano spettante in proprietà esclusiva ai singoli condomini (art. 68 disp. att. c.c.). I valori dei piani o delle porzioni di piano, ragguagliati a quello dell’intero edificio, devono essere espressi in millesimi in apposita tabella allegata al regolamento di condominio. Nell’accertamento dei valori medesimi non si tiene conto del canone locatizio, dei miglioramenti e dello stato di manutenzione di ciascun piano o di ciascuna porzione di piano.

Ciascun condomino può prendere l’iniziativa per la formazione del regolamento di condominio o per la revisione di quello esistente.

Il regolamento deve essere approvato dall’assemblea con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell’edificio. Esso può essere impugnato dal singolo condomino (v. risposta specifica).

Le norme del regolamento non possono in alcun modo menomare i diritti di ciascun condomino, quali risultano dagli atti di acquisto e dalle convenzioni, e in nessun caso possono derogare alle disposizioni degli articoli 1118, secondo comma, 1119, 1120, 1129, 1131, 1132, 1136 e 1137 c.c. e 72, 155 disp. att. c.c.

Quando è dovuto l’assegno di mantenimento in sede di separazione?2018-04-15T18:03:54+02:00

Risposta:Il giudice, pronunziando la separazione, stabilisce a vantaggio del coniuge cui non sia addebitabile la separazione il diritto di ricevere dall’altro coniuge quanto è necessario al suo mantenimento, qualora egli non abbia adeguati redditi propri (art. 156 c.c.). L’entità di tale somministrazione, comunemente detta assegno di mantenimento, è determinata in relazione alle circostanze e ai redditi del coniuge obbligato.

Resta fermo l’obbligo di prestare gli alimenti per chi versa in istato di bisogno e non è in grado di provvedere autonomamente e per ragioni obiettive. Diversamente dal mantenimento, gli alimenti rappresentano un contributo minimo e indispensabile per consentire di soddisfare i bisogni primari dell’individuo.

In caso di inadempienza, il giudice può disporre il sequestro di parte dei beni del coniuge obbligato e ordinare ai terzi (datore di lavoro, enti pensionistici, etc.), tenuti a corrispondere anche periodicamente somme di danaro all’obbligato, che una parte di esse venga versata direttamente agli aventi diritto.

Qualora sopravvengano giustificati motivi, il giudice, su istanza di parte, può disporre la revoca o la modifica dei provvedimenti relativi all’assegno di mantenimento e alla prestazione degli alimenti.

Quando e come si pubblica un testamento?2018-04-16T17:46:51+02:00

Risposta: La pubblicazione del testamento consente la conoscenza del suo contenuto da parte dei chiamati alla successione, dei familiari del defunto, dei creditori ereditari e di quelli dell’erede, ed ha altresì la funzione di renderne possibile l’esecuzione.

Sono soggetti a pubblicazione il testamento olografo ed il testamento segreto, ma non quello pubblico, che avendo sempre valore di atto pubblico non necessita di una pubblicazione in senso tecnico.

Chiunque è in possesso di un testamento olografo deve presentarlo ad un notaio per la pubblicazione non appena ha notizia della morte del testatore: qualora ciò non avvenga chiunque vi abbia interesse può fare ricorso al tribunale del circondario ove si è aperta la successione affinché sia fissato un termine per la suddetta presentazione.

Il notaio procederà dunque alla pubblicazione del testamento olografo in presenza di due testimoni, redigendo nella forma degli atti pubblici un verbale nel quale descrive lo stato del testamento, ne riproduce il contenuto, fa menzione della sua apertura ove sigillato. Tale verbale viene infine sottoscritto dalla persona che ha presentato il testamento, dai testimoni e dal notaio (art. 620 c.c.).

Il testamento segreto deve essere aperto e pubblicato dal notaio appena gli pervenga la notizia della morte del testatore e tale pubblicazione ha luogo con le stesse modalità del testamento olografo (art. 621 c.c.).

Quando avviene il perfezionamento di un contratto?2018-04-18T11:23:28+02:00

Risposta: La regola generale è che il contratto si conclude nel momento in cui chi ha formulato la proposta ha conoscenza dell’accettazione dell’altra parte. Diverso è il caso dei cosiddetti contratti reali, che si perfezionano invece con la consegna della cosa. Essi sono espressamente previsti dal codice civile e sono: il mutuo, il comodato, il deposito e il pegno.

Quali sono le percentuali di “rischio” di non vedere accolta la domanda?2018-07-24T20:16:46+02:00

Risposta: Ad oggi l’orientamento largamente prevalente dei Tribunale e Giudici di Pace è quello di accogliere le domande di restituzione dell’anatocismo, conformemente all’indirizzo di tutte le ultime sentenze della Corte di Cassazione, tenendo sempre presente però che tutte le cause, come è noto, presentano dei margini di rischio.

Quali sono le parti condominiali di un edificio?2018-04-15T17:15:35+02:00

Risposta: Sono oggetto di proprietà comune, se il contrario non risulta dal titolo (art. 1117 c.c.):

  1. il suolo su cui sorge l’edificio, le fondazioni, i muri maestri, i tettie i lastrici solari, le scale, i portoni d’ingresso, i vestiboli, gli anditi, i portici, i cortili e in genere tutte le parti dell’edificio necessarie all’uso comune;
  2. locali per la portineria e per l’alloggio del portiereper la lavanderiaper il riscaldamento centraleper gli stenditoiper altri simili servizi in comune;
  3. le opere, le installazioni, i manufatti di qualunque genere che servono all’uso e al godimento comune, come gli ascensori, i pozzi, le cisterne, gli acquedottie inoltre le fognature e i canali di scarico, gli impianti per l’acqua, per il gas, per l’energia elettrica, per il riscaldamento e simili, fino al punto di diramazione degli impianti ai locali di proprietà esclusiva dei singoli condomini.

Esiste pertanto una presunzione di appartenenza al condominio delle parti comuni dell’edificio, che opera ove la parte dell’edificio non sia espressamente assegnata in proprietà esclusiva ad uno dei condòmini da un titolo.

La giurisprudenza ha chiarito che nell’elenco previsto dall’art. 1117 c.c., sono anche inclusi:

fregi ornamentali e gli elementi decorativi, che ineriscano ai balconi (quali i rivestimenti della fronte o della parte sottostante della soletta, i frontalini e i pilastrini), se adempiono prevalentemente alla funzione ornamentale dell’intero edificio e non solamente al decoro delle porzioni immobiliari ad essi corrispondenti, mentre i balconi, essendo elementi accidentali rispetto alla struttura del fabbricato, e non avendo funzione portante (assolta da pilastri ed architravi), non costituiscono parti comuni dell’edificio, anche se inseriti nella facciata, in quanto formano parte integrante dell’appartamento che vi ha accesso come prolungamento del piano [Cass. 23-6-95, n. 7148, rv. 493062].

muri perimetrali dell’edificio in condominio – i quali, anche se non hanno natura e funzioni di muri maestri portanti, delimitano la superficie coperta, determinano la consistenza volumetrica dell’edificio unitariamente considerato, proteggendolo dagli agenti termici e atmosferici, e ne delineano la sagoma architettonica – anche nelle parti che si trovano in corrispondenza dei piani di proprietà singola ed esclusiva e quando sono collocati in posizione, avanzata o arretrata, non coincidente con il perimetro esterno dei muri perimetrali esistenti in corrispondenza degli altri piani, come normalmente si verifica per i piani attici [Cass. 21-2-78, n. 839, rv. 390175].

l’intercapedine creata dal costruttore tra il muro di contenimento del terreno che circonda i piani interrati o seminterrati dell’edificio [Cass. 10-5-96, n. 4391, rv. 497529] e l’intercapedine esistente tra il piano di posa delle fondazioni di un edificio condominiale – che costituisce il suolo di esso – e la prima soletta del piano interrato, in quanto destinata alla aerazione o coibentazione del fabbricato [Cass. 17-3-99, n. 2395, rv. 524203].

La facciata di prospetto di un edificio, che rientra nella categoria dei muri maestri [Cass. 30-1-98, n. 945, rv. 512078].

pianerottoli, quali componenti essenziali delle scale comuni [Cass. 16-12-74, n. 4299, rv. 372989].
Relativamente alle aree degli edifici riservate a parcheggio la giurisprudenza non è concorde: in alcuni casi le considera parti comuni, salvo che vi sia un titolo che assegna tali aree ai singoli condòmini [Cass. 20-7-87, n. 6365, rv. 454644]; in altri casi le considera quali pertinenze, senza farle quindi ricadere a titolo presuntivo nei beni comuni di cui all’art. 1117 c.c. [art. 26 u.c. L. 28/1985 n. 47, Cass. 30-7-98, n. 7498, rv. 517629].

Le aree degli edifici riservate a parcheggio ex art. 41 sexies della legge 17.8.1942, n. 1150, introdotto dall’art. 18 della legge 6.8.1967, n. 765, atteso che sussiste per dette aree, obiettivamente destinate per legge ad uso comune, l’identica ratio che sta alla base della presunzione di comunione stabilita dall’art. 1117 c.c., ove, poi, tale presunzione sia vinta dal titolo, risultando quelle aree di proprietà esclusiva di uno o più condomini, il vincolo di destinazione comune determina la costituzione ope legis a favore dell’intero edificio o delle sue singole parti, appartenenti a proprietari diversi, di un diritto reale di uso sulle aree medesime [Cass. 20-7-87, n. 6365, rv. 454644].

La canna fumaria anche se ha inizio nell’appartamento di un singolo condòmino [Cass. 29-4-66, n. 1092, rv. 322176].

Gli ascensori e gli impianti di riscaldamento, comprese le caldaie ed i bruciatori, essi, infatti, non hanno una funzione propria, ancorché complementare e subordinata rispetto a quella degli edifici, ma partecipano alla funzione complessiva ed unitaria degli edifici medesimi, quali elementi essenziali alla loro destinazione. [Cass. 27-2-76, n. 654, rv. 379302, e Cass. 27-2-76, n. 653].

Le parti comuni dell’edificio non sono soggette a divisione, a meno che la divisione possa farsi senza rendere più incomodo l’uso della cosa a ciascun condomino.

Qualora un edificio o un gruppo di edifici appartenenti per piani o porzioni di piano a proprietari diversi si possa dividere in parti che abbiano le caratteristiche di edifici autonomi, il condominio può essere sciolto e i comproprietari di ciascuna parte possono costituirsi in condominio separato. Ciò anche se restano in comune con gli originari partecipanti alcune delle cose.

Lo scioglimento è deliberato dall’assemblea con la maggioranza prescritta dal secondo comma dell’art. 1136 c.c., o è disposto dall’autorità giudiziaria su domanda di almeno un terzo dei comproprietari di quella parte dell’edificio della quale si chiede la separazione. Qualora la divisione non possa attuarsi senza modificare lo stato delle cose e occorrano opere per la sistemazione diversa dei locali o delle dipendenze tra i condomini, lo scioglimento del condominio deve essere deliberato dall’assemblea con la maggioranza prescritta dal quinto comma dell’art. 1136 c.c.

Quali sono le informazioni (dati personali) tutelate dalla legislazione sulla Privacy?2018-07-24T17:38:37+02:00

Risposta: Il D. lgs 30.6.2003, n. 196 (Codice in materia di protezione dei dati personali, detto codice sulla privacy), che a far data dal 1.1.2004 ha sostituito la legge n. 675/96 e molte altre disposizioni di legge e di regolamento in materia, definisce dati personali qualsiasi informazione relativa a persona fisica, giuridica, ente o associazione, identificati o identificabili, anche indirettamente, mediante riferimento a qualsiasi altra informazione, ivi compreso un numero di identificazione personale.

La categoria dei dati personali è pertanto assai generica e ricomprende in essa ogni forma di informazione che sia riferibile a persone fisiche o enti.

È impossibile un’elencazione esaustiva delle informazioni che possono essere qualificate come dati personali. Si forniscono di seguito alcuni esempi dei più comuni:

  • Nome, cognome, denominazione, ragione sociale
  • Indirizzo di residenza, domicilio, dimora, sede
  • Età
  • Stato civile
  • Utenze e traffico telefonico o di fax
  • E-mail
  • ICQ number
  • Password
  • PIN code
  • Codici di accesso
  • Numeri di identificazione
  • File di LOG e Cookies (da essi infatti si possono ad esempio desumere informazioni relative alle visite fatte da un utente a specifici siti Internet)
  • Informazioni sull’istruzione
  • Informazioni sull’attività lavorativa
  • Informazioni sulla condizione economica
  • Suoni e immagini se da esse risultano informazioni su una determinata persona (tipo le riprese delle videocamere di sorveglianza)

Una ulteriore particolare tutela è riservata a quei dati personali cosiddetti sensibili di cui all’articolo 4 del D. lgv. 196/03, vale a dire dati idonei a rivelare:

  • l’origine razziale ed etnica
  • le convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere
    • le opinioni politiche
    • l’adesione a partiti, sindacati, associazioni od organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale
    • i dati personali idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale

    Per essi infatti è necessario che l’autorizzazione al consenso sia data per iscritto.

    Ulteriori particolari restrizioni sono poi garantite anche per i dati giudiziari.

    In alcuni casi il titolare che gestisce i dati personali è tenuto a notificare al Garante il trattamento cui intende procedere (art. 37 del Codice).

    Chi assume essere stato leso in ordine al trattamento dei dati personali può proporre reclamo, segnalazione o ricorso al Garante oppure adire l’Autorità Giudiziaria.

    Oltre al risarcimento del danno sono previste particolari sanzioni amministrative. Per un illecito trattamento dei dati, per falsità nelle comunicazioni e omissione delle misure di sicurezza, sono previste anche sanzioni penali sino a 3 anni di reclusione e pene pecuniarie sino a 50.000 Euro.

Quali sono le funzioni dell’assemblea dei condomini?2018-04-15T17:17:41+02:00

Risposta: L’assemblea dei condomini provvede (art. 1135 c.c.):

  1. alla nomina, alla conferma e alla revoca (art. 1129 c.c.,  risposta specifica) dell’amministratore e alla sua eventuale retribuzione;
  2. all’approvazione del preventivo delle spese occorrenti durante l’anno e alla relativa ripartizione tra i condomini;
  3. all’approvazione del rendiconto annuale dell’amministratore e all’impiego del residuo attivo della gestione;
  4. alle opere di manutenzione straordinaria, costituendo, se occorre, un fondo speciale;
  5. a promuovere una lite o a decidere di resistere ad una domanda (art. 1132 c.c.);
  6. all’autorizzazione delle spese fatte urgentemente per le cose comuni dal singolo condomino (art. 1134 c.c.);
  7. a giudicare sui ricorsi avverso i provvedimenti presi dall’amministratore nell’ambito dei suoi poteri (art. 1133 c.c.);
  8. all’approvazione del regolamento di condominio (art. 1138 c.c.) ed eventualmente delle tabelle millesimali (art. 1123 c.c.);
  9. al conferimento all’amministratore di maggiori poteri rispetto a quelli stabiliti dalla legge (art. 1131 c.c.);
  10. alla delibera di ricostruzione delle parti comuni dell’edificio in caso di perimento parziale dell’edificio (art. 1128 c.c.);
  11. a disporre l’esecuzione di innovazioni dirette al miglioramento o all’uso più comodo o al maggior rendimento delle cose comuni (art. 1120 c.c.,  risposta specifica);

L’amministratore non può ordinare opere di manutenzione straordinaria, salvo che rivestano carattere URGENTE, ma in questo caso deve riferire nella prima assemblea.

Quali sono le funzioni dell’amministratore del condominio?2018-04-15T17:20:56+02:00

Risposta: L’amministratore di condominio deve (art. 1130 c.c.):

  1. eseguire le deliberazioni dell’assemblea dei condomini e curare l’osservanza del regolamento di condominio;
  2. disciplinare l’uso delle cose comuni e la prestazione dei servizi nell’interesse comune, in modo che sia assicurato il miglior godimento a tutti i condomini;
  3. riscuotere i contributi ed erogare le spese occorrenti per la manutenzione ordinaria delle parti comuni dell’edificio e per l’esercizio dei servizi comuni, e gestire il relativo fondo (art. 70 disp. att. c.c.);
  4. compiere gli atti conservativi dei diritti inerenti alle parti comuni dell’edificio.
  5. rendere il conto della sua gestione alla fine di ciascun anno.

L’amministratore ha inoltre facoltà di:

  1. ottenere decreto di ingiunzione immediatamente esecutivo per la riscossione dei contributi di cui al n. 3) in base allo stato di ripartizione approvato dall’assemblea (art. 63 disp. att. c.c.);
  2. convocare l’assemblea a)in via ordinaria e annualmente per le deliberazioni ad essa proprie, b)in via straordinaria quando lo stesso amministratore lo ritenga ritiene necessario o c) quando vi è la richiesta di almeno due condomini che rappresentino un sesto del valore dell’edificio (art. 66 disp. att. c.c.);
  3. agire in giudizio sia contro i condomini, sia contro terzi (art. 1131 c.c.), pur nei limiti attribuzioni di legge (vedi sopra, nn. 1-5) o dei maggiori poteri conferitigli dall’assemblea.

L’amministratore può inoltre essere convenuto in giudizio per qualunque azione concernente le parti comuni dell’edificio e a lui sono notificati i provvedimenti dell’autorità amministrativa che si riferiscono allo stesso oggetto.

Qualora la citazione o il provvedimento abbia un contenuto che esorbita dalle attribuzioni dell’amministratore, questi è tenuto a darne senza indugio notizia all’assemblea dei condomini. Se non adempie a quest’obbligo può essere revocato ed è tenuto al risarcimento dei danni.

I provvedimenti presi dall’amministratore nell’ambito dei suoi poteri sono obbligatori per i condomini. Contro i provvedimenti dell’amministratore è ammesso ricorso all’assemblea, senza pregiudizio del ricorso all’autorità giudiziaria nei casi e nel termine previsti

Quali sono le differenze tra reato doloso, colposo e preterintenzionale?2018-07-24T17:30:13+02:00

Risposta: Per dolo si intende la consapevolezza e la volontà di commettere un reato. Il dolo è uno degli elementi essenziali al fine di qualificare ciascun reato (è detto, in particolare, elemento soggettivo, perché riguarda uno stato psicologico).
L’art. 42 c.p. prevede infatti che nessuno può essere punito per un’azione od omissione preveduta come reato, se non l’ha commessa con coscienza e volontà, ma fa salvi alcuni casi, espressamente previsti dalla legge, in cui può aversi reato anche in mancanza di dolo (sono i casi dei reati preterintenzionali e dei reati colposi).

Si determina uno stato soggettivo di preterintenzione quando si vuole porre in essere un reato, ma le conseguenze della propria azione sono più gravi di quanto previsto (ad esempio, si vuole colpire con un pugno per provocare una percossa e invece si determina la morte della persona colpita). Le uniche figure previste nel nostro ordinamento sono l’omicidio preterintenzionale (art. 584 c.p.) e l’aborto preterintenzionale (art. 18, c. 2, L. 194/1978).

Si ha invece l’elemento soggettivo della colpa quando manca la volontà di determinare un qualsiasi evento costituente reato, ma l’evento si verifica ugualmente per negligenza, imprudenza, imperizia o per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline (art. 43 c.p.). Anche le ipotesi di reati colposi sono tassativamente previste dalla legge (ad esempio: omicidio colposo [art. 589 c.p.] o lesioni colpose [art. 590 c.p.]).

Le contravvenzioni sono punibili sia se commesse a titolo di dolo che a titolo di colpa.

Quali sono le conseguenze nel caso in cui il danneggiato abbia subito lesioni fisiche tali da doversi operare?2018-07-24T16:59:30+02:00

Risposta: Il danneggiato che si sottoponga ad intervento medico-chirurgico ha diritto al rimborso del costo dell’operazione, sia nel caso questa abbia luogo presso il sistema sanitario nazionale sia presso strutture private (entro certi limiti). Inoltre ha diritto al risarcimento del danno biologico per invalidità permanente che eventualmente residui a seguito dell’operazione.

Quali sono le condizioni per poter richiedere l’emissione di un decreto ingiuntivo?2018-07-24T17:19:08+02:00

Risposta: Affinché si possa far ricorso al procedimento per decreto ingiuntivo è necessario che il credito consista nella consegna di una somma determinata di denaro o di una quantità determinata di cose fungibili, oppure nella consegna di una cosa mobile determinata. È inoltre necessario che il credito sia provabile mediante prova scritta.

Più precisamente, si intendono per prove scritte idonee alla richiesta di decreto ingiuntivo (art. 634 c.c.):

  1. le polizze e promesse unilaterali per scrittura privata;
  2. i telegrammi;
  3. gli estratti autentici delle scritture contabili;
  4. in alcuni casi, la giurisprudenza considera prova scritta anche le fatture commerciali.
Quali sono le condizioni per poter ottenere il divorzio?2018-04-15T17:36:39+02:00

Risposta: Lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio può essere domandato da uno dei coniugi (art. 3 L. 898/70):

  1. quando, dopo la celebrazione del matrimonio, l’altro coniuge è stato condannato, con sentenza passata in giudicato, anche per fatti commessi in precedenza:
    1. all’ergastolo ovvero ad una pena superiore ad anni quindici, anche con più sentenze, per uno o più delitti non colposi, esclusi i reati politici e quelli commessi per motivi di particolare valore morale e sociale;
    2. a qualsiasi pena detentiva per il delitto di cui all’art. 564 del codice penale e per uno dei delitti di cui agli articoli 519, 521, 523 e 524 del codice penale, ovvero per induzione, costrizione, sfruttamento o favoreggiamento della prostituzione;
    3. a qualsiasi pena per omicidio volontario di un figlio ovvero per tentato omicidio a danno del coniuge o di un figlio; d)a qualsiasi pena detentiva, con due o più condanne, per i delitti di cui all’art. 582, quando ricorra la circostanza aggravante di cui al secondo comma dell’art. 583, e agli articoli 570, 572 e 643 del codice penale, in danno del coniuge o di un figlio.
  2. nei casi in cui:
    1. l’altro coniuge è stato assolto per vizio totale di mente da uno dei delitti previsti nelle lettere b) e c) del numero 1) del presente articolo, quando il giudice competente a pronunciare lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio accerta l’inidoneità del convenuto a mantenere o ricostituire la convivenza familiare;
    2. è stata pronunciata con sentenza passata in giudicato la separazione giudizialefra i coniugi, ovvero è stata omologata la separazione consensuale ovvero è intervenuta separazione di fatto quando la separazione di fatto stessa è iniziata almeno due anni prima del 18.12.1970. In tutti i predetti casi, per la proposizione della domanda di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, le separazioni devono essersi protratte ininterrottamente da almeno dodici mesi dall’avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al Presidente del Tribunale nella procedura di separazione personale e da sei mesi nel caso di separazione consensuale, anche quando il giudizio contenzioso si sia trasformato in consensuale, ovvero dalla data certificata nell’accordo di separazione raggiunto a seguito di convenzione di negoziazione assistitada un avvocato ovvero dalla data dell’atto contenente l’accordo di separazione concluso innanzi all’ufficiale dello stato civile. L’eventuale interruzione della separazione deve essere eccepita dalla parte convenuta;
    3. il procedimento penale promosso per i delitti previsti dalle lettere b)c) del numero 1) si è concluso con sentenza di non doversi procedere per estinzione del reato, quando il giudice competente a pronunciare lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio ritiene che nei fatti commessi sussistano gli elementi costitutivi e le condizioni di punibilità dei delitti stessi;
    4. il procedimento penale per incesto si è concluso con sentenza di proscioglimento o di assoluzione che dichiari non punibile il fatto per mancanza di pubblico scandalo;
    5. l’altro coniuge, cittadino straniero, ha ottenuto all’estero l’annullamento o lo scioglimento del matrimonio o ha contratto all’estero nuovo matrimonio;
    6. il matrimonio non è stato consumato;

è passata in giudicato sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso a norma della L. 14.4.1982, n. 164.

Quali sono i termini per proporre una querela?2018-07-24T17:28:04+02:00

Risposta: L’art. 124 c.p. prescrive che la querela sia presentata nel termine perentorio di tre mesi dalla notizia del fatto costituente reato.La giurisprudenza ha chiarito che tale termine comincia a decorrere dalla effettiva conoscenza del fatto che ha la persona offesa, anche in relazione alla sua qualifica di reato e alla individuazione dell’autore. Si può, ad esempio, sapere che è accaduto un determinato evento, ma non avere subito gli elementi per qualificarlo quale reato, oppure può esserci bisogno di tempo per esperire alcuni accertamenti al fine di conoscere chi è l’autore del fatto. In tali casi il termine comincerà a decorrere dal momento in cui il quadro oggettivo e soggettivo sarà completo, indipendentemente dal momento in cui è verificato il fatto.Inoltre, l’onere di provare che la querela è stata proposta non tempestivamente grava su chi vuole far valere la decadenza, e l’eventuale incertezza deve essere interpretata a favore del querelante.In alcuni casi, come ad esempio nel reato di Stalking, i termini per la presentazione della querela sono allungati per garantire alla persona offesa un maggior effettivo diritto di difesa (nel caso citato, il termine per la querela è di sei mesi).

 

Quali sono i reati informatici?2018-07-24T17:40:28+02:00

Risposta: Su impulso di una disposizione comunitaria (R[9]89), la legge 547/93 ha introdotto nel nostro ordinamento una serie di reati (cosiddetti informatici) caratterizzati dalla previsione che l’attività illecita abbia come oggetto o mezzo del reato un sistema informatico o telematico.

Tali nuove fattispecie di reato sono:

  • Esercizio arbitrario delle proprie ragioni (art. 392 c.p.)
  • Attentato ad impianti di pubblica utilità (art. 420 c.p.)
  • Falsità in documenti informatici (art. 491-bis c.p.)
  • Accesso abusivo ad un sistema informatico (art. 615-ter c.p.)
  • Detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso (art. 615-quater c.p.)
  • Diffusione di programmi diretti a danneggiare o interrompere un sistema informatico (art. 615-quinquies c.p.)
  • Violazione della corrispondenza e delle comunicazioni informatiche e telematiche (art. 616, 617-quater, 617-quinquies, 617-sexies c.p.)
  • Rivelazione del contenuto di documenti segreti (art. 621 c.p.)
  • Trasmissione a distanza di dati (art. 623-bis c.p.)
  • Danneggiamento di sistemi informatici o telematici (art. 635-bis c.p.)
  • Frode informatica (art. 640-ter c.p.).
Quali sono i reati di competenza del Giudice di Pace penale?2018-07-24T17:32:54+02:00

Risposta: La L. 468/99 e il relativo D.lgs. di attuazione 274/00 hanno disciplinato la figura del Giudice di Pace penale, assegnando allo stesso la competenza funzionale per alcuni particolari reati in ordine soprattutto a fenomeni di microconflittualità tra privati.

Tali reati sono (art. 5 D.Lgs. 274/00):

Oltre ad altre fattispecie di reato previste da normative speciali.Per i reati procedibili a querela, pertanto, la persona offesa avrà la possibilità di richiedere l’esercizio dell’azione penale attraverso il normale strumento della querela, oppure tramite ricorso immediato al Giudice di Pace ai sensi dell’art. 21 del D.l.vo 274/00. La presentazione della querela non impedisce comunque che venga successivamente inoltrato anche il ricorso, purché sia rispettato il termine di tre mesi.

Quali sono i principali tipi di danno risarcibile?2018-07-24T17:11:58+02:00

Risposta: Il danno biologico è la lesione dell’integrità fisica e psichica del soggetto, medicalmente accertabile e risarcibile a prescindere dalla capacità di produzione di reddito del danneggiato. Trattasi cioè di fattispecie totalmente indipendente dalla capacità produttiva del danneggiato. Nell’ambito del danno biologico rientrano tutte le fattispecie di danno non reddituale, cioè il danno estetico, il danno alla vita di relazione, consistente nel sacrificio delle distinte manifestazioni della vita di relazione dovute all’evento dannoso, nonché il danno alla sfera sessuale e la riduzione della capacità lavorativa generica.Il danno patrimoniale è quello arrecato dalla lesione alla sfera patrimoniale del danneggiato. Tale fattispecie si configura quando la lesione alla persona oltre che menomarne l’integrità psico-fisica, cioè a procurarle un danno biologico, ed a perturbarne lo stato d’animo, cioè a cagionarle un danno morale, incida altresì sulla sfera patrimoniale della persona danneggiata, provocandole un danno economico. Il danno morale è rappresentato dalle sofferenze psichiche, dalle ansie e dal patema d’animo conseguenti alle lesioni subiti. Tale danno è individuabile anche nelle ipotesi di ingiusto turbamento dello stato d’animo del danneggiato in conseguenza dell’illecito. Si ha infatti diritto al danno morale solo se le lesioni subite siano la conseguenza di un fatto illecito di rilevanza penale e la responsabilità dell’autore materiale del fatto sia provata.Il danno punitivo è infine quello che le assicurazioni sono tenute a risarcire per non essersi adoperate ai fini di una definizione stragiudiziale della controversia, costringendo il danneggiato ad agire in via giudiziale con conseguente perdita di tempo e di denaro.63)

Quali sono i principali obblighi del locatore (proprietario)?2018-04-16T08:55:40+02:00

Risposta: Il locatore deve (art. 1575 c.c.):

  1. consegnare al conduttore la cosa locata in buono stato di manutenzione;
  2. mantenerla in stato da servire all’uso convenuto;
  3. garantirne il pacifico godimento durante la locazione.

Il locatore deve eseguire, durante la locazione, tutte le riparazioni necessarie, eccettuate quelle di piccola manutenzione che sono a carico del conduttore.

Se al momento della consegna la cosa locata è affetta da vizi che ne diminuiscono in modo apprezzabile l’idoneità all’uso pattuito, il conduttore può domandare la risoluzione del contratto o una riduzione del corrispettivo, salvo che si tratti di vizi da lui conosciuti o facilmente riconoscibili (art. 1578 c.c.). Il locatore è tenuto a risarcire al conduttore i danni derivati da vizi della cosa, se non prova di avere, senza colpa, ignorato i vizi stessi al momento della consegna.

Quali sono i principali obblighi del conduttore (inquilino)?2018-04-16T10:02:28+02:00

Risposta: Il conduttore deve (art. 1587 c.c.):

  1. prendere in consegna la cosa e osservare la diligenza del buon padre di famiglia nel servirsene per l’uso determinato nel contratto o per l’uso che può altrimenti presumersi dalle circostanze;
  2. dare il corrispettivo nei termini convenuti.

Il conduttore risponde della perdita e del deterioramento della cosa che avvengono nel corso della locazione, anche se derivanti da incendio, qualora non provi che siano accaduti per causa a lui non imputabile (art. 1588 c.c.).
È pure responsabile della perdita e del deterioramento cagionati da persone che egli ha ammesse, anche temporaneamente, all’uso o al godimento della cosa.

Il conduttore deve restituire la cosa al locatore nello stato medesimo in cui l’ha ricevuta, in conformità della descrizione che ne sia stata fatta dalle parti, salvo il deterioramento o il consumo risultante dall’uso della cosa in conformità del contratto (art. 1590 c.c.), ma non risponde del perimento o del deterioramento dovuti a vetustà.

Salvo disposizioni particolari della legge o degli usi, il conduttore non ha diritto a indennità per i miglioramenti apportati alla cosa locata (art. 1592 c.c.). Se però vi è stato il consenso del locatore, questi è tenuto a pagare un’indennità corrispondente alla minor somma tra l’importo della spesa e il valore del risultato utile al tempo della rimgegna. Anche nel caso in cui il conduttore non ha diritto a indennità, il valore dei miglioramenti può compensare i deterioramenti che si sono verificati senza colpa grave del conduttore.

Il conduttore che ha eseguito le addizioni sulla cosa locata ha diritto di toglierle alla fine della locazione qualora ciò possa avvenire senza nocumento della cosa, salvo che il proprietario preferisca ritenere le addizioni stesse (art. 1593 c.c.). In tal caso questi deve pagare al conduttore un’indennità pari alla minor somma tra l’importo della spesa e il valore delle addizioni al tempo della rimgegna.

Quando la cosa locata necessita di riparazioni che non sono a carico del conduttore, questi è tenuto a darne avviso al locatore (art. 1577 c.c.). Se si tratta di riparazioni urgenti, il conduttore può eseguirle direttamente, salvo rimborso, purché ne dia contemporaneamente avviso al locatore.

Quali sono i mezzi predisposti dalla legge per recuperare un credito?2018-07-24T17:14:58+02:00

Risposta: Per il recupero crediti la legge appronta diverse procedure.

  1. Nel caso in cui il credito sia incorporato in un titolo di credito (cambiale, assegno bancario o altri documenti ai quali la legge attribuisce la medesima efficacia), alla scadenza, questi divengono automaticamente esecutivi, ed è possibile procedere subito ad un’azione di recupero mediante precetto di pagamento (v. risposta specifica per l’assegno).
  2. Un’altra procedura assai utilizzata è quella del ricorso per decreto ingiuntivo. Si tratta di un ordine di pagamento (o consegna) dato al debitore dal giudice mediante decreto. Tale provvedimento può anche essere emesso (o divenire) esecutivo, garantendo al creditore di poter agire immediatamente e coattivamente senza intraprendere un’azione giudiziaria ordinaria. Il decreto ingiuntivo può però essere richiesto solo ove sussistano determinate condizioni.
  3. Qualora non siano esperibili le procedure sopra indicate, si farà ricorso ad un procedimento ordinario (con all’esito una sentenza), volto ad accertare l’esistenza e la consistenza del credito e a condannare il debitore all’adempimento.
  4. La novità in questo campo è una diretta conseguenza dell’introduzione della nuova negoziazione assistita, istituto previsto dall’ultima riforma del processo civile. Uno dei campi in cui la negoziazione assistita è obbligatoria, infatti, è proprio quello del recupero delle somme di denaro fino a 50mila euro. In particolare, la nuova legge dice che chiunque voglia proporre in tribunale (o dal giudice di pace) una domanda per ottenere il pagamento di somme, fino a un massimo di 50 mila euro, dovrà prima attivare la nuova procedura di negoziazione assistita.

Normalmente ogni azione di tipo giudiziario, è preceduta dalla cosiddetta costituzione in mora del debitore, che si sostanzia in un invito al pagamento fatto dal creditore al debitore per iscritto, dalla quale la legge fa scaturire determinati effetti.

Oltre a tali mezzi, che intervengono successivamente alla costituzione del rapporto obbligatorio, esistono delle specifiche garanzie, che possono essere inserite all’atto della stipula di un contratto, con lo scopo di aumentare le probabilità che il credito venga onorato.

Ultimamente è intervenuta la Cassazione con la sentenza n. 4428 del 3.3.2015, stabilendo che le cause con importi di modesto valore, dovranno essere gestite solo attraverso strumenti di risoluzione delle liti, alternativi ai tribunali. Tuttavia, oltre all’interesse meramente economico (il recupero del denaro), non devono sussistere anche altri interessi di natura non patrimoniale di cui sia portatore il creditore. Nel caso di prestazioni di modesto valore, pertanto, si suggerisce di richiedere sempre un pagamento anticipato.

Quali sono i diritti di chi acquista beni o servizi via Internet?2018-04-15T19:44:38+02:00

Risposta: Il D. lgs. 22.5.1999, n. 185, relativo alla protezione dei consumatori in materia di contratti a distanza, stabilisce che il consumatore, in tempo utile, prima della conclusione di qualsiasi contratto a distanza, deve ricevere le seguenti informazioni (art. 3):

  1. identità del fornitore e, in caso di contratti che prevedono il pagamento anticipato, l’indirizzo del fornitore;
  2. caratteristiche essenziali del bene o del servizio;
  3. prezzo del bene o del servizio, comprese tutte le tasse o le imposte;
  4. spese di consegna;
  5. modalità del pagamento, della consegna del bene o della prestazione del servizio e di ogni altra forma di esecuzione del contratto;
  6. esistenza del diritto di recesso o di esclusione dello stesso ai sensi dell’articolo 5, co. 3;
  7. modalità e tempi di restituzione o di ritiro del bene in caso di esercizio del diritto di recesso;
  8. costo dell’utilizzo della tecnica di comunicazione a distanza, quando è calcolato su una base diversa dalla tariffa di base;
  9. durata della validità dell’offerta e del prezzo;
  10. durata minima del contratto in caso di contratti per la fornitura di prodotti o la prestazione di servizi ad esecuzione continuata o periodica.

Le informazioni di cui al comma 1, il cui scopo commerciale deve essere inequivocabile, devono essere fornite in modo chiaro e comprensibile, con ogni mezzo adeguato alla tecnica di comunicazione a distanza impiegata, osservando in particolare i principi di buona fede e di lealtà in materia di transazioni commerciali, valutati alla stregua delle esigenze di protezione delle categorie di consumatori particolarmente vulnerabili.

In caso di comunicazioni telefoniche, l’identità del fornitore e lo scopo commerciale della telefonata devono essere dichiarati in modo inequivocabile all’inizio della conversazione con il consumatore, a pena di nullità del contratto.

Nel caso di utilizzazione di tecniche che consentono una comunicazione individuale, le informazioni di cui al comma 1 sono fornite, ove il consumatore lo richieda, in lingua italiana. In tal caso, sono fornite nella stessa lingua anche la conferma e le ulteriori informazioni di cui all’art. 4.

Inoltre il consumatore deve ricevere (art. 4) conferma per iscritto o, a sua scelta, su altro supporto duraturo a sua disposizione ed a lui accessibile, di tutte le informazioni previste dall’articolo 3, co. 1, prima od al momento della esecuzione del contratto. Entro tale momento e nelle stesse forme devono comunque essere fornite al consumatore anche le seguenti informazioni:

  1. un’informazione sulle condizioni e le modalità di esercizio del diritto di recesso ai sensi dell’art. 5, inclusi i casi di cui all’art. 5, co. 2;
  2. l’indirizzo geografico della sede del fornitore a cui il consumatore può presentare reclami;
  3. le informazioni sui servizi di assistenza e sulle garanzie commerciali esistenti;
  4. le condizioni di recesso dal contratto in caso di durata indeterminata o superiore ad un anno.

Il consumatore ha diritto di recedere (art. 5) da qualunque contratto a distanza, senza alcuna penalità e senza specificarne il motivo, entro il termine di dieci giorni lavorativi decorrente:

  1. per i beni, dal giorno del loro ricevimento da parte del consumatore ove siano stati soddisfatti gli obblighi di cui all’art. 4 o dal giorno in cui questi ultimi siano stati soddisfatti, qualora ciò avvenga dopo la conclusione del contratto purché non oltre il termine di tre mesi dalla conclusione stessa;
  2. per i servizi, dal giorno della conclusione del contratto o dal giorno in cui siano stati soddisfatti gli obblighi di cui all’art. 4, qualora ciò avvenga dopo la conclusione del contratto purché non oltre il termine di tre mesi dalla conclusione stessa.

Nel caso in cui il fornitore non abbia soddisfatto gli obblighi di cui all’art. 4, il termine per l’esercizio del diritto di recesso è di tre mesi e decorre:

  1. per i beni, dal giorno del loro ricevimento da parte del consumatore;
  2. per i servizi, dal giorno della conclusione del contratto.

Il diritto di recesso si esercita con l’invio, entro il termine previsto, di una comunicazione scritta all’indirizzo geografico della sede del fornitore mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento. La comunicazione può essere inviata, entro lo stesso termine, anche mediante telegramma, telex e fac-simile, a condizione che sia confermata mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento entro le 48 ore successive.

Qualora sia avvenuta la consegna del bene il consumatore è tenuto a restituirlo o a metterlo a disposizione del fornitore o della persona da questi designata, secondo le modalità ed i tempi previsti dal contratto. Il termine per la restituzione del bene non può comunque essere inferiore a dieci giorni lavorativi decorrenti dalla data del ricevimento del bene.

Le uniche spese dovute dal consumatore per l’esercizio del diritto di recesso a norma del presente articolo sono le spese dirette di restituzione del bene al mittente, ove espressamente previsto dal contratto a distanza.

Se il diritto di recesso è esercitato dal consumatore conformemente alle disposizioni del presente articolo, il fornitore è tenuto al rimborso delle somme versate dal consumatore. Il rimborso deve avvenire gratuitamente, nel minor tempo possibile e in ogni caso entro trenta giorni dalla data in cui il fornitore è venuto a conoscenza dell’esercizio del diritto di recesso da parte del consumatore.

Il fornitore che contravviene alle norme di cui agli articoli 3, 4, 6, 9 e 10 del D. lgs 185/99, ovvero che ostacola l’esercizio del diritto di recesso da parte del consumatore o non rimborsa al consumatore le somme da questi eventualmente pagate, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire un milione a lire dieci milioni. Nei casi di particolare gravità o di recidiva, i limiti minimo e massimo della sanzione indicata sono raddoppiati.

Quali sono i diritti dell’interessato in ordine al trattamento dei dati personali per via telematica?2018-07-24T17:39:37+02:00

Risposta: L’art. 7 del D. lgv. 196/03 stabilisce che, in relazione al trattamento di dati personali:

  1. L’interessato ha diritto di ottenere la conferma dell’esistenza o meno di dati personali che lo riguardano, anche se non ancora registrati, e la loro comunicazione in forma intelligibile.
  2. L’interessato ha diritto di ottenere l’indicazione:
    1. dell’origine dei dati personali;
    2. delle finalità e modalità del trattamento;
    3. della logica applicata in caso di trattamento effettuato con l’ausilio di strumenti elettronici;
    4. degli estremi identificativi del titolare, dei responsabili e del rappresentante designato ai sensi dell’articolo 5, comma 2;
    5. dei soggetti o delle categorie di soggetti ai quali i dati personali possono essere comunicati o che possono venirne a conoscenza in qualità di rappresentante designato nel territorio dello Stato, di responsabili o incaricati.
  3. L’interessato ha diritto di ottenere:
    1. l’aggiornamento, la rettificazione ovvero, quando vi ha interesse, l’integrazione dei dati;
    2. la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge, compresi quelli di cui non è necessaria la conservazione in relazione agli scopi per i quali i dati sono stati raccolti o successivamente trattati;
    3. l’attestazione che le operazioni di cui alle lettere a) e b) sono state portate a conoscenza, anche per quanto riguarda il loro contenuto, di coloro ai quali i dati sono stati comunicati o diffusi, eccettuato il caso in cui tale adempimento si rivela impossibile o comporta un impiego di mezzi manifestamente sproporzionato rispetto al diritto tutelato.
  4. L’interessato ha diritto di opporsi, in tutto o in parte:
    1. per motivi legittimi al trattamento dei dati personali che lo riguardano, ancorché pertinenti allo scopo della raccolta;
    2. al trattamento di dati personali che lo riguardano a fini di invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale.

Tali diritti sono esercitati con richiesta rivolta senza formalità al titolare o al responsabile, anche per il tramite di un incaricato, alla quale è fornito idoneo riscontro senza ritardo.

Quali sono i beni che possono costituire oggetto di successione?2018-07-24T17:58:20+02:00

Risposta: Il nostro ordinamento prevede di regola la trasmissione per successione dei soli diritti patrimoniali, come si evince dagli artt. 587 e 588 c.c., mentre tutti i rapporti non patrimoniali, sia personalissimi che familiari, si estinguono con la morte del titolare. In seno ai beni patrimoniali non sussiste alcuna limitazione, essendo trasmissibili per via ereditaria tutte le posizioni patrimoniali del testatore, attive (crediti) e passive (debiti).

Quali sono gli illeciti tributari che costituiscono reato ?2018-07-24T20:07:26+02:00

Risposta: Costituiscono reato  e sono disciplinati dal d.lgs. 74/2000 i seguenti tipi di reati tributari:

dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o di altri documenti per operazioni inesistenti (art. 2, commi 1e 2, D.Lgs. n. 74/2000);

dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici (art. 3, D.Lgs. n. 74/2000);

dichiarazione infedele (art. 4, D.Lgs. n. 74/2000);

dichiarazione omessa (art. 5 D.Lgs. n. 74/2000);

emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (art. 8, D.Lgs. n. 74/2000);

occultamento o distruzione di documenti contabili (art. 10, D.Lgs. n. 74/2000);

omesso versamento di ritenute certificate (art. 10-bis, D.Lgs. n. 74/2000);

omesso versamento dell’Iva (art. 10-ter, D.Lgs. n. 74/2000);

indebita compensazione (art. 10-quater, D.Lgs. n. 74/2000);

pagamenti parziali (art. 11, D.Lgs. n. 74/2000, comma 1);

pagamenti parziali (art. 11, D.Lgs. n.74/2000, comma 2).

Quali sono gli effetti della “costituzione in mora” del debitore?2018-07-24T17:16:57+02:00

Risposta: Gli effetti della costituzione in mora del debitore sono:

  1. l’inizio della decorrenza degli interessi moratori, nella misura dell’interesse legale, se non pattuiti diversamente;
  2. l’interruzione del termine di prescrizione (art. 2943 c.c.);
  3. l’obbligo in capo al debitore di risarcire l’eventuale danno;
  4. la cosiddetta perpetuatio obligationis, ossia il passaggio del rischio che la prestazione divenga impossibile in capo al debitore.
Quali possono essere i casi per i quali può essere invocata l’autotutela in ambito tributario?2018-07-24T20:11:53+02:00

Risposta: I casi che possono originare un intervento in autotutela (e quindi l’annullamento o la revoca dell’atto illegittimo o infondato) sono i seguenti:

  • Un errore di persona;
  • Un evidente errore di calcolo;
  • Un errore sul presupposto di imposta,
  • La doppia imposizione di uno stesso reddito;
  • La mancata considerazione di pagamenti regolarmente eseguiti;
  • La mancanza di documentazione, sanata entro i termini di decadenza;
  • La ricorrenza dei requisiti per beneficiare di deduzioni, detrazioni o agevolazioni negate dall’Ufficio;
  • Un errore materiale del contribuente, riconoscibile facilmente dall’Amministrazione.

 

Quali motivi di opposizione contro Agenzia Entrate Riscossione2018-07-25T10:05:30+02:00

Risposta: Prima di comprendere quali sono i singoli motivi da utilizzare per contestare una cartella di pagamento, dobbiamo precisare una questione che spesso viene ignorata. Quando arriva la cartella esattoriale il contribuente è già stato allertato della morosità che lo interessa (e se non lo è stato, si tratta di un motivo di impugnazione, come vedremo a breve). Questo significa che ha già ricevuto un atto con l’intimazione di pagamento da parte dell’ente titolare del credito (Agenzia Entrate, Inps, Comune, Regione, ecc.). Dunque, egli non può, con l’opposizione alla cartella, rimettere in discussione i vizi del precedente atto come, ad esempio, l’esistenza del debito, la sua entità, la legittimazione passiva a pagare (il fatto cioè che l’atto dovesse essere indirizzato a un’altra persona). Il contribuente può solo contestare tutti gli errori commessi dall’amministrazione dopo l’invio del primo avviso di pagamento, errori che di solito riguardano il rispetto dei tempi (decadenza e prescrizione), la stampa della cartella esattoriale o la sua notifica. Del resto, se così non fosse, vorrebbe dire che la notifica della cartella riaprirebbe i termini per impugnare l’atto di accertamento, impugnazione che, invece, ha dei tempi categorici e prefissati dalla legge.

Quali garanzie si possono inserire in un contratto per avere più probabilità che venga adempiuto?2018-04-19T09:30:21+02:00

Risposta:Al fine di garantirne l’adempimento, o permettere un più facile risarcimento in caso di danno, la legge predispone vari strumenti.

Innanzi tutto può prevedersi una caparra con funzione penitenzile o confirmatoria, oppure una clausola penale (con funzione di determinazione anticipata del valore del danno in caso di inadempimento).

Possono poi sempre prevedersi delle specifiche garanzie, tanto di natura reale (cioè riferite a beni mobili o immobili) oppure di natura personale (che fanno invece riferimento al patrimonio personale di un soggetto terzo).

Come garanzie reali la legge prevede il pegno (che si costituisce su beni mobili che passano in possesso del creditore) e l’ipoteca (che si costituisce invece su beni immobili o su altri diritti immobiliari, senza spostamento del possesso). Pegno e ipoteca possono anche essere concessi da un terzo.

A titolo di garanzia personale possono invece prevedersi, tra le altre, la fidejussione, o la fidejussione omnibus, oppure la garanzia a prima richiesta.

Quali debbono essere le caratteristiche tecniche degli autovelox?2018-08-02T16:32:02+02:00

Risposta: devono essere innanzitutto:

  • omologati dal Ministero dei trasporti,
  • sottoposti a taratura e a verifica periodiche,
  • adeguatamente segnalati (anche se non sono fissi ma utilizzati da una pattuglia),
  • visibili anche di notte.

Per quanto riguarda, in particolare, la taratura, la necessità che gli autovelox siano periodicamente tarati e controllati è stata definitivamente sancita dalla Corte costituzionale con la sentenza numero 113/2015, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 45, comma 6, del codice della strada, nella parte in cui non prevede che tutte le apparecchiature impiegate nell’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità siano sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura. Sul punto la Corte di cassazione ha poi precisato, con la sentenza numero 9645/2016, che per dimostrare il corretto funzionamento non è mai possibile ricorrere ad altri mezzi quali le certificazioni di omologazione e conformità. Dal 1° agosto 2017, peraltro, le norme sulla modalità di taratura sono state rese più stringenti ed è verosimile che, almeno nei primi tempi, le stesse non siano state pienamente rispettate (leggi: “Multe autovelox: dal 1° agosto potrebbero essere nulle“). Per quanto riguarda la segnalazione, i cartelli che preannunciano il controllo elettronico della velocità devono essere posizionati a una distanza adeguata dall’autovelox, diversa a seconda del tipo di strada ove questo è collocato.

Come affermato dalla Corte di cassazione con la sentenza numero 7949/2017, “la distanza tra i segnali o i dispositivi e la postazione di rilevamento della velocità deve essere valutata in relazione allo stato dei luoghi; in particolare, è necessario che non vi sia tra il segnale e il luogo di effettivo rilevamento una distanza superiore a quattro km, mentre non è stabilita una distanza minima”.

 

Quali danni sono astrattamente risarcibili a seguito di un sinistro stradale?2018-07-24T16:24:13+02:00

Risposta: I danni che trovano ristoro nel nostro sistema giuridico-giurisprudenziale conseguenti a un sinistro stradale sono essenzialmente di due tipologie: il danno “patrimoniale” ed il danno “non patrimoniale”. Il danno patrimoniale può consistere in una perdita del proprio patrimonio (ad es. il danno al veicolo, agli indumenti, le spese mediche etc. ), o in un mancato guadagno (ad es. i giorni di malattia in cui non si è potuto lavorare); il danno non patrimoniale essenzialmente puo’ consistere nel danno biologico, cioe’ nella lesione del diritto alla salute di cui ogni soggetto è titolare e nel danno “morale” cioe’ nel dolore fisico o psichico transeunte derivante dal fatto illecito. In casi particolari si parla inoltre di “danno esistenziale” o di “danno non patrimoniale ulteriore”, ma la giurisprudenza in proposito non si è ancora consolidata (v. le cd. sentenze “gemelle” della Corte di Cassazione a Sezioni Unite del novembre 2008).

Quale maggioranza è necessaria per poter installare un ascensore?2018-04-15T17:27:26+02:00

Risposta: L’art. 24 della L. 104/92, prevede che la delibera per l’installazione di un ascensore possa essere approvata con un numero di voti che rappresenta la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell’edificio, oppure anche con un numero di voti che rappresenta il terzo dei partecipanti al condominio e almeno un terzo del valore dell’edificio, se l’assemblea è in seconda convocazione.

Quale maggioranza è necessaria per poter installare o modificare il sistema di riscaldamento?2018-04-15T17:28:07+02:00

L’art. 26, co. 5, della L. 9.1.1991, n. 10 prevede che per le innovazioni relative all’adozione di sistemi di termoregolazione e di contabilizzazione del calore e per il conseguente riparto degli oneri di riscaldamento in base al consumo effettivamente registrato, l’assemblea di condominio decide a semplice maggioranza, derogando alle maggioranze qualificate richieste invece dagli articoli 1120 e 1136 c.c.

Quale forma è prescritta per la donazione?2018-07-24T19:48:48+02:00

Risposta: La donazione è un negozio solenne: deve essere fatta, pertanto, per atto pubblico (cioè dinanzi ad un notaio), a pena la nullità, ed alla presenza irrinunziabile di due testimoni.

L’atto pubblico è richiesto qualunque sia l’oggetto della liberalità.

Unica eccezione alla solennità della forma è prevista per le donazioni di modico valore o manuali, ove a tale requisito si sostituisce la trasmissione materiale del possesso attraverso la consegna.

Se la donazione ha per oggetto cose mobili, non è valida che per quelle specificate con indicazione del loro valore nell’atto medesimo della donazione, ovvero in una nota a parte sottoscritta dal donante, dal donatario e dal notaio.
L’accettazione può essere fatta nell’atto stesso o con atto pubblico posteriore. In questo caso la donazione non è perfetta se non dal momento in cui l’atto di accettazione è notificato al donante.

Prima che la donazione sia perfetta, tanto il donante quanto il donatario possono revocare la loro dichiarazione (art. 782 c.c.).

Qual’è la differenza tra eredità e legato?2018-04-17T20:50:02+02:00

Risposta:Le fattispecie dell’eredità e del legato si collocano nell’ambito della categoria generale della successione a causa di morte, che comporta il subingresso di un soggetto ad un altro nella titolarità di uno o più rapporti giuridici. La successione a causa di morte può essere a titolo universale, ed il successibile assume in questo caso la qualifica di erede, oppure a titolo particolare, e si parla di legatario.

In base all’art. 588 c.c. si ha successione a titolo universale quando un soggetto, cioè l’erede, subentra indistintamente nell’universalità dei beni del testatore od in una quota degli stessi da solo od in concorso con altri.

Si ha invece successione a titolo particolare quando un soggetto, in questo caso il legatario, succede al testatore in uno o più rapporti determinati che non vengono considerati quali quote dell’intero patrimonio.

Soltanto l’erede, in quanto subentra nell’insieme dei rapporti giuridici del testatore, risponde dei debiti del defunto anche con i propri beni, poiché di regola la successione a titolo universale determina la confusione tra il patrimonio del defunto e quello dell’erede.

Qual è la presumibile durata di un processo per ottenere il risarcimento dei danni?2018-07-25T09:59:35+02:00

Risposta:  La durata di un procedimento giudiziario dipende essenzialmente dal tipo di Giudice dinanzi al quale la causa è stata incardinata, nonché dalle difficoltà intrinseche della questione che può richiedere una lunga fase istruttoria per la raccolta delle prove. In genere, comunque, si può affermare che un giudizio di fronte ad un Giudice di Pace (competente per le cause di valore fino ai 15.493,71 euro) può durare da un minimo di 3-4 mesi ad un massimo di 15-20 mesi. Ben più lunghi i tempi delle cause di fronte ai Tribunali.

 

Qual è la disciplina per i contratti conclusi dai consumatori fuori dai locali commerciali e per i contratti conclusi “a distanza”?2018-04-18T12:23:51+02:00

Risposta: La tutela del consumatore si sostanzia nell’attribuzione a suo favore di un diritto di recesso da esercitarsi nel termine di 7 giorni dalla data di stipula del contratto o dal momento successivo del ricevimento della merce. Questo diritto di recesso è irrinunciabile ed è nulla ogni pattuizione in senso contrario.È obbligo del venditore consegnare la merce o il servizio entro 30 giorni dalla stipula del contratto. è inoltre obbligo del venditore informare adeguatamente il consumatore in ordine al diritto di recesso, in mancanza il termine per recedere diventa di 60 giorni.Il recesso deve essere comunicato mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento, o anche tramite telegramma o fax, purché sempre confermati da lettera raccomandata.Ancora a vantaggio del consumatore è stabilito che il Foro competente per le controversie civili è inderogabilmente quello del Giudice del luogo di residenza o di domicilio del consumatore.Per i contratti conclusi invece “a distanza” (nei quali rientrano anche quelli conclusi via Internet) la normativa è ancora più favorevole al consumatore, e prevede che il diritto di recesso possa esercitarsi entro 10 giorni, e che, in caso di mancata o imprecisa informazione, esso di estenda addirittura a 3 mesi dal ricevimento della merce o del servizi

Qual è la differenza tra successione legittima e testamentaria?2018-04-16T17:44:51+02:00

Risposta: La successione legittima od intestata ha titolo nella legge, consistendo nell’attribuzione dei diritti successori da parte dell’ordinamento, e si contrappone alla successione testamentaria, che ha titolo invece nel testamento.Il nostro ordinamento consente all’individuo di disporre, a mezzo testamento, dei propri beni per il periodo successivo alla morte.Ove tuttavia ciò non avvenga, in tutto od in parte, sarà la legge a predisporre criteri e soggetti cui tali beni verranno devoluti, facendo luogo alla successione legittima od intestata che è suppletiva rispetto a quella testamentaria, poiché si attua quando manchi quest’ultima.Le categorie dei successibili vengono individuate dal legislatore in ragione dell’intensità dei vincoli di parentela che uniscono i congiunti al defunto, in riferimento ad un criterio prevalente di concorso, ed i più prossimi escludono i più lontani.L’art. 565 c.c. individua le classi dei successibili nel coniuge, nei discendenti legittimi e naturali, che sono equiparati e cui vanno aggiunti gli adottivi, negli ascendenti legittimi, nei collaterali, negli altri parenti (fino al sesto grado) e nello Stato.

Qual è la differenza tra separazione e divorzio?2018-04-15T18:00:51+02:00

Risposta: Con la separazione legale i coniugi non pongono fine al rapporto matrimoniale, ma ne sospendono gli effetti nell’attesa di una riconciliazione o di un provvedimento di divorzio. La separazione può essere legale (consensuale o giudiziale) o “di fatto”, cioè conseguente all’allontanamento di uno dei coniugi per volontà unilaterale, o per accordo, ma senza l’intervento di un Giudice e senza alcun valore sul piano legale.
La separazione legale (consensuale o giudiziale) rappresenta una delle condizioni (la più frequente) per poter addivenire al divorzio.

Con il divorzio (introdotto e disciplinato con la legge 01.12.1970 n. 898) viene invece pronunciato lo scioglimento del matrimonio o la cessazione degli effetti civili (se è stato celebrato matrimonio concordatario con rito religioso, cattolico o di altra religione riconosciuta dalla Stato italiano). Col divorzio vengono a cessare definitivamente gli effetti del matrimonio, sia sul piano personale (uso del cognome del marito, presunzione di concepimento, etc.), sia sul piano patrimoniale. La cessazione del matrimonio produce effetti dal momento della sentenza di divorzio, senza che essa determini il venir meno dei rapporti stabiliti in costanza del vincolo matrimoniale. Solo a seguito di divorzio il coniuge può pervenire a nuove nozze.

Qual è la differenza tra separazione consensuale e separazione giudiziale?2018-04-15T18:02:38+02:00

Risposta: Nella separazione consensuale sussiste un accordo tra i coniugi in ordine alle condizioni (personali e patrimoniali) della separazione stessa. Il Tribunale si limita ad omologare tale accordo (cioè ad assicurarsi che siano rispettati i diritti di ciascun coniuge e della eventuale prole) mediante decreto.In caso di disaccordo, invece, si ricorre alla separazione giudiziale. In questo caso la separazione viene pronunciata con sentenza dal Tribunale, che si impone nel decidere le condizioni.Il diritto di chiedere la separazione (consensuale o giudiziale) spetta a ciascun coniuge, anche in mancanza di consenso dell’altro coniuge. La procedura si avvia mediante ricorso al Tribunale competente per territorio, in base al comune dove si trova la casa coniugale.

Qual è la differenza tra risoluzione e rescissione del contratto?2018-07-27T11:23:38+02:00

Risposta: La rescissione del contratto può chiedersi per anomalie verificatesi al momento della conclusione

  1. a)perché concluso in stato di pericolo, oppure
  2. b)per lesione.

Per esperire l’azione di rescissione per contratto concluso in stato di pericolo devono sussistere due condizioni:

  1. lo stato di pericolo in cui versava uno dei contraenti o altra persona, al momento della stipula, e
  2. l’iniquità delle condizioni a cui il contraente ha dovuto soggiacere.

Per avere invece rescissione per lesione devono sussistere:

  1. una forte sproporzione tra la prestazione di una parte e quella dell’altra, tale che il valore di una prestazione sia almeno la metà dell’altra, e
  2. l’approfittamento dello stato di bisogno in cui versava la parte danneggiata.

La risoluzione del contratto si ha invece per motivi che sopravvengono alla conclusione del contratto.

Tali ipotesi sono:

  1. la risoluzione di diritto, nei casi cioè previsti dalla legge;
  2. la risoluzione per inadempimento di una delle parti;
  3. la risoluzione per impossibilità sopravvenuta;
  4. la risoluzione per eccessiva onerosità.

La risoluzione di diritto si può invocare

  1. in caso il contratto contenga una “clausola risolutiva espressa”, cioè quando i contraenti convengono espressamente che il contratto si risolva nel caso che una determinata obbligazione non sia adempiuta secondo le modalità stabilite (art. 1456 c.c.);
  2. in caso sia previsto un termine essenziale per adempiere e questo scada senza che la prestazione sia stata adempiuta (art. 1457 c.c.);
  3. in caso la parte non inadempiente richieda l’adempimento mediante diffida ad adempiere(art. 1454 c.c.).

 

Qual è la differenza tra denuncia e querela?2018-07-24T17:27:24+02:00

Risposta: La denuncia, presentata da chiunque, è uno dei mezzi attraverso il quale il Pubblico Ministero o la polizia giudiziaria prendono conoscenza di un fatto costituente reato (artt. 331 e ss. c.p.p.). Ai privati è anche concessa la facoltà di presentare denuncia oralmente (art. 333 c.p.p.). Nel caso di denuncia, il procedimento si avvia d’ufficio, cioè senza che la persona offesa dal reato chieda personalmente la punizione dell’autore del reato stesso.Per poter invece procedere in ordine ad alcuni reati specifici, la legge richiede una ulteriore condizione (c.d. condizione di procedibilità) che consiste frequentemente nella cosiddetta querela (ad esempio per i reati di lesioni, percosse, diffamazione, etc.). Per querela si intende la manifestazione di volontà della persona offesa che si proceda in ordine ad uno specifico reato e che venga punito l’autore dello stesso (artt. 336 e ss. c.p.p.). Anche la querela può essere presentata oralmente (e in questo caso si redige un verbale per iscritto ad opera dell’autorità che la riceve), e può essere anche rimessa (cioè ritirata se già presentata), o rinunciata (se non è stata ancora presentata). La legge prevede inoltre che la querela debba essere presentata entro il termine perentorio di tre mesi, salvo alcuni rari casi specifici in cui i termini sono più lunghi.

Qual è la differenza tra caparra penitenziale e caparra confirmatoria?2018-04-19T14:36:52+02:00

Risposta: La caparra confirmatoria (art. 1385 c.c.) è la più frequente e corrisponde alla antica consuetudine di consegnare all’altra parte una somma di denaro (o altre cose fungibili) a conferma del vincolo assunto. Se la parte che ha concesso la caparra si rende inadempiente, l’altra parte può recedere dal contratto e trattenere la caparra. Se inadempiente è la parte che ha ricevuto la caparra, l’altra parte può sempre recedere e richiedere il doppio di quanto versato.Si tratta in entrambi i casi di facoltà concessa all’interessato che può comunque insistere per l’adempimento, e richiedere il risarcimento per l’ulteriore danno subito. Diversa è invece la funzione della caparra penitenziale (art. 1386 c.c.) che rappresenta il corrispettivo del diritto di recesso, stabilito convenzionalmente. Chi decide di recedere deve dare all’altra parte quanto pattuito a titolo di caparra penitenziale e l’altra parte non potrà chiedere altro.

Qual è il regime speciale previsto dalla legge per gli immobili urbani adibiti ad uso abitativo?2018-04-16T10:19:55+02:00

Risposta:Relativamente agli immobili urbani adibiti ad uso abitativo, con la L. 431/98, modificativa del cosiddetto regime dell’equo canone, si è introdotto un doppio canale alternativo:

  1. concludere un contratto a canone libero, ma di durata non inferiore a quattro anni, rinnovabile automaticamente di altri quattrose non sussistono condizioni particolari per la disdetta;
  2. concludere un contratto sulla base di appositi contratti-tipo definiti dalle organizzazioni di proprietari e conduttori, dalla durata non inferiore ai tre anni, prorogabile di altri duein mancanza di accordo o delle specifiche condizioni richieste dalla legge ( risposta successiva).

In entrambi i casi il contratto deve redigersi in forma scritta. Ogni pattuizione volta a derogare i termini di durata del contratto è nulla, così come ogni accordo volto a determinare un canone superiore a quello risultante nel contratto. L’inquilino può chiedere indietro quanto corrisposto in più entro sei mesi dalla rimgegna dell’immobile.

Da questo regime restano esclusi gli immobili vincolati ai sensi della Legge n. 1089/39 e quelli appartenenti alle categorie catastali A/1, A/8, A/9 (quelli cioè di interesse storico o artistico, di edilizia residenziale pubblica o locati per finalità turistiche), per i quali continuano a valere le regole del codice civile.

Il mancato pagamento del canone decorsi venti giorni dalla scadenza prevista, oppure il mancato pagamento, nel termine previsto, degli oneri accessori, quando l’importo non pagato superi quello di due mensilità del canone, costituisce motivo di risoluzione del contratto, ai sensi dell’art. 1455 del codice civile, e legittima un’azione di sfratto

Qual è il primo passo da compiere per ottenere il risarcimento dei danni subiti in un sinistro stradale?2018-07-24T16:24:45+02:00

Risposta: Il nuovo Codice delle Assicurazioni (D.Lgs 209/05) ha comportato notevoli (e per certi versi contestate) novita’ in materia di risarcimento del danno da sinistri stradali introducendo, tra l’altro, il cosiddetto “risarcimento diretto”. Con tale procedura, il danneggiato non deve piu’ rivolgere la domanda di risarcimento alla Compagnia assicuratrice del danneggiante, ma a quella che ha stipulato il contratto relativo al veicolo coinvolto nel sinistro. Il cosidetto risarcimento diretto, pero’, non trova sempre applicazione: la procedura e’ applicabile ai soli sinistri avvenuti a) nel territorio della Repubblica; b) tra due veicoli a motore identificati e assicurati per la rca; c) dai quali siano derivati danni al veicolo o lesioni di lieve entita’ ai loro conducenti (danno biologico fino al 9 per cento), senza il coinvolgimento di altri veicoli. Quando il sinistro non rientra nell’ambito di applicazione del cosiddetto risarcimento diretto, quindi, la procedura da seguire è quella tradizionale: bisogna presentare la richiesta di risarcimento alla Compagnia assicuratrice del danneggiante. Senza con cio’ voler essere esaustivi in proposito (la tematica meriterebbe un ben maggiore approfondimento), ricorderemo che il primo passo per ottenere il risarcimento dei danni da sinistro stradale è quello di inviare il più celermente possibile la richiesta con raccomandata con ricevuta di ritorno alla compagnia assicurativa, indicando il luogo, data e modalità del sinistro, generalità delle parti e numero di targa dei veicoli coinvolti, indicazione dell’Autorita’ intervenuta, nonché i giorni e la località in cui il mezzo danneggiato è a disposizione del perito della compagnia per l’accertamento del danno. Alla raccomandata, se presente, va allegato il modulo blu che, firmato da entrambi i conducenti, diviene modulo di constatazione amichevole dell’incidente. Ulteriori indicazioni sono necessarie in caso di lesioni (ad es. eta’ del danneggiato, entita’ delle lesioni, reddito, attestazione medica, etc.).

Pubblico Impiego: Al Giudice Amministrativo Il Risarcimento Del Danno Biologico2018-04-18T10:35:57+02:00

Risposta: Con la sentenza n. 28369/2017 dello scorso 28 novembre a Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha statuito sulla questione del riparto di giurisdizione per le controversie in materia di pubblico impiego va dichiarata la giurisdizione del giudice ordinario con riferimento alle rivendicate mansioni superiori e alla relativa richiesta di pagamento delle differenze retributive e di risarcimento danni per la lamentata dequalificazione, mentre va confermata la giurisdizione del giudice amministrativo in ordine alla verifica della sussistenza del danno biologico

Posso essere trasferito senza il mio consenso?2018-04-06T13:31:00+02:00

Il datore di lavoro non può arbitrariamente disporre il trasferimento di lavoratori senza spiegare e provare l’esistenza di un motivo che oggettivamente giustifichi il trasferimento.

Posso essere licenziata durante il periodo di prova, nonostante il mio stato di gravidanza?2018-04-06T13:32:23+02:00

La Corte ha specificato che egli, se è a conoscenza dello stato di gravidanza, deve espressamente comunicare le ragioni per cui ritiene che la lavoratrice non abbia superato il periodo di prova; in questa maniera la lavoratrice potrà controllare l’operato del datore di lavoro ed eventualmente agire in giudizio qualora ravvisi in esso un comportamento discriminatorio e quindi illecito.

Perché le banche non restituiscono l’anatocismo ma al contrario continuano ad applicarlo nei contratti di conto corrente?2018-07-24T20:14:27+02:00

Risposta: Le banche ottengono dall’anatocismo introiti ingentissimi e se dovessero restituire a tutti i correntisti le somme incamerate in questo modo rischierebbero davvero il fallimento. Preferiscono pertanto lasciare che i singoli correntisti si facciano avanti chiedendone le restituzione, ben sapendo che essi saranno una esigua minoranza rispetto a coloro che “lasceranno correre”.

Perché bisogna attendere prima di poter ricorrere al Giudice?2018-07-24T17:03:51+02:00

Risposta: La legge concede un periodo di tempo alle compagnie di assicurazione perché possano istruire le pratiche di risarcimento dei danni subiti dalla vittima del sinistro. La compagnia di assicurazione deve valutare il sinistro nel suo complesso, verificare la responsabilità del proprio assicurato, incaricare dei periti, controllare la congruità delle somme richieste e infine dar eventualmente corso alla liquidazione e pagamento del danno. Pertanto, prima del decorso del termine di 60-90 giorni non è concesso proporre la domanda di risarcimento in giudizio nei confronti della compagnia di assicurazione. Il termine decorre dal giorno del ricevimento da parte della compagnia della lettera raccomandata con ricevuta di ritorno in cui si formalizza la prima richiesta di risarcimento.

Perché alle volte è necessario esercitare un’azione giudiziaria per ottenere il risarcimento?2018-07-25T09:58:40+02:00

Risposta: L’azione giudiziaria, esercitabile quando sono trascorsi almeno 60 giorni dalla richiesta risarcitoria (90 giorni in caso di danno alla persona), si rende necessaria allorquando non si riesce ad ottenere in tutto, o in parte, il risarcimento del danno ritenuto congruo. Ciò può essere la conseguenza di una diversa valutazione della compagnia assicurativa in ordine alle responsabilità dei soggetti coinvolti nel sinistro e/o una differente valutazione dell’entità dei danni. In qualche caso l’azione giudiziaria si rende necessaria per l’atteggiamento non collaborativo della compagnia assicurativa. L’azione giudiziaria va proposta con citazione davanti al Giudice di Pace quando il valore del risarcimento non superi 15.493,70 euro. Oltre questo importo, l’azione va proposta in Tribunale. Per quanto concerne le spese legali, il danneggiato, in caso di vittoria finale, riceverà un risarcimento comprensivo di quanto dovuto al proprio avvocato, salvo compensazione totale o parziale delle stesse decisa dal Giudice ai sensi dell’art. 92 c.p.c..

Per fatture false e dichiarazione fraudolenta quali sanzioni?2018-07-24T20:05:34+02:00

Risposta: Il reato per utilizzo fatture false e documenti fittizi per evadere le tasse cambia con la riforma del sistema sanzionatorio.

Il reato penale di dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di fatture o di altri documenti per operazioni inesistenti, messi in atto per pagare meno tasse, è previsto e punito dall’art. 2 e 3 del D. Lgs. n. 74/2000 modificato con il decreto legislativo 158/2015 pubblicato in Gazzetta n.55 il 7/1072015

Fino all’entrata in vigore del decreto legislativo emanato in attuazione della legge delega

.  commette reato di dichiarazione fraudolenta chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o l’IVA, indica in una delle dichiarazioni annuali  elementi passivi fittizi, avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, se tali fatture o documenti sono registrati nelle scritture contabili obbligatorie, o sono detenuti a fine di prova nei confronti dell’amministrazione finanziaria.

Il reato si configura, in particolare, se congiuntamente:

l’imposta evasa è superiore a € 30.000 (con riferimento a ciascuna delle singole imposte);

l’ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti all’imposizione, anche mediante indicazione di elementi passivi fittizi, è superiore al 5% dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione, o, comunque, è superiore a 1 milione di euro.

Il reato comporta la reclusione da 1 anno e 6 mesi a 6 anni.

Il delitto non è comunque punibile a titolo di tentativo (art. 6, D. Lgs. n. 74/2000).

Non danno luogo a fatti punibili:

• le rilevazioni nelle scritture contabili e nel bilancio eseguite in violazione dei criteri di determinazione dell’esercizio di competenza, ma sulla base di metodi costanti di impostazione contabile, nonché le rilevazioni e le valutazioni estimative rispetto alle quali i criteri concretamente applicati sono stati comunque indicati nel bilancio;

• le valutazioni estimative che, singolarmente considerate, differiscono in misura inferiore al 10% da quelle corrette. Nella verifica del superamento delle soglie di punibilità previste nella disposizione stessa, non si tiene conto degli importi compresi in tale percentuale.

Chi emette fatture o altri documenti per operazioni inesistenti e chi concorre con il medesimo non è punibile a titolo di concorso nel reato previsto dall’articolo 2 per dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di fatture o di altri documenti per operazioni inesistenti.

 

La norma è stata modificata dall’articolo 3 del decreto legislativo 158/2015,  pubblicato in GU n.55 del 7 ottobre in vigore dal 22 ottobre 2015, che riforma il sistema sanzionatorio. Le modifiche del decreto  riguardano principalmente:

– Viene sostituita la disposizione relativa al reato di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici, modificando la condotta punibile, elevando la soglia di punibilità ed escludendo esplicitamente da tale fattispecie la mancata fatturazione o la sottofatturazione.

– Con la modifica della struttura dell’illecito, il delitto si trasforma da reato proprio dei soli contribuenti obbligati alla tenuta delle scritture contabili in reato ascrivibile a qualunque soggetto tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi o a fini IVA.

– Resta ferma la pena, da un anno e sei mesi a sei anni, nei confronti di chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, compiendo operazioni simulate oggettivamente o soggettivamente ovvero avvalendosi di documenti falsi o di altri mezzi fraudolenti idonei ad ostacolare l’accertamento e ad indurre in errore l’amministrazione finanziaria, indica in dichiarazione elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo o elementi passivi fittizi o crediti e ritenute fittizie.

 scompare la disposizione che richiede l’elemento della “falsa rappresentazione nelle scritture contabili obbligatorie” di conseguenza il delitto si trasforma da reato proprio dei soli contribuenti obbligati alla tenuta delle scritture contabili – quale è attualmente – in reato ascrivibile a qualunque soggetto tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi o a fini dell’imposta sul valore aggiunto

Per la configurazione del reato devono, inoltre, sussistere congiuntamente i seguenti presupposti (soglie di punibilità):

a) imposta evasa superiore a 30 mila euro con riferimento a taluna delle singole imposte (soglia non modificata);

b) elementi attivi sottratti all’imposizione (anche considerando gli elementi passivi fittizi) superiori al 5 per centodell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione (soglia invariata) o comunque superiore a 1,5 milioni di euro (soglia aumentata rispetto alla vigente soglia di 1 milione); in alternativa, qualora la condotta fraudolenta abbia ad oggetto crediti e ritenute fittizie, il reato è configurabile ove l’ammontare complessivo dei crediti e delle ritenute fittizie in diminuzione dell’imposta è superiore al 5 per cento dell’ammontare dell’imposta medesima o comunque a euro 30.000.

 

– Viene stabilito che il fatto si considera commesso quando avvalendosi di documenti falsi, tali documenti sono registrati nelle scritture contabili obbligatorie o sono detenuti a fini di prova nei confronti dell’amministrazione finanziaria.

La relazione illustrativa dello schema di decreto afferma che si tratta di precisazione resa necessaria dal fatto che il delitto si consuma con la presentazione della dichiarazione, alla quale, in base alla disciplina tributaria in vigore, non deve essere allegata alcuna documentazione.

Viene precisato che non rientrano tra i “mezzi fraudolenti” perseguiti dalla norma in esame, la mera violazione degli obblighi di fatturazione e di annotazione degli elementi attivi nelle scritture contabili (ad es. la mancata emissione dello scontrino fiscale) e di annotazione dei corrispettivi nelle scritture contabili, o la mera indicazione nelle fatture o nelle annotazioni di corrispettivi inferiori a quelli reali (sottofatturazione).

Per fare ricorso è necessario essere assistiti da un difensore?2018-07-24T20:01:57+02:00

Risposta: Per le liti tributarie non sempre è obbligatorio essere assistiti da un difensore abilitato, infatti fino a una certa soglia il contribuente può presentarsi da solo. Il decreto legislativo n. 156/2015 ha riformato la normativa del contenzioso tribuntario, introducendo alcune importanti novità. Fra queste dal 01 gennaio 2016 è aumentato il valore della controversia che consente al contribuente di stare in giudizio senza assistenza tecnica. 

In particolare la norma prevede l’obbligatorietà dell’assistenza tecnica da parte di un difensore abilitato (art. 12 d.lgs 546/1992) per le controversie di valore superiore a 3.000 euro corrispondente:

  • al valore del tributo al netto di interessi e sanzioni;

  • con la sommatoria delle sanzioni irrogate nel caso in cui la controversia contenga solo sanzioni

Si ricorda che, in generale, sono soggetti abilitati all’assistenza tecnica coloro iscritti nei relativi albi professionali:

  • avvocati,

  • dottori commercialisti,

  • ragionieri e i periti commerciali,

  • nonché i consulenti del lavoro purché non dipendenti dall’amministrazione pubblica.

Per le controversie in materia catastale ovvero concernenti l’estensione, il classamento dei terreni e la ripartizione dell’estimo fra i compossessori a titolo di promiscuità di una stessa particella, la consistenza, il classamento delle singole unità immobiliari urbane e l’attribuzione della rendita catastale sono abilitati anche gli ingegneri, architetti, geometri, periti edili, dottori in agraria, agronomi e periti agrari.

Importo della controversia maggiore di 3.000 euro

obbligo di assistenza tecnica da soggetti abilitati

Importo della controversia minore di 3.000 euro

nessun obbligo di assistenza tecnica

Per anni ho usufruito di un passo su un terreno che ora è stato chiuso: cosa posso fare?2018-04-06T13:20:08+02:00

Ricorrere al giudice con l’azione detta di reintegrazione, disciplinata dall’art. 1168 c.c., con la quale chi si vede chiudere un passo può chiedere al giudice che condanni l’altro a rimuovere gli ostacoli in tempi brevi. Successivamente può agire nei modi ordinari, citando in giudizio la controparte, affinché sia riconosciuto in maniera definitiva il suo diritto a passare su quel terreno.

Omicidio stradale e lesioni personali stradali2018-07-27T10:58:57+02:00

Risposta: La Legge 23.03.2016 n.41 ha introdotto il reato di omicidio stradale (art. 589-bis c.p.) e quello di lesioni personali stradali (art. 590-bis c.p.).

Il reato di omicidio stradale ricorre quando qualcuno cagiona per colpa la morte di una persona con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale; la pena è con la reclusione da due a sette anni.

Se l’omicidio stradale viene commesso da persona sotto effetto di sostante alcoliche o stupefacenti, è prevista la pena da cinque a dieci anni, ovvero da otto a dodici anni, a seconda della gravità dell’effetto.

La pena più grave è anche prevista per casi gravi di violazione del codice della strada, quali attraversamento col rosso o eccesso consistente di velocità.

Il reato di lesioni personali stradali ricorre quando qualcuno cagiona per colpa ad altri una lesione personale con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale; la pena è con la reclusione da tre mesi a un anno per le lesioni gravi e da uno a tre anni per le lesioni gravissime.

Se le lesioni stradali vengono commesse da persona sotto effetto di sostante alcoliche o stupefacenti, è prevista la pena da tre a cinque anni, ovvero da quattro a sette, a seconda che della gravità delle lesioni stesse.

omicidio stradale2018-08-02T16:38:28+02:00
Omessa notifica dell’atto prodromico2018-07-25T10:14:13+02:00

Risposta: Venendo ora ai singoli mezzi per difendersi da Agenzia Entrate Riscossione, e quindi alle varie eccezioni da sollevare nell’atto di opposizione contro la cartella esattoriale, vediamo qual è il più usato dai contribuenti.

Abbiamo detto che la cartella di pagamento non è il primo atto che riceve il contribuente ma solo quello che anticipa l’esecuzione forzata, ossia il pignoramento. Essa è infatti un titolo esecutivo, un documento che accerta l’esistenza di un debito. Ma prima di essa ci sono una serie di procedure interne che si manifestano al contribuente attraverso la notifica dell’avviso di pagamento (anche detto «atto prodromico» appunto perché “viene prima” della cartella medesima). Se l’interessato non ha ricevuto tale atto anche la cartella è nulla. La ragione è semplice: in una situazione del genere gli verrebbe precluso difendersi e impugnare l’originaria pretesa. Quindi se con la cartella è la prima volta che vieni a conoscenza del tuo debito, puoi fare ricorso al giudice per far annullare la cartella stessa. Attenzione: il ricorso deve rispettare i termini di legge ossia:

  • 30 giorni per le cartelle relative a multe stradali (la competenza è del giudice di pace);
  • 40 giorni per le cartelle relative a contributi previdenziali Inps e Inail (la competenza è del tribunale ordinario, sezione lavoro);
  • 60 giorni in tutti gli altri casi, ossia imposte e tributi (la competenza è della Commissione Tributaria Provinciale).

Potrebbe essere che l’atto prodromico ti sia stato notificato ma che tu non lo abbia saputo magari perché assente o in vacanza o perché qualcuno della tua famiglia ha ritirato la raccomandata per te. A questo punto, per non fare cause inutili (che peraltro potrebbero comportare la condanna alle spese), ti consiglio di fare prima una istanza di accesso agli atti amministrativi: devi cioè recarti agli uffici di Agenzia Entrate Riscossione e chiedere una copia dei documenti che comprovano l’avvenuta notifica. Ti devono essere forniti entro 30 giorni. In questo modo potrai sapere se l’originario avviso di pagamento ti era stato notificato o meno. In particolare sappi che:

  • se nel momento in cui è passato il postino tu non eri a casa, questi deve aver lasciato in cassetta un avviso con l’indicazione che la cartella è in giacenza presso l’ufficio postale o presso il Comune; inoltre ti deve essere inviata una seconda raccomandata (dovresti aver ricevuto anche questa) che ti avvisa della suddetta giacenza. Se così non fosse, la notifica sarebbe nulla e potresti far annullare la cartella;
  • se il postino ha invece consegnato la cartella a un familiare convivente o al portiere (ebbene sì! lo può fare se tu non sei a casa), non deve inviarti una seconda raccomandata informativa. Pertanto spetta a te informarti da chi vive insieme a te se, in tua assenza, è stata consegnata una raccomandata.

Se ritieni che la firma sulla raccomandata non è la tua, puoi sempre contestare la notifica ma devi dimostrare la falsità della stessa con un procedimento che si chiama «querela di falso» e che allunga un po’ i tempi.

Nella mia casa vogliono installare un ascensore, ma io abito al primo piano e non intendo pagare spese per l’ installazione e le spese di manutenzione. Cosa posso fare ?2018-04-15T17:30:50+02:00

Risposta: all’assemblea condominiale lei voterà in senso contrario. Per l’approvazione della spesa, in caso di installazione di un nuovo impianto di ascensore, occorre, ai sensi del secondo comma dell’art. 1120 c.c., il voto favorevole, sia in prima che in seconda convocazione, della maggioranza degli intervenuti che rappresentino almeno la metà del valore millesimale dell’edificio. Qualora l’installazione venga approvata, chi come lei, dopo aver votato negativamente,   non intenda contribuire alle spese relative, potrà farlo, ma non potrà poi avvalersi dell’uso dell’ascensore. In simili casi si provvede all ‘installazione di un ascensore funzionante con una chiave, consegnata ai soli condomini cha abbiano contribuito alle spese.

Nel palazzo ove abito c’è un condomino che è proprietario di un cane: questo cane però non solo abbaia tutta la notte ma sporca anche sulle scale; cosa posso fare?2018-04-06T13:25:36+02:00

Se l’abbaiare del cane o le esalazioni all’interno del condominio superano il livello di normale tollerabilità e arrecano effettivamente un pregiudizio alla collettività dei condomini sotto il profilo della quiete o dell’igiene – valutazione, questa, rimessa all’apprezzamento del giudice – lo stesso giudice potrà anche ordinare l’allontanamento dell’animale dall’edificio condominiale, con divieto di farvi ritorno.

Nel mio condominio è stata deliberata dall’assemblea l’installazione di un nuovo ascensore. Come dovranno essere ripartite le spese ?2018-04-15T17:31:49+02:00

Risposta: Occorre distinguere tra spese di installazione e spese di manutenzione. Per le prime, riguardanti il costo dell’installazione del nuovo ascensore, l’art. 1123 primo comma c.c. fa riferimento ai millesimi condominiali; invece per le spese di manutenzione l’art. 1124 c.c. prevede che la spesa sia ripartita per metà in ragione delle singole unità immobiliari e per l’altra metà in misura proprorzionale all’altezza di ciascun piano dal suolo.

Nel corso di una perquisizione effettuata presso la mia abitazione mi è stato sequestrato il materiale pornografico che tenevo sul mio computer. Si tratta di decine di files concernenti immagini di donne e uomini adulti che compiono atti sessuali, In uno solo dei files vi sono alcune scene concernenti una ragazza che a detta degli inquirenti era minorenne ma che dalle immagini non dimostra affatto la minore età. Mi è stato però contestato il possesso di materiale pedopornografico. Cosa devo fare ?2018-07-24T17:45:17+02:00

Risposta: se davvero così stanno le cose il suo difensore potrà agevolmente dimostrare l’esclusione dell’elemento soggettivo. Si tratta infatti di uno spezzone isolato, dal quale non emerge la minore età della ragazza, e dunque inidoneo a configurare gli estremi del possesso di materiale pedopornografico. Rimarranno invece a suo carico tutti gli ulteriori addebiti. 

Nel corso del 2018 è nata mio figlia affetta da gravissima malformazione agli organi interni ed al cervello. Tutti gli esami eseguiti da mia moglie durante la gestazione hanno dato esito negativo. Non conoscere tutto questo ci ha impedito di valutare la possibilità di praticare l’interruzione di gravidanza. Posso ottenere un risarcimento?2018-07-25T13:12:57+02:00

Risposta: E’ In primo luogo necessario accertare se gli esami effettuati sono stati quelli di routine o specifici di fronte ad una  gravidanza che presentava  dei rischi dopodicchè confrontare il tipo e genere di esami di esami eseguiti con la malattia riscontrata alla nascita.

Non essendo a conoscenza di specifiche informazioni in merito, si può al limite sostenere che se dette gravi anomalie potevano verosimilmente accertate il diritto da parte di Sua moglie di praticare l’interruzione è stato violato con ogni conseguenza ai fini del risarcimento. Più difficoltoso sarebbe sostenere questa tesi se le malformazioni potevano essere osservate solo in epoca successiva.

In ogni caso sappia che, qualora il ginecologo avesse commesso un errore sarebbe comunque risarcibile il solo danno da mancata informazione.

 

Nel condominio dove abito l’assemblea ha deliberato di installare un ascensore al posto della tromba delle scale; ma può farlo anche se io non sono d’accordo?2018-04-06T13:22:59+02:00

Il singolo condomino potrà impugnare la delibera qualora l’installazione dell’ascensore pregiudichi la stabilità stessa dell’edificio, e comunque potrà astenersi dal partecipare alla spesa particolarmente gravosa rinunciando ad usufruire dell’ascensore.

Nel caso in cui il soggetto danneggiato è minore d’età, questi può agire in giudizio per ottenere il risarcimento?2018-07-24T17:07:56+02:00

Risposta: L’azione giudiziaria non è proponibile dal minore ma dai suoi genitori, senza necessità di autorizzazione del giudice tutelare. Nel caso in cui i genitori siano separati, la rappresentanza legale -e quindi il potere di agire in giudizio- spetta al genitore affidatario del figlio. Se l’affidamento e’ condiviso la rappresentanza legale spetta ad entrambi i genitori.

Nel 2016 ho subito in ospedale un intervento chirurgico di appendicite. La ferita mi fa molto male. Secondo alcuni medici che ho consultato, i problemi sono stati causati da una errata suturazione della ferita prima e da una altrettanta errata medicazione postoperatoria. Vorrei chiedere il risarcimento dei danni al chirurgo che mi ha operato sebbene le medicazioni sono state eseguite da altri medici.2018-07-25T13:12:20+02:00

Risposta: Innanzitutto deve sapere  che in caso di giudizio sarà un medico specialista competente in materia (CTU) nominato dal Tribunale che valuterà le conseguenze provocate dall’intervento.

Per quanto concerne l’individuazione del soggetto cui richiedere il risarcimento, la legge impone al responsabile dell’intervento chirurgico – cioè a colui che guida l’equipe medica – l’obbligo di vigilanza fino alla completa risoluzione dell’intervento. Pertanto si può sostenere, con le dovute riserve, che il soggetto investito dell’obbligo di vigilanza sia responsabile oltre che dell’intero svolgimento dell’intervento anche delle fasi successive.

Nel 2015, ho subito una delicatissima operazione chirurgica di ernia cervicale. Successivamente ho accusato diversi problemi che non mi permettono di condurre una vita normale. Tutti gli specialisti che ho consultato ritengono che i disturbi abbiano origine in un errore nell’esecuzione dell’intervento. L’operazione era sicuramente complicata e presentava molti rischi di cui io, avendo firmato il consenso informato, ero al corrente. Pensate che ci siano gli estremi per richiedere un risarcimento?2018-07-25T16:10:01+02:00

Risposta: L’art. 2236 c.c. dispone che “se la prestazione implica la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà il prestatore d’opera non risponde dei danni se non in caso di dolo o colpa grave”.

La legge sembra suggerire che nei casi di “speciale difficoltà” la responsabilità del medico sia limitata agli errori “gravi” o al dolo (danno cagionato con previsione e volontà) escludendo la responsabilità per colpa lieve.

Quanto al consenso informato, qualsiasi previsione contenga non esclude,”a priori”, la responsabilità per il verificarsi dell’ipotesi prevista: sarà comunque necessario, ai fini dell’accertamento della responsabilità (e dunque della possibilità di risarcimento) valutare il caso concreto. La mancanza del consenso oltre a confortare l’ipotesi della responsabilità del medico, costituisce una figura di danno autonomamente risarcibile.

Multe Autovelox :come fare ricorso?2018-08-02T16:32:53+02:00

 Risposta: Ricorso al prefetto

Il ricorso al prefetto, nel dettaglio, va proposto nel termine di 60 giorni decorrenti dalla notifica del verbale (o dal giorno successivo all’infrazione se vi è stata contestazione immediata).Tale forma di impugnazione non prevede costi ma se il ricorso è respinto andrà pagata la multa per un importo raddoppiato.

Leggi: “Il ricorso al Prefetto per impugnare una contravvenzione. Guida con fac-simile

Ricorso al giudice di pace

Se si decide di rivolgersi al giudice di pace i termini sono più ristretti e scendono a 30 giorni per i residenti in Italia (che diventano 60 solo per coloro che risiedono all’estero). In tal caso, i costi per l’impugnazione sono commisurati all’ammontare della sanzione e partono da 43 euro. Se il ricorso viene accolto gli stessi possono essere recuperati e, soprattutto, il rigetto dell’impugnazione non comporta il raddoppio automatico della sanzione.

Mio padre possedeva alcune antiche armi da guerra, delle quali, almeno a suo dire, era consentita la detenzione. Essendo lui recentemente mancato, quali sono i miei obblighi al riguardo?2018-07-24T17:44:33+02:00

Risposta: grava su di lei l’obbligo di immediato avviso al Ministero dell’Interno della ricezione per eredità di dette armi e di formulazione di richiesta di autorizzazione alla loro conservazione. Dovrà poi denunciare all’ufficio di P.S. la detenzione delle armi da guerra ereditate. 

Mio padre mi ha lasciato un testamento scritto di suo pugno, ma è valido?2018-04-06T13:41:09+02:00

Il testamento scritto interamente di proprio pugno dal padre o da altro parente è perfettamente valido: si chiama testamento olografo.

Mio figlio è diventato maggiorenne: posso ridurre l’assegno di mantenimento?2018-04-06T13:36:21+02:00

Il genitore che deduca la cessazione del diritto all’assegno di mantenimento per il figlio divenuto maggiorenne deve provare che questi è divenuto autosufficiente o che non è economicamente indipendente a causa della sua inerzia, ovvero del suo rifiuto ingiustificato di un lavoro compatibile con le sue attitudini.

Mi sono sposato all’estero con una ragazza straniera. Adesso siamo venuti in Italia.E‘ valido il mio matrimonio per la legge italiana ?2018-04-15T19:18:21+02:00

Risposta: Gli italiani che si sono sposati all’estero possono richiedere all’Ufficiale di Stato Civile la trascrizione del proprio atto di matrimonio. La trascrizione serve per rendere valido il matrimonio in Italia e per ottenere le relative certificazioni.

Mi sono rivolto ad uan società finanziaria per avere un mutuo finalizzato all’acquisto di una casa ed un finanziamento per l’acquisto di una nuova autovettura. Parlando con degli amici mi è starto detto che i tassi previsti, soprattuto del mutuo che sto ora pagando, sono altissimi e possono essere definiti usurari. Cosa posso fare ?2018-07-24T20:19:18+02:00

Risposta: ben difficilmente, se non è un esperto del settore, sarà in grado di valutare autonomamente se il tasso applicatole  sia davvero usurario. Tenga conto che al riguardo occorre valutare quale sia il Tan (tasso annuo nominale); il Taeg (tasso annuo effettivo globale) ed il Tegm (tasso effettivo globale medio), ove vengono  presi in considerazione gli interessi corrispettivi, gli interessi di mora, l’assicurazione  e le altre spese connesse al credito nonchè la penale di estinzione anticipata o di risoluzione anticipata. Si rivolga pertanto prontamente ad un avvocato esperto in diritto bancario, il quale molto probabilmente presenterà dapprima un reclamo formale alla banca per chiedere un ricalcolo degli interessi e poi formulerà un reclamo all’ABF (arbitro bancario e finanziario). Qualora tali interventi si rivelino infruttuosi, dovrà procedersi per via giudiziaria.

Mi sono laureato prima in scienza della comunicazione e poi in lettere. Da qualche anno mi sono appassionato delle tecniche di counseling ed ho frequentato molti master. Vorrei esercitare l’attività professionale di counselor, ma alcuni me lo hanno sconsigliato, dicendo che rischio di essere incriminato per esercizio abusivo della professione di psicologo. Cosa devo fare ?2018-07-24T17:48:52+02:00

Risposta: la risposta non è semplice. Sussistono nel nostro Paese attività professionali „non regolamentate“, per il cui esercizio non è richiesta l’iscrizione ad alcun Albo. Generalmente peraltro i vari Ordini professionali, con riferimento ad attività ritenute in qualche modo correlate, tendono ad intraprendere azioni legali nei confronti degli esercenti dette attività. Ad esempio, in data relativamente recente, la Cassazione, con pronuncia in data 15 marzo 2016, ha condannato per esercizio abusivo della professione di psicologo una laureata che si qualificava con il titolo di psicosomatista di impresa. In detta pronuncia la Casazione ha affermato che non solo la psicoterapia ma anche l’attività di counseling psicologico rientra nelle esclusive competenze dei soggetti iscritti all’Albo degli psicologi. Tornando al suo caso, se vuole evitare rischi di incriminazioni per esercizio abusivo della professione deve chiarire, sia nella pubblicità che nella targa dello studio, che lei svolge un’attività di aiuto psicologico non rientrrante nella psicoterapia nè in alcuna altra forma di utilizzo della professione di psicologo. 

Mi è stato notificato un decreto ingiuntivo. Cosa posso fare ?2018-07-24T17:25:35+02:00

Risposta: può proporre opposizione, ai sensi dell’art. 645 c.p.c., con atto di citazione, nel termine di quaranta giorni dall’avvenuta notifica. In detta citazione, che va notificata al ricorrente,  devono essere indicate le ragioni volte ad evidenziare l’insussistenza del credito. Qualora il decreto ingiuntivo sia provvisoriamente esecutivo il giudice istruttore, su istanza dell’opponente e se  ricorrono gravi motivi, potrà sospendere l’esecuzione provvisoria del decreto ingiuntivo con ordinanza non impugnabile. 

Mi è stata fatta multa per divieto di sosta con un foglietto lasciato sul parabrezza dell’auto, ma dopo ben un anno non ho ricevuto la multa a casa. Posso stare tranquillo oppure dovevo pagare?2018-08-02T16:38:28+02:00

Risposta: Non c’è di che preoccuparsi. Il foglietto lasciato sul parabrezza è un semplice preavviso con il quale si informa il proprietario dell’autovettura di aver commesso un’infrazione al codice della strada. Si tratta di un atto preparatorio del procedimento amministrativo che si concluderà con l’irrogazione della sanzione. Se non al trasgressore non è stato notificato a casa il verbale vero e proprio significa che, in seguito ad ulteriori accertamenti, l’Amministrazione ha ritenuto opportuno non contestare l’infrazione (o magari si è soltanto dimenticata). Pertanto non si è tenuti a pagare nulla.

Mediazione obbligatoria2018-07-25T10:21:20+02:00

Risposta: Tutte le cartelle per importi non superiori a 50mila euro che si impugnano davanti alla Commissione tributaria non possono essere depositate direttamente davanti al giudice ma vanno prima notificati all’Esattore con una proposta di reclamo-mediazione in cui si tenta un accordo per rettificare eventuali errori.

Mancata motivazione della cartella2018-07-25T10:18:52+02:00

Risposta: La cartella deve sempre indicare per quali ragioni bisogna pagare, ossia il tributo o la sanzione a cui le somme si riferiscono. È il cosiddetto obbligo di motivazione che richiede, in alternativa, l’indicazione dell’atto precedentemente notificato al contribuente dal quale evincere la causale. La motivazione è condizione di validità della cartella.

Legge salva-suicidi e l’accordo con Agenzia Entrate Riscossione2018-07-25T13:11:34+02:00

Risposta: Abbiamo detto, in apertura di questo articolo, che non sono possibili «accordi personalizzati» con Agenzia Entrate Riscossione per annullare il debito. Tuttavia è possibile ricorrere alla cosiddetta legge salva-suicidi o anche detta legge sulsovraindebitamento che consente una riduzione sostanziale dell’esposizione. In particolare:

  • per le obbligazioni contratte a seguito della propria attività lavorativa o professionale, si presenta in tribunale un programma di pagamento che deve trovare il consenso di almeno il 60% dei creditori; l’accordo viene poi ratificato dal tribunale (è il cosiddetto accordo coi creditori). Secondo la giurisprudenza questo iter si può azionare anche quando il creditore è uno solo, ossia l’Agenzia Entrate Riscossione. Con la legge salva suicidi, chi non per sua colpa non ha pagato le cartelle esattoriali e l’esposizione è talmente alta da non consentirgli di rimediare coi redditi di cui dispone, può quindi proporre all’Esattore un “saldo e stralcio”. Il programma di liquidazione va presentato a mezzo di un organismo di composizione della crisi (anche un avvocato o un commercialista);
  • per tutte le altre obbligazioni (non quindi quelle collegate all’impresa o all’attività lavorativa) si può ottenere la decurtazione del debito direttamente dal tribunale, senza il consenso dei creditori (cosiddetta procedura del piano del consumatore). Qui è il giudice a valutare la meritevolezza dell’offerta fatta dal contribuente e, se la valuta positivamente, accorda il taglio sul debito (che, a volte, può raggiungere cifre fino al 70-80%;
  • in ultimo è possibile disporre la vendita dei propri beni attraverso il tribunale e procedendo alla ripartizione del ricavato tra i creditori (cosiddetta procedura di liquidazione del patrimonio).

 

Le Multe Autovelox cosa debbono indicare?2018-08-02T16:32:03+02:00

Risposta: Anche la multa deve essere perfettamente in regola per poter giustificare il pagamento della sanzione.

Il verbale, infatti, deve contenere diversi elementi fondamentali, alcuni specifici per il caso in cui con esso si contesti la violazione dei limiti di velocità accertata tramite autovelox e altri validi per tutte le infrazioni.

Ad esempio nella multa devono essere indicati:

  • il modello di autoveloxutilizzato,
  • il tipo di postazione utilizzata,
  • il provvedimento prefettizio con il quale sono individuate le strade ove non è possibile la contestazione immediata,
  • la verifica di funzionalità dell’apparecchio,
  • le modalità di utilizzo dell’apparecchio (se si tratta di un telelaser),
  • la targa del mezzo che ha commesso l’infrazione,
  • il giorno e luogo in cui è avvenuta,
  • la norma che è stata violata.
La transazione2018-07-27T11:14:52+02:00

Risposta: Il contratto di transazione (art. 1965 c.c.) è il contratto col quale le parti, facendosi reciproche concessioni, pongono fine a una lite già incominciata o prevengono una lite che può sorgere tra loro. Con le reciproche concessioni si possono creare, modificare o estinguere anche rapporti diversi da quello che ha formato oggetto della pretesa e della contestazione delle parti.Per transigere le parti devono avere la capacità di disporre dei diritti che formano oggetto della lite. La transazione è nulla se tali diritti, per loro natura o per espressa disposizione di legge, sono sottratti alla disponibilità delle parti.La transazione deve essere provata per iscritto.La transazione non può essere impugnata per causa di lesione.Se una delle parti era consapevole della temerarietà della sua pretesa, l’altra può chiedere l’annullamento della transazione.È nulla la transazione relativa a un contratto illecito, ancorché le parti abbiano trattato della nullità di questo.Nei casi in cui la transazione è stata raggiunta relativamente a un titolo nullo, l’annullamento di essa può chiedersi solo dalla parte che ignorava la causa di nullità del titolo.È annullabile la transazione fatta, in tutto o in parte, sulla base di documenti che in seguito sono stati riconosciuti falsi.È pure annullabile la transazione fatta su lite già decisa con sentenza passata in giudicato, della quale le parti o una di esse non avevano notizia.La transazione che le parti hanno concluso generalmente sopra tutti gli affari che potessero esservi tra loro non può impugnarsi per il fatto che posteriormente una di esse venga a conoscenza di documenti che le erano ignoti al tempo della transazione, salvo che questi siano stati occultati dall’altra parte.La transazione è annullabile, quando non riguarda che un affare determinato e, con documenti posteriormente scoperti, si prova che una delle parti non aveva alcun diritto.La risoluzione della transazione per inadempimento non può essere richiesta se il rapporto preesistente è stato estinto per novazione, salvo che il diritto alla risoluzione sia stato espressamente stipulato.

La somministrazione2018-07-27T11:18:04+02:00

Risposta: La somministrazione (art. 1559 c.c.) è il contratto con il quale una parte si obbliga, verso corrispettivo di un prezzo, a eseguire, a favore dell’altra, prestazioni periodiche o continuative di beni o servizi.
Qualora non sia determinata l’entità della somministrazione, s’intende pattuita quella corrispondente al normale fabbisogno della parte che vi ha diritto, avuto riguardo al tempo della conclusione del contratto.È il contratto che viene utilizzato per la fornitura dei cosiddetti servizi essenziali (luce, acqua, telefono, gas, etc.).Nella somministrazione a carattere periodico il prezzo è corrisposto all’atto delle singole prestazioni e in proporzione a ciascuna di esse.In caso d’inadempimento di una delle parti relativo a singole prestazioni, l’altra può chiedere la risoluzione del contratto, se l’inadempimento ha una notevole importanza ed è tale da menomare la fiducia nell’esattezza dei successivi adempimenti. Se la parte che ha diritto alla somministrazione è inadempiente e l’inadempimento è di lieve entità, il somministrante non può sospendere l’esecuzione del contratto senza dare congruo preavviso.Se la durata della somministrazione non è stabilita, ciascuna delle parti può recedere dal contratto, dando preavviso nel termine pattuito o in quello stabilito dagli usi o, in mancanza, in un termine congruo avuto riguardo alla natura della somministrazione (art. 1569 c.c.).

La prelazione2018-07-24T11:17:37+02:00

Risposta: La prelazione è il contratto col quale una parte attribuisce all’altra il diritto ad essere preferito ad altre parti, in genere a parità di condizioni, nel caso in cui ci si determini a stipulare un determinato contratto.Ad esempio, Tizio stipula un contratto di prelazione con Caio obbligandosi, nel caso decida di vendere un immobile di sua proprietà, a cedere il bene a Caio, pur in presenza di altre offerte, e con lo sconto del 10% sulla più alta tra le offerte stesse.Nulla impone al soggetto che si obbliga di addivenire necessariamente alla stipula del successivo contratto, ma ove dovesse decidersi, dovrà preferire quale contraente il soggetto con il diritto di prelazione.In caso di inadempimento del patto di prelazione, il soggetto obbligato sarà tenuto al risarcimento dei danni.Spesso, come nel caso dell’opzione, l’accordo di prelazione viene inserito quale clausola all’interno di un diverso contratto.

La fidejussione2018-07-24T12:36:07+02:00

Risposta: La fidejussione (art. 1936 c.c.) è il contratto con il quale viene a costituirsi la garanzia personale di un terzo, che si obbliga verso il creditore a garantire l’adempimento del debitore. Anche se spesso ha natura accessoria rispetto ad un’obbligazione principale sorta tra creditore e debitore, tale contratto viene stipulato tra creditore e fidejussore, non essendo necessario che il debitore presti il proprio consenso.
L’art. 1938 c.c., nella sua nuova formulazione, ha implicitamente consentito la cosiddetta fidejussione omnibus (quella concessa a garanzia di debiti indeterminati, presenti e futuri), aggiungendo che in questo caso il contratto debba prevedere l’importo massimo garantito.

La difesa in causa2018-07-25T10:20:37+02:00

Risposta: Secondo alcuni giudici, Agenzia Entrate e Agenzia Entrate Riscossione possono stare in causa solo a mezzo di personale interno e non con avvocati esterni. La conseguenza è che la difesa dell’Esattore è nulla, il giudice non può ascoltare le eccezioni da questa sollevata né tenere in considerazione i documenti di prova prodotti. «L’errata costituzione – determinata dall’impossibilità di concedere delega a soggetti non interni all’ufficio – può essere rilevata in qualsiasi grado di giudizio dal magistrato». Tradotto significa che se un contribuente ha già impugnato una cartella esattoriale e ha perso la causa per qualsiasi altra ragione, qualora siano ancora aperti i termini per fare appello o ricorso in cassazione, può ugualmente sollevare l’eccezione in questione – quella cioè di difetto di costituzione – anche se non lo aveva fatto in primo grado (magari perché non ne sapeva l’esistenza). Questo perché a dover rilevare il difetto di rappresentanza degli avvocati esterni all’Agente della riscossione doveva essere il giudice e non tanto il contribuente. Con la conseguenza che si tratta di una censura che può essere mossa in qualsiasi stato e grado della causa.

La Commissione Medica INPS non riconosce l’indennità di accompagnato: Cosa fare?2018-04-17T13:16:39+02:00

Risposta:  L’invalido o il portatore di handicap che intende opporsi ad una decisione dell’Inps perché ritiene non giusto il verdetto emesso dalla commissione medica, può presentare ricorso per accertamento tecnico preventivo, che è obbligatorio per tutte le controversie in materia di invalidità civile, cecità, sordità, handicap, disabilità, nonché in materia invalidità pensionabile. Il ricorso per accertamento tecnico preventivo va presentato sempre con l’assistenza di un legale e va proposto al giudice del lavoro entro e non oltre sei mesi dal ricevimento da parte dell’interessato del verbale Inps.

Una volta presentato il ricorso, il giudice nominerà un medico legale che avrà il compito di visitare l’interessato per verificarne le condizioni di salute. A seguito della visita, il consulente presenterà una relazione. Se si è d’accordo con la relazione e non si ha intenzione di contestarla, il giudice approverà il giudizio espresso dal consulente emettendo una sentenza, chiamata decreto di omologa. In caso di dissenso con quanto stabilito dal medico legale, andrà presentato il ricorso vero e proprio. La sentenza che ne deriva è inappellabile, ossia non è ammessa un’ulteriore opposizione.

Nel momento in cui si presenta il ricorso è molto importante inserire anche i documenti con cui l’interessato dichiara di non superare determinati limiti di reddito. Questa è infatti un’ulteriore novità: il ricorrente che perde il giudizio può essere condannato al pagamento delle spese processuali a meno che il suo reddito non superi i 23.056,82 Euro per il 2015. Inoltre, coloro i quali hanno un reddito non superiore a 34.585,23 Euro non devono nemmeno pagare il cosiddetto contributo unificato, ossia un tassa che occorre pagare quando si ricorre in tribunale.

La sentenza giudiziale, così come il decreto di omologa, sostituiscono a tutti gli effetti il verbale di visita della Commissione medica e possono essere prodotti a qualsivoglia ufficio pubblico.

La cartella ha una durata limitata2018-07-25T10:17:34+02:00

Risposta: Altro motivo di eccezione è relativo al rispetto dei termini di efficacia della cartella. Essa consente il pignoramento solo entro un anno dalla sua notifica. Se il pignoramento dovesse avvenire più tardi di tale termine è necessaria la notifica di un ulteriore atto, detto «intimazione di pagamento» il quale, a sua volta, ha un’efficacia limitata a 180 giorni. Questo non toglie che, spirata l’efficacia dell’intimazione di pagamento, non se ne possa notificare un secondo, un terzo, ecc.; ma di certo, prima di tale adempimento, non può intervenire alcun pignoramento.

La cartella di pagamento senza firma2018-07-25T10:19:51+02:00

Risposta: La cartella di pagamento non deve necessariamente indicare la firma del suo “autore”, il quale può essere indicato nel corpo dell’atto. L’importante è che il responsabile del procedimento sia sempre indicato con nome e cognome.

L’erede non paga le sanzioni2018-07-25T10:26:29+02:00

Risposta: Se arriva una cartella esattoriale dell’Agenzia delle Entrate Riscossione intestata ad un defunto, gli eredi non devono pagare le sanzioni. A tal fine, potranno fare un’istanza di sgravio alla stessa Agenzia delle Entrate Riscossione. In secondo luogo, potranno evitare di pagare se rinunciano all’eredità. Ma se accettano l’eredità con beneficio di inventario, ridurranno la propria responsabilità solo ai beni ottenuti con la successione. Significa che se decidono di non pagare, l’Agenzia delle Entrate Riscossione potrebbe pignorare solo i beni ereditati e non quelli del patrimonio personale.

In secondo luogo, l’erede può evitare di pagare se rinuncia all’eredità. Invece, accettando l’eredità con beneficio di inventario ridurrà la propria responsabilità solo ai beni ottenuti con la successione: in buona sostanza, qualora decidesse di non pagare, l’esattore potrebbe pignorare solo i beni ereditati e non quelli del patrimonio personale.

L’aumento in bolletta voluto dall’Autorità è illegittimo2018-07-24T19:50:35+02:00

Risposta: “Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge”.Con le Sentenze n. 5619 e 5620 pubblicate entrambe il 30.11.2017, il Consiglio di Stato interviene sulla questione ribadendo di escludere il potere impositivo a carico dell’Autorità o di un terzo che non sia espressamente prevista dalla legge.

L’opzione2018-07-24T10:59:39+02:00

Risposta: Con il contratto di opzione (art. 1331 c.c.) le parti convengono che una di esse rimanga vincolata alla propria proposta e l’altra abbia facoltà di accettarla o meno, la dichiarazione della prima si considera quale proposta irrevocabile. In sostanza una delle parti si vincola a tenere ferma la propria proposta per un determinato periodo di tempo, mentre l’altra parte è libera di decidere, entro lo stesso periodo, se accettare o meno. In caso di accettazione, il contratto si conclude.

L’opzione, oltre che un accordo a se stante, è spesso inserita quale clausola all’interno di un diverso contratto.

 

L’assicurazione comprende nel risarcimento anche l’IVA versata per le riparazioni del veicolo danneggiato?2018-07-24T16:54:07+02:00

Risposta:Se il veicolo è intestato ad una persona fisica per uso personale, il risarcimento comprende anche l’IVA.. Se invece il veicolo è intestato ad una ditta o società per uso professionale, ciò non avviene dal momento che l’IVA può venir “scaricata” successivamente.

L’appalto2018-07-27T11:18:23+02:00

Risposta: L’appalto è il contratto con il quale una parte (appaltatore) assume il compimento di un’opera o di un servizio su incarico di un committente e verso un corrispettivo in danaro, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio (art. 1655 c.c.).

L’appaltatore non può dare in subappalto l’esecuzione dell’opera o del servizio, se non è stato espressamente autorizzato dal committente.

Il contratto di appalto è assai in uso nella costruzione di beni immobili o mobili, e nella fornitura di servizi di assistenza, consulenza, vigilanza.

Il materiale necessario a compiere l’opera deve essere fornita dall’appaltatore, se non è diversamente stabilito dalla convenzione o dagli usi.

L’appaltatore non può apportare variazioni alle modalità convenute dell’opera se il committente non le ha autorizzate. L’autorizzazione si deve provare per iscritto. Anche quando le modificazioni sono state autorizzate, l’appaltatore, se il prezzo dell’intera opera è stato determinato globalmente, non ha diritto a compenso per le variazioni o per le aggiunte, salvo diversa pattuizione. Se per l’esecuzione dell’opera a regola d’arte è assolutamente necessario apportare variazioni al progetto e le parti non si accordano, spetta al giudice di determinare le variazioni da introdurre e le correlative variazioni del prezzo. Se l’importo delle variazioni supera il sesto del prezzo complessivo convenuto, l’appaltatore può recedere dal contratto e può ottenere, secondo le circostanze, una equa indennità. Se le variazioni sono di notevole entità, il committente può recedere dal contratto ed è tenuto a corrispondere un equo indennizzo.

Il committente può apportare variazioni al progetto, purché il loro ammontare non superi il sesto del prezzo complessivo convenuto. L’appaltatore ha diritto al compenso per i maggiori lavori eseguiti, anche se il prezzo dell’opera era stato determinato globalmente. Ciò non vale quando le variazioni, pur essendo contenute nei limiti suddetti, importano notevoli modificazioni della natura dell’opera o dei quantitativi nelle singole categorie di lavori previste nel contratto per l’esecuzione dell’opera medesima.

Il committente ha diritto di controllare lo svolgimento dei lavori e di verificarne a proprie spese lo stato. Quando, nel corso dell’opera, si accerta che la sua esecuzione non procede secondo le condizioni stabilite dal contratto e a regola d’arte, il committente può fissare un congruo termine entro il quale l’appaltatore si deve conformare a tali condizioni; trascorso inutilmente il termine stabilito, il contratto è risoluto, salvo il diritto del committente al risarcimento del danno.

L’appaltatore è tenuto a dare pronto avviso al committente dei difetti della materia da questo fornita, se si scoprono nel corso dell’opera e possono comprometterne la regolare esecuzione.

Qualora per effetto di circostanze imprevedibili si siano verificati variazioni nel costo dei materiali o della mano d’opera, tali da determinare un aumento o una diminuzione superiori al decimo del prezzo complessivo convenuto, l’appaltatore o il committente possono chiedere una revisione del prezzo medesimo. La revisione può essere accordata solo per quella differenza che eccede il decimo. Se nel corso dell’opera si manifestano difficoltà di esecuzione derivanti da cause geologiche, idriche e simili, non previste dalle parti, che rendono notevolmente più onerosa la prestazione dell’appaltatore, questi ha diritto a un equo compenso.

Il committente, prima di ricevere la consegna, ha diritto di verificare l’opera. La verifica deve essere fatta dal committente appena l’appaltatore lo mette in condizioni di poterla eseguire. Se, nonostante l’invito fattogli dall’appaltatore, il committente tralascia di procedere alla verifica senza giusti motivi, ovvero non ne comunica il risultato entro un breve termine, l’opera si considera accettata. Se il committente riceve senza riserve la consegna dell’opera, questa si considera accettata ancorché non si sia proceduto alla verifica. Salvo diversa pattuizione o uso contrario, l’appaltatore ha diritto al pagamento del corrispettivo quando l’opera è accettata dal committente. Se si tratta di opera da eseguire per partite, ciascuno dei contraenti può chiedere che la verifica avvenga per le singole partite. In tal caso l’appaltatore può domandare il pagamento in proporzione dell’opera eseguita. Il pagamento fa presumere l’accettazione della parte di opera pagata; non produce questo effetto il versamento di semplici acconti.

L’appaltatore è tenuto alla garanzia per le difformità e i vizi dell’opera. La garanzia non è dovuta se il committente ha accettato l’opera e le difformità o i vizi erano da lui conosciuti o erano riconoscibili, purché in questo caso, non siano stati in mala fede taciuti dall’appaltatore. Il committente deve, a pena di decadenza, denunziare all’appaltatore le difformità o i vizi entro sessanta giorni dalla scoperta. La denunzia non è necessaria se l’appaltatore ha riconosciuto le difformità o i vizi o se li ha occultati. L’azione contro l’appaltatore si prescrive in due anni dal giorno della consegna dell’opera. Il committente convenuto per il pagamento può sempre far valere la garanzia, purché le difformità o i vizi siano stati denunciati entro sessanta giorni dalla scoperta e prima che siano decorsi i due anni dalla consegna. Il committente può chiedere che le difformità o i vizi siano eliminati a spese dell’appaltatore, oppure che il prezzo sia proporzionalmente diminuito, salvo il risarcimento del danno nel caso di colpa dell’appaltatore. Se però le difformità o i vizi dell’opera sono tali da renderla del tutto inadatta alla sua destinazione, il committente può chiedere la risoluzione del contratto. Quando si tratta di edifici o di altre cose immobili destinate per loro natura a lunga durata, se, nel corso di dieci anni dal compimento, l’opera, per vizio del suolo o per difetto della costruzione, rovina in tutto o in parte, ovvero presenta evidente pericolo di rovina o gravi difetti, l’appaltatore è responsabile nei confronti del committente e dei suoi aventi causa, purché sia fatta la denunzia entro un anno dalla scoperta. Il diritto del committente si prescrive in un anno dalla denunzia. L’appaltatore, per agire nei confronti dei subappaltatori, deve, sotto pena di decadenza, comunicare ad essi la denunzia entro sessanta giorni dal ricevimento.

Il committente può recedere dal contratto di appalto, anche se è stata iniziata l’esecuzione dell’opera o la prestazione del servizio, purché tenga indenne l’appaltatore delle spese sostenute, dei lavori eseguiti e del mancato guadagno.

Se il contratto si scioglie perché l’esecuzione dell’opera è divenuta impossibile in conseguenza di una causa non imputabile ad alcuna delle parti, il committente deve pagare la parte dell’opera già compiuta, nei limiti in cui è per lui utile, in proporzione al prezzo pattuito per l’opera intera.

Se, per causa non imputabile ad alcuna delle parti, l’opera perisce o è deteriorata prima che sia accettata dal committente o prima che il committente sia in mora a verificarla, il perimento o il deterioramento è a carico dell’appaltatore, qualora questi abbia fornito la materia. Se la materia è stata fornita in tutto o in parte dal committente, il perimento o il deterioramento dell’opera è a suo carico per quanto riguarda la materia da lui fornita, e per il resto è a carico dell’appaltatore.

Il contratto di appalto non si scioglie per la morte dell’appaltatore, salvo che la considerazione della sua persona sia stata motivo determinante del contratto. Il committente può sempre recedere dal contratto, se gli eredi dell’appaltatore non danno affidamento per la buona esecuzione dell’opera o del servizio. Nel caso di scioglimento del contratto per morte dell’appaltatore, il committente è tenuto a pagare agli eredi il valore delle opere eseguite, in ragione del prezzo pattuito, e a rimborsare le spese sostenute per l’esecuzione del rimanente, ma solo nei limiti in cui le opere eseguite e le spese sostenute gli sono utili. Il committente ha diritto di domandare la consegna, verso una congrua indennità, dei materiali preparati e dei piani in via di esecuzione, salve le norme che proteggono le opere dell’ingegno.

Se l’appalto ha per oggetto prestazioni continuative o periodiche di servizi, si osservano, in quanto compatibili, le norme di questo capo e quelle relative al contratto di somministrazione.

 

 

Istanza in autotutela e ricorso al Garante del Contribuente2018-07-25T10:10:30+02:00

Risposta: Nulla ti vieta di presentare una istanza in autotutela: si tratta di un ricorso che non ha termini e che può essere spedito (anche con Pec) in qualsiasi momento. Non sospende in automatico la cartella né obbliga l’amministrazione a rispondere. Tuttavia, in caso di errori macroscopici, può essere risolutivo. L’istanza in autotutela non deve rispettare formule particolari: l’importante è chiarire gli estremi dell’atto e le ragioni della sua nullità. L’istanza va inviata sia ad Agenzia Entrate Riscossione che all’ente titolare del credito. Puoi procedere con raccomandata a.r. o con posta certificata, senza necessità della difesa di un avvocato e senza pagare un euro. Due sono i problemi di questa procedura:

  • l’amministrazione non è tenuta a rispondere all’autotutela e, se non lo fa, il silenzio si considera come rigetto dell’istanza (non quindi un «accoglimento» come invece con l’istanza «cartelle pazze» di cui abbiamo parlato sopra);
  • a differenza dell’istanza «cartelle pazze», il ricorso in autotutela non sospende la cartella che, pertanto, può sempre essere “azionata”: in altre parole, si può subire un fermo, un’ipoteca o un pignoramento nonostante la richiesta in autotutela. Detta istanza non sospende neanche il decorso dei termini per agire in tribunale e presentare impugnazione contro la cartella. Questo significa che, se in prossimità della scadenza dei termini per agire in giudizio non si è ricevuto alcuna risposta dall’amministrazione, sarà sempre meglio avviare anche la causa per non doversi poi trovare con la sorpresa di un rigetto dell’istanza.

Per rendere l’istanza in autotutela più “forte” è possibile indirizzarla anche al Garante del Contribuente; sebbene questi non ha la possibilità di annullare l’atto o di ordinare al fisco come comportarsi, i suoi pareri sono comunque importanti e possono essere di indirizzo anche al giudice in caso di successivo contenzioso. Il ricorso al Garante può essere fatto anche autonomamente, in sostituzione o successivamente al ricorso in autotutela.

In quanto tempo si prescrive un reato?2018-07-24T17:31:45+02:00

Risposta: La prescrizione del reato determina l’estinzione dello stesso reato sul presupposto del trascorrere di un determinato periodo di tempo.I reati per i quali è prevista la pena dell’ergastolo (e un tempo anche la pena di morte) sono imprescrittibili.L’art. 157 c.p. disciplina il tempo necessario a prescrivere un reato in considerazione della pena stabilita.La prescrizione estingue il reato decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge e comunque un tempo non inferiore a sei anni se si tratta di delitto e a quattro anni se si tratta di contravvenzione, ancorché puniti con la sola pena pecuniaria.Per determinare il tempo necessario a prescrivere si ha riguardo alla pena stabilita dalla legge per il reato consumato o tentato, senza tener conto della diminuzione per le circostanze attenuanti e dell’aumento per le circostanze aggravanti, salvo che per le aggravanti per le quali la legge stabilisce una pena di specie diversa da quella ordinaria e per quelle ad effetto speciale, nel qual caso si tiene conto dell’aumento massimo di pena previsto per l’aggravante.La Corte Cost. con sent. 31.5.1990, n. 275 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 157 c.p., nella parte in cui non prevede che l’imputato possa rinunziare alla prescrizione del reato.La prescrizione può essere oggetto di sospensione (nel caso il termine ricomincia a decorrere dal momento della sospensione) o interruzione (nel caso il termine ricomincia a decorrere nuovamente dal momento dell’interruzione).

Anche se sospensione ed interruzione allungano il tempo di estinzione del reato, l’art. 161 c.p. prevede che in nessun caso l’interruzione della prescrizione può comportare l’aumento più di un quarto del tempo necessario a prescrivere, della metà nei casi in cui l’imputato è recidivo, di due terzi nei casi di recidiva specifica o infraquinquennale, e del doppio nei casi si abitualità e professionalità nel reato

In quali ipotesi il testatore è incapace?2018-04-16T17:47:46+02:00

Risposta: Per il compimento del testamento la legge richiede la piena capacità di agire del testatore e la sua piena capacità di intendere e di volere.

Possono disporre per testamento tutti coloro che non sono dichiarati incapaci dalla legge, mentre sono incapaci di testare tre categorie di soggetti: i minori, gli interdetti per infermità di mente (dal momento della pubblicazione della sentenza) nonché gli incapaci naturali, cioè coloro che al momento della redazione del testamento si provi essere stati incapaci di intendere e di volere per qualsiasi causa, anche transitoria, sebbene non interdetti (art. 591 c.c.).

Le ipotesi di incapacità di disporre per testamento, previste dall’art. 591 c.c., sono tassative, ed in tali casi il testamento è annullabile tramite esercizio di azione cui è legittimato chiunque vi abbia interesse e che è soggetta a prescrizione quinquennale dall’inizio dell’esecuzione delle disposizioni testamentarie, incombendo l’onere della prova di detta incapacità su colui che l’asserisca.

In quali ipotesi il danno viene valutato in via equitativa e quando è possibile il risarcimento in forma specifica?2018-07-24T16:28:31+02:00

Risposta: L’art. 1226 c.c. stabilisce che se il danno non può essere provato nel suo preciso ammontare, viene liquidato dal giudice con valutazione equitativa.Affinché si dia luogo alla valutazione equitativa è necessario che la presenza di un danno risarcibile risulti provata o comunque incontestata, benché il ricorso a tale tipo di quantificazione sia stato ritenuto configurabile dalla giurisprudenza anche allorché gli elementi dimostrativi forniti dal danneggiato manchino di sicura efficacia probatoria Non si procede ovviamente a tale valutazione ove il danno possa essre provato, nel suo preciso ammontare, tramite consulenza tecnica.Il risarcimento in forma specifica, che consiste nel ripristino della situazione così come era prima che avvenisse l’illecito, è previsto dall’art. 2058 c.c.Tale norma prevede che il danneggiato possa chiedere il risarcimento in forma specifica, solo qualora sia possibile anche se solo parzialmente.Tuttavia il giudice può disporre che il risarcimento avvenga solo per equivalente, vale a dire in denaro, se la suddetta reintegrazione risulti eccessivamente onerosa per il debitore, laddove cioè l’impegno economico comportato da quest’ultima superi l’ammontare della somma corrispondente alla diminuzione del patrimonio subita dal danneggiato per effetto dell’illecito.Rientrano nel concetto di risarcimento in forma specifica la prestazione di cosa uguale a quella distrutta, il rifacimento di quanto illecitamente disfatto e l’eliminazione di quanto illecitamente fatto.

In quali contratti viene applicato?2018-07-24T20:13:11+02:00

Risposta: Il contratto bancario in cui viene applicato di norma è il contratto di conto corrente bancario, sia esso affidato (cioè con fido bancario) sia esso semplice. Vi possono essere tuttavia clausole (illegittime) che prevedono l’anatocismo in altri contratti, come i mutui o altri contratti di finanziamento.

In quali casi un decreto ingiuntivo viene emesso provvisoriamente esecutivo?2018-07-24T17:19:59+02:00

Risposta: L’art. 642 c.p.c. prevede che, su istanza del ricorente, il decreto ingiuntivo possa essere dichiarato immediatamente esecutivo (senza perciò che sia necessario attendere il termine di quaranta giorni per verificare se il debitore paga o si oppone). Tale richiesta può essere accolta se il credito è fondato su cambiale, assegno bancario, assegno circolare, certificato di liquidazione di borsa, atto ricevuto da notaio o altro pubblico ufficiale autorizzato.L’esecuzione provvisoria può anche essere concessa se vi è pericolo di un grave pregiudizio nel ritardo.L’art. 63 delle disp. att. c.c. prevede inoltre che l’amministratore di un condominio può ottenere decreto di ingiunzione immediatamente esecutivo per la riscossione dei contributi condominiali, in base allo stato di ripartizione approvato dall’assemblea.

In quali casi un contratto è nullo e in quali casi è invece annullabile?2018-04-18T11:27:30+02:00

Risposta: Il contratto è nullo:

  • quando è contrario a norme imperative;
  • quando difetta di uno dei requisiti indicati dall’articolo 1325 c.c., cioè 1) l’accordo delle parti, 2) la causa, 3) l’oggetto, 4) la forma, se prescritta sotto pena di nullità;
  • quando la causa è illecita o quando lo sono i motivi, se le parti si sono determinate a concludere il contratto esclusivamente per un motivo illecito comune ad entrambe (art. 1345 c.c.);
  • quando l’oggetto del contratto è impossibile, illecito, indeterminato o indeterminabile (art. 1346 c.c.);
  • in tutti gli altri casi previsti dalla legge (es. nel caso di contratti che trasferiscono la proprietà di beni immobili, è prescritta la forma scritta a pena di nullità (art. 1350 c.c.), o ancora, l’art. 17 della L. 382/78 sancisce la nullità di ogni pattuizione diretta a limitare la durata legale di un contratto).

La nullità di un contratto determina il venir meno di tutti gli effetti da esso prodotti, come se lo stesso non fosse mai venuto ad esistenza.

Salvo diverse disposizioni di legge, la nullità può essere fatta valere da chiunque vi ha interesse e può essere rilevata d’ufficio dal giudice (art. 1421 c.c.). L’azione per far dichiarare la nullità non è soggetta a prescrizione, salvi gli effetti dell’usucapione e della prescrizione delle azioni di ripetizione (1422 c.c.).

Il contratto nullo non può inoltre essere convalidato, salvo che la legge non disponga diversamente (art. 1423 c.c.). Può invece produrre gli effetti di un contratto diverso, del quale contenga i requisiti di sostanza e di forma, qualora, avuto riguardo allo scopo perseguito dalle parti, debba ritenersi che esse lo avrebbero concordemente voluto se avessero conosciuto la nullità (cosiddetta conversione del contratto nullo, art. 1424 c.c.).

L’annullabilità è invece un’anomalia di minore gravità rispetto alla nullità. Il contratto annullabile produce tutti gli effetti di un contratto valido, ma questi possono venire meno se viene fatta valere con successo l’azione di annullamento.

Casi di annullabilità:

  • Il contratto è annullabile se una delle parti era legalmente incapace di contrattare (ad es. perché minorenne o perché al momento in cui gli atti sono stati compiuti era, anche transitoriamente, incapace di intendere o di volere, art. 1425 c.c.).
  • Il contratto è annullabile se il consenso fu dato per errore quando questo è essenziale ed è riconoscibile dall’altro contraente (art. 1428 c.c.).
  • Il contratto è annullabile se il consenso fu estorto con violenza, anche se esercitata da un terzo (art. 1434 c.c.).
  • Il contratto è annullabile se il consenso fu carpito con dolo, quando i raggiri usati da uno dei contraenti sono stati tali che, senza di essi, l’altra parte non avrebbe prestato il suo consenso (art. 1439 c.c.).

L’annullamento del contratto può essere domandato solo dalla parte nel cui interesse è stabilito dalla legge. Solo l’incapacità del condannato in stato di interdizione legale può essere fatta valere da chiunque vi ha interesse.L’azione di annullamento si prescrive in cinque anni. Quando l’annullabilità dipende da vizio del consenso o da incapacità legale, il termine decorre dal giorno in cui è cessata la violenza, è stato scoperto l’errore o il dolo, è cessato lo stato d’interdizione o d’inabilitazione, ovvero il minore ha raggiunto la maggiore età. Negli altri casi il termine decorre dal giorno della conclusione del contratto (art. 1442 c.c.).Il contratto annullabile può essere convalidato dal contraente al quale spetta l’azione di annullamento, mediante un atto che contenga la menzione del contratto e del motivo di annullabilità, e la dichiarazione che s’intende convalidarlo (art. 1444 c.c.). Il contratto è pure convalidato, se il contraente al quale spettava l’azione di annullamento vi ha dato volontariamente esecuzione conoscendo il motivo di annullabilità. L’annullamento che non dipende da incapacità legale non pregiudica i diritti acquistati a titolo oneroso dai terzi di buona fede, salvi gli effetti della trascrizione della domanda di annullamento (art. 1445 c.c.).

In quali casi si può richiedere lo sfratto?2018-04-16T12:59:13+02:00

Risposta: Il procedimento per ottenere la convalida di sfratto può avviarsi ad opera del locatore:

  1. per finita locazione: quando il contratto è scaduto o sta per scadere;
  2. per morosità: in caso di mancato pagamento del canone decorsi venti giorni dalla scadenza prevista, oppure in caso di mancato pagamento, nel termine previsto, degli oneri accessori quando l’importo non pagato superi quello di due mensilità del canone.

In tutti i casi la procedura si avvia con una intimazione, rivolta dal locatore al conduttore, di lasciare libero l’immobile, con contestuale citazione in udienza del conduttore per la convalida.

In udienza il conduttore può decidere:

  1. di non comparire, e in tal caso il giudice ordina la convalida esecutiva efficace dopo 30 giorni;
  2. di presentare opposizione, ma se questa non è fondata su prova scritta, il giudice concede comunque la convalida il rilascio dell’immobile, con ordinanza immediatamente esecutiva;
  3. di comparire e, se si tratta di uno sfratto per morosità, chiedere che venga concesso un termine di grazia (non superiore a 90 giorni) per consentire il pagamento dei canoni non onorati.
In quali casi rischio di perdere il diritto all’assegno di mantenimento?2018-04-06T13:35:26+02:00

Se il coniuge che percepisce l’assegno di mantenimento si sposa nuovamente (ovviamente con altra persona) perde il diritto all’assegno di mantenimento, mentre se inizia una convivenza, questa, con l’attuale normativa, non determina automaticamente la perdita del diritto all’assegno.

In quali casi il locatore di un immobile urbano adibito ad uso abitativo può recedere dal contratto?2018-04-16T10:27:56+02:00

Risposta: La L. 431/98 stabilisce, all’art. 3, che alla prima scadenza dei contratti stipulati in base alla disciplina per gli immobili siti in aree urbane, il locatore può negare il rinnovo del contratto, dandone comunicazione al conduttore con preavviso di almeno sei mesi, solo per i seguenti motivi:

  1. quando il locatore intenda destinare l’immobile ad uso abitativo, commerciale, artigianale o professionale proprio, del coniuge, dei genitori, dei figli o dei parenti entro il secondo grado;
  2. quando il locatore, persona giuridica, società o ente pubblico o comunque con finalità pubbliche, sociali, mutualistiche, cooperative, assistenziali, culturali o di culto intenda destinare l’immobile all’esercizio delle attività dirette a perseguire le predette finalità ed offra al conduttore altro immobile idoneo e di cui il locatore abbia la piena disponibilità;
  3. quando il conduttore abbia la piena disponibilità di un alloggio libero ed idoneo nello stesso comune;
  4. quando l’immobile sia compreso in un edificio gravemente danneggiato che debba essere ricostruito o del quale debba essere assicurata la stabilità e la permanenza del conduttore sia di ostacolo al compimento di indispensabili lavori;
  5. quando l’immobile si trovi in uno stabile del quale è prevista l’integrale ristrutturazione, ovvero si intenda operare la demolizione o la radicale trasformazione per realizzare nuove costruzioni, ovvero, trattandosi di immobile sito all’ultimo piano, il proprietario intenda eseguire sopraelevazioni a norma di legge e per eseguirle sia indispensabile per ragioni tecniche lo sgombero dell’immobile stesso;
  6. quando, senza che si sia verificata alcuna legittima successione nel contratto, il conduttore non occupi continuativamente l’immobile senza giustificato motivo;
  7. quando il locatore intenda vendere l’immobile a terzi e non abbia la proprietà di altri immobili ad uso abitativo oltre a quello eventualmente adibito a propria abitazione. In tal caso al conduttore è riconosciuto il diritto di prelazione.
In quali casi il conduttore può partecipare all’assemblea dei condomini?2018-04-15T17:14:35+02:00

Risposta: L’art. 10 della L.392/78 stabilisce che il conduttore ha diritto di voto, in luogo del proprietario dell’appartamento locatogli, nelle delibere dell’assemblea condominiale relative alle spese e alle modalità di gestione dei servizi di riscaldamento e di condizionamento d’aria. Egli ha inoltre diritto di intervenire, ma senza diritto di voto, nelle delibere relative alla modificazione degli altri servizi comuni.

Tale disciplina si applica anche qualora si tratti di edificio non in condominio. In tale ipotesi i conduttori si riuniscono in apposita assemblea convocati dal proprietario dell’edificio o da almeno tre conduttori.

Si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni del codice civile sull’assemblea dei condomini.

In quali casi è possibile impugnare un testamento?2018-04-06T13:42:38+02:00

Quando il testamento è nullo oppure è semplicemente annullabile.

Un testamento è da ritenersi nullo quando è contrario a norme imperative di legge oppure presenta dei difetti di forma che ne rendono incerta l’autenticità.

Diverso è il caso del testamento lasciato da un soggetto ritenuto o dichiarato malato di mente o incapace di intendere e di volere oppure il caso di chi è stato ingannato o costretto. In queste ipotesi il testamento è annullabile ma il termine per impugnarlo è di cinque anni che decorrono, nei casi di incapacità, dalla data di esecuzione del testamento (ad esempio da quando il notaio legge il testamento davanti agli eredi e procede alla distribuzione dei beni), mentre nel caso di inganno o costrizione dal giorno in cui tale circostanza viene scoperta. In ogni caso, sia in caso di nullità che annullabilità, in mancanza di un accordo tra le parti, ci si deve rivolgere all’Autorità Giudiziaria con l’assistenza di un Legale.

In cosa consistono il deep linking e il framing e in quali casi sono consentiti?2018-04-15T20:10:37+02:00

Risposta: È innanzi tutto necessario distinguere le varie tipologie di link esterni (collegamenti a siti diversi da quello che si sta visionando):

  1. surface linking– è il classico link che consiste nel trasferire il visitatore alla home page di un altro sito.
  2. deep linking– consiste nel rinviare alla pagina di un altro sito, ma diversa dalla prima.
  3. framing– utilizza la struttura a frame di un sito e consiste nel far comparire, all’interno di una delle cornici (in genere la principale, quella dedicata ai contenuti), la pagina di un altro sito.

Il SURFACE LINKING è generalmente consentito, e non sono venuti all’attenzione casi di giurisprudenza contraria, anche perché è certamente interesse di un sito quello di essere “suggerito” da altri, favorendo così un aumento della visibilità.

Sul DEEP LINKING invece si discute. Da parte di molti è ritenuto illecito in quanto, saltando la pagina principale (o home page), per andare direttamente ai contenuti del sito esterno, spesso si fanno perdere a quest’ultimo i benefici di natura pubblicitaria normalmente concentrati proprio nella pagina di benvenuto. Tuttavia le decisioni della giurisprudenza sono state sinora assai contrastanti. Quelle favorevoli a questa forma di collegamento ipertestuale si basano sulla motivazione che non emergono profili di illiceità o concorrenza sleale ove appaia chiaro, al visitatore, che ci si trova su di una pagina diversa da quella che si stava visitando, anche considerando che la pratica di indirizzare a pagine interne di un altro sito è assai comune e caratteristica del Web, sin dalle sue origini.

Sull’assoluta illegittimità del FRAMING non vi sono invece molte contestazioni, posto che la pagina esterna viene visualizzata all’interno della struttura grafica del sito che si sta visionando, portando così il visitatore a ritenere di non esserne mai uscito e inducendo nello stesso confusione in ordine all’individuazione dell’autore della pagina stessa. Secondo la dottrina, tale ipotesi configurerebbe una fattispecie di concorrenza sleale, così come prevista dall’art. 2598 c.c.

In cosa consiste il concorso di colpa o di responsabilità e quali sono le loro conseguenze?2018-08-02T16:29:09+02:00

Risposta:Il concorso di colpa, o di responsabilità, si ha quando il sinistro è stato causato dalla condotta di guida colposa di una pluralità di soggetti che hanno quindi contribuito, anche in misura diversa, al suo verificarsi. Il concorso di colpa viene solitamente valutato in percentuale (ad esempio, il veicolo A ha un concorso del 10%, il veicolo B del 90%). In caso di concorso di colpa o di responsabilità, la liquidazione dei danni subiti da un soggetto viene decurtata nella misura della percentuale di colpa a lui imputabile. Ad esempio, se il conducente del veicolo A ha riportato danni per 1.000 Euro, ma ha un concorso di colpa nella causazione del sinistro nella misura del 10%, la liquidazione dei suoi danni ammonterà a 900 Euro.

In cosa consiste il concorso di colpa o di responsabilità e quali sono le loro conseguenze?2018-07-24T17:01:25+02:00

Risposta:Il concorso di colpa, o di responsabilità, si ha quando il sinistro è stato causato dalla condotta di guida colposa di una pluralità di soggetti che hanno quindi contribuito, anche in misura diversa, al suo verificarsi. Il concorso di colpa viene solitamente valutato in percentuale (ad esempio, il veicolo A ha un concorso del 10%, il veicolo B del 90%). In caso di concorso di colpa o di responsabilità, la liquidazione dei danni subiti da un soggetto viene decurtata nella misura della percentuale di colpa a lui imputabile. Ad esempio, se il conducente del veicolo A ha riportato danni per 1.000 Euro, ma ha un concorso di colpa nella causazione del sinistro nella misura del 10%, la liquidazione dei suoi danni ammonterà a 900 Euro.

In cosa consiste il “mobbing”?2018-04-06T13:30:19+02:00

In tutti quegli atteggiamenti individuati dalla psicologia del lavoro come idonei a colpire il lavoratore menomandone la capacità lavorativa e la fiducia in sé stesso sono, a parte le situazioni scolastiche della ripetizione di richiami, note di biasimo e sanzioni disciplinari, demansionamenti, sottrazioni ingiustificate di benefits o vantaggi precedentemente attribuiti, che devono presentarsi con carattere di ripetitività e di continuità nel tempo.

In che cosa consiste l’accrescimento?2018-04-17T10:33:40+02:00

Risposta: L’accrescimento è quel fenomeno giuridico in ragione del quale ove più eredi siano stati istituiti con uno stesso testamento nell’universalità dei beni, senza determinazione di parti od in parti uguali, e uno di essi non possa o non voglia accettare, la quota degli altri contitolari si accresce, cioè aumenta, inglobando quella del chiamato che non ha accettato.

L’accrescimento non ha luogo, tuttavia, quando dal testamento risulti una diversa volontà del testatore (art. 667 c.c.).

In caso di ritardo nell’adempimento di un contratto, si possono chiedere gli interessi al debitore?2018-07-24T12:38:48+02:00

Risposta:Gli interessi sono dovuti di diritto, in ragione del tasso legale, dal momento della scadenza del credito e se il credito è liquido, cioè se è determinato nel suo ammontare (cosiddetti interessi corrispettivi).

In caso diverso gli interessi sono dovuti dal momento della costituzione in mora del debitore (art. 1224 c.c.).

Inoltre è sempre possibile stabilire convenzionalmente un tasso di interesse, che andrà a sostituirsi a quello legale, purché il saggio non sia considerato usurario (art. 1815 c.c.) e il relativo patto sia stipulato in forma scritta (art. 1284 c.c.).

Infine, in taluni casi, la giurisprudenza ammette il cumulo degli interessi legali con la rivalutazione monetaria. Ciò avviene per le cosiddette obbligazioni di valore, ad esempio per le ipotesi in cui il credito non sia costituito da una obbligazione pecuniaria, oppure per il risarcimento del danno derivato da inadempimento contrattuale.

Il D.L. 231 del 9.10.2002 (Attuazione della direttiva 2000/35/CE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, aggiornato al D.Lgs. 9 novembre 2012 n.192, ultimo aggiornamento 24.06.2014) ha previsto inoltre che se il termine per il pagamento non è stabilito nel contratto, gli interessi decorrono, automaticamente, senza che sia necessaria la costituzione in mora, alla scadenza del seguente termine legale:

  1. trenta giorni dalla data di ricevimento della fattura da parte del debitore o di una richiesta di pagamento di contenuto equivalente;
  2. trenta giorni dalla data di ricevimento delle merci o dalla data di prestazione dei servizi, quando non è certa la data di ricevimento della fattura o della richiesta equivalente di pagamento;
  3. trenta giorni dalla data di ricevimento delle merci o dalla prestazione dei servizi, quando la data in cui il debitore riceve la fattura o la richiesta equivalente di pagamento è anteriore a quella del ricevimento delle merci o della prestazione dei servizi;
  4. trenta giorni dalla data dell’accettazione o della verifica eventualmente previste dalla legge o dal contratto ai fini dell’accertamento della conformità della merce o dei servizi alle previsioni contrattuali, qualora il debitore riceva la fattura o la richiesta equivalente di pagamento in epoca non successiva a tale data

 

 

Il testamento è revocabile?2018-04-17T10:32:56+02:00

Risposta: L’art. 679 c.c. sancisce la revocabilità del testamento. A tale facoltà il testatore non può rinunziare in alcun modo, come neppure a quella di modificare le proprie disposizioni testamentarie, poiché la volontà in esse espressa può mutare fino all’ultimo momento della sua vita, e non avrà pertanto effetto ogni clausola o condizione contraria.

La revocazione del testamento è tuttavia ammissibile solo nelle forme e nei casi tassativamente previsti dal legislatore.

Il risarcimento del danno deve essere pari al costo delle riparazioni necessarie per riparare il veicolo danneggiato anche quando supera il suo valore commerciale (cd. riparazioni antieconomiche)? 2018-07-24T16:55:23+02:00

Risposta: Pur essendoci alcune sentenze della Corte di Cassazione in senso contrario, solitamente, in caso di riparazioni antieconomiche di un veicolo danneggiato, la liquidazione del risarcimento va effettuata tenendo conto del valore di mercato della vettura, aumentato delle spese di demolizione del relitto e di immatricolazione di una vettura nuova, detratto il valore presumibile del relitto medesimo.

Il risarcimento del danno comprende il deprezzamento commerciale della vettura incidentata?2018-07-24T16:56:27+02:00

Risposta: Il veicolo coinvolto in un incidente di una certa gravità, anche se riparato a regola d’arte, non è commercialmente equiparabile ad un veicolo mai incidentato. Secondo la Cassazione addirittura ci sarebbe una presunzione di deprezzamento, salva la prova contraria. In ogni caso, nella valutazione di tale danno rivestono importanza il valore antesinistro dell’auto, la sua vetustà, la natura e l’entità delle riparazioni effettuate.

Il regolamento di condominio può essere impugnato?2018-04-15T17:26:49+02:00

Risposta: Ciascuno dei partecipanti al condominio, che si ritenga leso dall’adozione di un regolamento o da una norma di esso, può impugnare davanti all’autorità giudiziaria il regolamento condominiale entro trenta giorni dalla deliberazione che lo ha approvato (art. 1107 c.c.). Per gli assenti il termine decorre dal giorno in cui è stata loro comunicata la deliberazione.

L’autorità giudiziaria decide con un’unica sentenza sulle opposizioni proposte.

Decorso tale termine senza che il regolamento sia stato impugnato, questo ha effetto anche per gli eredi e gli aventi causa dai singoli partecipanti.

Il mio vicino di pianerottolo ha aperto una seconda porta di accesso al proprio appartamento; ma può farlo?2018-04-06T13:23:44+02:00

E’ del tutto legittima la creazione di un secondo ingresso ad un appartamento di proprietà esclusiva, in corrispondenza del pianerottolo antistante, ove non limiti il godimento degli altri condomini e non arrechi pregiudizio all’edificio ed al suo decoro architettonico.

Il franchising2018-07-24T12:33:27+02:00

Risposta: Il contratto di franchising è il contratto col quale un imprenditore (detto franchisoro affiliante, o concedente) attribuisce ad altro imprenditore (detto franchisee) il diritto di vendere suoi prodotti o servizi, utilizzando il suo marchio, i suoi segni distintivi, le sue conoscenze tecniche e i brevetti, fornendo assistenza commerciale e formativa, e condividendo le risorse pubblicitarie. Come corrispettivo la controparte versa in genere una somma quale diritto d’entrata (entry fee) e un canone periodico (royalty).Il contratto di franchising, di origine anglosassone, si sta diffondendo assai rapidamente anche nel nostro paese e interessa soprattutto distributori di benzina, catene di fast-food, autonoleggi, negozi di abbigliamento, etc.).

Il contratto preliminare (o compromesso)2018-07-24T11:07:18+02:00

Risposta: Il contratto preliminare  (anche detto,impropriamente, compromesso) è l’accordo con il quale le parti si  obbligano reciprocamente alla stipula di un successivo contratto definitivo. Con il contratto preliminare, in sostanza, non si trasferisce la titolarità di un bene, ma ci si obbliga a tale trasferimento in un secondo momento (ad es. perché si vogliono verificare la persistenza dell’interesse alla transazione, la sussistenza di determinati vizi, o perché ci si vuole riservare la possibilità di apportare modifiche). Il preliminare deve contenere già in sé gli elementi essenziali del successivo contratto definitivo.Ove una delle due parti si rifiuti di stipulare il successivo contratto definitivo, l’altra parte potrà ottenere una sentenza (costitutiva) che produca gli stessi effetti del contratto preliminare. La legge prevede che il preliminare debba avere la stessa forma prescritta per il contratto definitivo (art. 1351 c.c.), pertanto se si vuole vendere un immobile, il relativo compromesso dovrà essere redatto in forma scritta, a pena di nullità.La legge 28.2.1997, n. 30, ha introdotto la possibilità della trascrizione presso la Conservatoria dei registri immobiliari del contratto preliminare che ha ad oggetto:

  1. la promessa di trasferimento della proprietà di beni immobili;
  2. la costituzione, il trasferimento, la modificazione di diritti reali immobiliari;
  3. la costituzione di comunione su beni immobili;
  4. la costituzione o modifica di servitù prediali, uso, abitazione.

Ciò a condizione che il preliminare risulti da atto pubblico o da scrittura privata con sottoscrizione autenticata o accertata giudizialmente. La trascrizione è resa possibile anche per gli atti soggetti a condizione e per quelli relativi ad edifici da costruire o in corso di costruzione.Gli effetti cessano, e si considerano come mai prodotti, se entro un anno dalla data convenuta tra le parti per la conclusione del contratto definitivo, e in ogni caso entro tre anni, non sia eseguita la trascrizione del contratto definitivo. La trascrizione è cancellabile nel caso di comune accordo delle parti o se stabilito giudizialmente con sentenza passata in giudicato.

 

Il contratto estimatorio2018-07-24T16:25:35+02:00

Risposta: Con il contratto estimatorio (art. 1556 c.c.) una parte consegna una o più cose mobili all’altra e questa si obbliga a pagare il prezzo, salvo che restituisca le cose nel termine stabilito. Il contratto estimatorio è molto utilizzato dai commercianti che, non conoscendo in anticipo quale sarà l’interesse dei consumatori per un determinato bene, possono in tal modo restituire al fornitore la merce rimasta invenduta senza pagarne il relativo prezzo.

Il contratto di conto corrente è estinto: si può ottenere ugualmente la restituzione delle somme?2018-07-24T20:17:32+02:00

Risposta: Sì se non è stato estinto da più di 10 anni, perché in caso contrario l’azione si è prescritta.

Il condomino che abita al piano sovrastante il mio appartamento continua a stendere i panni fuori dal suo balcone fino a coprire parte del mio balcone: cosa posso fare?2018-04-06T13:27:06+02:00

Tale illecita condotta pertanto va oltre la normale tollerabilità e costituisce immissione molesta, sanzionabile con un’azione tendente a inibire la prosecuzione della condotta illecita e ad assicurare al proprietario dell’appartamento sottostante un equo risarcimento dei danni sofferti in conseguenza di essa.

Il Comune ritira il bando ma risarcisce il privato del danno da violazione del precetto di buona fede2018-04-18T10:58:20+02:00

Risposta: La responsabilità precontrattuale è un concetto ormai ampiamente incardinato nella nostra cultura giuridica, segno della volontà di tutelare il più possibile le parti di un negozio anche in quella fase che precede la fine delle trattative e la stipulazione definitiva.

Ma è così anche quando una delle parti è la Pubblica Amministrazione?
La risposta è sì, e lo conferma una recentissima decisione delle Sezioni Unite che ripropone una questione affrontata dal Consiglio di Stato nel 2015. La Suprema Corte ha così confermato la decisione del Consiglio di Stato, ribadendo una volta per tutte un principio fondamentale: gli obblighi di buona fede che ricadono sui privati nella fase precontrattuale incombono senza dubbio anche sulla Pubblica Amministrazione, in particolar modo per il ruolo che riveste e per l’indiscutibile necessità di tutelare diritti ed interessi dei soggetti privati che con essa si rapportano.

I figli nati da una relazione extraconiugale di uno dei genitori sono eredi anche loro a tutti gli effetti?2018-04-06T13:12:51+02:00

I figli naturali sono equiparati in tutto e per tutto ai figli legittimi. Tuttavia, figli legittimi di liquidare in denaro o in beni immobili di loro scelta la quota a cui hanno diritto i figli naturali, che naturalmente vi acconsentano; in caso di opposizione, interviene il giudice che, valutate tutte le circostanze personali e patrimoniali, può autorizzare i figli legittimi a corrispondere ai figli naturali ciò che spetta loro per legge, evitando così che essi abbiano voce in capitolo sulla gestione dei beni che il defunto ha lasciato come eredità.

Ho ricevuto una multa che ho prontamente pagato. Ma, nonostante ciò, ne ho ricevuto una seconda per “omissione dell’obbligo di comunicare i dati del conducente”. Io credevo che, pagando, avrei estinto tutto e implicitamente dichiarato che il conducente ero io. È legittima la multa?2018-08-02T16:36:25+02:00

Risposta:  Si la multa è legittima perché la legge prescrive che, quando si riceve la notifica di una multa, è sempre e comunque necessario comunicare, entro 60 giorni, i dati del conducente affinché si possa procedere alla decurtazione dei punti. Chi non adempie a tale obbligo commette un illecito amministrativo che comporterà l’applicazione di una sanzione autonoma e distinta dalla multa per violazione del codice della strada. La sanzione deve essere notificata al trasgressore entro 90 giorni dalla scadenza dei 60 giorni di cui sopra. Decorso tale termine ogni contravvenzione è preclusa.

 

Ho preso in affitto a marzo del 2012 un appartamento che ho adibito a ufficio con un contratto di locazione regolarmente registrato, però già da qualche mese il proprietario mi ha inviato la disdetta per il mese di marzo 2018 senza neanche spiegarmi i motivi. E’ regolare questa procedura?2018-04-06T13:28:26+02:00

La disdetta inviata dal locatore è nulla e inefficace per due ordini di motivi: in primo luogo la disdetta è stata inviata solo qualche mese prima e non un anno prima (12 mesi) e in secondo luogo il locatore nella comunicazione, non ha specificato il motivo per cui intende recedere dal contratto alla prima scadenza: di conseguenza il contratto è da ritenersi rinnovato di altri sei anni.

Ho fatto ricorso contro una sanzione, ma nonostante ciò mi sono stati decurtati i punti dalla patente. Ho poi vinto il ricorso. Cosa devo fare per farmi riaccreditare i punti?2018-08-02T16:37:36+02:00

Risposta: È necessario rivolgersi direttamente all’Amministrazione chiedendo, con apposita domanda, il riaccredito del punti decurtati. All’istanza è necessario allegare la sentenza o l’ordinanza che dimostrano inconfutabilmente l’annullamento della multa.

Ho fatto ricorso contro una multa. Devo ugualmente dare comunicazione dei dati del conducente della vettura?2018-08-02T16:37:36+02:00

Risposta: Si, è doveroso inviare tutti gli estremi identificativi perché è un obbligo diverso e autonomo rispetto alla multa comminata. Ciò nonostante, vi sono state in passato varie pronunce della Corte di Cassazione  che si sono espresse nel senso contrario sostenendo che  in caso di accoglimento del ricorso non sussiste alcun obbligo, diversamente si dovranno comunicare i dati del conducente entro 60 giorni dal deposito della sentenza. Nel dubbio, onde evitare di pagare o contestare ulteriori sanzioni, si consiglia di effettuare la comunicazione.

Ho fatto ricorso contro una multa; ma, in attesa della decisione, mi è arrivata la cartella di Equitalia. L’inoltro del ricorso contro un verbale di accertamento per infrazione al C.d.S., al Prefetto (o al giudice di pace) sospende l’efficacia esecutiva dell’accertamento fino all’esito del procedimento?2018-08-02T16:37:36+02:00

Risposta:  La proposizione di un ricorso non sospende automaticamente gli effetti derivanti dal verbale, né tanto meno il giudice può adottare provvedimenti in tal senso senza che sia presentata un’apposita istanza, anche contenuta nel ricorso stesso, con la quale si richiede la sospensione dell’efficacia esecutiva (onde evitare di subire maggiori danni o inficiare l’utilità di una potenziale sentenza di accoglimento). Quindi, è buona norma presentare sempre, insieme al ricorso, un’istanza (anche nel testo stesso del ricorso), in cui si chiede – in via cautelativa – la sospensione dell’efficacia della sanzione. Attenzione: l’eventuale sospensione della sanzione o la semplice proposizione del ricorso non sospende l’obbligo di comunicare, all’autorità, i dati dell’effettivo conducente

Ho fatto ricorso contro una multa al Prefetto e questi mi ha risposto dopo 190 giorni, rigettando il ricorso (ossia ben oltre il termine di 120 giorni previsti dalla legge). La multa è legittima?2018-08-02T16:36:26+02:00

Risposta: Si, è necessario pagare quanto dovuto perché il Prefetto in realtà ha deciso in tempo. Ciò è possibile perché i 120 giorni entro cui il Prefetto deve pronunciarsi iniziano a decorrere, non dalla proposizione del ricorso, ma da dal momento in cui quest’ultimo ha tutta la documentazione necessaria per valutare la fondatezza o meno delle contestazioni. In particolare, ripercorrendo tutte le fasi procedurali, dalla notifica del ricorso il Prefetto ha 30 giorni per richiedere al comando di polizia tutti gli atti riguardanti il caso concreto. Dalla data dell’invio della richiesta, il comando o l’ufficio competente ha 60 giorni entro i quali inviare la documentazione e soltanto dalla data della ricezione della stessa da parte del Prefetto iniziano a decorrere i 120 giorni. Inoltre tale termine riguarda deve emanare l’ordinanza ma, per la notifica al ricorrente, si hanno a disposizione ulteriori 150 giorni.  Quindi in linea generale l’eccezione di un accoglimento tacito si può far valere soltanto dopo che è passato circa un anno dalla notifica del ricorso.

Ho fatto ricorso al Prefetto contro una multa. Quanto tempo ha il Prefetto per rispondermi? In che modo posso accertarmi che il Prefetto abbia inviato, al soggetto preposto per la notifica, la risposta al mio ricorso nei termini previsti dalla legge?2018-08-02T16:36:26+02:00

Risposta: Il prefetto è tenuto a emettere ordinanza entro 120 giorni dall’acquisizione di tutta la documentazione necessaria per valutare le pretese del ricorrente. Avrà ulteriori 150 giorni per notificarle la pronuncia. Ne consegue che per stabilire il rispetto dei termini previsti dalla legge basterà confrontare la data in cui è stata emesso il provvedimento con quella della sua notifica.

Ho fatto ricorso al giudice di pace contro una multa, pagando circa 40 euro di contributo unificato. Il giudice ha condannato controparte a pagare le spese processuali, ma ad oggi non mi sono state ancora restituite dall’amministrazione. Che posso fare?2018-08-02T16:37:36+02:00

Risposta: È necessario stilare un atto di precetto , da notificare all’Amministrazione, nel quale le si intima il pagamento, entro dieci giorni, delle spese processuali. In caso di mancato pagamento si può procedere ad esecuzione forzata. Bisogna tuttavia verificare che l’amministrazione sia in grado di pagare (eventualmente attraverso il pignoramento del conto corrente): diversamente – come spesso accade – anche le somme spese per la notifica del precetto potrebbero andare sprecate e meglio sarebbe rinunciare alla pretesa.

Ho ereditato da mio padre una collezione di armi da sparo rientranti nella dizione di „armi da sparo antiche, artistiche o rare“. Al fine di rendere più razionale la collezione vorrei venderne alcune, di tipologia diversa dalle altre. Quali disposizioni devo osservare per essere in regola?2018-07-24T17:43:14+02:00

Risposta. Lei è dunque titolare di una licenza di collezione di armi da sparo antiche, artistiche o rare. Deve in primo luogo munirsi di autorizzazione ministeriale alla vendita, in quanto il Ministero può vietare lo smembramento di collezioni che rivestano un eccezionale interesse artistico o storico. Deve poi accertarsi dell’identità dell’acquirente e verificare che lo stesso sia a sua volta titolare di licenza di collezione di armi antiche, artistiche o rare. 

Ho dato in locazione un appartamento di mia proprietà, però il mio inquilino non mi paga l’affitto: cosa posso fare?2018-04-06T13:29:22+02:00

c.d. intimazione di sfratto per morosità, che consente al proprietario dell’immobile locato di intimare lo sfratto al conduttore e rientrare in possesso del proprio appartamento in tempi relativamente brevi, trattandosi di un procedimento più snello e più veloce rispetto ad una causa ordinaria. Se il conduttore non adempie spontaneamente entro la data indicata dal giudice, il locatore può iniziare la procedura di sfratto, notificando al conduttore, come atto preliminare, il precetto per rilascio dell’immobile; dopo di che l’Ufficiale giudiziario notificherà al conduttore l’avviso di accesso, indicando il giorno e l’ora in cui egli si recherà in loco per “sfrattare” il conduttore ed immettere nel possesso dell’immobile il proprietario.

Ho convissuto per molti anni con una ragazza che mi ha poi lasciato. Nel corso della convivenza avevo acquistato una serie di oggetti di valore che tenevo nella casa; avevo inoltre intestato alla mia ex convivente un conto corrente con una cospicua somma di denaro. Posso riprendermi questi beni e il denaro sul conto?2018-04-15T20:52:56+02:00

Risposta: La Cassazione, con la pronuncia del 30 dicembre 2013, n. 28718, ha stabilito  che i beni mobili acquistati da uno dei conviventi durante la convivenza al termine del rapporto rientrano nell’esclusivo titolarità  di tale soggetto, purchè costui dimostri, con prove documentali o testimoniali, di esserne stato l’acquirente e purchè il convivente non intestatario non dimostri di aver contribuito all’acquisto mediante l’erogazione di una somma di denaro. Per quanto concerne i conti cointestati ma movimentati con il denaro di uno solo dei conviventi la Cassazione ha stabilito che chi chiede la restituzione delle somme, per ingiustificato arricchimento,  deve dimostrare, ad esempio, che gli accrediti provenivano dalla propria attività lavorativa o da altro conto  a lui intestato. Soluzione diversa deve essere data per i gioielli e i regali fatti a suo tempo all’ex convivente, di cui non può essere chiesta la restituzione, trattandosi di „liberalità d’uso“ e dunque di c.d. „obbligazioni naturali“. A opposta conclusione deve giungersi per le spese da considerarsi „eccezionali“, tali da superare i normali limiti di adeguatezza e di proporzionalità, quali l’acquisto da parte del convivente di un’auto di lusso a favore della sua compagna.  La Cassazione, con la pronuncia Cass. civ., sez. II, sent. 19 settembre 2016, n. 18280, ha escluso che potessero rientrare tra le liberalità d’uso, ai sensi dell’art. 770, secondo comma , c.c., anzichè tra le donazioni, la consegna alla compagna di un quadro del valore di seicentomila euro e di un anello con brillante di tredici carati. In tal caso si trattava infatti di una donazione vera e propria, nulla per mancanza del requisito di forma di cui all’art. 782 c.c.

Ho convissuto per circa quattro anni con un uomo, in una casa di sua proprietà. Ho poi deciso di lasciarlo e poco dopo avendo ancora le chiavi dell’alloggio mi sono recata con il mio nuovo compagno nella casa ove vivevo prima e ho preso una serie di oggetti, tra cui un prezioso pianforte che lui aveva comperato e che io utilizzavo, essendo una pianista. Mi è stato detto da alcune amiche che ho sbagliato e che lui potrebbe rivalersi su di me. E‘ vero ?2018-04-15T20:52:10+02:00

Risposta:  Quando due persone convivono senza essere sposate, non possono fruire del regime patrimoniale della comunione legale fra coniugi. Pertanto ognuno dei due diviene l’esclusivo proprietario dei beni da lui acquistati. Se il convivente si porta poi via i beni mobili di casa, acquistati dall’ex convivente, si rende responsabile di furto. La Cassazione ha confermato la sussistenza di tale reato in un’ipotesi in cui un soggetto era entrato nella casa ove si era svolta la convivenza e si era appropriato di una serie di beni acquistati in passato dalla sua ex convivente.

Ho appena acquistato un alloggio nuovo in un palazzo molto grande, che fa parte di un ampio complesso immobiliare. Mi hanno detto che si è in presenza di un “supercondominio” e che ogni gruppo condominiale deve nominare un proprio rappresentante, ma nessuno dei miei vicino vuole farlo perchè tutti sono molto impegnati. Cosa si può fare ?2018-04-15T17:28:54+02:00

Risposta: il rappresentante del condominio all’interno di un supercondominio può anche essere un soggetto esterno, non proprietario di alloggio. Alle riunioni concernenti questioni di ordinaria amministrazione verrà convocato solo il vostro rappresentante, mentre per quelle di straordinaria amministrazione saranno  chiamati ad intervenire tutti i condomini.

Entro quanto tempo posso impugnare il licenziamento?2018-04-06T13:31:42+02:00

Il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo debba essere impugnato, a pena di decadenza, entro 60 gg dal ricevimento della comunicazione con qualunque atto scritto, che può anche consistere in una lettera, purché sia rispettato tale termine, oltre il quale non è più possibile opporsi al licenziamento.

Entro quanto tempo impugnare la cartella di pagamento?2018-07-25T10:13:10+02:00

Risposta: Per impugnare la cartella di pagamento, il contribuente deve rispettare dei termini precisi:

  • 60 giorni dalla notifica della cartella se gli viene richiesto il pagamento di tasse e tributi (Ici, Imu, Tasi, Tari, Irpef, Iva, imposta di registro, bollo auto e, comunque, tutte le somme di competenza dell’Agenzia delle Entrate): in tal caso il ricorso va presentato alla Commissione tributaria;
  • 30 giorni dalla notifica della cartella se gli viene richiesto il pagamento di multe: in tal caso il ricorso va presentato al giudice di pace;
  • 40 giorni dalla notifica della cartella se gli viene richiesto il pagamento di contributi previdenziali: in tal caso il ricorso va presentato al tribunale ordinario, sezione lavoro.

A questi termini si applica la sospensione feriale (non va computato il periodo 1-31 agosto). C’è però un’eccezione a questa regola, applicabile solo agli avvisi di accertamento se il contribuente abbia presentato istanza di accertamento con adesione. In questo caso i giorni per presentare il ricorso diventano 150: ai 60 giorni dalla notifica dell’atto se ne aggiungono altri 90 per consentire di espletare la procedura di adesione. I termini invece sono diversi se si ricorre contro il pignoramento. In tal caso, se ci si oppone a vizi di procedura e formali, si hanno solo 20 giorni. Altrimenti non ci sono termini e il contribuente può ricorrere in qualsiasi momento, almeno finché l’esecuzione forzata e l’espropriazione (del bene o del denaro) non è già avvenuta.

Entro quando deve essere notificata la Multa Autovelox?2018-08-02T16:32:53+02:00

Risposta: Se non c’è stata contestazione immediata, inoltre, va considerato un ulteriore dato fondamentale: la multa va notificata entro il termine massimo di 90 giorni dall’infrazione. A tal fine si tiene in considerazione la data di spedizione del verbale e non quella di ricezione.

Nel caso di notifica oltre tale limite temporale, la multa può essere validamente impugnata.

Entro quali limiti i singoli condomini possono utilizzate le parti condominiali?2018-04-15T17:23:30+02:00

Risposta: Anche nel condominio degli edifici trova applicazione il principio dettato in materia di comunione e contenuto nell’art. 1102 c.c., che consente al singolo condomino di usare della cosa comune anche per un suo fine particolare, con conseguente possibilità di trarre dal bene una specifica utilità aggiuntiva rispetto a quelle generali a favore degli altri condomini, con il solo limite che non ne derivi una lesione del pari diritto spettante a questi ultimi.

Ad esempio, in difetto di specifiche limitazioni stabilite dal regolamento di condominio, l’uso dell’ascensore per il trasporto di materiale edilizio può essere legittimamente inibito al singolo condomino solo qualora venga concretamente e specificatamente accertato che esso risulti dannoso, sia compromettendo la buona conservazione delle strutture portanti e del relativo abitacolo, sia ostacolando la tempestiva e conveniente utilizzazione del servizio da parte degli altri condomini, in relazione alle frequenze giornaliere, alla durata e all’eventuale orario di esercizio del suddetto uso particolare, alle cautele adoperate per la custodia delle cose trasportate, tenendo conto di ogni altra circostanza rilevante per accertare le eventuali conseguenze pregiudizievoli che, in ciascun caso concreto, possono derivare del suddetto uso particolare dell’ascensore

Eccezione di prescrizione2018-07-25T10:14:52+02:00

Risposta: Un altro motivo solitamente usato per difendersi dalle cartelle di pagamento è far rilevare la prescrizione. Si tratta, in buona sostanza, del decorso del tempo che intercorre tra una cartella di pagamento e un’altra (se riferite allo stesso debito), tra l’avviso di pagamento (l’atto prodromico) e la successiva cartella o tra la cartella e l’eventuale pignoramento. Il contribuente può far annullare la richiesta di pagamento se, per numerosi anni, nessuno si è fatto vivo e non gli sono stati notificati solleciti. Questi termini di prescrizione sono diversi a seconda del tipo di tassa in gioco. In particolare:

  • crediti Inps e Inail per contributi previdenziali: prescrizione in 5 anni;
  • crediti dell’Agenzia delle Entrate per Irpef, Irap, Iva e altre imposte erariali: prescrizione in 10 anni (con qualche precedente che pala di 5 anni);
  • crediti del Comune per multe stradali: prescrizione in 5 anni;
  • crediti dello Stato per canone Rai: prescrizione in 10 anni;
  • crediti della Regione per bollo auto: prescrizione in 3 anni;
  • crediti del Comune per Imu, Tasi, Tari, Tarsu, Ici: prescrizione in 5 anni.
Eccezione di decadenza2018-07-25T10:16:16+02:00

Risposta: Diversa dalla prescrizione è la decadenza. Anche questa eccezione si fonda sul mancato rispetto dei termini, ma in questo caso si tratta dei termini massimi che devono necessariamente decorrere tra l’iscrizione a ruolo del debito e la notifica della prima cartella. Tutto avviene nel seguente modo:

  • dopo che l’ente titolare del credito ha inviato l’avviso di pagamento ed ha accertato l’inadempimento definitivo (scaduti cioè i termini per il versamento) delega l’Agente della riscossione del recupero coattivo delle somme. Questa attività si sostanzia con l’iscrizione a ruolo dell’importo. La data in cui avviene l’iscrizione a ruolo viene poi riportata sulla cartella esattoriale, per cui il contribuente può sempre verificarla;
  • tra la data di notifica della cartella e la data di iscrizione a ruolo non devono decorrere, nella gran parte dei casi, più di due anni. Diversamente la cartella è illegittima.
E’ stata notificata una multa per divieto di sosta. Se si fa ricorso si spenderanno non meno di 40 euro di tasse. C’è un modo per far annullare ugualmente la multa senza pagare così tanto?2018-08-02T16:35:28+02:00

Risposta: Tuttavia, è bene sapere che il ricorso al Prefetto potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio. Infatti se il ricorso è infondato e la multa viene ritenuta valida, il Prefetto può condannare il conducente a pagare una sanzione pari al doppio della multa (in questo caso, contro la decisione del Prefetto è comunque concesso un termine di 30 giorni per ricorrere al Giudice di Pace), cosa che invece non succede davanti al Giudice di Pace. Spesso si fa ricorso al Prefetto semplicemente confidando nell’inerzia (o nel ritardo) a rispondere da parte di questi. La legge infatti stabilisce che, se il Prefetto non risponde al ricorso entro 120 giorni, il ricorso si considera accolto e la multa annullata

E’ stata notificata una multa ma il modello dell’auto indicata in verbale è diverso da quello della targa che invece è corretta. Si può fare ricorso?2018-08-02T16:36:25+02:00

Risposta: Non è consigliabile proporre ricorso perché, nonostante l’agente abbia commesso un errore, quest’ultimo da solo non è cosi grave da impedire l’accertamento del trasgressore e dell’accaduto. Diversa sarebbe stata l’errata trascrizione del tipo di veicolo (auto, ciclomotore, autocaravan): difatti, in tal caso, è impossibile identificare con assoluta certezza chi, e come, ha commesso l’infrazione

E’ risarcibile il mancato uso dell’autovettura durante la sosta forzata per la sua riparazione?2018-07-25T09:54:51+02:00

Risposta: Sì, è il cd. danno da fermo tecnico ed è solitamente risarcito conteggiando i giorni lavorativi occorsi per rimettere in buono stato il veicolo. Può comprendere in alcuni casi anche le spese per il noleggio di una vettura sostitutiva.

E’ risarcibile il mancato guadagno dipeso dalle lesioni subite nel sinistro?2018-07-25T09:57:21+02:00

Risposta: Nel caso del lavoratore dipendente, solitamente non esiste mancato guadagno, in quanto il danno cd. patrimoniale viene indennizzato dagli enti previdenziali (INPS e INAIL) che corrispondono, per un certo periodo, la retribuzione al lavoratore anche quando questi è assente dal lavoro. Possono fare eccezione gli straordinari svolti dal lavoratore, i compensi per trasferte, buoni pasto non goduti etc. che devono essere conteggiati quale danno patrimoniale. Nel caso del lavoratore autonomo, invece, il danno patrimoniale viene risarcito se rigorosamente provato. Il risarcimento viene di solito calcolato sulla base della dichiarazione dei redditi più alta degli ultimi 3 anni; il reddito totale viene diviso per i 365 giorni dell’anno, quindi il risultato viene moltiplicato per i giorni lavorativi persi a causa delle lesioni riportate nel sinistro

E’ possibile ottenere un anticipo sul risarcimento definitivo del danno da parte della compagnia assicurativa?2018-07-24T16:23:38+02:00

Risposta: Nella fase stragiudiziale, cioè quella che precede l’instaurarsi di un procedimento giudiziario dinanzi ad un Giudice, ciò avviene di rado soprattutto per danni a sole cose. Una volta instaurato il giudizio, invece, la legge prevede, nel caso sussistano determinate condizioni, che venga imposto all’assicurazione di versare al danneggiato una somma a titolo di provvisionale.

E’ possibile far riparare il veicolo danneggiato prima di aver conseguito il risarcimento dalla compagnia assicurativa o addirittura prima che il perito di questa l’abbia visionato?2018-07-24T16:22:22+02:00

Risposta: Sì. La legge prevede che il mezzo danneggiato deve rimanere a disposizione del perito dell’assicurazione per almeno 8 giorni lavorativi, non festivi e successivi alla ricezione della raccomandata. E’ comunque opportuno scattare al veicolo alcune fotografie da conservare e poi esibire al perito successivamente incaricato dall’assicurazione insieme ai documenti del veicolo.

E’ necessario far riparare il veicolo danneggiato una volta ottenuto il risarcimento dall’assicurazione?2018-07-24T16:21:26+02:00

Risposta: La legge n. 273 del 12.12.2003 sanciva l’obbligo per il danneggiato che ha ottenuto il risarcimento dei danni subiti al veicolo di trasmettere all’assicuratore la fattura relativa alle riparazioni entro 3 mesi dal risarcimento. Ove il danneggiato non vi avesse ottemperato, l’assicuratore aveva diritto a chiedere in restituzione la somma corrisposta. Attualmente tale norma non piu’ in vigore.

È possibile sublocare un immobile concesso in locazione?2018-04-16T11:06:09+02:00

Risposta: Salvo patto contrario, il conduttore, ha facoltà di sublocare la cosa locatagli (art. 1594 c.c.), ma non può cedere il contratto senza il consenso del locatore.

Se si tratta di immobili urbani adibiti ad uso abitativo, il conduttore non può sublocare totalmente l’immobile, né può cedere ad altri il contratto, senza il consenso del locatore (art. 2, L. 392/78). Il conduttore ha tuttavia facoltà di sublocare parzialmente l’immobile, salvo patto contrario, previa comunicazione al locatore con lettera raccomandata che indichi la persona del subconduttore, la durata del contratto ed i vani sublocati.

Relativamente invece ai contratti aventi ad oggetto immobili urbani adibiti ad uso diverso da quello abitativo, il conduttore può sublocare l’immobile o cedere il contratto di locazione anche senza il consenso del locatore, purché venga insieme ceduta o locata l’azienda, dandone comunicazione al locatore mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento. Il locatore può opporsi, per gravi motivi, entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione. Nel caso di cessione, il locatore, se non ha liberato il cedente, può agire contro il medesimo qualora il cessionario non adempia le obbligazioni assunte.

È possibile subire una diffamazione o un’ingiuria via Internet?2018-07-24T17:41:34+02:00

Risposta: La l. 547/93, che ha introdotto nel nostro ordinamento una serie di nuove ipotesi di reato classificate genericamente come “crimini informatici”, non ha però nulla aggiunto in ordine alla possibilità di configurare anche il reato di ingiuria o diffamazione perpetuato attraverso le reti informatiche o telematiche.

Non è difficile sostenere, tuttavia, che le fattispecie di reato di cui agli artt. 594 (ingiuria) e 595 (diffamazione) del codice penale, sono sufficientemente generiche da ricomprendere anche tutti quei comportamenti offensivi che si compiono attraverso le reti informatiche e le moderne tecniche di comunicazione in generale (SMS, Chat, Newsletter etc.).

La stessa Corte di Cassazione, in una recente pronuncia, avalla tale posizione, affermando che è addirittura intuitivo che “i reati previsti dagli articoli 594 e 595 c.p. possano essere commessi anche per via telematica o informatica; basterebbe pensare alla cosiddetta trasmissione via e-mail, per rendersi conto che è certamente possibile che un agente, inviando a più persone messaggi atti ad offendere un soggetto, realizzi la condotta tipica del delitto di ingiuria (se il destinatario è lo stesso soggetto offeso) o di diffamazione (se i destinatari sono persone diverse)” (cass. sez. V penale, 27.12.2000, n. 4741).

La Corte afferma, in particolare, che il reato di diffamazione si perfeziona nel momento in cui il messaggio viene percepito da parte di soggetti che siano terzi rispetto all’agente ed alla persona offesa. Non è infatti necessaria la contestualità tra l’offesa e la sua percezione “ben potendo i destinatari trovarsi persino a grande distanza gli uni dagli altri, ovvero dall’agente“.

Da quanto ora affermato, può ricavarsi con certezza che la diffamazione e l’ingiuria, oltre che per il mezzo dell’e-mail, possono realizzarsi anche attraverso tutti i diversi servizi della rete: le mailing list, le riviste telematiche, le newsgroup, le pagine Web e le chat.

È possibile stipulare un accordo pre-matrimoniale?2018-04-15T18:08:27+02:00

Risposta: La giurisprudenza stabilisce che in tema di divorzio (ma il principio deve ritenersi valido anche in materia di separazione) la convenzione con cui gli interessati stabiliscono anticipatamente il regime giuridico relativamente alla cessazione degli effetti civili del matrimonio (detta accordo prematrimoniale), è invalida nella parte riguardante le condizioni per il mantenimento dei figli e del coniuge. Questo per contrasto sia con l’art. 9 della L. 898/70, che non consente limitazioni di ordine temporale alla possibilità di revisione del regime divorzile, sia con l’art. 5, che, fissando i criteri per il riconoscimento e la determinazione di un assegno all’ex coniuge, configura un diritto insuscettibile di rinunzia o transazione anticipate.Un simile accordo viene considerato illecito perché rivolto, esplicitamente o implicitamente, a viziare, o quanto meno a circoscrivere, la libertà di difendersi in giudizio di divorzio, con irreparabile compromissione di un obbiettivo d’ordine pubblico quale è la tutela dell’istituto della famiglia

È possibile revocare l’interdizione o l’inabilitazione?2018-04-17T13:01:49+02:00

Risposta: In qualsiasi momento, quando cessa la causa dell’interdizione o dell’inabilitazione, queste possono essere revocate con sentenza (art. 429 c.c.).

La domanda per la revoca dell’interdizione o dell’inabilitazione può essere presentata dal coniuge, dai parenti entro il quarto grado o dagli affini entro il secondo grado, dal tutore dell’interdetto, dal curatore dell’inabilitato o su istanza del pubblico ministero.

Il giudice tutelare deve comunque vigilare per riconoscere se la causa dell’interdizione o dell’inabilitazione continui. Se ritiene che sia venuta meno, deve informarne il pubblico ministero affinché presenti la domanda di revoca.

L’autorità giudiziaria che, pur riconoscendo fondata l’istanza di revoca dell’interdizione, non crede che l’infermo abbia riacquistato la piena capacità, può revocare l’interdizione e dichiarare inabilitato l’infermo medesimo (art. 432 c.c.).

È possibile fare opposizione ad un decreto ingiuntivo?2018-07-24T17:21:44+02:00

Risposta: L’opposizione ad un decreto ingiuntivo può essere proposta mediante atto di citazione (art. 645 c.p.c.) entro i termini strettamente previsti nel decreto stesso (normalmente 40 giorni).

Ci si oppone al decreto ingiuntivo, ad esempio, se il credito non è scaduto o se è addirittura inesistente perché mai sorto o perché già estinto a seguito di pagamento.

A seguito dell’opposizione, il giudizio si svolge secondo le norme del procedimento ordinario.

Su istanza dell’opponente, se ricorrono gravi motivi, il giudice può sospendere l’esecuzione provvisoria del decreto ingiuntivo (art. 649 c.p.c.).

È possibile disporre in via contrattuale della propria successione?2018-04-18T08:37:01+02:00

Risposta: Ai sensi dell’art. 458 c.c. la legge commina espressamente la nullità dei cosiddetti patti successori, nella cui ampia categoria la suddetta norma ricomprende tre distinte fattispecie: i patti istitutivi sono quelle convenzioni con cui il soggetto dispone della propria successione, i patti dispositivi sono invece i negozi con i quali taluno dispone a favore di terzi, ad esempio sub specie di alienazione anticipata, dei diritti che gli potranno spettare su una successione non ancora aperta, mentre con i patti rinunciativi il soggetto rinunzia ai diritti successori che potranno spettargli una volta aperta la successione.

Alla nullità prevista dalla legge consegue quella degli acquisti che hanno titolo in tali patti, nonché degli atti che ne costituiscono esecuzione, e detta nullità colpisce in particolare la disposizione testamentaria, solo formalmente unilaterale, che costituisca piuttosto adempimento di un impegno negoziale assunto dal testatore.

La ratio di tale divieto è duplice: da un lato si ha la riprovazione del legislatore verso ogni forma di speculazione sull’eredità di persona ancora vivente, in ottemperanza ad un’esigenza di tutela del testatore che potrebbe essere indotto a spogliarsi di un diritto futuro per ottenere un vantaggio immediato benché inadeguato, mentre dall’altro si vuole preservare il principio dell’assoluta libertà testamentaria dell’autore, con il conseguente divieto di limitare la facoltà di revoca del testamento fino al momento della morte.

È possibile chiedere la revoca del tutore o del curatore?2018-04-17T13:02:55+02:00

Risposta: Il giudice tutelare può rimuovere dall’ufficio il tutore qualora egli (art. 384 c.c.):

  1. si sia reso colpevole di negligenza,
  2. abbia abusato dei suoi poteri,
  3. o si sia dimostrato inetto nell’adempimento di essi,
  4. sia divenuto immeritevole dell’ufficio per atti anche estranei alla tutela,
  5. ovvero sia divenuto insolvente.

Il giudice non può rimuovere il tutore se non dopo averlo sentito o citato, può tuttavia sospenderlo dall’esercizio della tutela nei casi che non ammettono dilazione.

Il tutore che cessa dalle funzioni deve fare subito la consegna dei beni e deve presentare nel termine di due mesi il conto finale dell’amministrazione al giudice tutelare per l’approvazione.

Dopo quanto tempo il diritto al risarcimento cade in prescrizione?2018-07-25T10:00:50+02:00

Risposta: Il diritto al risarcimento che tragga origine da un sinistro connesso alla circolazione stradale e che abbia determinato soltanto danni a cose si prescrive (cioè si estingue per l’inerzia del danneggiato) in due anni dal giorno del sinistro.

 

Dopo quanto tempo dalla separazione si può chiedere il divorzio?2018-04-06T13:03:20+02:00

Sei mesi, se la separazione è stata di tipo consensuale;  un anno, se la separazione è stata di tipo giudiziale.

Dopo la sentenza di separazione giudiziale o l’omologa della separazione consensuale, posso chiedere la modifica delle condizioni di separazione?2018-04-06T13:34:16+02:00

Sia nel corso del giudizio di separazione sia successivamente alla sentenza o all’omologa, ciascuna parte può chiedere al giudice di rivedere le disposizioni in materia di affidamento e mantenimento dei figli (o del coniuge), per qualunque motivo.

Differenza tra azione di petizione e azione di riduzione dell’eredità?2018-04-18T09:22:45+02:00

Risposta: L’azione di petizione dell’eredità, prevista dall’art. 533 c.c., viene intentata dall’erede onde ottenere il riconoscimento della sua qualità ereditaria contro chiunque possieda tutti o parte dei beni ereditari, a titolo di erede o senza alcun titolo, allo scopo di ottenere la restituzione                                        degli stessi.

Tale azione è imprescrittibile, salvi gli effetti dell’usucapione rispetto ai singoli beni.

L’azione di riduzione ha invece per scopo la reintegrazione della quota di legittima mediante la riduzione delle disposizioni testamentarie e delle donazioni eccedenti la quota di cui il testatore poteva disporre (art. 553 c.c.).

Soggetti legittimati ad intentare tale azione sono il legittimario leso, quello escluso dal testatore, l’erede e l’avente causa del legittimario.

Difendersi da Agenzia Entrate Riscossione con l’opposizione2018-07-25T10:06:21+02:00

Risposta: La cosa importante da sapere è che con Agenzia Entrate Riscossione non sono possibili accordi a saldo e stralcio o altre intese che non siano già disciplinate dalla legge e valide per tutti. Diversamente si avvallerebbero trattamenti di favore di un contribuente rispetto ad altri a seconda della maggiore o minore accondiscendenza del singolo ufficio o funzionario. Dunque, se hai ricevuto un avviso di pagamento non credere che, andando allo sportello o parlando con il dirigente, potrai trovare un’intesa. Tutto ciò che ti è consentito fare è:

  • fare ricorso al giudice;
  • chiedere la sospensione automatica (vedremo che, per questa, ci sono termini e condizioni per poter procedere);
  • presentare un’istanza per l’annullamento della cartella in autotutela;
  • chiedere una rateazione (in tal modo pagherai a rate, con un piano di dilazione che, di norma, è a 72 rate e che non richiede di dover dimostrare la propria incapacità economica);

Quando parliamo di eccezioni contro la cartella di pagamento intendiamo dire tutte le possibili contestazioni che, nell’atto di ricorso, vengono sollevate davanti al giudice affinché questi annulli l’atto dell’esattore. Uno stesso ricorso può contenere svariate eccezioni in modo che, se una di queste dovesse essere rigettata dal tribunale, ci sarebbero ugualmente le altre su cui confidare. Di solito, più eccezioni si hanno “nel proprio arco”, più possibilità ci sono per difendersi da Agenzia Entrate Riscossione.A differenza a quanto spesso si crede, il ricorso non sospende l’esecuzione forzata; questo vuol dire che, se la causa dura a lungo, Equitalia può, nel frattempo, procedere ugualmente al pignoramento. Anzi, per quanto riguarda gli avvisi di accertamento notificati per imposte dirette, Irap ed Iva è previsto l’obbligo di versare un terzo delle sole imposte pretese, oltre interessi, in pendenza del primo grado di giudizio.

Cosa sono le clausole vessatorie e qual è la disciplina che le riguarda?2018-04-18T12:26:26+02:00

Risposta: Si definiscono vessatorie, le condizioni che stabiliscono, a favore di colui che le ha predisposte, limitazioni di responsabilità, facoltà di recedere dal contratto o di sospenderne l’esecuzione, oppure sanciscono a carico dell’altro contraente decadenze, limitazioni alla facoltà di opporre eccezioni, restrizioni alla libertà contrattuale nei rapporti coi terzi, proroghe o rinnovazioni tacite del contratto, clausole compromissorie o deroghe alla competenza dell’autorità giudiziaria. Si presumono vessatorie fino a prova contraria le clausole che hanno per oggetto o per effetto di:

  • escludere o limitare la responsabilità del professionista in caso di morte o danno alla persona del consumatore, risultante da un fatto o da un’omissione del professionista;
  • escludere o limitare le azioni o i diritti del consumatore nei confronti del professionista o di un’altra parte in caso di inadempimento totale o parziale o di adempimento inesatto da parte del professionista;
  • escludere o limitare l’opponibilità da parte del consumatore della compensazione di un debito nei confronti del professionista con un credito vantato nei confronti di quest’ultimo;
  • prevedere un impegno definitivo del consumatore mentre l’esecuzione della prestazione del professionista è subordinata ad una condizione il cui adempimento dipende unicamente dalla sua volontà;
  • consentire al professionista di trattenere una somma di denaro versata dal consumatore se quest’ultimo non conclude il contratto o ne recede, senza prevedere il diritto del consumatore di esigere dal professionista il doppio della somma corrisposta se è quest’ultimo a non concludere il contratto oppure a recedere;
  • imporre al consumatore, in caso d’inadempimento o di ritardo nell’adempimento, il pagamento di una somma di denaro a titolo di risarcimento, clausola penale o altro titolo equivalente d’importo manifestamente eccessivo;
  • riconoscere al solo professionista e non anche al consumatore la facoltà di recedere dal contratto, nonché consentire al professionista di trattenere anche solo in parte la somma versata dal consumatore a titolo di corrispettivo per prestazioni non ancora adempiute, quando sia il professionista a recedere dal contratto;
  • consentire al professionista di recedere da contratti a tempo indeterminato senza un ragionevole preavviso, tranne nel caso di giusta causa;
  • stabilire un termine eccessivamente anticipato rispetto alla scadenza del contratto per comunicare la disdetta al fine di evitare la tacita proroga o rinnovazione;
  • prevedere l’estensione dell’adesione del consumatore a clausole che non ha avuto la possibilità di conoscere prima della conclusione del contratto;
  • consentire al professionista di modificare unilateralmente le clausole del contratto, ovvero le caratteristiche del prodotto o del servizio da fornire, senza un giustificato motivo indicato nel contratto stesso;
  • stabilire che il prezzo dei beni o dei servizi sia determinato al momento della consegna o della prestazione;
  • consentire al professionista di aumentare il prezzo del bene o del servizio senza che il consumatore possa recedere se il prezzo finale è eccessivamente elevato rispetto a quello originariamente convenuto;
  • riservare al professionista il potere di accertare la conformità del bene venduto o del servizio prestato a quello previsto nel contratto o conferirgli il diritto esclusivo d’interpretare una clausola qualsiasi del contratto;
  • limitare la responsabilità del professionista rispetto alle obbligazioni derivanti dai contratti stipulati in suo nome dai mandatari o subordinare l’adempimento delle suddette obbligazioni al rispetto di particolari formalità;
  • limitare o escludere l’opponibilità dell’eccezione d’inadempimento da parte del consumatore;
  • consentire al professionista di sostituire a sé un terzo nei rapporti derivanti dal contratto, anche nel caso di preventivo consenso del consumatore, qualora risulti diminuita la tutela dei diritti di quest’ultimo;
  • sancire a carico del consumatore decadenze, limitazioni della facoltà di opporre eccezioni, deroghe alla competenza dell’autorità giudiziaria, limitazioni all’allegazione di prove, inversioni o modificazioni dell’onere della prova, restrizioni alla libertà contrattuale nei rapporti con i terzi;
  • stabilire come sede del foro competente sulle controversie località diversa da quella di residenza o domicilio elettivo del consumatore;
  • prevedere l’alienazione di un diritto o l’assunzione di un obbligo come subordinati ad una condizione sospensiva dipendente dalla mera volontà del professionista a fronte di un’obbligazione immediatamente efficace del consumatore. Le clausole considerate vessatorie sono inefficaci, mentre il contratto rimane efficace per il resto.

Sono comunque sempre inefficaci le clausole che, sebbene oggetto di trattativa, abbiano per oggetto o per effetto di:

 

  • escludere o limitare la responsabilità del professionista in caso di morte o danno alla persona del consumatore, risultante da un fatto o da un’omissione del professionista;
  • escludere o limitare le azioni del consumatore nei confronti del professionista o di un’altra parte in caso di inadempimento totale o parziale o di adempimento inesatto da parte del professionista;
  • prevedere l’adesione del consumatore come estesa a clausole che non ha avuto, di fatto, la possibilità di conoscere prima della conclusione del contratto.

L’inefficacia opera soltanto a vantaggio del consumatore e può essere rilevata d’ufficio dal giudice.È inefficace ogni clausola contrattuale che, prevedendo l’applicabilità al contratto di una legislazione di un Paese extracomunitario, abbia l’effetto di privare il consumatore della protezione assicurata dal presente capo, laddove il contratto presenti un collegamento più stretto con il territorio di uno Stato membro dell’Unione europea. Le clausole vessatorie non hanno effetto, se non sono specificamente approvate per iscritto.

Cosa sono l’eccezione di inadempimento e la clausola solve et repete?2018-04-21T10:16:37+02:00

Risposta: L’eccezione di inadempimento è la facoltà concessa a ciascuno dei contraenti di rifiutarsi di adempiere l’obbligazione, se l’altro non adempie o non offre di adempiere contemporaneamente la propria, salvo che termini diversi per l’adempimento siano stati stabiliti dalle parti o risultino dalla natura del contratto (art. 1460 c.c.).È definita solve et repete (art. 1462 c.c.) la clausola con cui si stabilisce che una delle parti non può opporre eccezioni al fine di evitare o ritardare la prestazione dovuta (ponendo quindi un limite all’eccezione d’inadempimento). La clausola solve et repete non ha effetto per le eccezioni di nullità, di annullabilità e di rescissione del contratto.

Cosa sono il prelegato ed il sublegato?2018-04-18T09:33:48+02:00

Risposta: Il sublegato ricorre allorché colui che è tenuto alla prestazione oggetto del legato è un altro legatario e non l’erede.

Il termine sublegato è controverso e generalmente ritenuto non corretto, poiché l’attribuzione al sublegatario non dipende da quella a favore del legatario, né la validità del sublegato è condizionata a quella del legato.

Anche il sublegatario, accanto al legatario, è un chiamato alla successione a titolo particolare, ed il sublegato può essere sia reale che obbligatorio.

Il prelegato, previsto dall’art. 661 c.c., è invece il legato di cui beneficiario sia uno degli eredi o più coeredi. Questi cumula pertanto le due qualità di coerede onerato e di legatario, in ragione di due distinte attribuzioni patrimoniali: istituzione di erede ed attribuzione di legato.

Il beneficiato non confonde mai, tuttavia, i due distinti titoli di acquisto; può dunque acquistare il legato e rinunciare all’eredità.

Il prelegato è considerato legato per l’intero ammontare della successione: esso grava pertanto su tutta l’eredità e quindi anche sulla quota spettante allo stesso legatario in qualità di erede.

Cosa si intende per danno esistenziale?2018-07-24T16:29:56+02:00

Risposta: Il danno esistenziale è quello derivante dalla forzosa rinuncia allo svolgimento di attività non remunerative, fonte di compiacimento o benessere per il danneggiato, ma non causata da una compromissione dell’integrità psicofisica.La categoria del danno esistenziale è stata elaborata piuttosto di recente dalla giurisprudenza, e non trova alcuna esplicito riscontro normativo.Il danno esistenziale si differenzierebbe dalle altre tipologie di danno, e precisamente: dal danno patrimoniale, poiché non è determinato da un pregiudizio economico di qualsiasi natura; dal danno morale perché l’azione compiuta dal responsabile può non integrare gli estremi di un reato e perché non consiste in una sofferenza ma in una privazione di un’attività concreta, un non facere; infine dal danno biologico poiché il danno esistenziale può sussistere anche prescindendo dall’esistenza di una lesione alla persona come compromissione dell’integrità psico-fisica del soggetto danneggiato

Cosa si intende per danno da fermo?2018-07-24T16:26:24+02:00

Risposta: Il danno da fermo è un danno ulteriore rispetto a quello arrecato alla struttura materiale del veicolo: trattasi infatti di quel danno che corrisponde alla mancata utilizzazione del veicolo forzatamente fermo per colpa altrui.

Il danno da fermo può configurarsi sia quale danno emergente sia quale lucro cessante: si da il primo caso quando il mancato utilizzo del mezzo costringa il proprietario all’esborso di somme di denaro, mentre si versa nella seconda ipotesi quando, a causa della mancata utilizzazione del veicolo, si determini una perdita nel patrimonio del proprietario dello stesso. Ai fini dell’indennizzabilità occorre distinguere tra fermo effettivo e fermo tecnico propriamente detto.

Il fermo effettivo concerne l’intero periodo in cui il mezzo non è stato in grado di circolare a seguito dell’incidente.

Il fermo tecnico è invece rappresentato dal lasso di tempo strettamente necessario per eseguire a regola d’arte le riparazioni del danno causato dal sinistro.

Il fermo tecnico può presentarsi altresì quale danno emergente causato dalle spese di noleggio di altra auto in sostituzione di quella in riparazione, per il tempo necessario al ripristino. Tali spese debbono essere provate dall’avente diritto e sono risarcibili solo limitatamente al periodo strettamente necessario per la rimessione in pristino dell’autovettura danneggiata.

La Cassazione, pur avendo asserita la risarcibilità del danno da fermo tecnico, non la considera tuttavia quale conseguenza automatica dell’incidente, necessitando essa piuttosto di esplicita prova, attinente vuoi all’inutilizzabilità del mezzo in riferimento ai giorni in cui è stato sottratto alla disponibilità del proprietario, vuoi all’impossibilità di utilizzo dell’autovettura da parte del proprietario che avrebbe avuto necessità di servirsene

Cosa si intende per danno “biologico”?2018-07-25T09:55:28+02:00

Risposta: Il danno biologico, o danno alla salute, è la lesione dell’integrità psichica-fisica di un soggetto (il danneggiato) a seguito di un sinistro e si caratterizza per dover essere valutato prescindendo da ogni riferimento al reddito percepito dal danneggiato. E’ un danno sempre presente ogni qualvolta si verifichi una menomazione all’integrità psico-fisica del soggetto, non necessita quindi di ulteriori prove. Quando, oltre al danno biologico, si verifichino danni di natura patrimoniale, questi vanno risarciti a parte, oltre al danno morale. Il danno biologico viene liquidato sulla base della invalidità “temporanea” del danneggiato e di quella “permanente”. L’invalidità temporanea è l’impossibilità di usare appieno una propria funzione fisica o psicologica per un tempo determinato. L’invalidità permanente è la diminuzione cronica, insanabile, di una propria funzione psico-fisica e viene quantificata in percentuale. Per quanto riguarda la prova, l’invalidità temporanea può essere provata con i certificati del medico curante attestanti il periodo di malattia. Quella permanente richiede, invece, una apposita perizia o consulenza medico- legale.

Cosa si intende per collazione dell’eredità?2018-04-18T09:29:30+02:00

Risposta: La collazione dell’eredità è l’obbligo e, reciprocamente, il diritto spettante agli eredi prefigurati ai sensi dell’art. 737 c.c., cioè al coniuge ed ai discendenti legittimi e naturali, concorrenti nell’ambito di una stessa successione, di conferire alla massa attiva del patrimonio ereditario accettato le liberalità ricevute in vita dal defunto, in modo da dividerle con gli altri coeredi, in proporzione delle rispettive quote.

La collazione ha dunque la funzione di mantenere tra i coeredi del testatore quella proporzionalità di quote che è stabilita nel testamento o nella legge.

Cosa prevede la legge per gli immobili urbani adibiti ad uso non abitativo?2018-04-16T10:42:19+02:00

Risposta: La disciplina riguardante gli immobili urbani adibiti ad uso diverso da quello abitativo, segue una disciplina particolare, che ha speciale riguardo alla stabilità del godimento del bene.

Infatti il canone di locazione è libero (e può essere aumentato annualmente solo nel limite del 75% della variazione dell’indice del costo della vita), mentre la durata è fissata in minimo sei anni (addirittura nove se si svolge attività alberghiera). Alla prima scadenza, il rinnovo può essere negato dal locatore solo nei casi espressamente previsti dalla legge, e cioè qualora egli dichiari di voler:

  1. adibire l’immobile ad abitazione propria, del coniuge o dei parenti entro il secondo grado in linea retta;
  2. adibire l’immobile all’esercizio, in proprio o da parte del coniuge o dei parenti entro il secondo grado in linea retta, di un’attività industriale, commerciale, artigianale o di interesse turistico;
  3. demolire l’immobile per ricostruirlo, oppure ristrutturarlo integralmente;
  4. ristrutturare l’immobile al fine di rendere la superficie dei locali adibiti alla vendita conforme alle previsioni di legge.

Il conduttore che esercita un’attività a contatto il pubblico (ma non i professionisti) ha diritto di prelazione se il locatore, alla seconda scadenza, intende nuovamente locare o quando, vigente il contratto, intende vendere.

Quando il rapporto contrattuale cessa per volontà del locatore, e non per risoluzione consensuale o inadempimento, disdetta o recesso del conduttore, il proprietario deve corrispondere un’indennità pari a 18 mensilità (21 se si tratta di attività alberghiere) dell’ultimo canone corrisposto. Se l’immobile è adibito dal locatore o dal nuovo conduttore alla medesima attività, l’indennità è raddoppiata. L’indennità non è dovuta se le attività che si svolgevano nel locale non prevedevano un contatto diretto con il pubblico.

Cosa fare se la cartella di pagamento di Agenzia Entrate Riscossione è prescritta?2018-07-25T10:15:36+02:00

Risposta: La cosa più immediata e naturale sarebbe quella di chiedere uno sgravio della cartella stessa dalle somme non più dovute. Tuttavia, per quanto semplice, tale operazione può risultare problematica: ciò a causa della scarsa collaborazione da parte degli uffici dell’Agente della riscossione, pur dinanzi a conclamate ragioni del contribuente. Insomma gli uffici se ne lavano spesso le mani rimandando il contribuente all’ente titolare del credito, mentre quest’ultimo, a sua volta, si scrolla di dosso ogni decisione in merito, sostenendo di aver inviato per tempo il ruolo all’esattore. Si può quindi presentare una istanza in autotutela da presentare all’ente titolare del credito e, per conoscenza, all’Agenzia Entrate Riscossione, ma il mezzo migliore è quello di fare ricorso al giudice. Anche in questo caso, bisogna però rispettare i termini di legge:

  • 30 giorni per le cartelle relative a multe stradali (la competenza è del giudice di pace);
  • 40 giorni per le cartelle relative a contributi previdenziali Inps e Inail (la competenza è del tribunale ordinario, sezione lavoro);
  • 60 giorni in tutti gli altri casi, ossia imposte e tributi (la competenza è della Commissione Tributaria Provinciale).

 

Cosa fare per recuperare il credito se il pagamento è avvenuto con assegno?2018-07-24T17:23:40+02:00

Risposta: Anche l’assegno bancario, al pari della cambiale) è considerato dalla legge un titolo esecutivo (R.D. n. 1736/33, art. 55). Nella pratica, questo comporta che, ove il credito non sia pagato alla data indicata sull’assegno, è possibile procedere direttamente all’esecuzione forzata.

Il pagamento dell’assegno dovrà essere chiesto formalmente a mezzo di un precetto (cioè un’intimazione ad adempiere) notificato al debitore. Se il pagamento dell’assegno non interviene nei dieci giorni successivi alla notificazione del precetto, si potrà procedere al pignoramento e alla vendita forzata dei beni del debitore.

Recentemente la Cassazione è intervenuta con un’importante sentenza (sent. n. 10710/2016) dichiarando che è nullo il decreto ingiuntivo che il creditore ottiene sulla base di un assegno postdatato rilasciatogli dal debitore. Questo perché l’assegno è pagabile a vista e ogni accordo diverso da tale regola è nullo. Dunque, il patto tra creditore e debitore con cui quest’ultimo conferisce al primo un assegno postdatato a garanzia di un futuro pagamento è nullo.

Cosa fare per recuperare il credito contenuto in una cambiale?2018-07-24T17:22:51+02:00

Risposta: La cambiale è considerata un titolo esecutivo dalla legge . Nella pratica, questo comporta che, ove il credito non sia pagato alla scadenza della cambiale, è possibile procedere direttamente all’esecuzione forzata.Il pagamento della cambiale dovrà essere chiesto formalmente a mezzo di un precetto (cioè un’intimazione ad adempiere) notificato al debitore. Se il pagamento della cambiale non interviene nei dieci giorni successivi alla notificazione del precetto, si potrà procedere al pignoramento e alla vendita forzata dei beni del debitore.Una disciplina simile è stabilita per l’assegno bancario.

Cosa è l’accordo di ristrutturazione dei debiti2018-07-24T19:49:47+02:00

Risposta: dà la possibilità a tutti i soggetti destinatari della legge numero 3/2012 (non assoggettabili a fallimento) di rivolgersi al Tribunale, proponendo un accordo con il quale tentare di far fronte alla propria condizione di sovraindebitamento.Il meccanismo dell’esdebitazione consente anche al privato consumatore di presentare un piano di uscita capace di cancellare i propri debiti.

Cosa è il contenzioso tributario?2018-07-24T19:54:44+02:00

Risposta: Con il termine contenzioso tributario viene definito l’insieme di procedure e disposizioni che disciplinano il processo tributario, nelle diverse fasi.
Il contenzioso tributario è stato riformato dal decreto legislativo 31 dicembre 1992 n. 546.
È articolato in due autonome e distinte fasi giudizio:
un primo grado, celebrato presso le commissioni tributarie provinciali (CTP) con sede in ogni capoluogo di provincia;
un secondo grado – di appello – celebrato presso le commissioni tributarie regionali (CTR) con sedi nei capoluoghi di regione e sezioni distaccate in talune provincie.

Cosa devo fare se risulta che il figlio di una donna con cui ho avuto una relazione e che è stato riconosciuto come figlio legittimo da suo marito, dal quale si è poi separata, è in realtà mio figlio?2018-04-06T13:40:32+02:00

È opportuno distinguere due ipotesi, che prevedono conseguenze diverse e azioni giudiziali diverse, a seconda del periodo in cui è nato il bambino e a seconda del momento in cui è intervenuta la separazione tra la signora e il suo ex marito:

1) Prima ipotesi: il bambino è nato dopo che sono già trascorsi 300 gg. (quindi circa dieci mesi) dalla pronuncia di separazione giudiziale, ovvero dalla omologazione di separazione consensuale ovvero dalla data della comparizione dei coniugi avanti al giudice quando gli stessi sono stati autorizzati a vivere separatamente nelle more del giudizio di separazione. In tali casi, ai sensi dell’ art. 232 c.c. II comma, non opera la presunzione di paternità del marito, ed in tal caso l’azione esperibile è l’azione di contestazione della legittimità, disciplinata dall’ art. 248 c.c., volta a rimuovere lo stato di figlio legittimo risultante dall’atto di nascita.
Tale azione è imprescrittibile (cioè non vi sono dei termini di scadenza) e può essere promossa, oltre che da colui che risulta come genitore nell’ atto di nascita, da chiunque vi abbia interesse concreto e attuale (la madre, chi afferma di essere il vero genitore etc.), quindi anche dal padre naturale.

2) Seconda ipotesi: il bambino è nato entro 300 gg. dalla pronuncia di separazione giudiziale, ovvero dalla omologazione di separazione consensuale ovvero dalla data della comparizione dei coniugi avanti al giudice quando gli stessi sono stati autorizzati a vivere separatamente nelle more del giudizio di separazione.
In questa ipotesi, il bambino si presume ancora concepito durante la convivenza matrimoniale, quindi si presume figlio dell’ex marito, sia pure separato: per vincere questa presunzione, però l’azione proponibile è l’azione di disconoscimento della paternità, disciplinata dal combinato disposto degli artt. 235 e 244 c.c., che può essere esercitata soltanto dal marito, dal figlio, una volta divenuto maggiorenne, e dalla madre; la madre però deve proporre l’azione entro sei mesi dalla nascita del figlio. Una volta rimosso lo status di figlio legittimo, o con l’azione di contestazione della legittimità o con quella di disconoscimento della paternità, il padre naturale potrà procedere a riconoscere il bambino come figlio proprio, con il consenso della madre; se la madre non prestasse il suo consenso, allora dovrà iniziare una causa per il riconoscimento davanti al Tribunale dei minori, ai sensi dell’ art. 250 c.c.

Cosa deve fare il locatore per recedere dal contratto?2018-04-16T10:40:26+02:00

Risposta: Qualora il locatore di un immobile urbano adibito ad uso abitativo intenda recedere dal contratto deve darne avviso al conduttore almeno 6 mesi prima della scadenza fissata, mediante lettera raccomandata. Se si tratta di immobili adibiti ad uso non abitativo il termine prima della scadenza diventa di 12 mesi. In mancanza il contratto si intende tacitamente prorogato per un analogo termine (o per 2 anni se si tratta di contratto stipulato con l’ausilio delle associazioni rappresentative).

È bene ricordare che, alla prima scadenza, tanto per gli immobili urbani adibiti ad uso abitativo, quanto per gli altri, il recesso del locatore è previsto solo per i casi esplicitamente menzionati dalla legge (v. risposte specifiche: uso abitativouso non abitativo)

Cosa accade se viene venduto l’immobile concesso in locazione?2018-04-16T11:07:30+02:00

Risposta:  La locazione non cessa se la cosa locata è alienata, anche a titolo gratuito. In caso di vendita dell’immobile oggetto del contratto di locazione, l’accordo è quindi opponibile al terzo acquirente solo se se ha data certa anteriore all’alienazione della cosa (art. 1599 c.c.). In tal caso l’inquilino continuerà a godere del bene secondo l’accordo stipulato con l’alienante e sino allo scadere di esso.

Le locazioni di beni immobili non trascritte non sono opponibili al terzo acquirente, se non nei limiti di un novennio dall’inizio della locazione.

Cosa accade se il conduttore rimane nell’immobile oltre il termine fissato per il rilascio?2018-04-16T12:59:50+02:00

Risposta: Se il conduttore è in ritardo nella restituzione dell’immobile, l’art. 1591 c.c. prevede che egli è comunque tenuto a versare al locatore il corrispettivo convenuto fino alla rimgegna (definito non più “canone di locazione”, ma “indennità di occupazione”), salvo l’obbligo di risarcire il maggior danno eventualmente prodotto.

Cos’è un contratto per adesione?2018-07-27T12:29:01+02:00

Risposta:Nel contratto per adesione, le condizioni sono stabilite a priori da una delle parti (in genere imprenditore o società), e vengono proposte ad una generalità di possibili contraenti. La parte che aderisce si limita a manifestare il proprio consenso, in genere attraverso la sottoscrizione di un modulo o formulario già predisposto. Frequenti sono i contratti per adesione nei servizi bancari, assicurativi, telefonici o di fornitura in generale (luce, acqua, gas).Nei contratti per adesione non sussiste, in genere, alcuna trattativa, anche se questa non è esclusa dalla legge. Le clausole aggiunte, in tal caso, prevalgono su quelle generali (art. 1469-ter c.c.). Le clausole inserite nelle condizioni generali di contratto o in moduli o formulari predisposti da uno dei contraenti s’interpretano, nel dubbio, a favore dell’altro (art. 1370 c.c.).

Cos’è la negoziazione assistita?2018-07-24T16:17:20+02:00

Risposta: La questione è stata espressamente presa in esame da Cass. civ., sez. III Risposta: Il decreto legge n. 132/2014, convertito nella L. n. 162/2014, in vigore dal 9 febbraio 2015 , ha introdotto l’obbligo di tentare una negoziazione prima di iniziare una causa con cui si intende chiedere il pagamento – a qualsiasi titolo – di somme inferiori a 50.000 euro, nonché per tutte le cause, indipendentemente dal valore, da azionare per il risarcimento del danno derivante da circolazione di veicoli e natanti.Pertanto, prima di iniziare una causa dovrà e a pena di improcedibilità, la parte che agisce dovrà tentare la negoziazione assistita rivolgendosi ad un avvocato.Nella pratica, l’avvocato redigerà una lettera con la quale inviterà la controparte a stipulare una convenzione di negoziazione assistita. L’invito dovrà necessariamente essere firmato anche dalla parte che intende agire in giudizio e dovrà specificare l’oggetto della controversia, avvertendo che la mancata risposta entro 30 giorni, o il rifiuto, potranno essere valutate dal Giudice ai fini delle spese di giudizio.Al ricevimento di questo invito, la controparte potrà scegliere tra:

  1. rispondere aderendo all’invito;
  2. comunicare il proprio rifiuto a stipulare una convenzione di negoziazione assistita (in questo caso, la parte potrà iniziare la causa ricevuta la risposta negativa );
  3. non rispondere (in questo caso, la parte dovrà comunque attendere 30 giorni dalla ricezione dell’invito per poi procedere in giudizio);

Nel caso di adesione all’invito, le parti, assistite dai propri avvocati, stipuleranno in forma scritta una “convenzione di negoziazione assistita”, vale a dire un accordo con cui si impegnano entro un termine in essa stabilito a cooperare in buona fede e con lealtà per risolvere stragiudizialmente la controversia. Tale termine non potrà essere inferiore a un mese, né superiore a tre mesi, prorogabile per altri 30 giorni su accordo tra le parti.Nel caso di raggiungimento dell’accordo, questo diventerà titolo esecutivo e titolo per l’iscrizione di ipoteca giudiziale e dovrà essere integralmente trascritto nel precetto ai sensi dell’art. 480, 2° comma, c.p.c.In caso invece di mancato raggiungimento dell’accordo entro il termine stabilito nella convenzione di negoziazione assistita, la parte potrà iniziare l’azione giudiziale.

 

 

 

Cos’è la firma digitale?2018-07-24T17:35:34+02:00

Risposta: Una definizione legislativa di firma digitale è contenuta nell’art. 1 del D.P.R. 28.12.2000, n. 445 (disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, anche denominato Testo Unico in materia di Documentazione Amministrativa) che contiene la seguente definizione:

firma digitale è un particolare tipo di firma elettronica qualificata basata su un sistema di chiavi asimmetriche a coppia, una pubblica e una privata, che consente al titolare tramite la chiave privata e al destinatario tramite la chiave pubblica, rispettivamente, di rendere manifesta e di verificare la provenienza e l’integrità di un documento informatico o di un insieme di documenti informatici (per il funzionamento tecnico v. risposta successiva).

La firma digitale può essere distinta in leggera oppure pesante (o forte, o qualificata), a seconda del grado di sicurezza che garantisce.

Per firma pesante ci si riferisce ad una firma elettronica che soddisfi i seguenti requisiti:

  1. essere connessa in maniera unica al firmatario;
  2. essere idonea ad identificare il firmatario;
  3. essere creata con mezzi sui quali il firmatario può conservare il proprio controllo esclusivo;
  4. essere collegata ai dati cui si riferisce in modo da consentire l’identificazione di ogni successiva modifica di detti dati.

Affinché sussistano tali requisiti, la firma digitale forte deve passare attraverso la validazione di un Ente certificatore esterno, che operi secondo procedure rigorose e a loro volta “certificate” verificabili ricorrendo ad un elenco pubblico, e a ciò espressamente preposto (ad es. le Camere di Commercio), e deve rispondere a tutta una serie di certezze di carattere tecnico e materiale (ad es. che il firmatario sia il solo a conoscere la chiave privata che attiva la procedura di firma).

In base alla normativa italiana, che ha recepito le disposizioni in materia di firma elettronica emanate a livello europeo, solo se ricorrono tali ultimi requisiti, la firma digitale può esplicare la medesima efficacia di quella autografa e può rendere i documenti validi e rilevanti a tutti gli effetti di legge.

La firma leggera, a differenza di quella pesante, non può essere equiparata alla firma autografa e non è idonea a rendere i documenti validi e rilevanti a tutti gli effetti di legge, in quanto non vi è la presenza di un ente certificatore esterno e qualificato. Essa può essere usata in ambiti ristretti, in cui due o più soggetti si accordano sul valore da dare a tale firma al fine di accettare specifici documenti, verificando che provengano dall’intestatario (ad esempio all’interno di società, banche o assicurazioni che offrano ai clienti dei sistemi di sottoscrizione elettronica in modo da riconoscere dei documenti o degli ordini).

Cos’è l’offerta al pubblico?2018-04-19T09:29:37+02:00

Risposta: Si parla di offerta al pubblico, quando una parte (in genere imprenditore) offre ad una collettività indeterminata la stipula di un contratto (frequentemente di vendita). Il caso più tipico è l’esposizione di merce in vetrina col relativo prezzo. L’offerta al pubblico, quando contiene gli estremi essenziali del contratto alla cui conclusione è diretta, vale come proposta, salvo che risulti diversamente dalle circostanze o dagli usi (art. 1336 c.c.), ed è pertanto sufficiente che l’altra parte aderisca perché si concluda il contratto, senza più possibilità per l’offerente di modificare le condizioni.

L’offerente potrà invece modificare o revocare l’offerta, prima dell’adesione, purché ciò avvenga nella stessa forma utilizzata per la prima offerta, o in una forma equipollente (ad esempio esponendo un diverso cartellino per il prezzo), essendo così efficace anche nei confronti di chi non ha avuto notizia della modifica o della revoca.

Cos’è l’interdizione?2018-04-17T10:36:02+02:00

Risposta: Si parla di interdizione in tutti quei casi in cui una persona maggiorenne si trovi in situazione di abituale infermità di mentee sia cioè incapace di provvedere ai propri interessi.

L’interdizione determina una situazione di incapacità legale a compiere atti giuridici identica a quella in cui si trova il minore. Gli atti eventualmente compiuti dall’interdetto saranno pertanto annullabili ad opera del tutore, dello stesso interdetto o dei suoi eredi o aventi causa (art. 427 c.c.).

La domanda per dichiarare l’interdizione può essere chiesta solo da determinati soggetti.

Con la sentenza che dichiara l’interdizione viene disposta la nomina un tutore, scelto di preferenza tra il coniuge che non sia separato, il padre, la madre, un figlio maggiorenne o la persona designata con testamento dal genitore superstite, con il compito di rappresentare legalmente l’interdetto e di amministrare il suo patrimonio.

Cos’è l’inabilitazione?2018-04-17T10:38:01+02:00

Risposta:L’inabilitazione è una situazione di incapacità giuridica relativa, di minore importanza rispetto all’interdizione.

Essa può essere chiesta in alcune specifiche ipotesi, quando la situazione del soggetto non è così grave da comportare una pronuncia di interdizione.

Cos’è l’amministrazione di sostegno?2018-04-17T13:12:08+02:00

Risposta: L’istituto dell’amministrazione di sostegno è stato introdotto recentemente dalla Legge 9 gennaio 2004, n. 6.

L’amministrazione di sostegno ha come finalità quella di tutelare, con la minore limitazione possibile della capacità di agire, le persone prive in tutto o in parte di autonomia nell’espletamento delle funzioni della vita quotidiana, mediante interventi di sostegno temporaneo o permanente.

Tale nuovo istituto va ad aggiungersi agli altri istituti dell’interdizione e dell’inabilitazione, introducendo un nuovo strumento giuridico, certamente più adatto ad una maggiore conservazione dei soggetti interessati nel contesto sociale.

L’amministrazione di sostegno può così riguardare anziani, disabili, alcolisti, tossicodipendenti, carcerati, malati terminali, non vedenti e tanti altri soggetti per i quali non sia opportuno procedere ad una richiesta di interdizione o di inabilitazione.

Queste categorie di persone potranno così ottenere (anche in considerazione della propria futura incapacità) che il giudice tutelare nomini un amministratore, che abbia cura di loro e del loro patrimonio.

La persona interessata può, mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata, presentare direttamente la richiesta al giudice tutelare della propria zona di residenza o anche domicilio. Entro sessanta giorni dalla data di presentazione della richiesta, il giudice provvederà alla nomina dell’amministratore con decreto immediatamente esecutivo.

Cos’è e come funziona il “Fondo per le vittime della strada”? 2018-07-24T17:08:38+02:00

Risposta:Il Fondo per le vittime della strada è stato istituito con legge per provvedere al risarcimento dei danni provocati da veicoli o natanti non identificati, non assicurati o assicurati presso imprese di assicurazione in dissesto finanziario. Nell’ipotesi di sinistro stradale con un veicolo rimasto sconosciuto, il danneggiato può ottenere dal Fondo, o meglio da una società assicurativa designata, il risarcimento dei soli danni alla persona. In caso di sinistro con veicolo non assicurato, il risarcimento dovuto per i danni alla persona, nonché per i danni a cose il cui ammontare superi 500 Euro circa e per la parte eccedente tale ammontare. Infine nell’ipotesi di sinistro causato da veicolo assicurato con impresa d’assicurazioni in dissesto finanziario il risarcimento comprende tutti i danni sia alla persona che a cose.

Conviene chiedere la restituzione dell’anatocismo?2018-07-24T20:15:56+02:00

Risposta: Normalmente per la restituzione dell’anatocismo occorre avviare una causa che presenta comunque dei costi iniziali. È conveniente proporre un’azione solamente se il conto corrente sia stato in passivo per diverso tempo, per delle somme di discreta entità. Ad esempio è inutile chiedere la restituzione dell’anatocismo calcolato su un passivo di qualche settimana ammontante a 1.000,00 € perché corrisponderebbe a pochi centesimi di Euro!

Conversione del pignoramento2018-07-25T10:23:25+02:00

Risposta: Qualora Agenzia Entrate Riscossione abbia già avviato il pignoramento, prima che sia disposta la vendita o l’assegnazione, il debitore può chiedere di sostituire ai beni o ai crediti pignorati una somma di denaro pari, oltre alle spese di esecuzione, all’importo dovuto al creditore pignorante e ai crediti intervenuti, comprensivo del capitale e delle spese. In tal modo i beni pignorati vengono liberati e tornano nella disponibilità del debitore.

Con quali maggioranze delibera l’assemblea?2018-04-15T17:19:30+02:00

Risposta: Sono valide le deliberazioni assembleari approvate con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell’edificio.

Se l’assemblea non può deliberare per mancanza di numero, l’assemblea in seconda convocazione (il caso che si verifica più frequentemente) delibera in un giorno successivo a quello della prima e, in ogni caso, non oltre dieci giorni dalla medesima. La deliberazione è valida se riporta un numero di voti che rappresenti il terzo dei partecipanti al condominioe almeno un terzo del valore dell’edificio.

Le deliberazioni che concernono la nomina e la revoca dell’amministratore o le liti attive e passive relative a materie che esorbitano dalle attribuzioni dell’amministratore medesimo, nonché le deliberazioni che concernono la ricostruzione dell’edificio o riparazioni straordinarie di notevole entità devono essere sempre prese con la maggioranza stabilita dal secondo comma.

Le deliberazioni che hanno per oggetto le innovazioni dirette al miglioramento o all’uso più comodo o al maggior rendimento delle cose comuni (art. 1120 c.c.) devono essere sempre approvate con un numero di voti che rappresenti la maggioranza dei partecipanti al condominio e i due terzi del valore dell’edificio.

Le deliberazioni prese dall’assemblea, rispettose delle norme sulla costituzione e sulla deliberazione, sono obbligatorie per tutti i condomini.

Di seguito sono riassunte in tabella le maggioranze richieste relativamente alle delibere più frequenti.

ARGOMENTO CONDOMINI MILLESIMI
Tra parentesi è indicata la maggioranza necessaria in seconda convocazione
Amministratore: compenso 1/3 condomini (idem) 334 (idem)
Amministratore: nomina, riconferma e revoca maggioranza intervenuti
(magg. int. e 1/3 cond.)
500 (idem)
Ascensore: superamento delle barriere architettoniche (L. n. 13/89) maggioranza intervenuti
(1/3 condomini)
500 (334)
Costituzione di diritti reali unanimità (idem) 1000 (idem)
Deliberazioni che non richiedono maggioranze espressamente previste dalla legge maggioranza intervenuti
(1/3 condomini)
500 (334)
Impianto di riscaldamento: rinuncia al servizio unanimità (idem) 1000 (idem)
Impianto di riscaldamento: trasformazione per contenimento energetico
(L. n. 10/91)
maggioranza intervenuti
(idem)
501 (idem)
Innovazioni: gravose o voluttuarie unanimità (idem) 1000 (idem)
Innovazioni: pregiudizio alla stabilità e alla sicurezza; alterazione del decoro architettonico; inservibilità all’uso o al godimento di parti comuni unanimità (idem) 1000 (idem)
Innovazioni: uso più comodo, miglioramento o maggior rendimento delle cose comuni maggioranza condomini(idem) 667 (idem)
Interventi di recupero relativi ad un unico immobile composto da più unità immobiliari (L. n. 179/92) maggioranza intervenuti
(idem)
500 (idem)
Liti attive e passive su materie esorbitanti le attribuzioni dell’amministratore maggioranza intervenuti
(magg. int. e 1/3 cond.)
500 (idem)
Locazioni ultranovennali unanimità (idem) 1000 (idem)
Manutenzione ordinaria maggioranza intervenuti
(1/3 condomini)
500 (334)
Manutenzione straordinaria: riparazioni di notevole entità maggioranza intervenuti
(magg. int. e 1/3 cond.)
500 (idem)
Parcheggi sotterranei o siti al piano terreno: realizzazione (L. n. 122/89) maggioranza intervenuti
(idem)
500 (idem)
Perimento inferiore a 3/4: ricostruzione edificio maggioranza intervenuti
(magg. int. e 1/3 cond.)
500 (idem)
Perimento totale (superiore a 3/4): ricostruzione edificio unanimità (idem) 1000 (idem)
Portierato: soppressione, istituzione o modificazione del servizio maggioranza condomini
(idem)
667 (idem)
Regolamento: approvazione e modifiche maggioranza intervenuti
(idem)
500 (idem)
Regolamento contrattuale: modifiche comportanti variazioni nei diritti soggettivi sulle cose comuni o sul potere di disporre dei condomini sulle proprietà esclusive unanimità (idem) 1000 (idem)
Rendiconto annuale maggioranza intervenuti
(1/3 condomini)
500 (334)
Residui attivi: impiego maggioranza intervenuti
(1/3 condomini)
500 (334)
Scioglimento: divisione in parti con caratteristiche di edifici autonomi (Att. c.c., art. 61) maggioranza intervenuti (idem) 500 (idem)
Scioglimento: modifiche allo stato attuale dell’edificio per rendere possibile la divisione in parti autonome (Att. c.c., art. 62, c. 2) maggioranza condomini (idem) 667 (idem)
Sopraelevazione: autorizzazione in caso di divieto unanimità (idem) 1000 (idem)
Spese: ripartizione maggioranza intervenuti
(1/3 condomini)
500 (334)
Tabelle millesimali: formazione o modifica unanimità (idem) 1000 (idem)
Vendita o cessione di beni unanimità (idem) 1000 (idem)
Con quali criteri vengono ripartite le spese del condominio?2018-04-15T17:22:33+02:00

Risposta: Le spese necessarie per la conservazione e per il godimento delle parti condominiali dell’edificio, per la prestazione dei servizi nell’interesse comune e per le innovazioni deliberate dalla maggioranza, salvo diversa convenzione, sono sostenute dai condòmini in misura proporzionale al valore (espresso in millesimi) della proprietà di ciascuno.

Se si tratta di cose destinate a servire i condòmini in misura diversa, le spese sono ripartite in proporzione all’uso che ciascuno può farne.

Qualora un edificio abbia più scale, cortili, lastrici solari, opere o impianti destinati a servire una parte dell’intero fabbricato, le spese relative alla loro manutenzione sono a carico del gruppo di condomini che ne trae utilità.

Il condomino non può, rinunziando al diritto sulle cose anzidette, sottrarsi al contributo nelle spese per la loro conservazione (art. 1118 c.c.).

Le scale sono mantenute e ricostruite dai proprietari dei diversi piani a cui servono. La spesa relativa è ripartita tra essi, per metà in ragione del valore dei singoli piani o porzioni di piano, e per l’altra metà in misura proporzionale all’altezza di ciascun piano dal suolo. Al fine del concorso nella metà della spesa, che è ripartita in ragione del valore, si considerano come piani le cantine, i palchi morti, le soffitte o camere a tetto e i lastrici solari, qualora non siano di proprietà comune.

Le spese per la manutenzione e ricostruzione dei soffitti, delle volte e dei solai sono sostenute in parti eguali dai proprietari dei due piani l’uno all’altro sovrastanti, restando a carico del proprietario del piano superiore la copertura del pavimento e a carico del proprietario del piano inferiore l’intonaco, la tinta e la decorazione del soffitto.
Quando l’uso dei lastrici solari o di una parte di essi non è comune a tutti i condomini, quelli che ne hanno l’uso esclusivo sono tenuti a contribuire per un terzo nella spesa delle riparazioni o ricostruzioni del lastrico. Gli altri due terzi sono a carico di tutti i condomini dell’edificio o della parte di questo a cui il lastrico solare serve in proporzione del valore del piano o della porzione di piano di ciascuno.

In caso di mora nel pagamento dei contributi, che si sia protratta per un semestre, l’amministratore, se il regolamento di condominio ne contiene l’autorizzazione, può sospendere al condomino moroso l’utilizzazione dei servizi comuni che sono suscettibili di godimento separato. Chi subentra nei diritti di un condomino è obbligato, solidalmente con questo, al pagamento dei contributi relativi all’anno in corso e a quello precedente (art. 63 disp. att. c.c.).

Il condomino che ha fatto spese per le cose comuni senza autorizzazione dell’amministratore o dell’assemblea non ha diritto al rimborso, salvo che si tratti di spesa urgente (art. 1134 c.c.).

Con la nuova legge sull’affidamento condiviso, non è più possibile l’affidamento ad un solo genitore?2018-04-06T13:37:36+02:00

“Il giudice può disporre l’affidamento dei figli ad un solo genitore quando ritenga che l’affidamento all’altro sia contrario all’interesse del minore.

Come viene tutelato il nome a dominio (domain name)?2018-04-15T19:45:40+02:00

Risposta:In materia di comportamenti illeciti aventi ad oggetto i nomi a domio si distinguono, tra i più diffusi, il cybersquatting dal domain grabbing.

Il cybersquatting ha ad oggetto l’acquisizione della titolarità di domini corrispondenti a nomi di nomi di persona o generici al fine di rivenderli o comunque trarne profitto.

Il domain grabbing ha invece come scopo quello di registrare illecitamente un dominio al fine di porre in essere atti di concorrenza sleale.

Con una recente sentenza del Tribunale di Napoli (26.2.2002), il nome a dominio (o domain-name) è stato qualificato come segno distintivo atipico, alla stregua dei normali diritti di proprietà intellettuale, con ciò recependo l’esperienza della giurisprudenza e della dottrina internazionale. Sul piano pratico, in tal modo, il nome a dominio può beneficiare della tutela garantita dall’art. 2958 c.c. in materia di concorrenza sleale, al pari di un marchio industriale.

Tuttavia molte sono le differenze tra un marchio comunemente inteso e un dominio. Basti pensare che potremmo avere molti marchi uguali registrati nei vari paesi, come accade per i domini di tipo ccTLD (Country Code Top Level Domain, tipo .it, .fr, .de, etc., la cui assegnazione è regolata dalle varie Registration Authoritiy locali), mentre la stessa possibilità è esclusa per i gTLD (Generic Top Level Domain, tipo .com, org, .net), dove vige la regola del first come, first served, cioè: ottiene il dominio chi lo richiede per primo.

Per risolvere le controversie relative alla registrazione dei nomi a dominio sotto il ccTDL .it, la Naming Authority Italiana ha predisposto una particolare procedura di riassegnazione, di natura ibrida “arbitrale-amministrativa” e alternativa al ricorso giudiziale, che garantisce maggiore velocità e risparmio. Il regolamento è conforme a quello adottato da ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers), in sede internazionale, per i nomi a dominio registrati sotto i gTLD .com, .net e .org.

In seno a tale procedura, il ricorrente deve provare:

  1. che il nome a dominio in contestazione è identico alla propria denominazione, ad un proprio marchio o al proprio nome,
  2. che l’attuale titolare non ha alcun diritto all’uso di tale nome a dominio e
  3. che l’attuale titolare ha registrato e sta utilizzando il nome a dominio in mala fede.

Qualora vengano provate tutte e tre queste circostanze, il ricorrente potrà ottenere, alternativamente, la cancellazione della registrazione del nome a dominio, oppure il trasferimento a proprio favore della titolarità del dominio stesso.

Come viene tutelato il diritto d’autore su Internet?2018-04-15T20:04:26+02:00

Risposta: Tutte le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alle scienze, alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro e alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o l’espressione, formano oggetto del diritto d’autore (art. 2575 c.c.).

Il diritto d’autore si acquista originariamente con la creazione dell’opera (tranne i casi specifici in cui questa creazione sia avvenuta nell’ambito di un contratto di prestazione d’opera), quindi l’opera appartiene, come primo titolare, a chi ne è l’autore (art. 2576 c.c.). Egli ha il diritto di disporne per ciò che attine l’utilizzazione economica (non per la paternità, intesa come il diritto morale ad essere indicato quale autore dell’opera, che deve invece essere sempre riconosciuto al solo autore). Un esempio assai comune è quello che lega uno scrittore al suo editore. Lo scrittore è l’autore dell’opera letteraria, per meglio promuovere e distribuire l’opera, cede i propri diritti di utilizzazione economica ad un editore in cambio, normalmente, di una percentuale sugli incassi della vendita del libro. Anche se dovesse cedere tutti i diritti di utilizzazione economica, nessuno potrebbe togliergli il diritto ad essere riconosciuto quale padre dell’opera.

La recente legge 248/00, modificando la legge 633/41, sempre attuale in materia di diritto d’autore, ha introdotto ulteriori ipotesi al fine di combattere la pirateria e la contraffazione, anche quella che si realizza via Internet.

Salvo particolari eccezioni, la tutela economica di un’opera dura sino a che sia trascorso il settantesimo anno dalla morte dell’autore (dopo la morte dell’autore, sono gli eredi a beneficiare economicamente dei proventi ed è agli stessi che devono essere richieste autorizzazioni o licenze).

Veniamo ad analizzare nel dettaglio la tutela delle opere a seconda della loro natura.

Testi, scritti, articoli, e-mail – Ogni forma di testo, anche breve, è tutelata dalla normativa sul diritto d’autore e non può essere copiata, riprodotta (anche in altri formati o su supporti diversi), né tantomeno è possibile appropriarsi della sua paternità. L’unica eccezione prevista dalla legge (art. 70 l. 633/41) è quella di consentire il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o parti di opere letterarie (ma non l’intera opera, o una parte compiuta di essa) a scopo di studio, discussione, documentazione o insegnamento, purché vengano citati l’autore e la fonte, e non si agisca a scopo di lucro, sempre che tali citazioni non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera stessa. Solo in questa particolare ipotesi si può agire senza il consenso dell’autore.

Qualsiasi testo originale, che abbia il carattere minimo di creatività è dunque protetto di diritto, senza bisogno di particolari adempimenti o avvertenze, pure se espresso in forma orale (ad es. la fonoregistrazione di un’opera di teatro).

Nessun limite di legge sussiste invece per la riproduzione di testi di autori morti da oltre settant’anni.

Si deve comunque considerare che pure gli scritti dal carattere non specificatamente creativo (ma divulgativo, comunicativo, informativo), che vengono trasmessi attraverso la rete, beneficiano di tutela giuridica. è il caso ad esempio delle E-MAIL, che, rappresentando una forma di corrispondenza, sono sottoposte al divieto di rivelazione, violazione, sottrazione, soppressione previsto dagli artt. 616 e 618 del codice penale.

Musica, mp3, midi files, testi delle canzoni, opere cinematografiche, filmati – Grande interesse hanno argomenti come la legittimità della distribuzione gratuita di musica via Interenet. In realtà, la distribuzione e lo scambio di materiale musicale che avviene tra utenti della rete (in genere sotto forma di file MP3 o WAV) è da considerarsi chiaramente illegittima se non espressamente autorizzata dall’autore o da chi detiene i diritti economici dell’opera. E di recente sono stati assai numerosi gli interventi, anche a livello internazionale, volti ad arginare il fenomeno della cosiddetta pirateria musicale.

Un caso particolare è rappresentato dai files MIDI, spesso utilizzati come basi o sottofondi musicali di molti siti Web. Trattandosi di elaborazioni dell’opera originaria, esse devono comunque essere autorizzate dall’autore del brano stesso o da chi ne detiene i diritti di utilizzazione economica. Pertanto, a volere legittimamente utilizzare i midi-files, bisogna essere certi che colui che li ha realizzati sia stato a ciò espressamente autorizzato dal compositore o dall’editore.

Relativamente ai TESTI DELLE CANZONI, vale quanto già riferito per le opere testuali in generale. Essi non possono essere riprodotti integralmente, salva espressa autorizzazione dei titolari dei diritti economici.

I limiti ora riferiti non sussistono per la riproduzione di musica di autori morti da oltre settant’anni, salvi comunque i diritti dovuti a chi ha eseguito e prodotto la registrazione, comunque da remunerare.

Le OPERE CINEMATOGRAFICHE e i FILAMTI godono pure di un’analoga tutela. è solo da precisare che, trattandosi assai spesso di opere collettive (realizzate cioè congiuntamente da più partecipanti: regista, sceneggiatore, compositore della colonna sonora, etc.), la loro tutela si estende sino al trascorrere del settantesimo anno dalla morte dell’ultimo dei coautori.

Fotografie, foto artistiche, ritratti – Bisogna in questo caso distinguere se le fotografie hanno o meno un carattere artistico. Nel caso si tratti di semplici opere fotografiche, al fotografo spettano i diritti esclusivi di riproduzione, diffusione e spaccio (art. 88 l. 633/41), salvo il caso che l’opera sia stata commissionata in seno ad un contratto di lavoro (in tal caso degli stessi diritti sarà titolare il datore di lavoro). La tutela dura venti anni dalla data di realizzazione della fotografia.

Tuttavia, per la legislazione italiana vale anche un altro principio, in questo caso piuttosto favorevole alla diffusione delle opere fotografiche. L’art. 90 della l. 633/41 infatti prescrive che ogni esemplare della foto deve contenere:

  1. il nome di chi detiene i diritti di utilizzazione economica (fotografo, datori di lavoro o committente);
  2. l’indicazione dell’anno di produzione della fotografia, e – se la foto riproduce un’opera d’arte -;
  3. il nome dell’autore dell’opera d’arte fotografata.

In caso di mancanza di tali informazioni, la riproduzione delle foto non si considera abusiva sempre che il fotografo (o il suo datore di lavoro) non provino la malafede di chi le ha riprodotte.

Le FOTO ARTISTICHE, invece, in base all’art. 2 della Convenzione di Berna del 9.9.1886 (aggiornata dalla convenzione di Bruxelles del 26.6.1948), recepita nel nostro ordinamento con la l.16.2.1953, n. 247, vengono considerate alla stregua di opere dell’ingegno e la loro tutela non è subordinata ad alcuna formalità (quale appunto l’indicazione del titolare dei diritti e dell’anno di realizzazione). Non solo, pure la durata della tutela si estende sino al settantesimo anno successivo alla morte dell’autore, e non al ventennio dalla realizzazione.

Per i RITRATTI, infine, la legge impone che chiunque volgia esporre, riprodurre o mettere in commercio la fotografia rappresentante l’immagine di una persona, deve preventivamente ottenere il consenso di questa (art. 96 l. 633/41). Il consenso non è necessario se la persona è di particolare notorietà o se è fotografata in virtù di qualche ufficio pubblico che ricopre, o per ragioni di giustizia o di polizia, oppure per scopi scientifici, didattici, culturali, o ancora se la riproduzione è legata a fatti, avvenimenti, cerimonie di pubblico interesse o che comunque si sono svolte in pubblico (art. 97 l. 633/41), salvo che l’esposizione o la messa in commercio arrechino pregiudizio alla reputazione ed al decoro della persona ritratta. Se viene ritratto un personaggio pubblico, la sua immagine non può essere utilizzata – senza la necessaria autorizzazione – per fini diversi dal dare notizie o informazioni su tale personaggio.

Programmi informatici, software, codici, layout – Come per le altre opere dell’ingegno anche la produzione di software e codici informatici è tutelata dal diritto d’autore. è da dire che spesso, in questi casi più che in altri, la titolarità dell’opera appartiene ad un soggetto diverso da chi ha materialmente steso i codici. Questo perché molti programmatori sono legati da un rapporto di lavoro con le società di software, alle quali spettano quindi tutti i diritti di distribuzione ed utilizzazione economica.

La recente l. 248/00 ha previsto particolari ipotesi di reato per i casi di contraffazione e pirateria informatica aventi ad oggetto anche i programmi per elaboratori.

La violazione delle norme sul diritto d’autore comporta sanzioni anche penali e di particolare gravità, soprattutto se chi utilizza illegittimamente l’opera altrui lo fa con fini di lucro.

In conclusione, ogni opera dell’ingegno presente su Internet appartiene al proprio autore e non è possibile copiarla o beneficiarne in alcun modo senza il consenso esplicito dello stesso autore, che ne autorizzi – magari regolamentandolo – l’utilizzo. L’indicazione del copyright che si trova in molti siti (completa di nome dell’autore o del titolare dei diritti economici, nonché della data) rafforza e rende esplicita la protezione dell’opera, ma anche in mancanza non ci si deve sentire autorizzati a copiare o riprodurre parti delle opere che si trovano sulla rete, considerato pure che, per individuare chi copia, basta un semplice motore di ricerca.

Come vengono amministrati i beni dell’interdetto?2018-04-17T10:37:26+02:00

Risposta: Al momento della dichiarazione di interdizione, il giudice nomina un tutore con il compito di rappresentare legalmente l’interdetto e di amministrarne il patrimonio.

Il tutore può compiere tutti gli atti di ordinaria amministrazione necessari alla vita quotidiana dell’interdetto, mentre gli atti di straordinaria amministrazione (ad es. vendita o acquisto di beni immobili o di beni mobili di valore, costituzione di pegni o ipoteche, accettazione di eredità) possono essere compiuti solo previa autorizzazione del giudice tutelare o del tribunale, a seconda dei casi

Come vengono amministrati i beni dell’inabilitato?2018-04-17T12:51:50+02:00

Risposta: Nel caso di inabilitazione non si ha una vera e propria rappresentanza legale in capo ad un altro soggetto, come accade nel caso del tutore per l’interdetto, ma una forma di assistenza devoluta ad un curatore nominato dal giudice tra gli stessi soggetti indicati dalla legge nel caso di tutela.

Il curatore pertanto non si sostituisce all’inabilitato, ma si limita ad integrare la volontà dell’inabilitato nel compimento degli atti giuridici che lo riguardano.

Se poi si tratta di compiere atti di alienazione o di straordinaria amministrazione, si deve chiedere l’autorizzazione al giudice tutelare o al tribunale, a seconda dei casi.

Come sospendere la cartella di pagamento2018-07-25T10:07:25+02:00

Risposta: In verità, la prima cosa a cui si pensa nel momento in cui si riceve una cartella di pagamento, è tentare di “bloccarla” ossia di sospendere la sua efficacia e, quindi, la possibilità che ha l’esattore di effettuare un pignoramento nel frattempo in cui si ricercano i soldi o magari si ragiona se fare opposizione o meno. Se la cartella viene sospesa, infatti, Agenzia Entrate Riscossione non può eseguire né pignoramenti, né fermi auto, né ipoteche. Insomma, l’esecuzione forzata esattoriale viene bloccata in attesa di una decisione definitiva sulla legittimità della cartella stessa. Per sospendere una cartella di pagamento, l’avvocato tradizionale ti dirà che c’è bisogno di un ricorso al giudice e che sarà quest’ultimo, alla prima udienza, a decidere se bloccare o meno l’efficacia esecutiva della cartella. Ciò è corretto, ma non è l’unico rimedio. Ne esiste un altro, sicuramente più efficace, veloce ed economico, che è quello concesso dalla legge di stabilità del 2013  per come modificata due anni fa . Tale possibilità – che va comunemente sotto il nome di «istanza cartelle pazze» – consente di bloccare ogni mossa di Agenzia Entrate Riscossione su segnalazione, da parte del contribuente, di una presunta irregolarità della cartella di pagamento. In questo frangente, l’esattore è tenuto a verificare la regolarità della pretesa di pagamento consultandosi con l’ente creditore; e se, entro 220 giorni, il contribuente non riceve risposta, la cartella si considera annullata definitivamente. Insomma, al contribuente basta chiedere la sospensione della cartella presentando, allo sportello di Agenzia Entrate Riscossione o, in via telematica, tramite il suo sito, una semplice istanza con il cosiddetto «modello SL1» che puoi scaricare qui. A questo punto tutto si blocca: l’esattore non può fare pignoramenti, non può iscrivere ipoteche, non può bloccare l’auto, in attesa di decidere sull’istanza. Il silenzio per oltre 220 giorni si considera accoglimento della contestazione e quindi la cartella non va più pagata. Il tutto senza spendere un euro e senza bisogno di avvocati. L’unico handicap di questa procedura è che:

  • deve essere attivata entro 60 giorni dalla notifica della cartella;
  • funziona solo per determinate (e poche) contestazioni e non per tutte.

In particolare i casi in cui è possibile presentare l’istanza di sospensione automatica contro la cartella di pagamento sono i seguenti:

  • prescrizione o decadenza del diritto alla riscossione verificata prima della notifica della cartella stessa;
  • avvenuto pagamento del debito prima della notifica della cartella;
  • precedente sgravio del tributo o della sanzione emesso dall’ente titolare del credito;
  • annullamento o sospensione, da parte del giudice o di un’autorità amministrativa, della richiesta di pagamento poi reiterata nella cartella.

 

 

Come si può rinunziare all’eredità?2018-04-18T08:47:29+02:00

Risposta: La rinuncia all’eredità può farsi validamente solo in un momento successivo all’apertura della successione, stante il divieto dei patti successori, e deve essere nella forma di atto solenne, con dichiarazione ricevuta da un notaio o dal cancelliere del tribunale del circondario in cui si è aperta la successione, e inserita nel registro delle successioni ( art. 519 c.c.).

La rinuncia è nulla se fatta sotto condizione o a termine, oppure solo per una parte dell’asse ereditario (art. 520 c.c.), ha efficacia retroattiva, è limitatamente revocabile ( art. 525 c.c.) ed impugnabile solo se costituisca effetto di violenza o dolo ( art. 526 c.c.).

Come si può essere risarciti per il danno prodotto da un reato?2018-07-24T17:29:21+02:00

Risposta: Se si è persona offesa dal reato, per ottenere il dovuto risarcimento, si hanno due possibilità alternative.

  1. La prima possibilità è quella di costituirsi parte civile nel procedimento penale. Con l’atto di costituzione di parte civile si determina l’inserzione di una richiesta risarcitoria di natura privatistica nel processo penale, andando ad aggiungere al processo una parte facoltativa (il processo penale, vede infatti come parti essenziali solo lo Stato, rappresentato dal Pubblico Ministero, e l’imputato). Con la costituzione di parte civile, il danneggiato dal reato, oltre a richiedere di essere risarcito per il danno subito, può anche partecipare al processo presentando testi, altri elementi di prova, memorie e consulenze.
  2. Alternativamente alla costituzione di parte civile nel processo penale, il danneggiato dal reato può instaurare un normale procedimento di cognizione per responsabilità da fatto illecito (contrattuale o extracontrattuale) innanzi al tribunale civile, il cui esito sarà peraltro indipendente dal procedimento penale, salvo che al momento dell’instaurarsi del processo civile, nel giudizio penale non sia già stata pronunciata sentenza di primo grado o vi sia già stata costituzione di parte civile (in tale ultimo caso, tacitamente revocata, art. 82 c.p.p.).

Con la previsione di questi due canali alternativi, il legislatore ha voluto far valere il principio dell’indipendenza del giudicato penale rispetto al giudicato civile o amministrativo (salvi i casi di pregiudizialità assoluta del giudizio civile su quello penale in ordine alle controversie su questioni attinenti la cittadinanza e lo stato di famiglia, art. 3 c.p.p.). Nel caso di giudizio civile, il risarcimento richiesto dovrà comprendere anche il danno morale (cioè il danno non patrimoniale), normalmente escluso nelle domande che non trovano origine in fatti costituenti reato.

Come si presenta ricorso in Commissione tributaria ?2018-07-24T20:10:48+02:00

Risposta: Il l ricorso alla  Commissione tributaria provinciale va notificato per prima cosa  all’Ufficio che ha emanato l’atto che si vuole impugnare entro 60 giorni dalla data in cui il contribuente lo ha ricevuto

Si precisa che i termini per la proposizione del ricorso sono sospesi nel periodo feriale dal 1º agosto al 15 settembre (tranne per gli atti di recupero degli aiuti di Stato), cioè questo periodo non va conteggiato nel determinare i 60 giorni di tempo disponibile.

Nel ricorso devono essere indicati:

la Commissione tributaria cui è diretto:

il ricorrente e il suo legale rappresentante, la relativa residenza o sede legale o domicilio eventualmente eletto nel territorio dello Stato;

il codice fiscale e l’indirizzo di posta elettronica certificata;

l’ufficio dell’Agenzia, ente locale o agente della riscossione nei cui confronti il ricorso è proposto;

l’atto impugnato e l’oggetto della domanda;

i motivi.

 

Il ricorso  puo essere presentato in tre modi :

mediante consegna diretta;

per posta raccomandata , senza busta e con avviso di ricevimento;

a mezzo notifica di ufficiale giudiziario.

 

Entro 30 giorni dal giorno in cui propone ricorso, il contribuente deve costituirsi in giudizio, cioè deve depositare o trasmettere alla Commissione tributaria l’originale del ricorso notificato o copia del ricorso consegnato o spedito per posta, con fotocopia della ricevuta di deposito o della spedizione per raccomandata.

 

Per la presentazione alle Commissioni tributarie di un ricorso è dovuto il contributo unificato, che dal 7 luglio 2011 ha sostituito l’imposta di bollo.

 

Inoltre, con il D.L. n. 138/2011 è stato introdotto l’obbligo di depositare, all’atto della costituzione in giudizio anche  la nota di iscrizione a ruolo, contenente l’indicazione:

delle parti;

del difensore che si costituisce;

dell’atto impugnato;

della materia del contendere;

del valore della controversia;

della data di notifica del ricorso.

Come si dividono le spese tra conduttore e locatore?2018-04-16T10:03:40+02:00

Risposta: L’art. 1576 c.c. prevede, come criterio generale, che il locatore (proprietario) deve eseguire tutte le riparazioni necessarie, ad eccezione di quelle di piccola manutenzione, che sono invece a carico del conduttore (inquilino). Tutte le spese ordinarie sono quindi a carico dell’inquilino, mentre il proprietario è tenuto solo ad intervenire in caso di manutenzione straordinaria.

La L. 392/78 (Disciplina delle locazioni di immobili urbani) prevede più specificamente che sono interamente a carico del conduttore, salvo patto contrario, le spese relative al servizio di pulizia, al funzionamento e all’ordinaria manutenzione dell’ascensore, alla fornitura dell’acqua, dell’energia elettrica, del riscaldamento e del condizionamento dell’aria, allo spurgo dei pozzi neri e delle latrine, nonché alla fornitura di altri servizi comuni. Le spese per il servizio di portineria sono a carico del conduttore nella misura del 90%, salvo che le parti abbiano convenuto una misura inferiore.
Il pagamento deve avvenire entro due mesi dalla richiesta. Prima di effettuare il pagamento il conduttore ha diritto di ottenere l’indicazione specifica delle spese di cui ai commi precedenti con la menzione dei criteri di ripartizione. Il conduttore ha inoltre diritto di prendere visione dei documenti giustificativi delle spese effettuate.

Quando si eseguano sull’immobile importanti ed improrogabili opere necessarie per conservare ad esso la sua destinazione o per evitare maggiori danni che ne compromettano l’efficienza in relazione all’uso a cui è adibito, o comunque opere di straordinaria manutenzione di rilevante entità, il locatore può chiedere al conduttore che il canone venga integrato con un aumento non superiore all’interesse legale sul capitale impiegato nelle opere e nei lavori effettuati, dedotte le indennità e i contributi di ogni natura che il locatore abbia percepito o che successivamente venga a percepire per le opere eseguite.

La tabella che segue specifica nel dettaglio la ripartizione tra locatore e conduttore di alcune delle spese più comuni.

TABELLA RIPARTIZONE ONERI ACCESSORI  
Amministrazione  
Tassa occupazione suolo pubblico per passo carrabile CONDUTTORE
Tassa occupazione suolo pubblico per lavori condominiali LOCATORE
Ascensore  
Manutenzione ordinaria e piccole riparazioni CONDUTTORE
Installazione e manutenzione straordinaria degli impianti LOCATORE
Adeguamento alle nuove disposizioni di legge LOCATORE
Consumi energia elettrica per forza motrice e illuminazione CONDUTTORE
Ispezioni e collaudi CONDUTTORE
Autoclave  
Installazione e sostituzione integrale dell’impianto o di componenti primari (pompa, serbatoio, elemento rotante, avvolgimento elettrico ecc.) LOCATORE
Manutenzione ordinaria CONDUTTORE
Imposte e tasse di impianto LOCATORE
Forza motrice CONDUTTORE
Ricarico pressione del serbatoio CONDUTTORE
Ispezioni, collaudi e lettura contatori CONDUTTORE
Impianti di illuminazione, videocitofono e altriimpianti speciali  
Installazione e sostituzione dell’impianto comune di illuminazione LOCATORE
Manutenzione ordinaria dell’impianto comune di illuminazione CONDUTTORE
Installazione e sostituzione degli impianti di suoneria e allarme LOCATORE
Manutenzione ordinaria degli impianti di suoneria e allarme CONDUTTORE
Installazione e sostituzione dei citofoni e videocitofoni LOCATORE
Manutenzione ordinaria dei citofoni e videocitofoni CONDUTTORE
Installazione e sostituzione di impianti speciali di allarme, sicurezza e simili LOCATORE
Manutenzione ordinaria di impianti speciali di allarme, sicurezza e simili CONDUTTORE
Impianti di riscladamento, condizionamento, produzione acqua calda, addolcimento  
Installazione e sostituzione degli impianti LOCATORE
Adeguamento degli impianti a leggi e regolamenti LOCATORE
Manutenzione ordinaria degli impianti, compreso il rivestimento refrattario CONDUTTORE
Pulizia annuale degli impianti e dei filtri e messa a riposo stagionale CONDUTTORE
Lettura dei contatori CONDUTTORE
Acquisto combustibile, consumi di forza motrice, energia elettrica e acqua CONDUTTORE
Impianti sportivi  
Installazione e manutenzione straordinaria LOCATORE
Addetti (bagnini, pulitori, manutentori ordinari ecc.) CONDUTTORE
Consumo di acqua per pulizia e depurazione; acquisto di materiale per la manutenzione ordinaria (es.: terra rossa) CONDUTTORE
Impianto antincendio  
Installazione e sostituzione dell’impianto LOCATORE
Acquisti degli estintori LOCATORE
Manutenzione ordinaria CONDUTTORE
Ricarica degli estintori, ispezioni e collaudi CONDUTTORE
Impianto televisivo  
Installazione, sostituzione o potenziamento dell’impianto televisivo centralizzato LOCATORE
Manutenzione ordinaria dell’impianto televisivo centralizzato CONDUTTORE
Parti comuni  
Sostituzione di grondaie, sifoni e colonne di scarico LOCATORE
Manutenzione ordinaria grondaie, sifoni e colonne di scarico CONDUTTORE
Manutenzione straordinaria di tetti e lastrici solari LOCATORE
Manutenzione ordinaria dei tetti e dei lastrici solari CONDUTTORE
Manutenzione straordinaria della rete di fognatura LOCATORE
Manutenzione ordinaria della rete di fognatura, compresa la disotturazione dei condotti e pozzetti CONDUTTORE
Sostituzione di marmi, corrimano, ringhiere LOCATORE
Manutenzione ordinaria di pareti, corrimano, ringhiere di scale e locali comuni CONDUTTORE
Consumo di acqua ed energia elettrica per le parti comuni CONDUTTORE
Installazione e sostituzione di serrature LOCATORE
Manutenzione delle aree verdi, compresa la riparazione degli attrezzi utilizzati CONDUTTORE
Installazione di attrezzature quali caselle postali, cartelli segnalatori, bidoni, armadietti per contatori, zerbini, tappeti, guide e altro materiale di arredo LOCATORE
Manutenzione ordinaria di attrezzature quali caselle postali, cartelli segnalatori, bidoni, armadietti per contatori, zerbini, tappeti, guide e altro materiale di arredo CONDUTTORE
Parti interne all’appartamento locato  
Sostituzione integrale di pavimenti e rivestimenti LOCATORE
Manutenzione ordinaria di pavimenti e rivestimenti CONDUTTORE
Manutenzione ordinaria di infissi e serrande, degli impianti di riscaldamento e sanitario CONDUTTORE
Rifacimento di chiavi e serrature CONDUTTORE
Tinteggiatura di pareti CONDUTTORE
Sostituzione di vetri CONDUTTORE
Manutenzione ordinaria di apparecchi e condutture di elettricità e del cavo e dell’impianto citofonico e videocitofonico CONDUTTORE
Verniciatura di opere in legno e metallo CONDUTTORE
Manutenzione straordinaria dell’impianto di riscaldamento LOCATORE
Portierato  
Trattamento economico del portiere e del sostituto, compresi contributi previdenziali e assicurativi, accantonamento liquidazione, tredicesima, premi, ferie e indennità varie, anche locali, come da c.c.n.l. LOC. 10%
COND. 90%
Materiale per le pulizie CONDUTTORE
Indennità sostitutiva alloggio portiere prevista nel c.c.n.l. LOC. 10%
COND. 90%
Manutenzione ordinaria della guardiola LOC. 10%
COND. 90%
Manutenzione straordinaria della guardiola LOCATORE
Pulizia  
Spese per l’assunzione dell’addetto LOCATORE
Trattamento economico dell’addetto, compresi contributi previdenziali e assicurativi, accantonamento liquidazione, tredicesima, premi, ferie e indennità varie, anche locali, come da c.c.n.l. CONDUTTORE
Spese per il conferimento dell’appalto a ditta LOCATORE
Spese per le pulizie appaltate a ditta CONDUTTORE
Materiale per le pulizie CONDUTTORE
Acquisto e sostituzione macchinari per la pulizia LOCATORE
Manutenzione ordinaria dei macchinari per la pulizia CONDUTTORE
Derattizzazione e disinfestazione dei locali legati alla raccolta delle immondizie CONDUTTORE
Disinfestazione di bidoni e contenitori di rifiuti CONDUTTORE
Tassa rifiuti o tariffa sostitutiva CONDUTTORE
Acquisto di bidoni, trespoli e contenitori LOCATORE
Sacchi per la preraccolta dei rifiuti CONDUTTORE
Sgombero neve, compresi i materiali d’uso CONDUTTORE
Come si divide l’eredità nella successione legittima?2018-04-18T08:44:47+02:00

Risposta: Nella successione legittima, cioè in assenza di testamento, le quote che spettano a ciascun erede sono stabilite dagli artt. 565-586 del codice civile.

SUCCESSIONE DEI SOLI FIGLI: La presenza di figli esclude la successione degli altri parenti, ad eccezione del coniuge. Pertanto, se vi sono figli e manca il coniuge (art. 566 c.c.), i primi hanno diritto a tutto il patrimonio ereditario, da dividersi fra loro in parti uguali

SUCCESSIONE DEI FIGLI E DEL CONIUGE: Se sopravvivono sia i figli che il coniuge bisogna distinguere due ipotesi (art. 581 c.c.):a) se il figlio è uno solo, metà dell’eredità spetta a lui e metà al coniuge; b) se i figli sono più di uno, a questi vanno i due terzi (da dividersi in parti uguali) e il residuo terzo va al coniuge

SUCCESSIONE DEL CONIUGE, DEGLI ASCENDENTI (GENITORI O NONNI) E DEI FRATELLI: a) Se sopravvive solo il coniuge (art. 583 c.c.) a lui spetta l’intera eredità; b) Se concorrono coniuge, ascendenti e/o fratelli (art. 582 c.c.), al coniuge spettano i due terzi della eredità e ai genitori e fratelli complessivamente un terzo (ma al genitore, o ai genitori complessivamente, deve riservarsi almeno 1/4 dell’eredità); c) Se vi sono solo i genitori, spetta loro tutta l’eredità (art. 569 c.c.); d) Se vi sono solo fratelli e sorelle, l’eredità si divide fra loro in parti uguali (art. 570 c.c.)

Come si deve impugnare una delibera assembleare?2018-04-15T17:20:10+02:00

Risposta: Contro le deliberazioni contrarie alla legge o al regolamento di condominio ogni condomino assente o dissenziente può fare ricorso all’autorità giudiziaria (art. 1137 c.c.).

Il ricorso non sospende l’esecuzione del provvedimento, salvo che la sospensione sia ordinata dall’autorità stessa.

È altresì legittimato a far valere la nullità di una delibera, il condomino che, pur avendo votato conformemente, dimostri di avere interesse a far valere la nullità, in quanto leso dalla delibera [cass. 3232/82 e 1511/97].

Il ricorso deve essere proposto, sotto pena di decadenza, entro trenta giorni, che decorrono dalla data della deliberazione per i dissenzienti e dalla data di comunicazione per gli assenti.

Come si acquista l’eredità?2018-04-18T08:38:31+02:00

Risposta: Tre sono i presupposti necessari per l’acquisto dell’eredità:

  1. la vocazione dell’erede, che costituisce il fondamento del fenomeno successorio e consiste nella designazione del successibile per testamento o per legge,
  2. la delazione dell’erede, cioè il fenomeno dell’offerta del patrimonio ereditario al successibile, normalmente coincidente con la vocazione di cui rappresenta l’aspetto dinamico, quindi
  3. l’accettazione, che è lo strumento tecnico con cui si acquista l’eredità.

La qualità di erede non si acquisisce infatti automaticamente, ma necessita di una manifestazione di volontà orientata in tal senso ed i cui effetti retroagiscono al momento dell’apertura della successione (art.459 c.c.), coincidente con la morte del testatore nel luogo del suo ultimo domicilio (art. 456 c.c.).

L’accettazione costituisce il diritto del chiamato ad acquistare l’eredità, tramite il cui esercizio costui diviene erede, ma rappresenta anche un onere, poiché è elemento indispensabile per l’acquisto dell’eredità stessa.

L’accettazione, che è diritto soggetto a prescrizione ordinaria decennale (art. 480 c.c.), può essere pura e semplice o con il beneficio dell’inventario. Nel primo caso si attua una confusione tra il patrimonio del defunto e quello dell’erede, e quest’ultimo è responsabile per i debiti ed i legati ereditari anche al di là del valore dei beni che gli sono pervenuti, mentre nel secondo il patrimonio del testatore rimane distinto da quello dell’erede, che risponde delle obbligazioni trasmessegli solo nei limiti del valore del patrimonio ereditario.

Quanto alla forma, l’accettazione può essere espressa, tacita e presunta o legale.

In base all’art. 475 c.c., l’accettazione è espressa ove in un atto pubblico od in una scrittura privata il chiamato all’eredità ha dichiarato di accettarla oppure ha assunto il titolo di erede; è tacita (art. 476 c.c.) quando il chiamato all’eredità compie un atto che presuppone necessariamente la sua volontà di accettare e che non avrebbe il diritto di fare se non nella qualità di erede, come ad es. avvalersi dell’azione di petizione; è presunta o legale quando il chiamato pone in essere atti di disposizione che, con presunzione assoluta, vengono considerati atti di accettazione implicita, come la donazione, la vendita e la cessione dei diritti di successione, nonché la rinunzia a quest’ultimi, ex artt. 477 e 478 c.c.

Come funziona la firma digitale?2018-07-24T17:36:20+02:00

Risposta: La firma digitale, tanto quella “leggera” quanto quella “pesante”, si basa su di un sistema cosiddetto a “chiavi asimmetriche” (o a “chiave pubblica” o a “doppia chiave”), in pratica due serie di caratteri alfanumerici, appositamente generati, di cui una conosciuta dal solo firmatario (chiave segreta), e l’altra conoscibile da chiunque (chiave pubblica). La chiave segreta è necessaria ad apporre la firma, la chiave pubblica a verificare che il documento provenga effettivamente dal titolare.

La sicurezza di un simile sistema risiede nel fatto che ad ogni chiave pubblica corrisponde una sola chiave privata, e che, con la conoscenza della sola chiave pubblica, è quasi impossibile riuscire a risalire alla chiave privata.

Per garantire la corrispondenza tra “chiave pubblica” e “chiave privata” nonché la titolarità delle chiavi in capo al soggetto firmatario, si ricorre ad un Ente Certificatore (ad es. InfoCamere o Poste Italiane), un soggetto terzo il cui compito istituzionale è appunto quello di garantire la certezza della titolarità delle chiavi pubbliche (attraverso dei cosiddetti ” certificati”) e di rendere conoscibili a tutti le chiavi pubbliche (attraverso un elenco telematico).

Come difendersi dal pignoramento di Agenzia Entrate Riscossione2018-07-25T10:22:47+02:00

Risposta: Se, dopo la notifica della cartella di pagamento, Agenzia Entrate Riscossione è passata all’attacco con un pignoramento ci sono due mezzi di difesa oltre al ricorso.

Come deve essere nominato o revocato un amministratore?2018-04-15T17:21:38+02:00

Risposta: L’assemblea deve nominare un amministratore quando i condomini sono più di quattro (art. 1129 c.c.). Se sono in numero inferiore l’assemblea ha comunque facoltà di nominare un amministratore.
Se l’assemblea non provvede, la nomina è fatta dall’autorità giudiziaria, su ricorso di uno o più condomini.

L’amministratore dura in carica un anno e può essere revocato in ogni tempo dall’assemblea.

Può altresì essere revocato dall’autorità giudiziaria, su ricorso di ciascun condomino, oltre che nel caso in cui non abbia dato senza indugio notizia all’assemblea della notifica di provvedimenti giudiziari o amministrativi, se per due anni non ha reso il conto della sua gestione, ovvero se vi sono fondati sospetti di gravi irregolarità.

Sulla revoca dell’amministratore, il tribunale provvede in camera di consiglio, con decreto motivato, sentito l’amministratore medesimo. Contro il provvedimento del tribunale può essere proposto reclamo alla corte d’appello nel termine di dieci giorni dalla notificazione (art. 64 disp. att. c.c.).

Come chiedere la dilazione della cartella di pagamento2018-07-25T10:22:04+02:00

Risposta: Chiedendo ad Agenzia Entrate Riscossione la rateazione del debito puoi sospendere la cartella di pagamento, ossia fare in modo che non vengano eseguiti pignoramenti, fermi o ipoteche. Esistono tre possibilità diverse:

  • debiti fino a 60.000 euro: piano ordinario. È possibile chiedere la cosiddetta rateazione ordinaria a 72 rate (6 anni), senza dover presentare documentazione per documentare la propria difficoltà economica. La richiesta può essere fatta anche online. Si può scegliere tra rate costanti o crescenti;
  • debiti superiori a 60.000 euro: piano ordinario. Si può chiedere la rateazione fino a 72 rate (6 anni) ma dimostrando la propria difficoltà economica. In particolare si può chiedere la rateizzazione presentando una domanda e allegando la certificazione relativa all’Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) del tuo nucleo familiare per attestare la temporanea situazione di obiettiva difficoltà economica. Se la richiesta è accolta, accedi e al piano ordinario che ti consente di pagare il debito fino a un massimo di 72 rate (6 anni). Puoi scegliere tra rate costanti o rate crescenti;
  • piano straordinario: se non sei in grado di sostenere il pagamento del debito secondo un piano ordinario in 72 rate mensili, puoi ottenere una rateizzazione fino a 120 rate di importo costante. Deve risultare la comprovata e grave situazione di difficoltà legata alla congiuntura economica e per ragioni estranee alla propria responsabilità. Innanzitutto, è necessario dimostrare di non poter pagare il debito secondo i criteri previsti per un piano ordinario. Condizione che si verifica quando l’importo della rata è superiore al 20% del reddito mensile del tuo nucleo familiare, risultante dall’Indicatore della situazione reddituale (ISR) riportato nel modello ISEE (Indicatore della situazione economica equivalente). In questo caso, puoi presentare una domanda di rateizzazione, dichiarando di trovarti in una comprovata e grave difficoltà legata alla congiuntura economica per ragioni estranee alla tua responsabilità, allegando la certificazione relativa all’ISEE del tuo nucleo familiare, comprensiva del quadro N- Indicatore della situazione reddituale, debitamente valorizzato.

Una volta presentata l’istanza di rateazione:

  • Agenzia Entrate Riscossione non può procedere a iscrivere fermi o ipoteche o intraprendere pignoramenti non ancora iniziati;
  • i pignoramenti già in corso vengono sospesi e abbandonati dopo il pagamento della prima rata;
  • fermi e ipoteche già iscritti non vengono cancellati, ma limitatamente al caso del fermo è possibile, dimostrando l’avvenuto pagamento della prima rata, ottenere una quietanza di pagamento e ritornare a circolare.
Come chiedere la compensazione della cartella di pagamento2018-07-25T10:25:02+02:00

Risposta: Se proprio non ci sono motivi di opposizione contro la cartella di pagamento e ti sembra che l’unica soluzione sia pagare, hai un altro metodo per difenderti da Agenzia Entrate Riscossione: quello di chiedere la compensazione con eventuali crediti che vanti nei confronti dell’erario. In particolare, si può estinguere le cartelle di pagamento, relativamente a tributi erariali (imposte sui redditi e addizionali, Iva, Registro e altri tributi indiretti, Irap, ecc.) e relativi oneri accessori (compresi gli aggi e le spese a favore dell’Agente della riscossione) mediante compensazione con crediti relativi alle imposte erariali stesse. Per fare ciò, bisogna utilizzare, nei sessanta giorni dalla notifica (pagamento tempestivo), il modello F24 Accise (codice tributo RUOL).

Se il pagamento riguarda solo una parte delle somme dovute, il contribuente può presentare ad Agenzia Entrate Riscossione un modulo specifico (reperibile sul sito di Agenzia Entrate Riscossione), con cui dichiara l’avvenuto pagamento in compensazione tramite F24 Accise e indica eventualmente a quale parte del debito erariale imputare il pagamento. In quest’ultimo caso, la scelta dei debiti da compensare va effettuata:

  • entro 3 giorni dal conferimento della delega di pagamento, se il contribuente presenta il modello F24 Accise tramite banche, poste ed Entratel
  • contestualmente, se il contribuente presenta l’F24 Accise agli sportelli dell’Agente della riscossione.

Non è possibile utilizzare i crediti in compensazione nel modello F24 quando sono presenti debiti iscritti a ruolo per imposte erariali ed accessori, di importo superiore a 1.500 euro, per i quali è scaduto il termine di pagamento. In tali casi, è necessario estinguere prima i debiti erariali iscritti a ruolo e scaduti. Dopo di che, si potranno utilizzare in compensazione i crediti disponibili. Il divieto riguarda esclusivamente l’ipotesi di cosiddetta «compensazione orizzontale» (cioè, fra tributi di diversa tipologia tramite il modello F24) e non la cosiddetta compensazione «verticale», che interviene nell’ambito dello stesso tributo (per esempio, quella Irpef con Irpef).

Chi sono i legittimari?2018-04-18T09:00:07+02:00

Risposta: legittimari sono coloro che in presenza di uno strettissimo legame di sangue o di coniugio con il testatore non possono essere esclusi dalla successione e sono titolari del diritto intangibile ad una determinata quota del patrimonio ereditario anche contro la volontà dello stesso testatore.

È per tale ragione che la successione dei legittimari viene definita quale successione necessaria.
Le categorie dei legittimari sono elencate ex art. 536 c.c., e vengono individuate nel coniuge, nei figli legittimi e relativi discendenti, cui sono equiparati i legittimati e gli adottivi, nei figli naturali e relativi discendenti, negli ascendenti legittimi.

Allorché vi siano dei legittimari si distinguono nel patrimonio ereditario due parti: la quota disponibile, della quale il testatore è libero di disporre come vuole, e la quota legittima o riserva, della quale invece il testatore non può disporre perché spettante per legge ai legittimari.

Chi può presentare la domanda per interdizione?2018-04-17T12:59:00+02:00

Risposta: L’istanza per richiedere che venga dichiarata l’interdizione o l’inabilitazione può essere presentata (art. 417 c.c.):

  1. dal coniuge,
  2. dai parenti entro il quarto grado,
  3. dagli affini entro il secondo grado,
  4. dal tutore,
  5. dal curatore,
  6. dal Pubblico Ministero.

Non può pronunciarsi l’interdizione o l’inabilitazione senza che si sia proceduto all’esame dell’interdicendo o dell’inabilitando (art. 419 c.c.).

Chi può ottenere la restituzione delle somme versate a titolo di anatocismo? 2018-07-24T20:15:10+02:00

Risposta: Qualunque correntista di qualunque banca.

Chi ha la capacità di succedere?2018-07-24T19:37:43+02:00

Risposta: L’art. 462 c.c. stabilisce che, nell’ambito delle persone fisiche, sono capaci di succedere tre categorie di soggetti:

  1. coloro che sono nati al tempo dell’apertura della successione;
  2. i nascituri concepiti;
  3. i figli non concepiti di una determinata persona vivente al tempo della morte del testatore.

Ciò vale, tuttavia, soltanto per quanto attiene alla successione testamentaria, poiché nell’ambito della successione legittima la capacità a succedere compete solo alle prime due categorie.Le persone giuridiche e gli enti non riconosciuti possono succedere poi solo per testamento, salvo il caso dello Stato a cui viene devoluta l’eredità in mancanza di altri successibili.

Chi emette fatture per operazioni inesistenti commette reato penale?2018-07-24T20:06:40+02:00

Risposta: Emissione di false fatture è reato penale. Commette reato penale chiunque, al fine di consentire a terzi (dolo specifico) l’evasione dell’imposta sui redditi o dell’Iva, emette o rilascia fatture od altri documenti per operazioni inesistenti. In tal caso, l’art. 8 del D. Lgs. n. 74/2000 prevede la reclusione da 1 anno e 6 mesi fino  a 6 anni.

L’emissione o il rilascio di più fatture o documenti per operazioni inesistenti nel corso del medesimo periodo d’imposta si considera come un solo reato.

In deroga all’articolo 110 del Codice Penale, chi si avvale di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti e chi concorre con il medesimo non è punibile a titolo di concorso nel reato previsto dall’articolo 8 per l’emissione di fatture o documenti per operazioni inesistenti.

Chi è l’ amministratore di sostegno?2018-04-17T10:34:30+02:00
  • Risposta: ll magistrato può nominare un amministratore di sostegno nei casi in cui la persona “per effetto di una infermità ovvero menomazione fisica o psichica, si trova nell’impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi”.
Che tipo di innovazioni possono essere fatte sulle parti condominiali?2018-04-15T17:24:20+02:00

Risposta: L’assemblea, con un numero di voti che rappresenta la maggioranza dei partecipanti al condominio e i due terzi del valore dell’edificio, può disporre tutte le innovazioni dirette al miglioramento o all’uso più comodo o al maggior rendimento delle cose comuni (art. 1120 c.c.).

Deroghe a tali maggioranze sono previste in tema di delibere relative all’adozione di impianti di termoregolazione e di contabilizzazione del calore (art. 26, L. 9.1.1991, n. 10 [Norme per l’attuazione del piano energetico nazionale]; anche artt. 17 e 123, co. 5, D.P.R. 6.6.2001, n. 380 [T.U. edilizia]) e in tema di interventi di recupero previsti dalla l. 5-8-1978, n. 457 (art. 15, L. 17.2.1992, n. 179 [Norme per l’edilizia residenziale pubblica]) e in tema di eliminazione delle barriere architettoniche (art. 78, c. 3, D.P.R. 380/2001).

Sono vietate le innovazioni che possono recare pregiudizio alla stabilità o alla sicurezza del fabbricato, che ne alterano il decoro architettonico o che rendono talune parti comuni dell’edificio inservibili all’uso o al godimento anche di un solo condomino.

Qualora l’innovazione importa una spesa molto gravosa o ha carattere voluttuario rispetto alle particolari condizioni e all’importanza dell’edificio, e consiste in opere, impianti o manufatti suscettibili di utilizzazione separata, i condomini che non intendono trarne vantaggio sono esonerati da qualsiasi contributo nella spesa (art. 1121 c.c.). Se l’utilizzazione separata non è possibile, l’innovazione non è consentita, salvo che la maggioranza dei condomini che l’ha deliberata o accettata intenda sopportarne integralmente la spesa. I condomini e i loro eredi o aventi causa possono tuttavia, in qualunque tempo, partecipare ai vantaggi dell’innovazione, contribuendo nelle spese di esecuzione e di manutenzione dell’opera.

Le spese necessarie per la conservazione e per il godimento delle parti comuni dell’edificio, per la prestazione dei servizi nell’interesse comune e per le innovazioni deliberate dalla maggioranza sono sostenute dai condomini in misura proporzionale al valore della proprietà di ciascuno, salvo diversa convenzione (art. 1123 c.c.).

Che significa “costituzione in mora” del debitore?2018-07-24T17:15:52+02:00

Risposta: La costituzione in mora del debitore consiste nella richiesta fatta al debitore dal creditore, e per iscritto, di adempiere l’obbligazione. Tale richiesta viene comunemente inoltrata a mezzo piego o lettera raccomandata con avviso di ricevimento, in modo da consentire di provare la data del ricevimento.

L’art. 1219 c.c. prevede che non sia necessario ricorrere alla costituzione in mora se:

  1. l’obbligazione deriva da fatto illecito;
  2. il debitore dichiara per iscritto di non voler adempiere;
  3. l’obbligazione è a termine e la prestazione (o il pagamento) deve essere eseguita al domicilio del creditore.

Dalla costituzione in mora del debitore, la legge fa scaturire taluni effetti a beneficio del creditore.

Che differenza c’è tra inabilità temporanea ed invalidità permanente?2018-07-24T16:29:21+02:00

Risposta: L’inabilità temporanea è rappresentata dalla durata della malattia, cioè dal tempo necessario per guarire dalle lesioni riportate a seguito del sinistro e riprendere l’attività ordinaria. Durante tale arco di tempo, il danneggiato ha diritto ad essere risarcito sia del danno per lucro cessante che del danno biologico.L’invalidità permanente è costituita invece dalla diminuzione della capacità fisica valutata in punti percentuali da un medico legale. Essa viene sempre risarcita come danno biologico, e liquidata altresì quale danno specifico lavorativo qualora la lesione abbia diminuito le peculiari capacità lavorative del soggetto, riducendone conseguente-mente il reddito.

Che cosa succede se una persona viene dichiarata interdetta?2018-04-06T13:17:32+02:00

La persona interdetta non potrà più compiere personalmente alcun atto né occuparsi di alcuna questione, anche la più semplice, come pagare una bolletta o comprare un vestito: ad esso si sostituisce in tutto e per tutto il tutore, cioè la persona nominata dal Giudice.

Che cosa si intende per bonus-malus?2018-07-24T16:27:47+02:00

Risposta: Il bonus-malus è il beneficio determinato in polizza sotto forma di sconto, riconosciuto all’assicurato in base ad un andamento favorevole del rischio. Minori sono i risarcimenti generati dalla polizza, maggiore è lo sconto di cui beneficia il cliente.Le classi di merito sono normalmente diciotto. La più vantaggiosa è la classe 1, la meno vantaggiosa la classe 18.Chi si assicura per la prima volta viene normalmente ammesso in una classe intermedia o svantaggiosa.Per ogni anno trascorso senza aver causato sinistri, la classe viene diminuita di una unità (Bonus).In caso invece di causazione di un sinistro, la classe viene aumentata di 2 (Malus).

Che cosa è l’usucapione?2018-04-06T13:19:05+02:00

È un modo di “acquisto” dei diritti reali, come la proprietà di un fondo o di un bene mobile oppure una servitù (ad es: di passo) su un terreno. Perché si possa dire di aver usucapito un diritto (proprietà o servitù di passo) sono necessari determinati requisiti:

– innanzitutto, il possesso del diritto per almeno venti anni, senza che nessuno abbia mai avanzato sul bene alcuna pretesa o abbia mai contestato il suo possesso;

– in secondo luogo, la convinzione di essere l’effettivo titolare di quel determinato diritto, esercitando sul bene tutti quei poteri e facoltà connessi all’esercizio del diritto stesso.

Che cosa comporta l’accettazione dell’eredità con il beneficio dell’inventario?2018-04-18T08:40:00+02:00

Risposta: L’accettazione con beneficio d’inventario comporta la limitazione legale della responsabilità patrimoniale dell’erede per i debiti ereditari e per i legati entro il valore dell’eredità ricevuta. Ciò significa che nell’ipotesi di una successione onerosa, ove le passività superino le attività, l’erede non sarà mai chiamato a rispondere delle obbligazioni trasmessegli oltre i limiti del valore del patrimonio ereditario, poiché altra conseguenza del beneficio d’inventario è costituita dalla separazione del patrimonio personale dell’erede da quello del testatore.Il beneficio d’inventario, nonostante eventuali divieti del testatore, assolutamente privi di valore (art. 470 c.c.), è rimesso alla facoltà di ogni chiamato, che ha l’onere di specificare nell’atto di accettazione se intenda avvalersi di tale beneficio.Per l’accettazione con beneficio d’inventario la legge richiede la forma solenne della dichiarazione ricevuta da un notaio o da un cancelliere del tribunale del circondario ove la successione si è aperta, ed è soggetta ad un regime di pubblicità-notizia, venendo inserita nel registro delle successioni conservato nello stesso tribunale.

Che cos’è l’anatocismo?2018-07-24T20:12:32+02:00

Risposta: L’anatocismo (o capitalizzazione degli interessi) consiste nella somma degli interessi con il capitale che a sua volta si accresce e sul quale vengono poi conteggiati nuovi interessi. In altre parole l’anatocismo può essere definito come l’applicazione degli interessi sugli interessi ma sempre a favore della banca.

Che cos’è una “transazione”?2018-07-24T17:07:03+02:00

Risposta: La transazione è un contratto attraverso il quale le parti si accordano per prevenire il sorgere di una lite giudiziaria, ovvero per porre fine ad una lite già iniziata, facendosi reciproche concessioni. In parole povere, in infortunistica stradale è generalmente un accordo tra assicuratore e danneggiato relativo alla somma dovuta a titolo di risarcimento danni e ciò per evitare l’inizio, o il prosieguo, di una controversia giudiziaria.

Che cos’è un decreto ingiuntivo?2018-07-24T17:18:04+02:00

Risposta: Un decreto ingiuntivo è l’ordine dato dal giudice al debitore di adempiere l’obbligazione assunta (es. pagamento di una somma di denaro o consegna di una cosa mobile determinata) entro un determinato periodo di tempo (normalmente 40 giorni). Trascorso tale termine, il decreto diventa esecutivo e si può procedere al pignoramento dei beni del debitore.Il decreto ingiuntivo viene emesso su richiesta del creditore, ed ha il vantaggio di essere molto più celere e assai meno oneroso di un procedimento giudiziario ordinario. È disciplinato dagli articoli 633 e ss. del c.p.c. e richiede, per la sua emissione, la sussistenza di specifiche condizioni.Contro un decreto ingiuntivo è possibile fare opposizione nei termini previsti dallo stesso decreto (normalmente 40 giorni)

Che cos’è la donazione?2018-07-24T19:48:02+02:00

Risposta: La donazione è il contratto col quale, per spirito di liberalità, una parte arricchisce l’altra, disponendo a favore di questa di un suo diritto o assumendo verso la stessa un’obbligazione (art. 769 c.c.).

Gli elementi della donazione vanno pertanto individuati nello spirito di liberalità del donante e nell’arricchimento del donatario, ossia nell’incremento del patrimonio di quest’ultimo in conseguenza del correlativo depauperamento del donante

Che cos’è l’indegnità a succedere ed in quali ipotesi si prefigura?2018-04-18T08:37:45+02:00

Risposta: L’indegnità costituisce lo strumento predisposto dal legislatore per rimuovere un soggetto dall’eredità o dal legato a causa della sua condotta riprovevole nei confronti del defunto, e trae propriamente fondamento dalla ripugnanza sociale a consentire che chi abbia gravemente offeso la persona del de cius o la sua libertà testamentaria possa trarre profitto dall’eredità dell’offeso.

L’indegnità viene considerata come sanzione civile per l’atto illecito posto in essere, ed operando quale causa di esclusione dalla successione spiega i suoi effetti solo dal momento della pronuncia del giudice.
I casi di indegnità sono riconducibili ad attentati alla persona fisica del testatore, attentati alla sua integrità morale ed alla libertà di testare, e vengono tassativamente elencati dall’art. 463 c.c., che qualifica indegno:

  1. chi ha volontariamente ucciso o tentato di uccidere la persona della cui successione si tratta, o il coniuge, o un discendente, o un ascendente della medesima, purché non ricorra alcuna delle cause che escludono la punibilità a norma della legge penale;
  2. chi ha commesso, in danno di una tali persone, un fatto al quale la legge penale dichiara applicabili le disposizioni sull’omicidio;
  3. chi ha denunziato una di tali persone per reato punibile con l’ergastolo o con la reclusione per un tempo non inferiore nel minimo a tre anni, se la denunzia è stata dichiarata calunniosamente in un giudizio penale; ovvero ha testimoniato contro le persone medesime imputate dei predetti reati, se la testimonianza è stata dichiarata nei confronti di lui, falsa in giudizio penale;
  4. chi ha indotto con violenza o dolo la persona, della cui successione si tratta, a fare, revocare o mutare testamento o l’ha impedita;
  5. chi ha soppresso, celato o alterato il testamento dal quale la successione sarebbe stata regolata;
  6. chi ha formato un testamento falso o ne ha fatto scientemente uso.
Che cos’è il Fondo di Garanzia per le vittime della strada?2018-07-24T16:27:00+02:00

Risposta: Il Fondo di garanzia per le vittime della strada è stato istituito in forza delle norme di cui agli artt. 19 e seguenti della L. 990/69.Il Fondo Vittime della Strada è un istituto finalizzato a garantire i principi di sicurezza e solidarietà sociale, nonché il principio dell’obbligatorietà dell’assicurazione sulla responsabilità civile. In base all’art. 19 della L. 990/69, il Fondo provvede al risarcimento dei danni provocati dalla circolazione di veicoli o natanti non identificati, o che siano sprovvisti di copertura assicurativa, o risultino assicurati presso imprese cadute in dissesto finanziario, che si trovino cioè in stato di liquidazione coatta o vi vengano poste successivamente.Nel primo caso, quello cioè in cui il veicolo non sia stao identificato, il risarcimento è dovuto per i soli danni alla persona.In assenza della copertura assicurativa del veicolo, seconda ipotesi prevista dall’art. 19 della L. 990/69, il Fondo risarcisce i danni alla persona e quelli alle cose il cui ammontare sia superiore all’importo di 500 euro, per la parte eccedente tale ammontare.Nella terza ipotesi, ove cioè l’impresa assicuratrice si trovi in liquidazione coatta, il risarcimento è dovuto per i danni alla persona ed alle cose.L’obbligazione cui è tenuto il Fondo di garanzia ha natura risarcitoria: essa si sostituisce pertanto a quella del soggetto responsabile del danno, non sussistendo rapporto alcuno di solidarietà passiva tra Fondo e responsabile del sinistro. L’attività esterna del Fondo di garanzia è svolta da alcune imprese di assicurazione, con competenza territoriale riferita al luogo di accadimento del sinistro, designate con decreto del Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato da pubblicarsi nella Gazzetta Ufficiale, e alle quali è affidato l’incarico di provvedere alla liquidazione dei danni ed al pagamento dei relativi importi in favore degli aventi diritto. L’impresa designata, per regione o gruppo di regioni, eseguito il pagamento, ottiene il rimborso dal Fondo delle somme

Che cos’è il CID?2018-07-25T09:40:41+02:00

Risposta: Il CID è il modello di constatazione amichevole di incidente previsto dalla Convenzione per l’indennizzo diretto, che viene redatto e sottoscritto congiuntamente dai conducenti dei due veicoli coinvolti e con il quale costoro rinunciano alla procedura di liquidazione prevista dall’art. 3 della L. 39/77.La Convenzione per l’indennizzo diretto, che è applicabile ove il sinistro avvenga con danno ai soli veicoli, ha come scopo fondamentale quello di accelerare la liquidazione dei sinistri con danni a cose causati da collisione tra due veicoli a motore, agevolando il conseguimento del relativo risarcimento da parte del danneggiato che sia in tutto o in parte incolpevole.Il principio della Convenzione è rappresentato dall’obbligo che ogni impresa partecipante assume di provvedere, in tempi rigorosamente predeterminati, al risarcimento dei danni subiti da un proprio assicurato per la responsabilità civile auto, in conseguenza di un sinistro che sia imputabile, in tutto o in parte, ad un soggetto assicurato per lo stesso rischio presso altra impresa partecipante.Ciascuna impresa che aderisca alla Convenzione agisce come mandataria di ogni altra, versando ai propri assicurati il risarcimento dovuto in nome e per conto dell’impresa assicuratrice del responsabile, che resta obbligata al rimborso della somma erogata.Ai fini dell’applicazione della procedura prevista dalla Convenzione, presupposto necessario è che si tratti di sinistro da circolazione stradale dovuto a collisione di non più di due veicoli a motore, entrambi identificati, soggetti all’obbligo dell’assicurazione della responsabilità civile ai sensi della L. 990/69 e successive modifiche, assicurati presso una delle imprese partecipanti al consorzio, esclusi i ciclomotori e le macchine agricole.Ai fini dell’applicazione della procedura prevista dalla Convenzione è altresì necessario che dalla collisione dei veicoli siano derivati danni ai soli veicoli o ad uno di essi, con esclusione di qualsiasi danno alla persona od alle cose trasportate.Poiché il ricorso alla procedura di liquidazione diretta del danno comporta la rinuncia a quella prevista dalla legge n. 39 del 1977, ove, nonostante l’avvenuta redazione del CID, il danneggiato inoltri la richiesta di risarcimento all’assicuratore del responsabile, a norma dell’art. 22 della L. 990/69 e con il rispetto delle modalità previste dall’art. 3 della stessa legge, la procedura di liquidazione in regime convenzionale deve essere interrotta e l’impresa assicuratrice debitrice deve informare l’impresa mandataria della diffida inoltrata dall’avente diritto.La procedura di liquidazione prevede la consegna al proprio assicuratore della denuncia, che può essere redatta su modulo di constatazione amichevole e sottoscritta congiuntamente dai conducenti.L’assicuratore, verificata la sussistenza delle condizioni per la liquidazione diretta, vi provvede in nome e per conto dell’impresa debitrice.I danni materiali al veicolo vengono periziati a cura e spese dell’impresa mandataria nei dieci giorni dalla messa a disposizione dello stesso, secondo parametri previsti dall’associazione nazionale tra le imprese assicuratrici, e la liquidazione ha luogo nei quindici giorni dall’avvenuto accertamento tecnico.

 

Calcolo degli interessi2018-07-25T10:18:13+02:00

Risposta: La cartella è illegittima se, nel richiedere il pagamento dell’imposta o della sanzione insieme agli interessi, indica un’unica somma senza invece distinguerle. Secondo la giurisprudenza, deve essere chiaro e trasparente il metodo di calcolo degli interessi, le annualità calcolate e il saggio di ogni singolo anno. Solo in questo modo è possibile consentire al contribuente di esercitare un controllo sul “conto definitivo”.

In ogni caso, l’errata o omessa indicazione dei criteri di calcolo degli interessi non rende nulla tutta la cartella ma solo la parte degli interessi.

Alunni disabili: il diritto allo studio è sacro2018-04-18T10:58:54+02:00

Risposta: Con la sentenza n. 2023/2017, si è dato ragione ad una madre che aveva ottenuto dall’Istituto scolastico frequentato dal figlio, solo 13 ore di sostegno, a fronte delle 25 riconosciutegli dal “Gruppo di lavoro operativo handicap – G.L.O.H.”. Il Consiglio di Stato ha ribadito l’importanza del sistema scolastico ai fini dell’inserimento dei disabili nella società, ha stabilito la necessità che i dirigenti scolastici si attengano scrupolosamente alle proposte dei G.L.O.H. in merito ai piani di studio dei singoli alunni disabili e, ultimo ma forse più importante, ne ha fatto discendere il principio secondo cui «il danno morale e il danno biologico» subìti da un alunno disabile sono risarcibili, tra l’altro, quando sia riscontrabile «il nesso causale tra l’atto illegittimo dell’Amministrazione e l’insorgenza di una menomazione ulteriore, permanente o temporanea dell’integrità psicofisica dell’alunno disabile, suscettibile di valutazione medico-legale».

Acquisto immobili – Mi sono recato da un’agenzia immobiliare e ho visto un alloggio che vorrei comperare. Il titolare dell’agenzia mi ha detto che l’immobile apparteneva ad una signora defunta, avente un’unica figlia che appunto lo vuole vendere. Mi è stato suggerito di firmare intanto un preliminare nel quale verrebbe indicato che l’immobile perverrà in successione; il titolare dell’agenzia mi ha comunque garantito che la figlia provvederà all’accettazione dell’eredità prima della stipula dell’atto definitive di acquisto. Cosa devo fare ?2018-04-13T23:36:40+02:00

Risposta: a titolo cautelativo le suggerisco di firmare il contratto preliminare solo dopo l’avvenuta conclusione della pratica di successione. Al momento lei infatti non ha alcuna garanzia che la figlia effettivamente accetti la successione o che eventuali altri familiari non la impugnino. Se il promissario venditore insiste per la  stipula immediata del preliminare, provveda quantomeno all’immediata trascrizione dello stesso, che vale quale accettazione implicita dell’eredità.

Abusivismo: l’acquisizione dell’area al patrimonio del Comune non è senza limiti2018-07-24T19:52:52+02:00

Risposta: La sentenza Tribunale Amministrativo Regionale per la Regione Campania n. 2478/2017 interviene ad interpretare il combinato disposto dei commi 1 e 2 dell’art. 31 del D.P.R. 380/2001 (Testo Unico Edilizia), riguardanti la materia degli abusi edilizi immobiliari con particolare riferimento alla specifica conseguenza di carattere sanzionatorio, dell’acquisizione dell’area al patrimonio indisponibile del Comune. La sentenza muove dall’impugnativa, a cura del ricorrente dell’ordinanza di demolizione di un’opera costruita in totale assenza del permesso di costruire consistente in “un piano terraneo costituito da murature perimetrali e copertura a falda con lamiere coibentate, completo e tenuto in uso, avente una superficie di mq, 100 ca. e per una volumetria di mc. 350” emessa dal Responsabile del Servizio Urbanistica ai sensi dell’articolo 31 D.P.R 380/201, che definisce .gli interventi eseguiti in totale difformità dal permesso di costruire come quegli interventi “che comportano la realizzazione di un organismo edilizio integralmente diverso per caratteristiche tipologiche, planovolumetriche o di utilizzazione da quello oggetto del permesso stesso, ovvero l’esecuzione di volumi edilizi oltre i limiti indicati nel progetto e tali da costituire un organismo edilizio o parte di esso con specifica rilevanza ed autonomamente utilizzabile.”
Il citato articolo prevede che in questi casi il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale, accertata l’esecuzione di interventi in assenza di permesso o in totale difformità dal medesimo, ovvero con variazioni essenziali, determinate ai sensi dell’articolo 32, ingiunge al proprietario e al responsabile dell’abuso la rimozione o la demolizione, indicando nel provvedimento l’area che viene acquisita di diritto, ai sensi del comma 3 del cit. art. 31 Testo Unico Edilizia.
Nel merito Il ricorrente lamentava l’inapplicabilità del suddetto regime sanzionatorio per molteplici motivi, tra i quali la mancata individuazione, nell’ordinanza di demolizione, dell’area soggetta ad acquisizione gratuita al patrimonio comunale, nonché l’applicazione di un regime sanzionatorio eccessivo per una casistica per la quale al più la pena dovrebbe essere di tipo pecuniario. Il ricorrente, peraltro, deduceva l’improduttività di effetti dell’ingiunzione in virtù della presentazione dell’istanza di accertamento di conformità dell’art. 36 dello stesso Testo Unico.
Il Tribunale Amministrativo, analizzando la normativa vigente, giunge ad escludere, in primo luogo, che la sanzione applicabile possa consistere in una mera pena pecuniaria, vertendosi nella specifica ipotesi di “costruzione in assenza del permesso di costruire” con trasformazione del territorio.
Osserva quindi, che l’ingiunzione di demolizione è imposta dalla norma e prescinde dalla conformità urbanistica del manufatto abusivo: dacchè non rileva che l’interessato abbia presentato apposita istanza di accertamento di conformità, la quale, in ogni caso, avrebbe potuto solo produrre l’effetto di sospendere l’efficacia dell’Ordinanza di demolizione ma certo non di inficiarne la legittimità.
Infine, in ordine al motivo di ricorso concernente la mancata indicazione dell’area di sedime da sottoporre ad acquisizione, il TAR, richiamandosi ad una sentenza del Consiglio di Stato del 2013, liquida la questione assumendo che “la specificazione dell’area di sedime non costituisce elemento essenziale dell’ordine di demolizione”.
Sul punto, giova rimarcare che, al contrario, la giurisprudenza maggioritaria è ferma nel ritenere che “l’individuazione dell’area di pertinenza della “res abusiva” deve compiersi al momento dell’emanazione del provvedimento con il quale viene accertata l’inottemperanza e con cui si procede all’acquisizione gratuita del bene al patrimonio del Comune, indicazione che deve, quindi, essere contenuta nell’atto d’acquisizione, a pena d’illegittimità di quest’ultimo, costituendo esso titolo per l’immissione in possesso dell’opera e per la trascrizione nei registri immobiliari” (così, TAR Lazio, sez. II-ter, 2 gennaio 2012, n. 9, che richiama TAR Campania, sez. IV, 21 settembre 2002, n. 5429; in termini, TAR Lazio, sez. I-quater, 4 aprile 2011, n. 2918).
Altra questione è quella relativa all’ipotesi in cui l’area oggetto di demolizione sia stata assegnata in godimento a terzi: si pensi all’ipotesi del conduttore che esegua opere “abusive”: in questo caso è previsto che il provvedimento vada comunque notificato al proprietario oltre che all’effettivo responsabile dell’abuso (nella specie il conduttore) ma, ferma la responsabilità di ordine pecuniario circa la messa in pristino, la sanzione accessoria dell’acquisizione al Comune, non potrà considerarsi efficace nei confronti del proprietario.

A chi ci si deve rivolgere nel caso in cui il veicolo danneggiante sia straniero?2018-07-24T17:05:56+02:00

Risposta: Quando un incidente in Italia è stato causato da un veicolo straniero, il danneggiato si deve rivolgere all’U.C.I., cioè l’Ufficio Centrale Italiano, che è competente per la gestione dei sinistri causati da veicoli immatricolati o registrati all’estero. In caso di incidente, dunque, bisogna farsi consegnare dalla controparte il duplicato della “carta verde” in cui sono riportati i dati dell’auto e dell’assicurazione straniera. E’ poi sempre utile compilare il modello blu di constatazione amichevole dell’incidente per facilitare il risarcimento. Se il responsabile del sinistro è l’italiano, questi deve informare la propria assicurazione mediante una denuncia cautelativa, ed è a quest’ultima cui lo straniero potrà rivolgersi per chiedere il suo risarcimento dei danni. Nel caso di sinistro verificatosi all’estero, il cittadino italiano deve inviare la richiesta di risarcimento alla compagnia assicurativa dello straniero correlata dal modello blu di constatazione amichevole dell’incidente ed informare la propria compagnia assicurativa.

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