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FAQ2018-07-26T12:07:24+02:00
Tempo fa ho ricevuto una multa per divieto di sosta. La multa era palesemente illegittima ma né ho fatto ricorso, né pagato quanto dovuto. Oggi ho ricevuto la cartella esattoriale riferita a tale multa. Posso fare ricorso contro la cartella esattoriale, deducendo i vizi di illegittimità della multa?2018-08-02T16:38:28+02:00

Risposta: Non è possibile eccepire l’illegittimità della multa, impugnando la cartella esattoriale. Infatti, se non si paga o non si ricorre entro i termini, la contravvenzione diviene inoppugnabile, quindi non si potrà più contestare nemmeno in via indiretta ricorrendo contro la cartella esattoriale. Quest’ultima può essere impugnata esclusivamente per vizi propri come ad esempio notifica imperfetta o effettuata oltre i termini, errori di calcolo, logici o di persona, ancora assenza sottoscrizione o mancata valutazione di eventuali riduzioni. Ricordiamo che la cartella esattoriale deve essere notificata entro massimo 5 anni dalla contravvenzione: diversamente, anche se non si è fatto ricorso contro la contravvenzione, la cartella è nulla.

Sono un ragazzo di diciannove anni. Ho conosciuto qualche mese fa su una chat una ragazza quindicenne con cui sono diventato amico. La ragazza nel corso delle settimane ha cominicato ad inviarmi delle sue foto sempre più spinte in atteggiamenti erotici, alcune con lei completamente nuda, e poi mi ha chiesto di inviarle dei miei selfies da nudo. Io l’ho fatto, per gioco. Adesso alcuni amici mi hanno detto che teroricamente rischio di essere processato per possesso di materiale pedopornografico. E‘ vero?2018-07-24T17:46:18+02:00

Risposta: tutta la giurisprudenza più recente è allineata in senso negativo. E‘ stato infatti escluso che la condotta di chi detiene materiale erotico, realizzato direttamenente da una minore ultra quattordicenne con l’utilizzo del c.d. selfie e da questa consegnato od inviato spontaneamente ad altro soggetto integri il reato di detenzione di materiale pedopornografico.  

Sono un odontotecnico e lavoro in uno studio il cui titolare è un odontoiatra, regolarmente iscritto al relativo ordine professionale. Io mi limito a svolgere le protesi, nell’assoluto rispetto delle mie competenze. Due giorni alla settimana il titolare dello studio non è presente, ed io in tali giorni oltre alla mia attività ricevo le telefonate dei clienti e prenoto gli appuntamenti. Ho il timore che qualcuno, venendo in studio e non trovando il titolare, possa pensare ad un esercizio abusivo della professione di odontoiatra da parte mia.2018-07-24T17:49:45+02:00

Risposta: non deve avere alcun timore in tal senso. Lei, come mi ha riferito, si limita a svolgere il compito di odontotecnico. Il fatto che per due giorni alla settimana nello studio non vi sia il titolare, e che lei in quelle date prenda gli appuntamenti, non ha alcuna incidenza sul problema dell’esercizio abusivo della professione.

Sono un avvocato e molti anni or sono, quando non ero ancora iscritto all’Albo,  venni condannato per esercizio abusivo della professione. Oggi purtroppo, nonostante il tempo trascorso, chi digita il mio nome sui motori di ricerca vede quale prima notizia quella della mia condanna in sede penale, sia pur per fatti estremamente risalenti nel tempo. Questo costituisce come una macchia e limita la mia attività professionale. Vi sono degli strumenti per cancellare queste notizie?2018-07-24T17:51:27+02:00

Risposta: siamo in presenza di una tematica assai interessante quale quella del diritto all’oblio. La questione è stata affrontata a livello di Corti internazionali. In particolare, come forse saprà, dalla Corte di Giustizia UE. Si era in presenza di un reclamo mosso da un cittadino spagnolo, Mario Costeja Gonzales, contro La Vanguardia Ediciones SL, nonché contro Google Spain e Google Inc., in quanto, a distanza di anni, operando una ricerca su Google al nome di tale soggetto si continuava a vedere, in posizione preminente, la menzione di una  vendita all’asta di immobili a seguito di un pignoramento effettuato nei suoi confronti. 

Il problema è poi stato affrontato dalla Cassazione. E’ stato  osservato che il   diritto all’oblio  «salvaguarda la proiezione sociale dell’identità personale, l’esigenza di un soggetto di essere tutelato dalla divulgazione di informazioni (potenzialmente) lesive in ragione della perdita […] di attualità delle stesse, sicché il relativo trattamento viene a risultare non più giustificato ed anzi suscettibile di ostacolare il soggetto nell’esplicazione e nel godimento della propria personalità» (Cass. civ., sez. III, 5 aprile 2012, n. 5525,  in CED Cass., n. 622169). 

Si aggiunse  che «esiste un diritto giuridicamente tutelato dell’interessato a una proiezione genuina e attuale della propria identità, che il Web non può ignorare […]; se l’interesse pubblico sotteso al diritto all’informazione (art. 21 Cost.) costituisce un limite al diritto fondamentale alla riservatezza al soggetto cui i dati appartengono è correlativamente attribuito il diritto all’oblio e cioè a che non vengano ulteriormente divulgate notizie che per il trascorrere del tempo risultino ormai dimenticate o ignote alla generalità dei consociati». 

Alcuni studi legali in Italia stanno iniziando a promuovere cause pilota per il riconoscimento del diritto all’oblio in simili ipotesi.

Sono stato multato per eccesso di velocità, ma l’autovelox non era visibile. Che mi conviene fare?2018-08-02T16:38:28+02:00

Risposta:  Se l’autovelox non è stato segnalato almeno 400 metri prima, con un’apposita segnaletica verticale, e non è ben visibile, si può proporre ricorso al giudice di pace poiché la multa è illegittima. Sul punto, la Corte di Cassazione ha tra l’altro ribadito che è configurabile il reato di truffa ogni qualvolta vengono nascoste dolosamente le apparecchiature di rilevamento della velocità

Sono stata legata sentimentalmente ad un ragazzo che ho poi dovuto lasciare per la sua ossessiva gelosia. Adesso vivo con un altro uomo. Da mesi peraltro il mio ex compagno mi telefona ad ogni ora del giorno e della notte, dicendomi che se mi vedrà con il mio attuale convivente «non sa cosa farà». Mi tempesta di messaggi sms, talora gentili, con cui mi supplica di tornare insieme con lui, talora minacciosi. Io vivo in un perenne stato di ansia, ho dovuto modificare il mio profilo facebook e per andare all’università mi faccio ora sempre accompagnare da miei amici. Sono terrorizzata anche se posso capire l’amarezza del mio ex compagno. Cosa devo fare? Non vorrei fargli del male. In fondo a suo tempo lo avevo amato.2018-07-24T17:47:59+02:00

Risposta: in questo caso provi la soluzione più „blanda“. Si rivolga alla polizia affinchè venga trasmessa al Questore la richiesta di ammonimento nei confronti del suo ex compagno. L’ammonimento del questore consiste in un provvedimento amministrativo con cui si invita il destinatario «a  tenere una condotta conforme alla legge», diffidando il soggetto ad astenersi dal compiere atti persecutori nei confronti della vittima. Qualora l’ammonimento del Questore non sortisca alcun esito, occorrerà formulare atto di querela presso un comando dei carabinieri o della polizia. Ricordi che la querela deve essere formulata entro sei mesi dal fatto. Le consiglio inoltre di registrare le telefonate a lei fatte dal suo ex compagno, e di conservare gli sms, che potranno essere esibiti come prove in un futuro giudizio penale.

Sono separata da alcuni anni e mio marito mi deve versare “gli alimenti”, che però non riesco ad avere. Cosa posso fare?2018-04-06T13:11:45+02:00

Può iniziare subito una procedura esecutiva nei confronti del coniuge obbligato, pignorando ad es: il suo stipendio, la sua pensione e tutti i propri beni.

Sono proprietario di un supermarket e ho ragione di sospettare che almeno una delle mie cassiere si appropri di una parte del denaro delle casse. Vorrei installare delle telecamere di videosorveglianza, ma mi è stato detto che vi sono molte regole da seguire. Cosa devo fare con precisione ?2018-07-24T17:47:15+02:00

Risposta: Ai sensi dell’art. 4 della l. n. 300 del 1970 (c.d. Statuto dei lavoratori) lei dovrà prendere contatto con le rappresentanze sindacali aziendali al fine di ottenere il loro consenso, Al riguardo sarà necessario indicare il numero e la posizione delle telecamere ed il relativo raggio di azione. In caso di mancata intesa con le RSA, lei potrà ricorrere alle Direzioni terroriali del lavoro. Peraltro la Cassazione ha recentemente affermato che è comunque sufficiente anche il consenso all’installazione dell’impianto di videosorveglianza da parte di tutti i lavoratori interessati, persino nell’ipotesi di mancata intesa con le RSA.   

Sono laureato in legge e sto svolgendo pratica legale presso uno studio. Talora il titolare non è presente ed io allora prendo gli appuntamenti con i clienti , fissando ovviamente le date in cui il titolare sarà presente, ricevo da loro eventuali incartamenti firmando per quietanza, mi reco presso altri studi per discutere di varie tematiche giuridiche. Ho paura di „sconfinare“ e di poter essere accusato di esercizio abusivo della professione.2018-07-24T17:50:38+02:00

Risposta. Il problema dei praticanti avvocati è stato affrontato, ancora recentemente, dalla Cassazione con la pronuncia della Quinta Sezione penale del 17 febbraio 2017, n.  7630. La vicenda concerneva un praticante avvocato che si era presentato ad alcuni  clienti dello studio come il legale incaricato della trattazione di una pratica, ed aveva poi firmato varie quietanze. Nel corso del procedimento per esercizio abusivo della professione l’imputato si era difeso affermando che ricevere acconti in denaro dai clienti e firmare quietanze di pagamento   non rappresenta affatto un’attività tipica della professione legale, e non configura pertanto il reato di esercizio abusivo della professione. La Cassazione, richiamandosi all’insegnamento delle Sezioni Unite (Cass. pen, sez. un., 23 marzo 2012, n. 11545) ha affermato che integra il reato di esercizio abusivo della professione il compimento di atti che, pur non attribuiti in via esclusiva a una determinata professione (quali la firma di quietanze e la ricezione di acconti di pagamento) possono indurre peraltro in errore la clientela qualora vengano realizzati con modalità tali da creare le oggettive apparenze di un’attività professionale svolta da un soggetto regolarmente abilitato. Le suggerisco pertanto di chiarire ai vari clienti in occasione di tali attività che lei è un praticante e non un avvocato. In tal modo potrà evitarsi l’insorgere di ogni dubbio.  

Sono il legale di una Srl e, in quanto obbligato in solido, mi è stata notificata una multa per superamento del limite di velocità con una delle auto aziendali. La notifica dice: “trasgressore non identificato”. Verranno decurtati i punti dalla mia patente?2018-08-02T16:36:25+02:00

Risposta:  È necessario comunicare all’Amministrazione, entro 60 giorni dalla notifica del verbale, i dati identificativi del conducente in modo tale da individuare con certezza il soggetto che ha commesso l’infrazione e che dovrà subire la decurtazione dei punti . Il mancato adempimento di tale obbligo senza giustificato motivo comporta un’ulteriore contravvenzione per non aver rispettato un comando dell’autorità.

Si riceve una multa per un’infrazione commessa in un luogo dove non si è mai stati. Cosa fare?2018-08-02T16:35:28+02:00

Risposta: È evidente che l’agente si è sbagliato nel redigere il verbale o la targa è stata clonata. Pertanto la soluzione migliore è contestare il verbale dimostrando, con prove certe e inconfutabili, l’errore da parte degli agenti. Nel ricorso (al Prefetto o al Giudice di Pace) bisognerà dare prova che, in quel preciso momento, si era da un’altra parte (per es.: badge del posto di lavoro, dichiarazioni di testimoni circa la presenza del conducente da un’altra parte). Potrebbe essere utile (e convincente) sporgere querela contro ignoti per denunciare l’eventuale clonazione della targa. Non succede raramente, infatti, che qualcuno falsifichi la propria targa al solo fine di evitare contravvenzioni.

Si può risolvere un contratto se la prestazione diventa impossibile?2018-07-27T11:05:53+02:00

Risposta: La legge distingue la disciplina della risoluzione per impossibilità, a seconda della natura dell’impossibilità:

  1. se si tratta di impossibilità totale(art. 1463 c.c.), la parte liberata per la sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta non può chiedere la controprestazione, e deve restituire quella che abbia già ricevuta, secondo le norme relative alla ripetizione dell’indebito;
  2. se la prestazione di una parte è divenuta solo parzialmente impossibile, l’altra parte ha diritto a una corrispondente riduzione della prestazione da essa dovuta, e può anche recedere dal contratto qualora non abbia un interesse apprezzabile all’adempimento parziale (art. 1464 c.c.).

C’è però un’eccezione per quanto riguarda i contratti con effetti traslativi o costitutivi (art. 1465 c.c., es. i contratti di vendita). Nei contratti che trasferiscono la proprietà di una cosa determinata ovvero costituiscono o trasferiscono diritti reali, infatti, il perimento della cosa per una causa non imputabile all’alienante non libera l’acquirente dall’obbligo di eseguire la controprestazione, ancorché la cosa non gli sia stata consegnata. La stessa disposizione si applica nel caso in cui l’effetto traslativo o costitutivo sia differito fino allo scadere di un termine

Si può essere mulati per aver superato di 1 Km il limite di velocità?2018-08-02T16:35:28+02:00

Risposta: La legge applica, su ogni eccesso di velocità, una tolleranza del 5% (per un minimo di tolleranza di 5 km7h) . Pertanto, se arriva la multa, vuol dire che c’è stato un discostamento dal limite di velocità non già dell’1%, ma del 6%. Per esempio: su un limite di 70 Km/h, il 5% corrisponde a 3,75 Km/h; ma poiché la tolleranza minima è di 5 Km/h, nel caso di specie la multa scatta solo al raggiungimento di 76 Km/h.

Si può conseguire prima la liquidazione del danno all’autovettura e successivamente quella relativa alle lesioni fisiche?2018-07-24T16:23:01+02:00

Risposta: Non ci sono preclusioni giuridiche al riguardo. La attuale normativa prevede che la compagnia assicurativa, in caso di danni a sole cose, è tenuta a comunicare entro 60 giorni dal ricevimento della richiesta risarcitoria la somma offerta per il risarcimento (30 giorni in caso di constatazione amichevole del sinistro sottoscritta dai conducenti), oppure i motivi per cui non ritiene di fare l’offerta. In caso di lesioni personali, tale comunicazione deve essere formulata entro 90 giorni

Se il giudice dispone l’affidamento condiviso dei figli minori, questi devono andare a vivere alternativamente con entrambi i genitori?2018-04-06T13:38:19+02:00

Viene sempre individuato il genitore “di riferimento”, presso il quale dovranno vivere i figli, senza che ciò leda i principi e le regole comportamentali previste dall’affidamento condiviso.

Se dopo il deposito del ricorso per separazione mi compro una casa, questa è di mia esclusiva proprietà?2018-04-06T13:33:13+02:00

Ciascun coniuge potrà acquistare un immobile, che sarà di sua esclusiva proprietà, subito dopo l’udienza davanti al Presidente del tribunale, sia in caso di separazione giudiziale che in quella consensuale.

Se ad esempio si riceve una multa che riporta una infrazione commessa in una erta data ma il verbale di contestazione ne riporta un’altra La contestazione è valida?2018-08-02T16:35:28+02:00

Risposta: No, la multa è illegittima e si può fare ricorso per richiedere l’annullamento. Affinché il verbale possa essere considerato valido, infatti, deve contenere tutti i dati idonei a identificare con certezza i fatti e le generalità del trasgressore.

Riduzione del pignoramento2018-07-25T10:24:11+02:00

Risposta: Quando il valore dei beni pignorati è superiore all’importo delle spese dell’esecuzione e dei crediti dovuti al creditore pignorante e agli eventuali creditori intervenuti, comprensivo del capitale, degli interessi e delle spese, il debitore può presentare al giudice dell’esecuzione un’istanza (anche orale) di riduzione del pignoramento.

L’istanza può essere proposta in qualsiasi fase della procedura esecutiva, finché non si sia proceduto alla vendita dei beni. La riduzione può essere disposta anche d’ufficio.

Il giudice decide con ordinanza non impugnabile, sentito il creditore pignorante.

Quanto tempo occorre per una Separazione?2018-04-06T13:02:10+02:00

Se la separazione è consensuale, perché i coniugi sono d’accordo, tutto si risolve nell’arco di qualche mese davanti al presidente del Tribunale. Se invece la separazione è giudiziale, perché i coniugi non si trovano d’accordo ed anzi sono in uno stato di forte litigiosità su tutto, la causa, purtroppo, può durare anche diversi anni.

Quanto può incidere l’anatocismo sul “costo” del conto corrente?2018-07-24T20:13:45+02:00

Risposta: Supponiamo che un correntista nell’arco del decennio 1993 – 2003 abbia uno scoperto medio sul conto corrente di € 10.000,00 ed il tasso di interesse passivo medio sia del 10% annuo. Con la capitalizzazione trimestrale gli interessi nel decennio ammonteranno ad € 16.868,57 mentre senza capitalizzazione essi ammonteranno ad € 10.005,48.

Quanto costa fare causa per anatocismo?2018-07-24T20:18:21+02:00

Risposta: Vi sono dei costi iniziali da sostenere quali le spese giudiziarie, l’incarico di un consulente tecnico-bancario e così via che consigliano di intraprendere la causa solamente se si è veramente intenzionati o se le somme da recuperare hanno un certa consistenza. Bisogna tenere presente però che in caso di esito positivo del giudizio, il giudice con ogni probabilità accollerà alla banca soccombente tutte le spese legali, comprese le somme anticipate dal correntista.

Quando si prescrive il diritto al risarcimento del danno provocato dalla circolazione dei veicoli?2018-07-25T09:45:46+02:00

Risposta: Il risarcimento del danno prodotto dalla circolazione dei veicoli si prescrive, ai sensi dell’art. 2947 c.c., secondo comma, in due anni. Non hanno effetto interruttivo di tale termine le trattative di componimento bonario .Tuttavia, ove il fatto che ha causato il danno venga considerato dalla legge come reato e per il reato sia stabilita una prescrizione più lunga, questa si applica anche all’azione civile. Ai fini della prescrizione del diritto al risarcimento del danno derivante da reato, si deve avere riguardo alla pena edittale senza tenere conto della diminuzione della pena conseguente alla concessione di circostanze attenuanti generiche. Se il reato è estinto per causa diversa dalla prescrizione o è intervenuta sentenza irrevocabile nel giudizio penale, il diritto al risarcimento del danno si prescrive nel termine di due anni, con decorrenza dalla data di estinzione del reato o dalla data in cui la sentenza è divenuta irrevocabile.

Quando si prescrive il diritto al risarcimento del danno provocato dalla circolazione dei veicoli?2018-08-02T16:29:09+02:00

Risposta: Il risarcimento del danno prodotto dalla circolazione dei veicoli si prescrive, ai sensi dell’art. 2947 c.c., secondo comma, in due anni. Non hanno effetto interruttivo di tale termine le trattative di componimento bonario .Tuttavia, ove il fatto che ha causato il danno venga considerato dalla legge come reato e per il reato sia stabilita una prescrizione più lunga, questa si applica anche all’azione civile. Ai fini della prescrizione del diritto al risarcimento del danno derivante da reato, si deve avere riguardo alla pena edittale senza tenere conto della diminuzione della pena conseguente alla concessione di circostanze attenuanti generiche. Se il reato è estinto per causa diversa dalla prescrizione o è intervenuta sentenza irrevocabile nel giudizio penale, il diritto al risarcimento del danno si prescrive nel termine di due anni, con decorrenza dalla data di estinzione del reato o dalla data in cui la sentenza è divenuta irrevocabile.

Quando si ha la risoluzione per inadempimento?2018-07-27T11:07:39+02:00

Risposta: Nei contratti con prestazioni corrispettive, quando uno dei contraenti non adempie le sue obbligazioni, l’altro può a sua scelta chiedere l’adempimento o la risoluzione del contratto, salvo, in ogni caso, il risarcimento del danno (art. 1453 c.c.).La risoluzione può essere domandata anche quando il giudizio è stato promosso per ottenere l’adempimento, ma non può più chiedersi l’adempimento quando è stata domandata la risoluzione. Dalla data della domanda di risoluzione l’inadempiente non può più eseguire la propria prestazione.Il contratto non si può risolvere se l’inadempimento di una delle parti ha scarsa importanza, avuto riguardo all’interesse dell’altra.Alla parte inadempiente l’altra può intimare per iscritto di adempiere in un congruo termine, con dichiarazione che, decorso inutilmente detto termine, il contratto s’intenderà senz’altro risolto (art. 1454 c.c.). In questo caso il termine non può essere inferiore a quindici giorni, salvo diversa pattuizione delle parti o salvo che, per la natura del contratto o secondo gli usi, risulti congruo un termine minore. Decorso il termine senza che il contratto sia stato adempiuto, questo è risoluto di diritto.

Quando si ha il concorso di colpa?2018-07-25T09:47:06+02:00

Risposta: Il concorso di colpa in materia di circolazione di veicoli è previsto al secondo coma dell’art. 2054 c.c., il quale stabilisce che nel caso di scontro tra veicoli si presume, fino a prova contraria, che ciascuno dei conducenti abbia concorso ugualmente a produrre il danno subito dai singoli veicoli.Relativamente al concorso di colpa, sussiste pertanto una presunzione relativa, vale a dire operante fino a prova contraria che, in presenza di fatti imputabili a più soggetti, a ciascuno di essi debba essere riconosciuta un’efficacia causativa del danno qualora abbiano determinato una situazione per la quale senza l’uno o l’altro di essi l’evento non si sarebbe verificato.Si presume che ciascun conducente abbia provocato con pari colpa e con pari efficienza causale i danni causati dallo scontro, sia i propri che quelli riportati dall’altro conducente.Pertanto, in applicazione del principio del concorso di colpa del danneggiato ex art. 1227 c.c., ciascun conducente dovrà risarcire la metà dei danni subiti dall’altro e sopportare una riduzione del diritto al risarcimento dei propri danni in eguale misura.La presunzione di responsabilità concorrente dei conducenti, ex art. 2054, opera solo nel caso di scontro tra veicoli, e si applica soltanto nel caso in cui le risultanze probatorie non permettano concretamente di accertare in quale misura la condotta dei due conducenti abbia causato l’evento dannoso.Tuttavia, quando anche venga accertata la colpa esclusiva di uno solo dei due conducenti, l’altro non per questo si libererà automaticamente dalla presunzione di corresponsabilità, ma è necessario che dimostri di avere osservato le norme sulla circolazione e quelle di comune prudenza .Il principio di solidarietà prefigurato dal nostro ordinamento impone anche al conducente che abbia rispettato le norme del codice della strada di attivarsi, dinanzi alla scorrettezza altrui, per evitare il sinistro secondo l’ordinaria diligenza, cioè scegliendo la manovra che il guidatore medio, con riferimento alla situazione concreta, valuta come la più idonea per evitare od attenuare il danno.La presunzione di eguale concorso opera anche se uno dei veicoli non ha subito danni e concerne sia la gravità della colpa che l’entità della conseguenza del fatto dannoso.

Quando scatta il reato per l’omesso versamento Iva?2018-07-24T20:04:24+02:00

Risposta: La soglia di punibilità del reato di omesso versamento Iva è stato elevato da 50 mila a 250 mila euro. Il reato di omesso versamento dell’IVA si configura se l’importo dovuto e non versato supera 250.000 euro per ciascun periodo d’imposta al posto dei precedenti 50.000. L’aumento della soglia viene prevista dal dlgsv 158 del 24/9/2015 pubblicato sulla GU n.55 del 7/10 in vigore dal 22 ottobre 2015.

In particolare, il contribuente soggetto passiva IVA, che non versi l’IVA dovuta in base alla dichiarazione annuale entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo di imposta successivo, per un ammontare superiore a 250.000 euro per ciascun periodo d’imposta, è punito con la reclusione da 6 mesi a 2 anni.

Il Governo nella relazione illustrativa afferma che in rapporto ai fatti di omesso versamento dell’IVA al di sotto della soglia si sono ritenute sufficienti le sanzioni amministrative già comminate dall’articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471 (sanzione del 30% di ogni importo non versato).

Quando può il contribuente presentare un ricorso tributario?2018-07-24T20:09:37+02:00

Risposta: Se un contribuente ritiene illegittimo o infondato un atto emesso nei suoi confronti (per esempio, un avviso di liquidazione o di accertamento, una cartella di pagamento, ecc.), può presentare ricorso rivolgendosi alla Commissione tributaria provinciale (CTP) competente per chiederne l’annullamento totale o parziale. E’ bene che il contribuente valuti  l’opportunità di instaurare un contenzioso tributario  ponderando i tempi ed i costi del contenzioso stesso. Occorre, infatti, considerare che la proposizione di un ricorso comporta, nella maggior parte dei casi, costi aggiuntivi rappresentati dall’obbligo di farsi assistere da un difensore e dal rischio, per chi perde, di essere condannato al pagamento delle spese.

Inoltre, occorre considerare che, per gli atti notificati dal 1° aprile 2012 (ovvero dal 1° dicembre 2012 per gli atti emessi dall’ex Agenzia del Territorio), è stato introdotto nel processo tributario il nuovo istituto del “reclamo” (art. 39, comma 9, del D.L. n. 98/2011), che ha lo scopo di trovare un accordo preventivo tra contribuente e Fisco ed evitare, quindi, il ricorso al giudice tributario. L’istituto del reclamo è obbligatorio per le controversie di valore non superiore a 20.000 euro.

Quando può essere invocata la legittima difesa o una delle altre cause di non punibilità del reato?2018-07-24T17:30:59+02:00

Risposta: L’art. 52 c.p. (legittima difesa) prevede la non punibilità del fatto se chi lo ha commesso vi è stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta. Tuttavia, lo stesso articolo stabilisce che deve esservi proporzionalità tra la difesa e l’offesa. La reazione è perciò giustificata solo ove sussistano i due requisiti della necessità e della proporzionalità tra offesa e difesa.La giurisprudenza ha chiarito che, relativamente alla legittima difesa, la proporzionalità deve assumersi tra i beni in conflitto. Ad esempio, nel caso di un furto, che presuppone l’offesa all’integrità patrimoniale di un soggetto, non sarà considerata legittima la difesa di chi, per scongiurare tale reato, cagioni la morte del ladro, posto che in questo caso si va a ledere il bene della vita che è certamente sovraordinato al bene patrimoniale.Altre cause di giustificazione sono:

  1. il consenso dell’avente diritto (art. 50 c.p.)
  2. l’esercizio di un diritto o l’adempimento di un dovere (art. 51 c.p.)
  3. l’uso legittimo delle armi (art. 53 c.p.)
  4. lo stato di necessità (art. 54 c.p.).
Quali sono le percentuali di “rischio” di non vedere accolta la domanda?2018-07-24T20:16:46+02:00

Risposta: Ad oggi l’orientamento largamente prevalente dei Tribunale e Giudici di Pace è quello di accogliere le domande di restituzione dell’anatocismo, conformemente all’indirizzo di tutte le ultime sentenze della Corte di Cassazione, tenendo sempre presente però che tutte le cause, come è noto, presentano dei margini di rischio.

Quali sono le informazioni (dati personali) tutelate dalla legislazione sulla Privacy?2018-07-24T17:38:37+02:00

Risposta: Il D. lgs 30.6.2003, n. 196 (Codice in materia di protezione dei dati personali, detto codice sulla privacy), che a far data dal 1.1.2004 ha sostituito la legge n. 675/96 e molte altre disposizioni di legge e di regolamento in materia, definisce dati personali qualsiasi informazione relativa a persona fisica, giuridica, ente o associazione, identificati o identificabili, anche indirettamente, mediante riferimento a qualsiasi altra informazione, ivi compreso un numero di identificazione personale.

La categoria dei dati personali è pertanto assai generica e ricomprende in essa ogni forma di informazione che sia riferibile a persone fisiche o enti.

È impossibile un’elencazione esaustiva delle informazioni che possono essere qualificate come dati personali. Si forniscono di seguito alcuni esempi dei più comuni:

  • Nome, cognome, denominazione, ragione sociale
  • Indirizzo di residenza, domicilio, dimora, sede
  • Età
  • Stato civile
  • Utenze e traffico telefonico o di fax
  • E-mail
  • ICQ number
  • Password
  • PIN code
  • Codici di accesso
  • Numeri di identificazione
  • File di LOG e Cookies (da essi infatti si possono ad esempio desumere informazioni relative alle visite fatte da un utente a specifici siti Internet)
  • Informazioni sull’istruzione
  • Informazioni sull’attività lavorativa
  • Informazioni sulla condizione economica
  • Suoni e immagini se da esse risultano informazioni su una determinata persona (tipo le riprese delle videocamere di sorveglianza)

Una ulteriore particolare tutela è riservata a quei dati personali cosiddetti sensibili di cui all’articolo 4 del D. lgv. 196/03, vale a dire dati idonei a rivelare:

  • l’origine razziale ed etnica
  • le convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere
    • le opinioni politiche
    • l’adesione a partiti, sindacati, associazioni od organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale
    • i dati personali idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale

    Per essi infatti è necessario che l’autorizzazione al consenso sia data per iscritto.

    Ulteriori particolari restrizioni sono poi garantite anche per i dati giudiziari.

    In alcuni casi il titolare che gestisce i dati personali è tenuto a notificare al Garante il trattamento cui intende procedere (art. 37 del Codice).

    Chi assume essere stato leso in ordine al trattamento dei dati personali può proporre reclamo, segnalazione o ricorso al Garante oppure adire l’Autorità Giudiziaria.

    Oltre al risarcimento del danno sono previste particolari sanzioni amministrative. Per un illecito trattamento dei dati, per falsità nelle comunicazioni e omissione delle misure di sicurezza, sono previste anche sanzioni penali sino a 3 anni di reclusione e pene pecuniarie sino a 50.000 Euro.

Quali sono le differenze tra reato doloso, colposo e preterintenzionale?2018-07-24T17:30:13+02:00

Risposta: Per dolo si intende la consapevolezza e la volontà di commettere un reato. Il dolo è uno degli elementi essenziali al fine di qualificare ciascun reato (è detto, in particolare, elemento soggettivo, perché riguarda uno stato psicologico).
L’art. 42 c.p. prevede infatti che nessuno può essere punito per un’azione od omissione preveduta come reato, se non l’ha commessa con coscienza e volontà, ma fa salvi alcuni casi, espressamente previsti dalla legge, in cui può aversi reato anche in mancanza di dolo (sono i casi dei reati preterintenzionali e dei reati colposi).

Si determina uno stato soggettivo di preterintenzione quando si vuole porre in essere un reato, ma le conseguenze della propria azione sono più gravi di quanto previsto (ad esempio, si vuole colpire con un pugno per provocare una percossa e invece si determina la morte della persona colpita). Le uniche figure previste nel nostro ordinamento sono l’omicidio preterintenzionale (art. 584 c.p.) e l’aborto preterintenzionale (art. 18, c. 2, L. 194/1978).

Si ha invece l’elemento soggettivo della colpa quando manca la volontà di determinare un qualsiasi evento costituente reato, ma l’evento si verifica ugualmente per negligenza, imprudenza, imperizia o per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline (art. 43 c.p.). Anche le ipotesi di reati colposi sono tassativamente previste dalla legge (ad esempio: omicidio colposo [art. 589 c.p.] o lesioni colpose [art. 590 c.p.]).

Le contravvenzioni sono punibili sia se commesse a titolo di dolo che a titolo di colpa.

Quali sono le conseguenze nel caso in cui il danneggiato abbia subito lesioni fisiche tali da doversi operare?2018-07-24T16:59:30+02:00

Risposta: Il danneggiato che si sottoponga ad intervento medico-chirurgico ha diritto al rimborso del costo dell’operazione, sia nel caso questa abbia luogo presso il sistema sanitario nazionale sia presso strutture private (entro certi limiti). Inoltre ha diritto al risarcimento del danno biologico per invalidità permanente che eventualmente residui a seguito dell’operazione.

Quali sono le condizioni per poter richiedere l’emissione di un decreto ingiuntivo?2018-07-24T17:19:08+02:00

Risposta: Affinché si possa far ricorso al procedimento per decreto ingiuntivo è necessario che il credito consista nella consegna di una somma determinata di denaro o di una quantità determinata di cose fungibili, oppure nella consegna di una cosa mobile determinata. È inoltre necessario che il credito sia provabile mediante prova scritta.

Più precisamente, si intendono per prove scritte idonee alla richiesta di decreto ingiuntivo (art. 634 c.c.):

  1. le polizze e promesse unilaterali per scrittura privata;
  2. i telegrammi;
  3. gli estratti autentici delle scritture contabili;
  4. in alcuni casi, la giurisprudenza considera prova scritta anche le fatture commerciali.
Quali sono i termini per proporre una querela?2018-07-24T17:28:04+02:00

Risposta: L’art. 124 c.p. prescrive che la querela sia presentata nel termine perentorio di tre mesi dalla notizia del fatto costituente reato.La giurisprudenza ha chiarito che tale termine comincia a decorrere dalla effettiva conoscenza del fatto che ha la persona offesa, anche in relazione alla sua qualifica di reato e alla individuazione dell’autore. Si può, ad esempio, sapere che è accaduto un determinato evento, ma non avere subito gli elementi per qualificarlo quale reato, oppure può esserci bisogno di tempo per esperire alcuni accertamenti al fine di conoscere chi è l’autore del fatto. In tali casi il termine comincerà a decorrere dal momento in cui il quadro oggettivo e soggettivo sarà completo, indipendentemente dal momento in cui è verificato il fatto.Inoltre, l’onere di provare che la querela è stata proposta non tempestivamente grava su chi vuole far valere la decadenza, e l’eventuale incertezza deve essere interpretata a favore del querelante.In alcuni casi, come ad esempio nel reato di Stalking, i termini per la presentazione della querela sono allungati per garantire alla persona offesa un maggior effettivo diritto di difesa (nel caso citato, il termine per la querela è di sei mesi).

 

Quali sono i reati informatici?2018-07-24T17:40:28+02:00

Risposta: Su impulso di una disposizione comunitaria (R[9]89), la legge 547/93 ha introdotto nel nostro ordinamento una serie di reati (cosiddetti informatici) caratterizzati dalla previsione che l’attività illecita abbia come oggetto o mezzo del reato un sistema informatico o telematico.

Tali nuove fattispecie di reato sono:

  • Esercizio arbitrario delle proprie ragioni (art. 392 c.p.)
  • Attentato ad impianti di pubblica utilità (art. 420 c.p.)
  • Falsità in documenti informatici (art. 491-bis c.p.)
  • Accesso abusivo ad un sistema informatico (art. 615-ter c.p.)
  • Detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso (art. 615-quater c.p.)
  • Diffusione di programmi diretti a danneggiare o interrompere un sistema informatico (art. 615-quinquies c.p.)
  • Violazione della corrispondenza e delle comunicazioni informatiche e telematiche (art. 616, 617-quater, 617-quinquies, 617-sexies c.p.)
  • Rivelazione del contenuto di documenti segreti (art. 621 c.p.)
  • Trasmissione a distanza di dati (art. 623-bis c.p.)
  • Danneggiamento di sistemi informatici o telematici (art. 635-bis c.p.)
  • Frode informatica (art. 640-ter c.p.).
Quali sono i reati di competenza del Giudice di Pace penale?2018-07-24T17:32:54+02:00

Risposta: La L. 468/99 e il relativo D.lgs. di attuazione 274/00 hanno disciplinato la figura del Giudice di Pace penale, assegnando allo stesso la competenza funzionale per alcuni particolari reati in ordine soprattutto a fenomeni di microconflittualità tra privati.

Tali reati sono (art. 5 D.Lgs. 274/00):

Oltre ad altre fattispecie di reato previste da normative speciali.Per i reati procedibili a querela, pertanto, la persona offesa avrà la possibilità di richiedere l’esercizio dell’azione penale attraverso il normale strumento della querela, oppure tramite ricorso immediato al Giudice di Pace ai sensi dell’art. 21 del D.l.vo 274/00. La presentazione della querela non impedisce comunque che venga successivamente inoltrato anche il ricorso, purché sia rispettato il termine di tre mesi.

Quali sono i principali tipi di danno risarcibile?2018-07-24T17:11:58+02:00

Risposta: Il danno biologico è la lesione dell’integrità fisica e psichica del soggetto, medicalmente accertabile e risarcibile a prescindere dalla capacità di produzione di reddito del danneggiato. Trattasi cioè di fattispecie totalmente indipendente dalla capacità produttiva del danneggiato. Nell’ambito del danno biologico rientrano tutte le fattispecie di danno non reddituale, cioè il danno estetico, il danno alla vita di relazione, consistente nel sacrificio delle distinte manifestazioni della vita di relazione dovute all’evento dannoso, nonché il danno alla sfera sessuale e la riduzione della capacità lavorativa generica.Il danno patrimoniale è quello arrecato dalla lesione alla sfera patrimoniale del danneggiato. Tale fattispecie si configura quando la lesione alla persona oltre che menomarne l’integrità psico-fisica, cioè a procurarle un danno biologico, ed a perturbarne lo stato d’animo, cioè a cagionarle un danno morale, incida altresì sulla sfera patrimoniale della persona danneggiata, provocandole un danno economico. Il danno morale è rappresentato dalle sofferenze psichiche, dalle ansie e dal patema d’animo conseguenti alle lesioni subiti. Tale danno è individuabile anche nelle ipotesi di ingiusto turbamento dello stato d’animo del danneggiato in conseguenza dell’illecito. Si ha infatti diritto al danno morale solo se le lesioni subite siano la conseguenza di un fatto illecito di rilevanza penale e la responsabilità dell’autore materiale del fatto sia provata.Il danno punitivo è infine quello che le assicurazioni sono tenute a risarcire per non essersi adoperate ai fini di una definizione stragiudiziale della controversia, costringendo il danneggiato ad agire in via giudiziale con conseguente perdita di tempo e di denaro.63)

Quali sono i mezzi predisposti dalla legge per recuperare un credito?2018-07-24T17:14:58+02:00

Risposta: Per il recupero crediti la legge appronta diverse procedure.

  1. Nel caso in cui il credito sia incorporato in un titolo di credito (cambiale, assegno bancario o altri documenti ai quali la legge attribuisce la medesima efficacia), alla scadenza, questi divengono automaticamente esecutivi, ed è possibile procedere subito ad un’azione di recupero mediante precetto di pagamento (v. risposta specifica per l’assegno).
  2. Un’altra procedura assai utilizzata è quella del ricorso per decreto ingiuntivo. Si tratta di un ordine di pagamento (o consegna) dato al debitore dal giudice mediante decreto. Tale provvedimento può anche essere emesso (o divenire) esecutivo, garantendo al creditore di poter agire immediatamente e coattivamente senza intraprendere un’azione giudiziaria ordinaria. Il decreto ingiuntivo può però essere richiesto solo ove sussistano determinate condizioni.
  3. Qualora non siano esperibili le procedure sopra indicate, si farà ricorso ad un procedimento ordinario (con all’esito una sentenza), volto ad accertare l’esistenza e la consistenza del credito e a condannare il debitore all’adempimento.
  4. La novità in questo campo è una diretta conseguenza dell’introduzione della nuova negoziazione assistita, istituto previsto dall’ultima riforma del processo civile. Uno dei campi in cui la negoziazione assistita è obbligatoria, infatti, è proprio quello del recupero delle somme di denaro fino a 50mila euro. In particolare, la nuova legge dice che chiunque voglia proporre in tribunale (o dal giudice di pace) una domanda per ottenere il pagamento di somme, fino a un massimo di 50 mila euro, dovrà prima attivare la nuova procedura di negoziazione assistita.

Normalmente ogni azione di tipo giudiziario, è preceduta dalla cosiddetta costituzione in mora del debitore, che si sostanzia in un invito al pagamento fatto dal creditore al debitore per iscritto, dalla quale la legge fa scaturire determinati effetti.

Oltre a tali mezzi, che intervengono successivamente alla costituzione del rapporto obbligatorio, esistono delle specifiche garanzie, che possono essere inserite all’atto della stipula di un contratto, con lo scopo di aumentare le probabilità che il credito venga onorato.

Ultimamente è intervenuta la Cassazione con la sentenza n. 4428 del 3.3.2015, stabilendo che le cause con importi di modesto valore, dovranno essere gestite solo attraverso strumenti di risoluzione delle liti, alternativi ai tribunali. Tuttavia, oltre all’interesse meramente economico (il recupero del denaro), non devono sussistere anche altri interessi di natura non patrimoniale di cui sia portatore il creditore. Nel caso di prestazioni di modesto valore, pertanto, si suggerisce di richiedere sempre un pagamento anticipato.

Quali sono i diritti dell’interessato in ordine al trattamento dei dati personali per via telematica?2018-07-24T17:39:37+02:00

Risposta: L’art. 7 del D. lgv. 196/03 stabilisce che, in relazione al trattamento di dati personali:

  1. L’interessato ha diritto di ottenere la conferma dell’esistenza o meno di dati personali che lo riguardano, anche se non ancora registrati, e la loro comunicazione in forma intelligibile.
  2. L’interessato ha diritto di ottenere l’indicazione:
    1. dell’origine dei dati personali;
    2. delle finalità e modalità del trattamento;
    3. della logica applicata in caso di trattamento effettuato con l’ausilio di strumenti elettronici;
    4. degli estremi identificativi del titolare, dei responsabili e del rappresentante designato ai sensi dell’articolo 5, comma 2;
    5. dei soggetti o delle categorie di soggetti ai quali i dati personali possono essere comunicati o che possono venirne a conoscenza in qualità di rappresentante designato nel territorio dello Stato, di responsabili o incaricati.
  3. L’interessato ha diritto di ottenere:
    1. l’aggiornamento, la rettificazione ovvero, quando vi ha interesse, l’integrazione dei dati;
    2. la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge, compresi quelli di cui non è necessaria la conservazione in relazione agli scopi per i quali i dati sono stati raccolti o successivamente trattati;
    3. l’attestazione che le operazioni di cui alle lettere a) e b) sono state portate a conoscenza, anche per quanto riguarda il loro contenuto, di coloro ai quali i dati sono stati comunicati o diffusi, eccettuato il caso in cui tale adempimento si rivela impossibile o comporta un impiego di mezzi manifestamente sproporzionato rispetto al diritto tutelato.
  4. L’interessato ha diritto di opporsi, in tutto o in parte:
    1. per motivi legittimi al trattamento dei dati personali che lo riguardano, ancorché pertinenti allo scopo della raccolta;
    2. al trattamento di dati personali che lo riguardano a fini di invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale.

Tali diritti sono esercitati con richiesta rivolta senza formalità al titolare o al responsabile, anche per il tramite di un incaricato, alla quale è fornito idoneo riscontro senza ritardo.

Quali sono i beni che possono costituire oggetto di successione?2018-07-24T17:58:20+02:00

Risposta: Il nostro ordinamento prevede di regola la trasmissione per successione dei soli diritti patrimoniali, come si evince dagli artt. 587 e 588 c.c., mentre tutti i rapporti non patrimoniali, sia personalissimi che familiari, si estinguono con la morte del titolare. In seno ai beni patrimoniali non sussiste alcuna limitazione, essendo trasmissibili per via ereditaria tutte le posizioni patrimoniali del testatore, attive (crediti) e passive (debiti).

Quali sono gli illeciti tributari che costituiscono reato ?2018-07-24T20:07:26+02:00

Risposta: Costituiscono reato  e sono disciplinati dal d.lgs. 74/2000 i seguenti tipi di reati tributari:

dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o di altri documenti per operazioni inesistenti (art. 2, commi 1e 2, D.Lgs. n. 74/2000);

dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici (art. 3, D.Lgs. n. 74/2000);

dichiarazione infedele (art. 4, D.Lgs. n. 74/2000);

dichiarazione omessa (art. 5 D.Lgs. n. 74/2000);

emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (art. 8, D.Lgs. n. 74/2000);

occultamento o distruzione di documenti contabili (art. 10, D.Lgs. n. 74/2000);

omesso versamento di ritenute certificate (art. 10-bis, D.Lgs. n. 74/2000);

omesso versamento dell’Iva (art. 10-ter, D.Lgs. n. 74/2000);

indebita compensazione (art. 10-quater, D.Lgs. n. 74/2000);

pagamenti parziali (art. 11, D.Lgs. n. 74/2000, comma 1);

pagamenti parziali (art. 11, D.Lgs. n.74/2000, comma 2).

Quali sono gli effetti della “costituzione in mora” del debitore?2018-07-24T17:16:57+02:00

Risposta: Gli effetti della costituzione in mora del debitore sono:

  1. l’inizio della decorrenza degli interessi moratori, nella misura dell’interesse legale, se non pattuiti diversamente;
  2. l’interruzione del termine di prescrizione (art. 2943 c.c.);
  3. l’obbligo in capo al debitore di risarcire l’eventuale danno;
  4. la cosiddetta perpetuatio obligationis, ossia il passaggio del rischio che la prestazione divenga impossibile in capo al debitore.
Quali possono essere i casi per i quali può essere invocata l’autotutela in ambito tributario?2018-07-24T20:11:53+02:00

Risposta: I casi che possono originare un intervento in autotutela (e quindi l’annullamento o la revoca dell’atto illegittimo o infondato) sono i seguenti:

  • Un errore di persona;
  • Un evidente errore di calcolo;
  • Un errore sul presupposto di imposta,
  • La doppia imposizione di uno stesso reddito;
  • La mancata considerazione di pagamenti regolarmente eseguiti;
  • La mancanza di documentazione, sanata entro i termini di decadenza;
  • La ricorrenza dei requisiti per beneficiare di deduzioni, detrazioni o agevolazioni negate dall’Ufficio;
  • Un errore materiale del contribuente, riconoscibile facilmente dall’Amministrazione.

 

Quali motivi di opposizione contro Agenzia Entrate Riscossione2018-07-25T10:05:30+02:00

Risposta: Prima di comprendere quali sono i singoli motivi da utilizzare per contestare una cartella di pagamento, dobbiamo precisare una questione che spesso viene ignorata. Quando arriva la cartella esattoriale il contribuente è già stato allertato della morosità che lo interessa (e se non lo è stato, si tratta di un motivo di impugnazione, come vedremo a breve). Questo significa che ha già ricevuto un atto con l’intimazione di pagamento da parte dell’ente titolare del credito (Agenzia Entrate, Inps, Comune, Regione, ecc.). Dunque, egli non può, con l’opposizione alla cartella, rimettere in discussione i vizi del precedente atto come, ad esempio, l’esistenza del debito, la sua entità, la legittimazione passiva a pagare (il fatto cioè che l’atto dovesse essere indirizzato a un’altra persona). Il contribuente può solo contestare tutti gli errori commessi dall’amministrazione dopo l’invio del primo avviso di pagamento, errori che di solito riguardano il rispetto dei tempi (decadenza e prescrizione), la stampa della cartella esattoriale o la sua notifica. Del resto, se così non fosse, vorrebbe dire che la notifica della cartella riaprirebbe i termini per impugnare l’atto di accertamento, impugnazione che, invece, ha dei tempi categorici e prefissati dalla legge.

Quali debbono essere le caratteristiche tecniche degli autovelox?2018-08-02T16:32:02+02:00

Risposta: devono essere innanzitutto:

  • omologati dal Ministero dei trasporti,
  • sottoposti a taratura e a verifica periodiche,
  • adeguatamente segnalati (anche se non sono fissi ma utilizzati da una pattuglia),
  • visibili anche di notte.

Per quanto riguarda, in particolare, la taratura, la necessità che gli autovelox siano periodicamente tarati e controllati è stata definitivamente sancita dalla Corte costituzionale con la sentenza numero 113/2015, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 45, comma 6, del codice della strada, nella parte in cui non prevede che tutte le apparecchiature impiegate nell’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità siano sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura. Sul punto la Corte di cassazione ha poi precisato, con la sentenza numero 9645/2016, che per dimostrare il corretto funzionamento non è mai possibile ricorrere ad altri mezzi quali le certificazioni di omologazione e conformità. Dal 1° agosto 2017, peraltro, le norme sulla modalità di taratura sono state rese più stringenti ed è verosimile che, almeno nei primi tempi, le stesse non siano state pienamente rispettate (leggi: “Multe autovelox: dal 1° agosto potrebbero essere nulle“). Per quanto riguarda la segnalazione, i cartelli che preannunciano il controllo elettronico della velocità devono essere posizionati a una distanza adeguata dall’autovelox, diversa a seconda del tipo di strada ove questo è collocato.

Come affermato dalla Corte di cassazione con la sentenza numero 7949/2017, “la distanza tra i segnali o i dispositivi e la postazione di rilevamento della velocità deve essere valutata in relazione allo stato dei luoghi; in particolare, è necessario che non vi sia tra il segnale e il luogo di effettivo rilevamento una distanza superiore a quattro km, mentre non è stabilita una distanza minima”.

 

Quali danni sono astrattamente risarcibili a seguito di un sinistro stradale?2018-07-24T16:24:13+02:00

Risposta: I danni che trovano ristoro nel nostro sistema giuridico-giurisprudenziale conseguenti a un sinistro stradale sono essenzialmente di due tipologie: il danno “patrimoniale” ed il danno “non patrimoniale”. Il danno patrimoniale può consistere in una perdita del proprio patrimonio (ad es. il danno al veicolo, agli indumenti, le spese mediche etc. ), o in un mancato guadagno (ad es. i giorni di malattia in cui non si è potuto lavorare); il danno non patrimoniale essenzialmente puo’ consistere nel danno biologico, cioe’ nella lesione del diritto alla salute di cui ogni soggetto è titolare e nel danno “morale” cioe’ nel dolore fisico o psichico transeunte derivante dal fatto illecito. In casi particolari si parla inoltre di “danno esistenziale” o di “danno non patrimoniale ulteriore”, ma la giurisprudenza in proposito non si è ancora consolidata (v. le cd. sentenze “gemelle” della Corte di Cassazione a Sezioni Unite del novembre 2008).

Quale forma è prescritta per la donazione?2018-07-24T19:48:48+02:00

Risposta: La donazione è un negozio solenne: deve essere fatta, pertanto, per atto pubblico (cioè dinanzi ad un notaio), a pena la nullità, ed alla presenza irrinunziabile di due testimoni.

L’atto pubblico è richiesto qualunque sia l’oggetto della liberalità.

Unica eccezione alla solennità della forma è prevista per le donazioni di modico valore o manuali, ove a tale requisito si sostituisce la trasmissione materiale del possesso attraverso la consegna.

Se la donazione ha per oggetto cose mobili, non è valida che per quelle specificate con indicazione del loro valore nell’atto medesimo della donazione, ovvero in una nota a parte sottoscritta dal donante, dal donatario e dal notaio.
L’accettazione può essere fatta nell’atto stesso o con atto pubblico posteriore. In questo caso la donazione non è perfetta se non dal momento in cui l’atto di accettazione è notificato al donante.

Prima che la donazione sia perfetta, tanto il donante quanto il donatario possono revocare la loro dichiarazione (art. 782 c.c.).

Qual è la presumibile durata di un processo per ottenere il risarcimento dei danni?2018-07-25T09:59:35+02:00

Risposta:  La durata di un procedimento giudiziario dipende essenzialmente dal tipo di Giudice dinanzi al quale la causa è stata incardinata, nonché dalle difficoltà intrinseche della questione che può richiedere una lunga fase istruttoria per la raccolta delle prove. In genere, comunque, si può affermare che un giudizio di fronte ad un Giudice di Pace (competente per le cause di valore fino ai 15.493,71 euro) può durare da un minimo di 3-4 mesi ad un massimo di 15-20 mesi. Ben più lunghi i tempi delle cause di fronte ai Tribunali.

 

Qual è la differenza tra risoluzione e rescissione del contratto?2018-07-27T11:23:38+02:00

Risposta: La rescissione del contratto può chiedersi per anomalie verificatesi al momento della conclusione

  1. a)perché concluso in stato di pericolo, oppure
  2. b)per lesione.

Per esperire l’azione di rescissione per contratto concluso in stato di pericolo devono sussistere due condizioni:

  1. lo stato di pericolo in cui versava uno dei contraenti o altra persona, al momento della stipula, e
  2. l’iniquità delle condizioni a cui il contraente ha dovuto soggiacere.

Per avere invece rescissione per lesione devono sussistere:

  1. una forte sproporzione tra la prestazione di una parte e quella dell’altra, tale che il valore di una prestazione sia almeno la metà dell’altra, e
  2. l’approfittamento dello stato di bisogno in cui versava la parte danneggiata.

La risoluzione del contratto si ha invece per motivi che sopravvengono alla conclusione del contratto.

Tali ipotesi sono:

  1. la risoluzione di diritto, nei casi cioè previsti dalla legge;
  2. la risoluzione per inadempimento di una delle parti;
  3. la risoluzione per impossibilità sopravvenuta;
  4. la risoluzione per eccessiva onerosità.

La risoluzione di diritto si può invocare

  1. in caso il contratto contenga una “clausola risolutiva espressa”, cioè quando i contraenti convengono espressamente che il contratto si risolva nel caso che una determinata obbligazione non sia adempiuta secondo le modalità stabilite (art. 1456 c.c.);
  2. in caso sia previsto un termine essenziale per adempiere e questo scada senza che la prestazione sia stata adempiuta (art. 1457 c.c.);
  3. in caso la parte non inadempiente richieda l’adempimento mediante diffida ad adempiere(art. 1454 c.c.).

 

Qual è la differenza tra denuncia e querela?2018-07-24T17:27:24+02:00

Risposta: La denuncia, presentata da chiunque, è uno dei mezzi attraverso il quale il Pubblico Ministero o la polizia giudiziaria prendono conoscenza di un fatto costituente reato (artt. 331 e ss. c.p.p.). Ai privati è anche concessa la facoltà di presentare denuncia oralmente (art. 333 c.p.p.). Nel caso di denuncia, il procedimento si avvia d’ufficio, cioè senza che la persona offesa dal reato chieda personalmente la punizione dell’autore del reato stesso.Per poter invece procedere in ordine ad alcuni reati specifici, la legge richiede una ulteriore condizione (c.d. condizione di procedibilità) che consiste frequentemente nella cosiddetta querela (ad esempio per i reati di lesioni, percosse, diffamazione, etc.). Per querela si intende la manifestazione di volontà della persona offesa che si proceda in ordine ad uno specifico reato e che venga punito l’autore dello stesso (artt. 336 e ss. c.p.p.). Anche la querela può essere presentata oralmente (e in questo caso si redige un verbale per iscritto ad opera dell’autorità che la riceve), e può essere anche rimessa (cioè ritirata se già presentata), o rinunciata (se non è stata ancora presentata). La legge prevede inoltre che la querela debba essere presentata entro il termine perentorio di tre mesi, salvo alcuni rari casi specifici in cui i termini sono più lunghi.

Qual è il primo passo da compiere per ottenere il risarcimento dei danni subiti in un sinistro stradale?2018-07-24T16:24:45+02:00

Risposta: Il nuovo Codice delle Assicurazioni (D.Lgs 209/05) ha comportato notevoli (e per certi versi contestate) novita’ in materia di risarcimento del danno da sinistri stradali introducendo, tra l’altro, il cosiddetto “risarcimento diretto”. Con tale procedura, il danneggiato non deve piu’ rivolgere la domanda di risarcimento alla Compagnia assicuratrice del danneggiante, ma a quella che ha stipulato il contratto relativo al veicolo coinvolto nel sinistro. Il cosidetto risarcimento diretto, pero’, non trova sempre applicazione: la procedura e’ applicabile ai soli sinistri avvenuti a) nel territorio della Repubblica; b) tra due veicoli a motore identificati e assicurati per la rca; c) dai quali siano derivati danni al veicolo o lesioni di lieve entita’ ai loro conducenti (danno biologico fino al 9 per cento), senza il coinvolgimento di altri veicoli. Quando il sinistro non rientra nell’ambito di applicazione del cosiddetto risarcimento diretto, quindi, la procedura da seguire è quella tradizionale: bisogna presentare la richiesta di risarcimento alla Compagnia assicuratrice del danneggiante. Senza con cio’ voler essere esaustivi in proposito (la tematica meriterebbe un ben maggiore approfondimento), ricorderemo che il primo passo per ottenere il risarcimento dei danni da sinistro stradale è quello di inviare il più celermente possibile la richiesta con raccomandata con ricevuta di ritorno alla compagnia assicurativa, indicando il luogo, data e modalità del sinistro, generalità delle parti e numero di targa dei veicoli coinvolti, indicazione dell’Autorita’ intervenuta, nonché i giorni e la località in cui il mezzo danneggiato è a disposizione del perito della compagnia per l’accertamento del danno. Alla raccomandata, se presente, va allegato il modulo blu che, firmato da entrambi i conducenti, diviene modulo di constatazione amichevole dell’incidente. Ulteriori indicazioni sono necessarie in caso di lesioni (ad es. eta’ del danneggiato, entita’ delle lesioni, reddito, attestazione medica, etc.).

Posso essere trasferito senza il mio consenso?2018-04-06T13:31:00+02:00

Il datore di lavoro non può arbitrariamente disporre il trasferimento di lavoratori senza spiegare e provare l’esistenza di un motivo che oggettivamente giustifichi il trasferimento.

Posso essere licenziata durante il periodo di prova, nonostante il mio stato di gravidanza?2018-04-06T13:32:23+02:00

La Corte ha specificato che egli, se è a conoscenza dello stato di gravidanza, deve espressamente comunicare le ragioni per cui ritiene che la lavoratrice non abbia superato il periodo di prova; in questa maniera la lavoratrice potrà controllare l’operato del datore di lavoro ed eventualmente agire in giudizio qualora ravvisi in esso un comportamento discriminatorio e quindi illecito.

Perché le banche non restituiscono l’anatocismo ma al contrario continuano ad applicarlo nei contratti di conto corrente?2018-07-24T20:14:27+02:00

Risposta: Le banche ottengono dall’anatocismo introiti ingentissimi e se dovessero restituire a tutti i correntisti le somme incamerate in questo modo rischierebbero davvero il fallimento. Preferiscono pertanto lasciare che i singoli correntisti si facciano avanti chiedendone le restituzione, ben sapendo che essi saranno una esigua minoranza rispetto a coloro che “lasceranno correre”.

Perché bisogna attendere prima di poter ricorrere al Giudice?2018-07-24T17:03:51+02:00

Risposta: La legge concede un periodo di tempo alle compagnie di assicurazione perché possano istruire le pratiche di risarcimento dei danni subiti dalla vittima del sinistro. La compagnia di assicurazione deve valutare il sinistro nel suo complesso, verificare la responsabilità del proprio assicurato, incaricare dei periti, controllare la congruità delle somme richieste e infine dar eventualmente corso alla liquidazione e pagamento del danno. Pertanto, prima del decorso del termine di 60-90 giorni non è concesso proporre la domanda di risarcimento in giudizio nei confronti della compagnia di assicurazione. Il termine decorre dal giorno del ricevimento da parte della compagnia della lettera raccomandata con ricevuta di ritorno in cui si formalizza la prima richiesta di risarcimento.

Perché alle volte è necessario esercitare un’azione giudiziaria per ottenere il risarcimento?2018-07-25T09:58:40+02:00

Risposta: L’azione giudiziaria, esercitabile quando sono trascorsi almeno 60 giorni dalla richiesta risarcitoria (90 giorni in caso di danno alla persona), si rende necessaria allorquando non si riesce ad ottenere in tutto, o in parte, il risarcimento del danno ritenuto congruo. Ciò può essere la conseguenza di una diversa valutazione della compagnia assicurativa in ordine alle responsabilità dei soggetti coinvolti nel sinistro e/o una differente valutazione dell’entità dei danni. In qualche caso l’azione giudiziaria si rende necessaria per l’atteggiamento non collaborativo della compagnia assicurativa. L’azione giudiziaria va proposta con citazione davanti al Giudice di Pace quando il valore del risarcimento non superi 15.493,70 euro. Oltre questo importo, l’azione va proposta in Tribunale. Per quanto concerne le spese legali, il danneggiato, in caso di vittoria finale, riceverà un risarcimento comprensivo di quanto dovuto al proprio avvocato, salvo compensazione totale o parziale delle stesse decisa dal Giudice ai sensi dell’art. 92 c.p.c..

Per fatture false e dichiarazione fraudolenta quali sanzioni?2018-07-24T20:05:34+02:00

Risposta: Il reato per utilizzo fatture false e documenti fittizi per evadere le tasse cambia con la riforma del sistema sanzionatorio.

Il reato penale di dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di fatture o di altri documenti per operazioni inesistenti, messi in atto per pagare meno tasse, è previsto e punito dall’art. 2 e 3 del D. Lgs. n. 74/2000 modificato con il decreto legislativo 158/2015 pubblicato in Gazzetta n.55 il 7/1072015

Fino all’entrata in vigore del decreto legislativo emanato in attuazione della legge delega

.  commette reato di dichiarazione fraudolenta chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o l’IVA, indica in una delle dichiarazioni annuali  elementi passivi fittizi, avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, se tali fatture o documenti sono registrati nelle scritture contabili obbligatorie, o sono detenuti a fine di prova nei confronti dell’amministrazione finanziaria.

Il reato si configura, in particolare, se congiuntamente:

l’imposta evasa è superiore a € 30.000 (con riferimento a ciascuna delle singole imposte);

l’ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti all’imposizione, anche mediante indicazione di elementi passivi fittizi, è superiore al 5% dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione, o, comunque, è superiore a 1 milione di euro.

Il reato comporta la reclusione da 1 anno e 6 mesi a 6 anni.

Il delitto non è comunque punibile a titolo di tentativo (art. 6, D. Lgs. n. 74/2000).

Non danno luogo a fatti punibili:

• le rilevazioni nelle scritture contabili e nel bilancio eseguite in violazione dei criteri di determinazione dell’esercizio di competenza, ma sulla base di metodi costanti di impostazione contabile, nonché le rilevazioni e le valutazioni estimative rispetto alle quali i criteri concretamente applicati sono stati comunque indicati nel bilancio;

• le valutazioni estimative che, singolarmente considerate, differiscono in misura inferiore al 10% da quelle corrette. Nella verifica del superamento delle soglie di punibilità previste nella disposizione stessa, non si tiene conto degli importi compresi in tale percentuale.

Chi emette fatture o altri documenti per operazioni inesistenti e chi concorre con il medesimo non è punibile a titolo di concorso nel reato previsto dall’articolo 2 per dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di fatture o di altri documenti per operazioni inesistenti.

 

La norma è stata modificata dall’articolo 3 del decreto legislativo 158/2015,  pubblicato in GU n.55 del 7 ottobre in vigore dal 22 ottobre 2015, che riforma il sistema sanzionatorio. Le modifiche del decreto  riguardano principalmente:

– Viene sostituita la disposizione relativa al reato di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici, modificando la condotta punibile, elevando la soglia di punibilità ed escludendo esplicitamente da tale fattispecie la mancata fatturazione o la sottofatturazione.

– Con la modifica della struttura dell’illecito, il delitto si trasforma da reato proprio dei soli contribuenti obbligati alla tenuta delle scritture contabili in reato ascrivibile a qualunque soggetto tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi o a fini IVA.

– Resta ferma la pena, da un anno e sei mesi a sei anni, nei confronti di chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, compiendo operazioni simulate oggettivamente o soggettivamente ovvero avvalendosi di documenti falsi o di altri mezzi fraudolenti idonei ad ostacolare l’accertamento e ad indurre in errore l’amministrazione finanziaria, indica in dichiarazione elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo o elementi passivi fittizi o crediti e ritenute fittizie.

 scompare la disposizione che richiede l’elemento della “falsa rappresentazione nelle scritture contabili obbligatorie” di conseguenza il delitto si trasforma da reato proprio dei soli contribuenti obbligati alla tenuta delle scritture contabili – quale è attualmente – in reato ascrivibile a qualunque soggetto tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi o a fini dell’imposta sul valore aggiunto

Per la configurazione del reato devono, inoltre, sussistere congiuntamente i seguenti presupposti (soglie di punibilità):

a) imposta evasa superiore a 30 mila euro con riferimento a taluna delle singole imposte (soglia non modificata);

b) elementi attivi sottratti all’imposizione (anche considerando gli elementi passivi fittizi) superiori al 5 per centodell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione (soglia invariata) o comunque superiore a 1,5 milioni di euro (soglia aumentata rispetto alla vigente soglia di 1 milione); in alternativa, qualora la condotta fraudolenta abbia ad oggetto crediti e ritenute fittizie, il reato è configurabile ove l’ammontare complessivo dei crediti e delle ritenute fittizie in diminuzione dell’imposta è superiore al 5 per cento dell’ammontare dell’imposta medesima o comunque a euro 30.000.

 

– Viene stabilito che il fatto si considera commesso quando avvalendosi di documenti falsi, tali documenti sono registrati nelle scritture contabili obbligatorie o sono detenuti a fini di prova nei confronti dell’amministrazione finanziaria.

La relazione illustrativa dello schema di decreto afferma che si tratta di precisazione resa necessaria dal fatto che il delitto si consuma con la presentazione della dichiarazione, alla quale, in base alla disciplina tributaria in vigore, non deve essere allegata alcuna documentazione.

Viene precisato che non rientrano tra i “mezzi fraudolenti” perseguiti dalla norma in esame, la mera violazione degli obblighi di fatturazione e di annotazione degli elementi attivi nelle scritture contabili (ad es. la mancata emissione dello scontrino fiscale) e di annotazione dei corrispettivi nelle scritture contabili, o la mera indicazione nelle fatture o nelle annotazioni di corrispettivi inferiori a quelli reali (sottofatturazione).

Per fare ricorso è necessario essere assistiti da un difensore?2018-07-24T20:01:57+02:00

Risposta: Per le liti tributarie non sempre è obbligatorio essere assistiti da un difensore abilitato, infatti fino a una certa soglia il contribuente può presentarsi da solo. Il decreto legislativo n. 156/2015 ha riformato la normativa del contenzioso tribuntario, introducendo alcune importanti novità. Fra queste dal 01 gennaio 2016 è aumentato il valore della controversia che consente al contribuente di stare in giudizio senza assistenza tecnica. 

In particolare la norma prevede l’obbligatorietà dell’assistenza tecnica da parte di un difensore abilitato (art. 12 d.lgs 546/1992) per le controversie di valore superiore a 3.000 euro corrispondente:

  • al valore del tributo al netto di interessi e sanzioni;

  • con la sommatoria delle sanzioni irrogate nel caso in cui la controversia contenga solo sanzioni

Si ricorda che, in generale, sono soggetti abilitati all’assistenza tecnica coloro iscritti nei relativi albi professionali:

  • avvocati,

  • dottori commercialisti,

  • ragionieri e i periti commerciali,

  • nonché i consulenti del lavoro purché non dipendenti dall’amministrazione pubblica.

Per le controversie in materia catastale ovvero concernenti l’estensione, il classamento dei terreni e la ripartizione dell’estimo fra i compossessori a titolo di promiscuità di una stessa particella, la consistenza, il classamento delle singole unità immobiliari urbane e l’attribuzione della rendita catastale sono abilitati anche gli ingegneri, architetti, geometri, periti edili, dottori in agraria, agronomi e periti agrari.

Importo della controversia maggiore di 3.000 euro

obbligo di assistenza tecnica da soggetti abilitati

Importo della controversia minore di 3.000 euro

nessun obbligo di assistenza tecnica

Per anni ho usufruito di un passo su un terreno che ora è stato chiuso: cosa posso fare?2018-04-06T13:20:08+02:00

Ricorrere al giudice con l’azione detta di reintegrazione, disciplinata dall’art. 1168 c.c., con la quale chi si vede chiudere un passo può chiedere al giudice che condanni l’altro a rimuovere gli ostacoli in tempi brevi. Successivamente può agire nei modi ordinari, citando in giudizio la controparte, affinché sia riconosciuto in maniera definitiva il suo diritto a passare su quel terreno.

Omicidio stradale e lesioni personali stradali2018-07-27T10:58:57+02:00

Risposta: La Legge 23.03.2016 n.41 ha introdotto il reato di omicidio stradale (art. 589-bis c.p.) e quello di lesioni personali stradali (art. 590-bis c.p.).

Il reato di omicidio stradale ricorre quando qualcuno cagiona per colpa la morte di una persona con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale; la pena è con la reclusione da due a sette anni.

Se l’omicidio stradale viene commesso da persona sotto effetto di sostante alcoliche o stupefacenti, è prevista la pena da cinque a dieci anni, ovvero da otto a dodici anni, a seconda della gravità dell’effetto.

La pena più grave è anche prevista per casi gravi di violazione del codice della strada, quali attraversamento col rosso o eccesso consistente di velocità.

Il reato di lesioni personali stradali ricorre quando qualcuno cagiona per colpa ad altri una lesione personale con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale; la pena è con la reclusione da tre mesi a un anno per le lesioni gravi e da uno a tre anni per le lesioni gravissime.

Se le lesioni stradali vengono commesse da persona sotto effetto di sostante alcoliche o stupefacenti, è prevista la pena da tre a cinque anni, ovvero da quattro a sette, a seconda che della gravità delle lesioni stesse.

omicidio stradale2018-08-02T16:38:28+02:00
Omessa notifica dell’atto prodromico2018-07-25T10:14:13+02:00

Risposta: Venendo ora ai singoli mezzi per difendersi da Agenzia Entrate Riscossione, e quindi alle varie eccezioni da sollevare nell’atto di opposizione contro la cartella esattoriale, vediamo qual è il più usato dai contribuenti.

Abbiamo detto che la cartella di pagamento non è il primo atto che riceve il contribuente ma solo quello che anticipa l’esecuzione forzata, ossia il pignoramento. Essa è infatti un titolo esecutivo, un documento che accerta l’esistenza di un debito. Ma prima di essa ci sono una serie di procedure interne che si manifestano al contribuente attraverso la notifica dell’avviso di pagamento (anche detto «atto prodromico» appunto perché “viene prima” della cartella medesima). Se l’interessato non ha ricevuto tale atto anche la cartella è nulla. La ragione è semplice: in una situazione del genere gli verrebbe precluso difendersi e impugnare l’originaria pretesa. Quindi se con la cartella è la prima volta che vieni a conoscenza del tuo debito, puoi fare ricorso al giudice per far annullare la cartella stessa. Attenzione: il ricorso deve rispettare i termini di legge ossia:

  • 30 giorni per le cartelle relative a multe stradali (la competenza è del giudice di pace);
  • 40 giorni per le cartelle relative a contributi previdenziali Inps e Inail (la competenza è del tribunale ordinario, sezione lavoro);
  • 60 giorni in tutti gli altri casi, ossia imposte e tributi (la competenza è della Commissione Tributaria Provinciale).

Potrebbe essere che l’atto prodromico ti sia stato notificato ma che tu non lo abbia saputo magari perché assente o in vacanza o perché qualcuno della tua famiglia ha ritirato la raccomandata per te. A questo punto, per non fare cause inutili (che peraltro potrebbero comportare la condanna alle spese), ti consiglio di fare prima una istanza di accesso agli atti amministrativi: devi cioè recarti agli uffici di Agenzia Entrate Riscossione e chiedere una copia dei documenti che comprovano l’avvenuta notifica. Ti devono essere forniti entro 30 giorni. In questo modo potrai sapere se l’originario avviso di pagamento ti era stato notificato o meno. In particolare sappi che:

  • se nel momento in cui è passato il postino tu non eri a casa, questi deve aver lasciato in cassetta un avviso con l’indicazione che la cartella è in giacenza presso l’ufficio postale o presso il Comune; inoltre ti deve essere inviata una seconda raccomandata (dovresti aver ricevuto anche questa) che ti avvisa della suddetta giacenza. Se così non fosse, la notifica sarebbe nulla e potresti far annullare la cartella;
  • se il postino ha invece consegnato la cartella a un familiare convivente o al portiere (ebbene sì! lo può fare se tu non sei a casa), non deve inviarti una seconda raccomandata informativa. Pertanto spetta a te informarti da chi vive insieme a te se, in tua assenza, è stata consegnata una raccomandata.

Se ritieni che la firma sulla raccomandata non è la tua, puoi sempre contestare la notifica ma devi dimostrare la falsità della stessa con un procedimento che si chiama «querela di falso» e che allunga un po’ i tempi.

Nel palazzo ove abito c’è un condomino che è proprietario di un cane: questo cane però non solo abbaia tutta la notte ma sporca anche sulle scale; cosa posso fare?2018-04-06T13:25:36+02:00

Se l’abbaiare del cane o le esalazioni all’interno del condominio superano il livello di normale tollerabilità e arrecano effettivamente un pregiudizio alla collettività dei condomini sotto il profilo della quiete o dell’igiene – valutazione, questa, rimessa all’apprezzamento del giudice – lo stesso giudice potrà anche ordinare l’allontanamento dell’animale dall’edificio condominiale, con divieto di farvi ritorno.

Nel corso di una perquisizione effettuata presso la mia abitazione mi è stato sequestrato il materiale pornografico che tenevo sul mio computer. Si tratta di decine di files concernenti immagini di donne e uomini adulti che compiono atti sessuali, In uno solo dei files vi sono alcune scene concernenti una ragazza che a detta degli inquirenti era minorenne ma che dalle immagini non dimostra affatto la minore età. Mi è stato però contestato il possesso di materiale pedopornografico. Cosa devo fare ?2018-07-24T17:45:17+02:00

Risposta: se davvero così stanno le cose il suo difensore potrà agevolmente dimostrare l’esclusione dell’elemento soggettivo. Si tratta infatti di uno spezzone isolato, dal quale non emerge la minore età della ragazza, e dunque inidoneo a configurare gli estremi del possesso di materiale pedopornografico. Rimarranno invece a suo carico tutti gli ulteriori addebiti. 

Nel corso del 2018 è nata mio figlia affetta da gravissima malformazione agli organi interni ed al cervello. Tutti gli esami eseguiti da mia moglie durante la gestazione hanno dato esito negativo. Non conoscere tutto questo ci ha impedito di valutare la possibilità di praticare l’interruzione di gravidanza. Posso ottenere un risarcimento?2018-07-25T13:12:57+02:00

Risposta: E’ In primo luogo necessario accertare se gli esami effettuati sono stati quelli di routine o specifici di fronte ad una  gravidanza che presentava  dei rischi dopodicchè confrontare il tipo e genere di esami di esami eseguiti con la malattia riscontrata alla nascita.

Non essendo a conoscenza di specifiche informazioni in merito, si può al limite sostenere che se dette gravi anomalie potevano verosimilmente accertate il diritto da parte di Sua moglie di praticare l’interruzione è stato violato con ogni conseguenza ai fini del risarcimento. Più difficoltoso sarebbe sostenere questa tesi se le malformazioni potevano essere osservate solo in epoca successiva.

In ogni caso sappia che, qualora il ginecologo avesse commesso un errore sarebbe comunque risarcibile il solo danno da mancata informazione.

 

Nel condominio dove abito l’assemblea ha deliberato di installare un ascensore al posto della tromba delle scale; ma può farlo anche se io non sono d’accordo?2018-04-06T13:22:59+02:00

Il singolo condomino potrà impugnare la delibera qualora l’installazione dell’ascensore pregiudichi la stabilità stessa dell’edificio, e comunque potrà astenersi dal partecipare alla spesa particolarmente gravosa rinunciando ad usufruire dell’ascensore.

Nel caso in cui il soggetto danneggiato è minore d’età, questi può agire in giudizio per ottenere il risarcimento?2018-07-24T17:07:56+02:00

Risposta: L’azione giudiziaria non è proponibile dal minore ma dai suoi genitori, senza necessità di autorizzazione del giudice tutelare. Nel caso in cui i genitori siano separati, la rappresentanza legale -e quindi il potere di agire in giudizio- spetta al genitore affidatario del figlio. Se l’affidamento e’ condiviso la rappresentanza legale spetta ad entrambi i genitori.

Nel 2016 ho subito in ospedale un intervento chirurgico di appendicite. La ferita mi fa molto male. Secondo alcuni medici che ho consultato, i problemi sono stati causati da una errata suturazione della ferita prima e da una altrettanta errata medicazione postoperatoria. Vorrei chiedere il risarcimento dei danni al chirurgo che mi ha operato sebbene le medicazioni sono state eseguite da altri medici.2018-07-25T13:12:20+02:00

Risposta: Innanzitutto deve sapere  che in caso di giudizio sarà un medico specialista competente in materia (CTU) nominato dal Tribunale che valuterà le conseguenze provocate dall’intervento.

Per quanto concerne l’individuazione del soggetto cui richiedere il risarcimento, la legge impone al responsabile dell’intervento chirurgico – cioè a colui che guida l’equipe medica – l’obbligo di vigilanza fino alla completa risoluzione dell’intervento. Pertanto si può sostenere, con le dovute riserve, che il soggetto investito dell’obbligo di vigilanza sia responsabile oltre che dell’intero svolgimento dell’intervento anche delle fasi successive.

Nel 2015, ho subito una delicatissima operazione chirurgica di ernia cervicale. Successivamente ho accusato diversi problemi che non mi permettono di condurre una vita normale. Tutti gli specialisti che ho consultato ritengono che i disturbi abbiano origine in un errore nell’esecuzione dell’intervento. L’operazione era sicuramente complicata e presentava molti rischi di cui io, avendo firmato il consenso informato, ero al corrente. Pensate che ci siano gli estremi per richiedere un risarcimento?2018-07-25T16:10:01+02:00

Risposta: L’art. 2236 c.c. dispone che “se la prestazione implica la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà il prestatore d’opera non risponde dei danni se non in caso di dolo o colpa grave”.

La legge sembra suggerire che nei casi di “speciale difficoltà” la responsabilità del medico sia limitata agli errori “gravi” o al dolo (danno cagionato con previsione e volontà) escludendo la responsabilità per colpa lieve.

Quanto al consenso informato, qualsiasi previsione contenga non esclude,”a priori”, la responsabilità per il verificarsi dell’ipotesi prevista: sarà comunque necessario, ai fini dell’accertamento della responsabilità (e dunque della possibilità di risarcimento) valutare il caso concreto. La mancanza del consenso oltre a confortare l’ipotesi della responsabilità del medico, costituisce una figura di danno autonomamente risarcibile.

Multe Autovelox :come fare ricorso?2018-08-02T16:32:53+02:00

 Risposta: Ricorso al prefetto

Il ricorso al prefetto, nel dettaglio, va proposto nel termine di 60 giorni decorrenti dalla notifica del verbale (o dal giorno successivo all’infrazione se vi è stata contestazione immediata).Tale forma di impugnazione non prevede costi ma se il ricorso è respinto andrà pagata la multa per un importo raddoppiato.

Leggi: “Il ricorso al Prefetto per impugnare una contravvenzione. Guida con fac-simile

Ricorso al giudice di pace

Se si decide di rivolgersi al giudice di pace i termini sono più ristretti e scendono a 30 giorni per i residenti in Italia (che diventano 60 solo per coloro che risiedono all’estero). In tal caso, i costi per l’impugnazione sono commisurati all’ammontare della sanzione e partono da 43 euro. Se il ricorso viene accolto gli stessi possono essere recuperati e, soprattutto, il rigetto dell’impugnazione non comporta il raddoppio automatico della sanzione.

Mio padre possedeva alcune antiche armi da guerra, delle quali, almeno a suo dire, era consentita la detenzione. Essendo lui recentemente mancato, quali sono i miei obblighi al riguardo?2018-07-24T17:44:33+02:00

Risposta: grava su di lei l’obbligo di immediato avviso al Ministero dell’Interno della ricezione per eredità di dette armi e di formulazione di richiesta di autorizzazione alla loro conservazione. Dovrà poi denunciare all’ufficio di P.S. la detenzione delle armi da guerra ereditate. 

Mio padre mi ha lasciato un testamento scritto di suo pugno, ma è valido?2018-04-06T13:41:09+02:00

Il testamento scritto interamente di proprio pugno dal padre o da altro parente è perfettamente valido: si chiama testamento olografo.

Mio figlio è diventato maggiorenne: posso ridurre l’assegno di mantenimento?2018-04-06T13:36:21+02:00

Il genitore che deduca la cessazione del diritto all’assegno di mantenimento per il figlio divenuto maggiorenne deve provare che questi è divenuto autosufficiente o che non è economicamente indipendente a causa della sua inerzia, ovvero del suo rifiuto ingiustificato di un lavoro compatibile con le sue attitudini.

Mi sono rivolto ad uan società finanziaria per avere un mutuo finalizzato all’acquisto di una casa ed un finanziamento per l’acquisto di una nuova autovettura. Parlando con degli amici mi è starto detto che i tassi previsti, soprattuto del mutuo che sto ora pagando, sono altissimi e possono essere definiti usurari. Cosa posso fare ?2018-07-24T20:19:18+02:00

Risposta: ben difficilmente, se non è un esperto del settore, sarà in grado di valutare autonomamente se il tasso applicatole  sia davvero usurario. Tenga conto che al riguardo occorre valutare quale sia il Tan (tasso annuo nominale); il Taeg (tasso annuo effettivo globale) ed il Tegm (tasso effettivo globale medio), ove vengono  presi in considerazione gli interessi corrispettivi, gli interessi di mora, l’assicurazione  e le altre spese connesse al credito nonchè la penale di estinzione anticipata o di risoluzione anticipata. Si rivolga pertanto prontamente ad un avvocato esperto in diritto bancario, il quale molto probabilmente presenterà dapprima un reclamo formale alla banca per chiedere un ricalcolo degli interessi e poi formulerà un reclamo all’ABF (arbitro bancario e finanziario). Qualora tali interventi si rivelino infruttuosi, dovrà procedersi per via giudiziaria.

Mi sono laureato prima in scienza della comunicazione e poi in lettere. Da qualche anno mi sono appassionato delle tecniche di counseling ed ho frequentato molti master. Vorrei esercitare l’attività professionale di counselor, ma alcuni me lo hanno sconsigliato, dicendo che rischio di essere incriminato per esercizio abusivo della professione di psicologo. Cosa devo fare ?2018-07-24T17:48:52+02:00

Risposta: la risposta non è semplice. Sussistono nel nostro Paese attività professionali „non regolamentate“, per il cui esercizio non è richiesta l’iscrizione ad alcun Albo. Generalmente peraltro i vari Ordini professionali, con riferimento ad attività ritenute in qualche modo correlate, tendono ad intraprendere azioni legali nei confronti degli esercenti dette attività. Ad esempio, in data relativamente recente, la Cassazione, con pronuncia in data 15 marzo 2016, ha condannato per esercizio abusivo della professione di psicologo una laureata che si qualificava con il titolo di psicosomatista di impresa. In detta pronuncia la Casazione ha affermato che non solo la psicoterapia ma anche l’attività di counseling psicologico rientra nelle esclusive competenze dei soggetti iscritti all’Albo degli psicologi. Tornando al suo caso, se vuole evitare rischi di incriminazioni per esercizio abusivo della professione deve chiarire, sia nella pubblicità che nella targa dello studio, che lei svolge un’attività di aiuto psicologico non rientrrante nella psicoterapia nè in alcuna altra forma di utilizzo della professione di psicologo. 

Mi è stato notificato un decreto ingiuntivo. Cosa posso fare ?2018-07-24T17:25:35+02:00

Risposta: può proporre opposizione, ai sensi dell’art. 645 c.p.c., con atto di citazione, nel termine di quaranta giorni dall’avvenuta notifica. In detta citazione, che va notificata al ricorrente,  devono essere indicate le ragioni volte ad evidenziare l’insussistenza del credito. Qualora il decreto ingiuntivo sia provvisoriamente esecutivo il giudice istruttore, su istanza dell’opponente e se  ricorrono gravi motivi, potrà sospendere l’esecuzione provvisoria del decreto ingiuntivo con ordinanza non impugnabile. 

Mi è stata fatta multa per divieto di sosta con un foglietto lasciato sul parabrezza dell’auto, ma dopo ben un anno non ho ricevuto la multa a casa. Posso stare tranquillo oppure dovevo pagare?2018-08-02T16:38:28+02:00

Risposta: Non c’è di che preoccuparsi. Il foglietto lasciato sul parabrezza è un semplice preavviso con il quale si informa il proprietario dell’autovettura di aver commesso un’infrazione al codice della strada. Si tratta di un atto preparatorio del procedimento amministrativo che si concluderà con l’irrogazione della sanzione. Se non al trasgressore non è stato notificato a casa il verbale vero e proprio significa che, in seguito ad ulteriori accertamenti, l’Amministrazione ha ritenuto opportuno non contestare l’infrazione (o magari si è soltanto dimenticata). Pertanto non si è tenuti a pagare nulla.

Mediazione obbligatoria2018-07-25T10:21:20+02:00

Risposta: Tutte le cartelle per importi non superiori a 50mila euro che si impugnano davanti alla Commissione tributaria non possono essere depositate direttamente davanti al giudice ma vanno prima notificati all’Esattore con una proposta di reclamo-mediazione in cui si tenta un accordo per rettificare eventuali errori.

Mancata motivazione della cartella2018-07-25T10:18:52+02:00

Risposta: La cartella deve sempre indicare per quali ragioni bisogna pagare, ossia il tributo o la sanzione a cui le somme si riferiscono. È il cosiddetto obbligo di motivazione che richiede, in alternativa, l’indicazione dell’atto precedentemente notificato al contribuente dal quale evincere la causale. La motivazione è condizione di validità della cartella.

Legge salva-suicidi e l’accordo con Agenzia Entrate Riscossione2018-07-25T13:11:34+02:00

Risposta: Abbiamo detto, in apertura di questo articolo, che non sono possibili «accordi personalizzati» con Agenzia Entrate Riscossione per annullare il debito. Tuttavia è possibile ricorrere alla cosiddetta legge salva-suicidi o anche detta legge sulsovraindebitamento che consente una riduzione sostanziale dell’esposizione. In particolare:

  • per le obbligazioni contratte a seguito della propria attività lavorativa o professionale, si presenta in tribunale un programma di pagamento che deve trovare il consenso di almeno il 60% dei creditori; l’accordo viene poi ratificato dal tribunale (è il cosiddetto accordo coi creditori). Secondo la giurisprudenza questo iter si può azionare anche quando il creditore è uno solo, ossia l’Agenzia Entrate Riscossione. Con la legge salva suicidi, chi non per sua colpa non ha pagato le cartelle esattoriali e l’esposizione è talmente alta da non consentirgli di rimediare coi redditi di cui dispone, può quindi proporre all’Esattore un “saldo e stralcio”. Il programma di liquidazione va presentato a mezzo di un organismo di composizione della crisi (anche un avvocato o un commercialista);
  • per tutte le altre obbligazioni (non quindi quelle collegate all’impresa o all’attività lavorativa) si può ottenere la decurtazione del debito direttamente dal tribunale, senza il consenso dei creditori (cosiddetta procedura del piano del consumatore). Qui è il giudice a valutare la meritevolezza dell’offerta fatta dal contribuente e, se la valuta positivamente, accorda il taglio sul debito (che, a volte, può raggiungere cifre fino al 70-80%;
  • in ultimo è possibile disporre la vendita dei propri beni attraverso il tribunale e procedendo alla ripartizione del ricavato tra i creditori (cosiddetta procedura di liquidazione del patrimonio).

 

Le Multe Autovelox cosa debbono indicare?2018-08-02T16:32:03+02:00

Risposta: Anche la multa deve essere perfettamente in regola per poter giustificare il pagamento della sanzione.

Il verbale, infatti, deve contenere diversi elementi fondamentali, alcuni specifici per il caso in cui con esso si contesti la violazione dei limiti di velocità accertata tramite autovelox e altri validi per tutte le infrazioni.

Ad esempio nella multa devono essere indicati:

  • il modello di autoveloxutilizzato,
  • il tipo di postazione utilizzata,
  • il provvedimento prefettizio con il quale sono individuate le strade ove non è possibile la contestazione immediata,
  • la verifica di funzionalità dell’apparecchio,
  • le modalità di utilizzo dell’apparecchio (se si tratta di un telelaser),
  • la targa del mezzo che ha commesso l’infrazione,
  • il giorno e luogo in cui è avvenuta,
  • la norma che è stata violata.
La transazione2018-07-27T11:14:52+02:00

Risposta: Il contratto di transazione (art. 1965 c.c.) è il contratto col quale le parti, facendosi reciproche concessioni, pongono fine a una lite già incominciata o prevengono una lite che può sorgere tra loro. Con le reciproche concessioni si possono creare, modificare o estinguere anche rapporti diversi da quello che ha formato oggetto della pretesa e della contestazione delle parti.Per transigere le parti devono avere la capacità di disporre dei diritti che formano oggetto della lite. La transazione è nulla se tali diritti, per loro natura o per espressa disposizione di legge, sono sottratti alla disponibilità delle parti.La transazione deve essere provata per iscritto.La transazione non può essere impugnata per causa di lesione.Se una delle parti era consapevole della temerarietà della sua pretesa, l’altra può chiedere l’annullamento della transazione.È nulla la transazione relativa a un contratto illecito, ancorché le parti abbiano trattato della nullità di questo.Nei casi in cui la transazione è stata raggiunta relativamente a un titolo nullo, l’annullamento di essa può chiedersi solo dalla parte che ignorava la causa di nullità del titolo.È annullabile la transazione fatta, in tutto o in parte, sulla base di documenti che in seguito sono stati riconosciuti falsi.È pure annullabile la transazione fatta su lite già decisa con sentenza passata in giudicato, della quale le parti o una di esse non avevano notizia.La transazione che le parti hanno concluso generalmente sopra tutti gli affari che potessero esservi tra loro non può impugnarsi per il fatto che posteriormente una di esse venga a conoscenza di documenti che le erano ignoti al tempo della transazione, salvo che questi siano stati occultati dall’altra parte.La transazione è annullabile, quando non riguarda che un affare determinato e, con documenti posteriormente scoperti, si prova che una delle parti non aveva alcun diritto.La risoluzione della transazione per inadempimento non può essere richiesta se il rapporto preesistente è stato estinto per novazione, salvo che il diritto alla risoluzione sia stato espressamente stipulato.

La somministrazione2018-07-27T11:18:04+02:00

Risposta: La somministrazione (art. 1559 c.c.) è il contratto con il quale una parte si obbliga, verso corrispettivo di un prezzo, a eseguire, a favore dell’altra, prestazioni periodiche o continuative di beni o servizi.
Qualora non sia determinata l’entità della somministrazione, s’intende pattuita quella corrispondente al normale fabbisogno della parte che vi ha diritto, avuto riguardo al tempo della conclusione del contratto.È il contratto che viene utilizzato per la fornitura dei cosiddetti servizi essenziali (luce, acqua, telefono, gas, etc.).Nella somministrazione a carattere periodico il prezzo è corrisposto all’atto delle singole prestazioni e in proporzione a ciascuna di esse.In caso d’inadempimento di una delle parti relativo a singole prestazioni, l’altra può chiedere la risoluzione del contratto, se l’inadempimento ha una notevole importanza ed è tale da menomare la fiducia nell’esattezza dei successivi adempimenti. Se la parte che ha diritto alla somministrazione è inadempiente e l’inadempimento è di lieve entità, il somministrante non può sospendere l’esecuzione del contratto senza dare congruo preavviso.Se la durata della somministrazione non è stabilita, ciascuna delle parti può recedere dal contratto, dando preavviso nel termine pattuito o in quello stabilito dagli usi o, in mancanza, in un termine congruo avuto riguardo alla natura della somministrazione (art. 1569 c.c.).

La prelazione2018-07-24T11:17:37+02:00

Risposta: La prelazione è il contratto col quale una parte attribuisce all’altra il diritto ad essere preferito ad altre parti, in genere a parità di condizioni, nel caso in cui ci si determini a stipulare un determinato contratto.Ad esempio, Tizio stipula un contratto di prelazione con Caio obbligandosi, nel caso decida di vendere un immobile di sua proprietà, a cedere il bene a Caio, pur in presenza di altre offerte, e con lo sconto del 10% sulla più alta tra le offerte stesse.Nulla impone al soggetto che si obbliga di addivenire necessariamente alla stipula del successivo contratto, ma ove dovesse decidersi, dovrà preferire quale contraente il soggetto con il diritto di prelazione.In caso di inadempimento del patto di prelazione, il soggetto obbligato sarà tenuto al risarcimento dei danni.Spesso, come nel caso dell’opzione, l’accordo di prelazione viene inserito quale clausola all’interno di un diverso contratto.

La fidejussione2018-07-24T12:36:07+02:00

Risposta: La fidejussione (art. 1936 c.c.) è il contratto con il quale viene a costituirsi la garanzia personale di un terzo, che si obbliga verso il creditore a garantire l’adempimento del debitore. Anche se spesso ha natura accessoria rispetto ad un’obbligazione principale sorta tra creditore e debitore, tale contratto viene stipulato tra creditore e fidejussore, non essendo necessario che il debitore presti il proprio consenso.
L’art. 1938 c.c., nella sua nuova formulazione, ha implicitamente consentito la cosiddetta fidejussione omnibus (quella concessa a garanzia di debiti indeterminati, presenti e futuri), aggiungendo che in questo caso il contratto debba prevedere l’importo massimo garantito.

La difesa in causa2018-07-25T10:20:37+02:00

Risposta: Secondo alcuni giudici, Agenzia Entrate e Agenzia Entrate Riscossione possono stare in causa solo a mezzo di personale interno e non con avvocati esterni. La conseguenza è che la difesa dell’Esattore è nulla, il giudice non può ascoltare le eccezioni da questa sollevata né tenere in considerazione i documenti di prova prodotti. «L’errata costituzione – determinata dall’impossibilità di concedere delega a soggetti non interni all’ufficio – può essere rilevata in qualsiasi grado di giudizio dal magistrato». Tradotto significa che se un contribuente ha già impugnato una cartella esattoriale e ha perso la causa per qualsiasi altra ragione, qualora siano ancora aperti i termini per fare appello o ricorso in cassazione, può ugualmente sollevare l’eccezione in questione – quella cioè di difetto di costituzione – anche se non lo aveva fatto in primo grado (magari perché non ne sapeva l’esistenza). Questo perché a dover rilevare il difetto di rappresentanza degli avvocati esterni all’Agente della riscossione doveva essere il giudice e non tanto il contribuente. Con la conseguenza che si tratta di una censura che può essere mossa in qualsiasi stato e grado della causa.

La cartella ha una durata limitata2018-07-25T10:17:34+02:00

Risposta: Altro motivo di eccezione è relativo al rispetto dei termini di efficacia della cartella. Essa consente il pignoramento solo entro un anno dalla sua notifica. Se il pignoramento dovesse avvenire più tardi di tale termine è necessaria la notifica di un ulteriore atto, detto «intimazione di pagamento» il quale, a sua volta, ha un’efficacia limitata a 180 giorni. Questo non toglie che, spirata l’efficacia dell’intimazione di pagamento, non se ne possa notificare un secondo, un terzo, ecc.; ma di certo, prima di tale adempimento, non può intervenire alcun pignoramento.

La cartella di pagamento senza firma2018-07-25T10:19:51+02:00

Risposta: La cartella di pagamento non deve necessariamente indicare la firma del suo “autore”, il quale può essere indicato nel corpo dell’atto. L’importante è che il responsabile del procedimento sia sempre indicato con nome e cognome.

L’erede non paga le sanzioni2018-07-25T10:26:29+02:00

Risposta: Se arriva una cartella esattoriale dell’Agenzia delle Entrate Riscossione intestata ad un defunto, gli eredi non devono pagare le sanzioni. A tal fine, potranno fare un’istanza di sgravio alla stessa Agenzia delle Entrate Riscossione. In secondo luogo, potranno evitare di pagare se rinunciano all’eredità. Ma se accettano l’eredità con beneficio di inventario, ridurranno la propria responsabilità solo ai beni ottenuti con la successione. Significa che se decidono di non pagare, l’Agenzia delle Entrate Riscossione potrebbe pignorare solo i beni ereditati e non quelli del patrimonio personale.

In secondo luogo, l’erede può evitare di pagare se rinuncia all’eredità. Invece, accettando l’eredità con beneficio di inventario ridurrà la propria responsabilità solo ai beni ottenuti con la successione: in buona sostanza, qualora decidesse di non pagare, l’esattore potrebbe pignorare solo i beni ereditati e non quelli del patrimonio personale.

L’aumento in bolletta voluto dall’Autorità è illegittimo2018-07-24T19:50:35+02:00

Risposta: “Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge”.Con le Sentenze n. 5619 e 5620 pubblicate entrambe il 30.11.2017, il Consiglio di Stato interviene sulla questione ribadendo di escludere il potere impositivo a carico dell’Autorità o di un terzo che non sia espressamente prevista dalla legge.

L’opzione2018-07-24T10:59:39+02:00

Risposta: Con il contratto di opzione (art. 1331 c.c.) le parti convengono che una di esse rimanga vincolata alla propria proposta e l’altra abbia facoltà di accettarla o meno, la dichiarazione della prima si considera quale proposta irrevocabile. In sostanza una delle parti si vincola a tenere ferma la propria proposta per un determinato periodo di tempo, mentre l’altra parte è libera di decidere, entro lo stesso periodo, se accettare o meno. In caso di accettazione, il contratto si conclude.

L’opzione, oltre che un accordo a se stante, è spesso inserita quale clausola all’interno di un diverso contratto.

 

L’assicurazione comprende nel risarcimento anche l’IVA versata per le riparazioni del veicolo danneggiato?2018-07-24T16:54:07+02:00

Risposta:Se il veicolo è intestato ad una persona fisica per uso personale, il risarcimento comprende anche l’IVA.. Se invece il veicolo è intestato ad una ditta o società per uso professionale, ciò non avviene dal momento che l’IVA può venir “scaricata” successivamente.

L’appalto2018-07-27T11:18:23+02:00

Risposta: L’appalto è il contratto con il quale una parte (appaltatore) assume il compimento di un’opera o di un servizio su incarico di un committente e verso un corrispettivo in danaro, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio (art. 1655 c.c.).

L’appaltatore non può dare in subappalto l’esecuzione dell’opera o del servizio, se non è stato espressamente autorizzato dal committente.

Il contratto di appalto è assai in uso nella costruzione di beni immobili o mobili, e nella fornitura di servizi di assistenza, consulenza, vigilanza.

Il materiale necessario a compiere l’opera deve essere fornita dall’appaltatore, se non è diversamente stabilito dalla convenzione o dagli usi.

L’appaltatore non può apportare variazioni alle modalità convenute dell’opera se il committente non le ha autorizzate. L’autorizzazione si deve provare per iscritto. Anche quando le modificazioni sono state autorizzate, l’appaltatore, se il prezzo dell’intera opera è stato determinato globalmente, non ha diritto a compenso per le variazioni o per le aggiunte, salvo diversa pattuizione. Se per l’esecuzione dell’opera a regola d’arte è assolutamente necessario apportare variazioni al progetto e le parti non si accordano, spetta al giudice di determinare le variazioni da introdurre e le correlative variazioni del prezzo. Se l’importo delle variazioni supera il sesto del prezzo complessivo convenuto, l’appaltatore può recedere dal contratto e può ottenere, secondo le circostanze, una equa indennità. Se le variazioni sono di notevole entità, il committente può recedere dal contratto ed è tenuto a corrispondere un equo indennizzo.

Il committente può apportare variazioni al progetto, purché il loro ammontare non superi il sesto del prezzo complessivo convenuto. L’appaltatore ha diritto al compenso per i maggiori lavori eseguiti, anche se il prezzo dell’opera era stato determinato globalmente. Ciò non vale quando le variazioni, pur essendo contenute nei limiti suddetti, importano notevoli modificazioni della natura dell’opera o dei quantitativi nelle singole categorie di lavori previste nel contratto per l’esecuzione dell’opera medesima.

Il committente ha diritto di controllare lo svolgimento dei lavori e di verificarne a proprie spese lo stato. Quando, nel corso dell’opera, si accerta che la sua esecuzione non procede secondo le condizioni stabilite dal contratto e a regola d’arte, il committente può fissare un congruo termine entro il quale l’appaltatore si deve conformare a tali condizioni; trascorso inutilmente il termine stabilito, il contratto è risoluto, salvo il diritto del committente al risarcimento del danno.

L’appaltatore è tenuto a dare pronto avviso al committente dei difetti della materia da questo fornita, se si scoprono nel corso dell’opera e possono comprometterne la regolare esecuzione.

Qualora per effetto di circostanze imprevedibili si siano verificati variazioni nel costo dei materiali o della mano d’opera, tali da determinare un aumento o una diminuzione superiori al decimo del prezzo complessivo convenuto, l’appaltatore o il committente possono chiedere una revisione del prezzo medesimo. La revisione può essere accordata solo per quella differenza che eccede il decimo. Se nel corso dell’opera si manifestano difficoltà di esecuzione derivanti da cause geologiche, idriche e simili, non previste dalle parti, che rendono notevolmente più onerosa la prestazione dell’appaltatore, questi ha diritto a un equo compenso.

Il committente, prima di ricevere la consegna, ha diritto di verificare l’opera. La verifica deve essere fatta dal committente appena l’appaltatore lo mette in condizioni di poterla eseguire. Se, nonostante l’invito fattogli dall’appaltatore, il committente tralascia di procedere alla verifica senza giusti motivi, ovvero non ne comunica il risultato entro un breve termine, l’opera si considera accettata. Se il committente riceve senza riserve la consegna dell’opera, questa si considera accettata ancorché non si sia proceduto alla verifica. Salvo diversa pattuizione o uso contrario, l’appaltatore ha diritto al pagamento del corrispettivo quando l’opera è accettata dal committente. Se si tratta di opera da eseguire per partite, ciascuno dei contraenti può chiedere che la verifica avvenga per le singole partite. In tal caso l’appaltatore può domandare il pagamento in proporzione dell’opera eseguita. Il pagamento fa presumere l’accettazione della parte di opera pagata; non produce questo effetto il versamento di semplici acconti.

L’appaltatore è tenuto alla garanzia per le difformità e i vizi dell’opera. La garanzia non è dovuta se il committente ha accettato l’opera e le difformità o i vizi erano da lui conosciuti o erano riconoscibili, purché in questo caso, non siano stati in mala fede taciuti dall’appaltatore. Il committente deve, a pena di decadenza, denunziare all’appaltatore le difformità o i vizi entro sessanta giorni dalla scoperta. La denunzia non è necessaria se l’appaltatore ha riconosciuto le difformità o i vizi o se li ha occultati. L’azione contro l’appaltatore si prescrive in due anni dal giorno della consegna dell’opera. Il committente convenuto per il pagamento può sempre far valere la garanzia, purché le difformità o i vizi siano stati denunciati entro sessanta giorni dalla scoperta e prima che siano decorsi i due anni dalla consegna. Il committente può chiedere che le difformità o i vizi siano eliminati a spese dell’appaltatore, oppure che il prezzo sia proporzionalmente diminuito, salvo il risarcimento del danno nel caso di colpa dell’appaltatore. Se però le difformità o i vizi dell’opera sono tali da renderla del tutto inadatta alla sua destinazione, il committente può chiedere la risoluzione del contratto. Quando si tratta di edifici o di altre cose immobili destinate per loro natura a lunga durata, se, nel corso di dieci anni dal compimento, l’opera, per vizio del suolo o per difetto della costruzione, rovina in tutto o in parte, ovvero presenta evidente pericolo di rovina o gravi difetti, l’appaltatore è responsabile nei confronti del committente e dei suoi aventi causa, purché sia fatta la denunzia entro un anno dalla scoperta. Il diritto del committente si prescrive in un anno dalla denunzia. L’appaltatore, per agire nei confronti dei subappaltatori, deve, sotto pena di decadenza, comunicare ad essi la denunzia entro sessanta giorni dal ricevimento.

Il committente può recedere dal contratto di appalto, anche se è stata iniziata l’esecuzione dell’opera o la prestazione del servizio, purché tenga indenne l’appaltatore delle spese sostenute, dei lavori eseguiti e del mancato guadagno.

Se il contratto si scioglie perché l’esecuzione dell’opera è divenuta impossibile in conseguenza di una causa non imputabile ad alcuna delle parti, il committente deve pagare la parte dell’opera già compiuta, nei limiti in cui è per lui utile, in proporzione al prezzo pattuito per l’opera intera.

Se, per causa non imputabile ad alcuna delle parti, l’opera perisce o è deteriorata prima che sia accettata dal committente o prima che il committente sia in mora a verificarla, il perimento o il deterioramento è a carico dell’appaltatore, qualora questi abbia fornito la materia. Se la materia è stata fornita in tutto o in parte dal committente, il perimento o il deterioramento dell’opera è a suo carico per quanto riguarda la materia da lui fornita, e per il resto è a carico dell’appaltatore.

Il contratto di appalto non si scioglie per la morte dell’appaltatore, salvo che la considerazione della sua persona sia stata motivo determinante del contratto. Il committente può sempre recedere dal contratto, se gli eredi dell’appaltatore non danno affidamento per la buona esecuzione dell’opera o del servizio. Nel caso di scioglimento del contratto per morte dell’appaltatore, il committente è tenuto a pagare agli eredi il valore delle opere eseguite, in ragione del prezzo pattuito, e a rimborsare le spese sostenute per l’esecuzione del rimanente, ma solo nei limiti in cui le opere eseguite e le spese sostenute gli sono utili. Il committente ha diritto di domandare la consegna, verso una congrua indennità, dei materiali preparati e dei piani in via di esecuzione, salve le norme che proteggono le opere dell’ingegno.

Se l’appalto ha per oggetto prestazioni continuative o periodiche di servizi, si osservano, in quanto compatibili, le norme di questo capo e quelle relative al contratto di somministrazione.

 

 

Istanza in autotutela e ricorso al Garante del Contribuente2018-07-25T10:10:30+02:00

Risposta: Nulla ti vieta di presentare una istanza in autotutela: si tratta di un ricorso che non ha termini e che può essere spedito (anche con Pec) in qualsiasi momento. Non sospende in automatico la cartella né obbliga l’amministrazione a rispondere. Tuttavia, in caso di errori macroscopici, può essere risolutivo. L’istanza in autotutela non deve rispettare formule particolari: l’importante è chiarire gli estremi dell’atto e le ragioni della sua nullità. L’istanza va inviata sia ad Agenzia Entrate Riscossione che all’ente titolare del credito. Puoi procedere con raccomandata a.r. o con posta certificata, senza necessità della difesa di un avvocato e senza pagare un euro. Due sono i problemi di questa procedura:

  • l’amministrazione non è tenuta a rispondere all’autotutela e, se non lo fa, il silenzio si considera come rigetto dell’istanza (non quindi un «accoglimento» come invece con l’istanza «cartelle pazze» di cui abbiamo parlato sopra);
  • a differenza dell’istanza «cartelle pazze», il ricorso in autotutela non sospende la cartella che, pertanto, può sempre essere “azionata”: in altre parole, si può subire un fermo, un’ipoteca o un pignoramento nonostante la richiesta in autotutela. Detta istanza non sospende neanche il decorso dei termini per agire in tribunale e presentare impugnazione contro la cartella. Questo significa che, se in prossimità della scadenza dei termini per agire in giudizio non si è ricevuto alcuna risposta dall’amministrazione, sarà sempre meglio avviare anche la causa per non doversi poi trovare con la sorpresa di un rigetto dell’istanza.

Per rendere l’istanza in autotutela più “forte” è possibile indirizzarla anche al Garante del Contribuente; sebbene questi non ha la possibilità di annullare l’atto o di ordinare al fisco come comportarsi, i suoi pareri sono comunque importanti e possono essere di indirizzo anche al giudice in caso di successivo contenzioso. Il ricorso al Garante può essere fatto anche autonomamente, in sostituzione o successivamente al ricorso in autotutela.

In quanto tempo si prescrive un reato?2018-07-24T17:31:45+02:00

Risposta: La prescrizione del reato determina l’estinzione dello stesso reato sul presupposto del trascorrere di un determinato periodo di tempo.I reati per i quali è prevista la pena dell’ergastolo (e un tempo anche la pena di morte) sono imprescrittibili.L’art. 157 c.p. disciplina il tempo necessario a prescrivere un reato in considerazione della pena stabilita.La prescrizione estingue il reato decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge e comunque un tempo non inferiore a sei anni se si tratta di delitto e a quattro anni se si tratta di contravvenzione, ancorché puniti con la sola pena pecuniaria.Per determinare il tempo necessario a prescrivere si ha riguardo alla pena stabilita dalla legge per il reato consumato o tentato, senza tener conto della diminuzione per le circostanze attenuanti e dell’aumento per le circostanze aggravanti, salvo che per le aggravanti per le quali la legge stabilisce una pena di specie diversa da quella ordinaria e per quelle ad effetto speciale, nel qual caso si tiene conto dell’aumento massimo di pena previsto per l’aggravante.La Corte Cost. con sent. 31.5.1990, n. 275 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 157 c.p., nella parte in cui non prevede che l’imputato possa rinunziare alla prescrizione del reato.La prescrizione può essere oggetto di sospensione (nel caso il termine ricomincia a decorrere dal momento della sospensione) o interruzione (nel caso il termine ricomincia a decorrere nuovamente dal momento dell’interruzione).

Anche se sospensione ed interruzione allungano il tempo di estinzione del reato, l’art. 161 c.p. prevede che in nessun caso l’interruzione della prescrizione può comportare l’aumento più di un quarto del tempo necessario a prescrivere, della metà nei casi in cui l’imputato è recidivo, di due terzi nei casi di recidiva specifica o infraquinquennale, e del doppio nei casi si abitualità e professionalità nel reato

In quali ipotesi il danno viene valutato in via equitativa e quando è possibile il risarcimento in forma specifica?2018-07-24T16:28:31+02:00

Risposta: L’art. 1226 c.c. stabilisce che se il danno non può essere provato nel suo preciso ammontare, viene liquidato dal giudice con valutazione equitativa.Affinché si dia luogo alla valutazione equitativa è necessario che la presenza di un danno risarcibile risulti provata o comunque incontestata, benché il ricorso a tale tipo di quantificazione sia stato ritenuto configurabile dalla giurisprudenza anche allorché gli elementi dimostrativi forniti dal danneggiato manchino di sicura efficacia probatoria Non si procede ovviamente a tale valutazione ove il danno possa essre provato, nel suo preciso ammontare, tramite consulenza tecnica.Il risarcimento in forma specifica, che consiste nel ripristino della situazione così come era prima che avvenisse l’illecito, è previsto dall’art. 2058 c.c.Tale norma prevede che il danneggiato possa chiedere il risarcimento in forma specifica, solo qualora sia possibile anche se solo parzialmente.Tuttavia il giudice può disporre che il risarcimento avvenga solo per equivalente, vale a dire in denaro, se la suddetta reintegrazione risulti eccessivamente onerosa per il debitore, laddove cioè l’impegno economico comportato da quest’ultima superi l’ammontare della somma corrispondente alla diminuzione del patrimonio subita dal danneggiato per effetto dell’illecito.Rientrano nel concetto di risarcimento in forma specifica la prestazione di cosa uguale a quella distrutta, il rifacimento di quanto illecitamente disfatto e l’eliminazione di quanto illecitamente fatto.

In quali contratti viene applicato?2018-07-24T20:13:11+02:00

Risposta: Il contratto bancario in cui viene applicato di norma è il contratto di conto corrente bancario, sia esso affidato (cioè con fido bancario) sia esso semplice. Vi possono essere tuttavia clausole (illegittime) che prevedono l’anatocismo in altri contratti, come i mutui o altri contratti di finanziamento.

In quali casi un decreto ingiuntivo viene emesso provvisoriamente esecutivo?2018-07-24T17:19:59+02:00

Risposta: L’art. 642 c.p.c. prevede che, su istanza del ricorente, il decreto ingiuntivo possa essere dichiarato immediatamente esecutivo (senza perciò che sia necessario attendere il termine di quaranta giorni per verificare se il debitore paga o si oppone). Tale richiesta può essere accolta se il credito è fondato su cambiale, assegno bancario, assegno circolare, certificato di liquidazione di borsa, atto ricevuto da notaio o altro pubblico ufficiale autorizzato.L’esecuzione provvisoria può anche essere concessa se vi è pericolo di un grave pregiudizio nel ritardo.L’art. 63 delle disp. att. c.c. prevede inoltre che l’amministratore di un condominio può ottenere decreto di ingiunzione immediatamente esecutivo per la riscossione dei contributi condominiali, in base allo stato di ripartizione approvato dall’assemblea.

In quali casi rischio di perdere il diritto all’assegno di mantenimento?2018-04-06T13:35:26+02:00

Se il coniuge che percepisce l’assegno di mantenimento si sposa nuovamente (ovviamente con altra persona) perde il diritto all’assegno di mantenimento, mentre se inizia una convivenza, questa, con l’attuale normativa, non determina automaticamente la perdita del diritto all’assegno.

In quali casi è possibile impugnare un testamento?2018-04-06T13:42:38+02:00

Quando il testamento è nullo oppure è semplicemente annullabile.

Un testamento è da ritenersi nullo quando è contrario a norme imperative di legge oppure presenta dei difetti di forma che ne rendono incerta l’autenticità.

Diverso è il caso del testamento lasciato da un soggetto ritenuto o dichiarato malato di mente o incapace di intendere e di volere oppure il caso di chi è stato ingannato o costretto. In queste ipotesi il testamento è annullabile ma il termine per impugnarlo è di cinque anni che decorrono, nei casi di incapacità, dalla data di esecuzione del testamento (ad esempio da quando il notaio legge il testamento davanti agli eredi e procede alla distribuzione dei beni), mentre nel caso di inganno o costrizione dal giorno in cui tale circostanza viene scoperta. In ogni caso, sia in caso di nullità che annullabilità, in mancanza di un accordo tra le parti, ci si deve rivolgere all’Autorità Giudiziaria con l’assistenza di un Legale.

In cosa consiste il concorso di colpa o di responsabilità e quali sono le loro conseguenze?2018-08-02T16:29:09+02:00

Risposta:Il concorso di colpa, o di responsabilità, si ha quando il sinistro è stato causato dalla condotta di guida colposa di una pluralità di soggetti che hanno quindi contribuito, anche in misura diversa, al suo verificarsi. Il concorso di colpa viene solitamente valutato in percentuale (ad esempio, il veicolo A ha un concorso del 10%, il veicolo B del 90%). In caso di concorso di colpa o di responsabilità, la liquidazione dei danni subiti da un soggetto viene decurtata nella misura della percentuale di colpa a lui imputabile. Ad esempio, se il conducente del veicolo A ha riportato danni per 1.000 Euro, ma ha un concorso di colpa nella causazione del sinistro nella misura del 10%, la liquidazione dei suoi danni ammonterà a 900 Euro.

In cosa consiste il concorso di colpa o di responsabilità e quali sono le loro conseguenze?2018-07-24T17:01:25+02:00

Risposta:Il concorso di colpa, o di responsabilità, si ha quando il sinistro è stato causato dalla condotta di guida colposa di una pluralità di soggetti che hanno quindi contribuito, anche in misura diversa, al suo verificarsi. Il concorso di colpa viene solitamente valutato in percentuale (ad esempio, il veicolo A ha un concorso del 10%, il veicolo B del 90%). In caso di concorso di colpa o di responsabilità, la liquidazione dei danni subiti da un soggetto viene decurtata nella misura della percentuale di colpa a lui imputabile. Ad esempio, se il conducente del veicolo A ha riportato danni per 1.000 Euro, ma ha un concorso di colpa nella causazione del sinistro nella misura del 10%, la liquidazione dei suoi danni ammonterà a 900 Euro.

In cosa consiste il “mobbing”?2018-04-06T13:30:19+02:00

In tutti quegli atteggiamenti individuati dalla psicologia del lavoro come idonei a colpire il lavoratore menomandone la capacità lavorativa e la fiducia in sé stesso sono, a parte le situazioni scolastiche della ripetizione di richiami, note di biasimo e sanzioni disciplinari, demansionamenti, sottrazioni ingiustificate di benefits o vantaggi precedentemente attribuiti, che devono presentarsi con carattere di ripetitività e di continuità nel tempo.

In caso di ritardo nell’adempimento di un contratto, si possono chiedere gli interessi al debitore?2018-07-24T12:38:48+02:00

Risposta:Gli interessi sono dovuti di diritto, in ragione del tasso legale, dal momento della scadenza del credito e se il credito è liquido, cioè se è determinato nel suo ammontare (cosiddetti interessi corrispettivi).

In caso diverso gli interessi sono dovuti dal momento della costituzione in mora del debitore (art. 1224 c.c.).

Inoltre è sempre possibile stabilire convenzionalmente un tasso di interesse, che andrà a sostituirsi a quello legale, purché il saggio non sia considerato usurario (art. 1815 c.c.) e il relativo patto sia stipulato in forma scritta (art. 1284 c.c.).

Infine, in taluni casi, la giurisprudenza ammette il cumulo degli interessi legali con la rivalutazione monetaria. Ciò avviene per le cosiddette obbligazioni di valore, ad esempio per le ipotesi in cui il credito non sia costituito da una obbligazione pecuniaria, oppure per il risarcimento del danno derivato da inadempimento contrattuale.

Il D.L. 231 del 9.10.2002 (Attuazione della direttiva 2000/35/CE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, aggiornato al D.Lgs. 9 novembre 2012 n.192, ultimo aggiornamento 24.06.2014) ha previsto inoltre che se il termine per il pagamento non è stabilito nel contratto, gli interessi decorrono, automaticamente, senza che sia necessaria la costituzione in mora, alla scadenza del seguente termine legale:

  1. trenta giorni dalla data di ricevimento della fattura da parte del debitore o di una richiesta di pagamento di contenuto equivalente;
  2. trenta giorni dalla data di ricevimento delle merci o dalla data di prestazione dei servizi, quando non è certa la data di ricevimento della fattura o della richiesta equivalente di pagamento;
  3. trenta giorni dalla data di ricevimento delle merci o dalla prestazione dei servizi, quando la data in cui il debitore riceve la fattura o la richiesta equivalente di pagamento è anteriore a quella del ricevimento delle merci o della prestazione dei servizi;
  4. trenta giorni dalla data dell’accettazione o della verifica eventualmente previste dalla legge o dal contratto ai fini dell’accertamento della conformità della merce o dei servizi alle previsioni contrattuali, qualora il debitore riceva la fattura o la richiesta equivalente di pagamento in epoca non successiva a tale data

 

 

Il risarcimento del danno deve essere pari al costo delle riparazioni necessarie per riparare il veicolo danneggiato anche quando supera il suo valore commerciale (cd. riparazioni antieconomiche)? 2018-07-24T16:55:23+02:00

Risposta: Pur essendoci alcune sentenze della Corte di Cassazione in senso contrario, solitamente, in caso di riparazioni antieconomiche di un veicolo danneggiato, la liquidazione del risarcimento va effettuata tenendo conto del valore di mercato della vettura, aumentato delle spese di demolizione del relitto e di immatricolazione di una vettura nuova, detratto il valore presumibile del relitto medesimo.

Il risarcimento del danno comprende il deprezzamento commerciale della vettura incidentata?2018-07-24T16:56:27+02:00

Risposta: Il veicolo coinvolto in un incidente di una certa gravità, anche se riparato a regola d’arte, non è commercialmente equiparabile ad un veicolo mai incidentato. Secondo la Cassazione addirittura ci sarebbe una presunzione di deprezzamento, salva la prova contraria. In ogni caso, nella valutazione di tale danno rivestono importanza il valore antesinistro dell’auto, la sua vetustà, la natura e l’entità delle riparazioni effettuate.

Il mio vicino di pianerottolo ha aperto una seconda porta di accesso al proprio appartamento; ma può farlo?2018-04-06T13:23:44+02:00

E’ del tutto legittima la creazione di un secondo ingresso ad un appartamento di proprietà esclusiva, in corrispondenza del pianerottolo antistante, ove non limiti il godimento degli altri condomini e non arrechi pregiudizio all’edificio ed al suo decoro architettonico.

Il franchising2018-07-24T12:33:27+02:00

Risposta: Il contratto di franchising è il contratto col quale un imprenditore (detto franchisoro affiliante, o concedente) attribuisce ad altro imprenditore (detto franchisee) il diritto di vendere suoi prodotti o servizi, utilizzando il suo marchio, i suoi segni distintivi, le sue conoscenze tecniche e i brevetti, fornendo assistenza commerciale e formativa, e condividendo le risorse pubblicitarie. Come corrispettivo la controparte versa in genere una somma quale diritto d’entrata (entry fee) e un canone periodico (royalty).Il contratto di franchising, di origine anglosassone, si sta diffondendo assai rapidamente anche nel nostro paese e interessa soprattutto distributori di benzina, catene di fast-food, autonoleggi, negozi di abbigliamento, etc.).

Il contratto preliminare (o compromesso)2018-07-24T11:07:18+02:00

Risposta: Il contratto preliminare  (anche detto,impropriamente, compromesso) è l’accordo con il quale le parti si  obbligano reciprocamente alla stipula di un successivo contratto definitivo. Con il contratto preliminare, in sostanza, non si trasferisce la titolarità di un bene, ma ci si obbliga a tale trasferimento in un secondo momento (ad es. perché si vogliono verificare la persistenza dell’interesse alla transazione, la sussistenza di determinati vizi, o perché ci si vuole riservare la possibilità di apportare modifiche). Il preliminare deve contenere già in sé gli elementi essenziali del successivo contratto definitivo.Ove una delle due parti si rifiuti di stipulare il successivo contratto definitivo, l’altra parte potrà ottenere una sentenza (costitutiva) che produca gli stessi effetti del contratto preliminare. La legge prevede che il preliminare debba avere la stessa forma prescritta per il contratto definitivo (art. 1351 c.c.), pertanto se si vuole vendere un immobile, il relativo compromesso dovrà essere redatto in forma scritta, a pena di nullità.La legge 28.2.1997, n. 30, ha introdotto la possibilità della trascrizione presso la Conservatoria dei registri immobiliari del contratto preliminare che ha ad oggetto:

  1. la promessa di trasferimento della proprietà di beni immobili;
  2. la costituzione, il trasferimento, la modificazione di diritti reali immobiliari;
  3. la costituzione di comunione su beni immobili;
  4. la costituzione o modifica di servitù prediali, uso, abitazione.

Ciò a condizione che il preliminare risulti da atto pubblico o da scrittura privata con sottoscrizione autenticata o accertata giudizialmente. La trascrizione è resa possibile anche per gli atti soggetti a condizione e per quelli relativi ad edifici da costruire o in corso di costruzione.Gli effetti cessano, e si considerano come mai prodotti, se entro un anno dalla data convenuta tra le parti per la conclusione del contratto definitivo, e in ogni caso entro tre anni, non sia eseguita la trascrizione del contratto definitivo. La trascrizione è cancellabile nel caso di comune accordo delle parti o se stabilito giudizialmente con sentenza passata in giudicato.

 

Il contratto estimatorio2018-07-24T16:25:35+02:00

Risposta: Con il contratto estimatorio (art. 1556 c.c.) una parte consegna una o più cose mobili all’altra e questa si obbliga a pagare il prezzo, salvo che restituisca le cose nel termine stabilito. Il contratto estimatorio è molto utilizzato dai commercianti che, non conoscendo in anticipo quale sarà l’interesse dei consumatori per un determinato bene, possono in tal modo restituire al fornitore la merce rimasta invenduta senza pagarne il relativo prezzo.

Il contratto di conto corrente è estinto: si può ottenere ugualmente la restituzione delle somme?2018-07-24T20:17:32+02:00

Risposta: Sì se non è stato estinto da più di 10 anni, perché in caso contrario l’azione si è prescritta.

Il condomino che abita al piano sovrastante il mio appartamento continua a stendere i panni fuori dal suo balcone fino a coprire parte del mio balcone: cosa posso fare?2018-04-06T13:27:06+02:00

Tale illecita condotta pertanto va oltre la normale tollerabilità e costituisce immissione molesta, sanzionabile con un’azione tendente a inibire la prosecuzione della condotta illecita e ad assicurare al proprietario dell’appartamento sottostante un equo risarcimento dei danni sofferti in conseguenza di essa.

I figli nati da una relazione extraconiugale di uno dei genitori sono eredi anche loro a tutti gli effetti?2018-04-06T13:12:51+02:00

I figli naturali sono equiparati in tutto e per tutto ai figli legittimi. Tuttavia, figli legittimi di liquidare in denaro o in beni immobili di loro scelta la quota a cui hanno diritto i figli naturali, che naturalmente vi acconsentano; in caso di opposizione, interviene il giudice che, valutate tutte le circostanze personali e patrimoniali, può autorizzare i figli legittimi a corrispondere ai figli naturali ciò che spetta loro per legge, evitando così che essi abbiano voce in capitolo sulla gestione dei beni che il defunto ha lasciato come eredità.

Ho ricevuto una multa che ho prontamente pagato. Ma, nonostante ciò, ne ho ricevuto una seconda per “omissione dell’obbligo di comunicare i dati del conducente”. Io credevo che, pagando, avrei estinto tutto e implicitamente dichiarato che il conducente ero io. È legittima la multa?2018-08-02T16:36:25+02:00

Risposta:  Si la multa è legittima perché la legge prescrive che, quando si riceve la notifica di una multa, è sempre e comunque necessario comunicare, entro 60 giorni, i dati del conducente affinché si possa procedere alla decurtazione dei punti. Chi non adempie a tale obbligo commette un illecito amministrativo che comporterà l’applicazione di una sanzione autonoma e distinta dalla multa per violazione del codice della strada. La sanzione deve essere notificata al trasgressore entro 90 giorni dalla scadenza dei 60 giorni di cui sopra. Decorso tale termine ogni contravvenzione è preclusa.

 

Ho preso in affitto a marzo del 2012 un appartamento che ho adibito a ufficio con un contratto di locazione regolarmente registrato, però già da qualche mese il proprietario mi ha inviato la disdetta per il mese di marzo 2018 senza neanche spiegarmi i motivi. E’ regolare questa procedura?2018-04-06T13:28:26+02:00

La disdetta inviata dal locatore è nulla e inefficace per due ordini di motivi: in primo luogo la disdetta è stata inviata solo qualche mese prima e non un anno prima (12 mesi) e in secondo luogo il locatore nella comunicazione, non ha specificato il motivo per cui intende recedere dal contratto alla prima scadenza: di conseguenza il contratto è da ritenersi rinnovato di altri sei anni.

Ho fatto ricorso contro una sanzione, ma nonostante ciò mi sono stati decurtati i punti dalla patente. Ho poi vinto il ricorso. Cosa devo fare per farmi riaccreditare i punti?2018-08-02T16:37:36+02:00

Risposta: È necessario rivolgersi direttamente all’Amministrazione chiedendo, con apposita domanda, il riaccredito del punti decurtati. All’istanza è necessario allegare la sentenza o l’ordinanza che dimostrano inconfutabilmente l’annullamento della multa.

Ho fatto ricorso contro una multa. Devo ugualmente dare comunicazione dei dati del conducente della vettura?2018-08-02T16:37:36+02:00

Risposta: Si, è doveroso inviare tutti gli estremi identificativi perché è un obbligo diverso e autonomo rispetto alla multa comminata. Ciò nonostante, vi sono state in passato varie pronunce della Corte di Cassazione  che si sono espresse nel senso contrario sostenendo che  in caso di accoglimento del ricorso non sussiste alcun obbligo, diversamente si dovranno comunicare i dati del conducente entro 60 giorni dal deposito della sentenza. Nel dubbio, onde evitare di pagare o contestare ulteriori sanzioni, si consiglia di effettuare la comunicazione.

Ho fatto ricorso contro una multa; ma, in attesa della decisione, mi è arrivata la cartella di Equitalia. L’inoltro del ricorso contro un verbale di accertamento per infrazione al C.d.S., al Prefetto (o al giudice di pace) sospende l’efficacia esecutiva dell’accertamento fino all’esito del procedimento?2018-08-02T16:37:36+02:00

Risposta:  La proposizione di un ricorso non sospende automaticamente gli effetti derivanti dal verbale, né tanto meno il giudice può adottare provvedimenti in tal senso senza che sia presentata un’apposita istanza, anche contenuta nel ricorso stesso, con la quale si richiede la sospensione dell’efficacia esecutiva (onde evitare di subire maggiori danni o inficiare l’utilità di una potenziale sentenza di accoglimento). Quindi, è buona norma presentare sempre, insieme al ricorso, un’istanza (anche nel testo stesso del ricorso), in cui si chiede – in via cautelativa – la sospensione dell’efficacia della sanzione. Attenzione: l’eventuale sospensione della sanzione o la semplice proposizione del ricorso non sospende l’obbligo di comunicare, all’autorità, i dati dell’effettivo conducente

Ho fatto ricorso contro una multa al Prefetto e questi mi ha risposto dopo 190 giorni, rigettando il ricorso (ossia ben oltre il termine di 120 giorni previsti dalla legge). La multa è legittima?2018-08-02T16:36:26+02:00

Risposta: Si, è necessario pagare quanto dovuto perché il Prefetto in realtà ha deciso in tempo. Ciò è possibile perché i 120 giorni entro cui il Prefetto deve pronunciarsi iniziano a decorrere, non dalla proposizione del ricorso, ma da dal momento in cui quest’ultimo ha tutta la documentazione necessaria per valutare la fondatezza o meno delle contestazioni. In particolare, ripercorrendo tutte le fasi procedurali, dalla notifica del ricorso il Prefetto ha 30 giorni per richiedere al comando di polizia tutti gli atti riguardanti il caso concreto. Dalla data dell’invio della richiesta, il comando o l’ufficio competente ha 60 giorni entro i quali inviare la documentazione e soltanto dalla data della ricezione della stessa da parte del Prefetto iniziano a decorrere i 120 giorni. Inoltre tale termine riguarda deve emanare l’ordinanza ma, per la notifica al ricorrente, si hanno a disposizione ulteriori 150 giorni.  Quindi in linea generale l’eccezione di un accoglimento tacito si può far valere soltanto dopo che è passato circa un anno dalla notifica del ricorso.

Ho fatto ricorso al Prefetto contro una multa. Quanto tempo ha il Prefetto per rispondermi? In che modo posso accertarmi che il Prefetto abbia inviato, al soggetto preposto per la notifica, la risposta al mio ricorso nei termini previsti dalla legge?2018-08-02T16:36:26+02:00

Risposta: Il prefetto è tenuto a emettere ordinanza entro 120 giorni dall’acquisizione di tutta la documentazione necessaria per valutare le pretese del ricorrente. Avrà ulteriori 150 giorni per notificarle la pronuncia. Ne consegue che per stabilire il rispetto dei termini previsti dalla legge basterà confrontare la data in cui è stata emesso il provvedimento con quella della sua notifica.

Ho fatto ricorso al giudice di pace contro una multa, pagando circa 40 euro di contributo unificato. Il giudice ha condannato controparte a pagare le spese processuali, ma ad oggi non mi sono state ancora restituite dall’amministrazione. Che posso fare?2018-08-02T16:37:36+02:00

Risposta: È necessario stilare un atto di precetto , da notificare all’Amministrazione, nel quale le si intima il pagamento, entro dieci giorni, delle spese processuali. In caso di mancato pagamento si può procedere ad esecuzione forzata. Bisogna tuttavia verificare che l’amministrazione sia in grado di pagare (eventualmente attraverso il pignoramento del conto corrente): diversamente – come spesso accade – anche le somme spese per la notifica del precetto potrebbero andare sprecate e meglio sarebbe rinunciare alla pretesa.

Ho ereditato da mio padre una collezione di armi da sparo rientranti nella dizione di „armi da sparo antiche, artistiche o rare“. Al fine di rendere più razionale la collezione vorrei venderne alcune, di tipologia diversa dalle altre. Quali disposizioni devo osservare per essere in regola?2018-07-24T17:43:14+02:00

Risposta. Lei è dunque titolare di una licenza di collezione di armi da sparo antiche, artistiche o rare. Deve in primo luogo munirsi di autorizzazione ministeriale alla vendita, in quanto il Ministero può vietare lo smembramento di collezioni che rivestano un eccezionale interesse artistico o storico. Deve poi accertarsi dell’identità dell’acquirente e verificare che lo stesso sia a sua volta titolare di licenza di collezione di armi antiche, artistiche o rare. 

Ho dato in locazione un appartamento di mia proprietà, però il mio inquilino non mi paga l’affitto: cosa posso fare?2018-04-06T13:29:22+02:00

c.d. intimazione di sfratto per morosità, che consente al proprietario dell’immobile locato di intimare lo sfratto al conduttore e rientrare in possesso del proprio appartamento in tempi relativamente brevi, trattandosi di un procedimento più snello e più veloce rispetto ad una causa ordinaria. Se il conduttore non adempie spontaneamente entro la data indicata dal giudice, il locatore può iniziare la procedura di sfratto, notificando al conduttore, come atto preliminare, il precetto per rilascio dell’immobile; dopo di che l’Ufficiale giudiziario notificherà al conduttore l’avviso di accesso, indicando il giorno e l’ora in cui egli si recherà in loco per “sfrattare” il conduttore ed immettere nel possesso dell’immobile il proprietario.

Entro quanto tempo posso impugnare il licenziamento?2018-04-06T13:31:42+02:00

Il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo debba essere impugnato, a pena di decadenza, entro 60 gg dal ricevimento della comunicazione con qualunque atto scritto, che può anche consistere in una lettera, purché sia rispettato tale termine, oltre il quale non è più possibile opporsi al licenziamento.

Entro quanto tempo impugnare la cartella di pagamento?2018-07-25T10:13:10+02:00

Risposta: Per impugnare la cartella di pagamento, il contribuente deve rispettare dei termini precisi:

  • 60 giorni dalla notifica della cartella se gli viene richiesto il pagamento di tasse e tributi (Ici, Imu, Tasi, Tari, Irpef, Iva, imposta di registro, bollo auto e, comunque, tutte le somme di competenza dell’Agenzia delle Entrate): in tal caso il ricorso va presentato alla Commissione tributaria;
  • 30 giorni dalla notifica della cartella se gli viene richiesto il pagamento di multe: in tal caso il ricorso va presentato al giudice di pace;
  • 40 giorni dalla notifica della cartella se gli viene richiesto il pagamento di contributi previdenziali: in tal caso il ricorso va presentato al tribunale ordinario, sezione lavoro.

A questi termini si applica la sospensione feriale (non va computato il periodo 1-31 agosto). C’è però un’eccezione a questa regola, applicabile solo agli avvisi di accertamento se il contribuente abbia presentato istanza di accertamento con adesione. In questo caso i giorni per presentare il ricorso diventano 150: ai 60 giorni dalla notifica dell’atto se ne aggiungono altri 90 per consentire di espletare la procedura di adesione. I termini invece sono diversi se si ricorre contro il pignoramento. In tal caso, se ci si oppone a vizi di procedura e formali, si hanno solo 20 giorni. Altrimenti non ci sono termini e il contribuente può ricorrere in qualsiasi momento, almeno finché l’esecuzione forzata e l’espropriazione (del bene o del denaro) non è già avvenuta.

Entro quando deve essere notificata la Multa Autovelox?2018-08-02T16:32:53+02:00

Risposta: Se non c’è stata contestazione immediata, inoltre, va considerato un ulteriore dato fondamentale: la multa va notificata entro il termine massimo di 90 giorni dall’infrazione. A tal fine si tiene in considerazione la data di spedizione del verbale e non quella di ricezione.

Nel caso di notifica oltre tale limite temporale, la multa può essere validamente impugnata.

Eccezione di prescrizione2018-07-25T10:14:52+02:00

Risposta: Un altro motivo solitamente usato per difendersi dalle cartelle di pagamento è far rilevare la prescrizione. Si tratta, in buona sostanza, del decorso del tempo che intercorre tra una cartella di pagamento e un’altra (se riferite allo stesso debito), tra l’avviso di pagamento (l’atto prodromico) e la successiva cartella o tra la cartella e l’eventuale pignoramento. Il contribuente può far annullare la richiesta di pagamento se, per numerosi anni, nessuno si è fatto vivo e non gli sono stati notificati solleciti. Questi termini di prescrizione sono diversi a seconda del tipo di tassa in gioco. In particolare:

  • crediti Inps e Inail per contributi previdenziali: prescrizione in 5 anni;
  • crediti dell’Agenzia delle Entrate per Irpef, Irap, Iva e altre imposte erariali: prescrizione in 10 anni (con qualche precedente che pala di 5 anni);
  • crediti del Comune per multe stradali: prescrizione in 5 anni;
  • crediti dello Stato per canone Rai: prescrizione in 10 anni;
  • crediti della Regione per bollo auto: prescrizione in 3 anni;
  • crediti del Comune per Imu, Tasi, Tari, Tarsu, Ici: prescrizione in 5 anni.
Eccezione di decadenza2018-07-25T10:16:16+02:00

Risposta: Diversa dalla prescrizione è la decadenza. Anche questa eccezione si fonda sul mancato rispetto dei termini, ma in questo caso si tratta dei termini massimi che devono necessariamente decorrere tra l’iscrizione a ruolo del debito e la notifica della prima cartella. Tutto avviene nel seguente modo:

  • dopo che l’ente titolare del credito ha inviato l’avviso di pagamento ed ha accertato l’inadempimento definitivo (scaduti cioè i termini per il versamento) delega l’Agente della riscossione del recupero coattivo delle somme. Questa attività si sostanzia con l’iscrizione a ruolo dell’importo. La data in cui avviene l’iscrizione a ruolo viene poi riportata sulla cartella esattoriale, per cui il contribuente può sempre verificarla;
  • tra la data di notifica della cartella e la data di iscrizione a ruolo non devono decorrere, nella gran parte dei casi, più di due anni. Diversamente la cartella è illegittima.
E’ stata notificata una multa per divieto di sosta. Se si fa ricorso si spenderanno non meno di 40 euro di tasse. C’è un modo per far annullare ugualmente la multa senza pagare così tanto?2018-08-02T16:35:28+02:00

Risposta: Tuttavia, è bene sapere che il ricorso al Prefetto potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio. Infatti se il ricorso è infondato e la multa viene ritenuta valida, il Prefetto può condannare il conducente a pagare una sanzione pari al doppio della multa (in questo caso, contro la decisione del Prefetto è comunque concesso un termine di 30 giorni per ricorrere al Giudice di Pace), cosa che invece non succede davanti al Giudice di Pace. Spesso si fa ricorso al Prefetto semplicemente confidando nell’inerzia (o nel ritardo) a rispondere da parte di questi. La legge infatti stabilisce che, se il Prefetto non risponde al ricorso entro 120 giorni, il ricorso si considera accolto e la multa annullata

E’ stata notificata una multa ma il modello dell’auto indicata in verbale è diverso da quello della targa che invece è corretta. Si può fare ricorso?2018-08-02T16:36:25+02:00

Risposta: Non è consigliabile proporre ricorso perché, nonostante l’agente abbia commesso un errore, quest’ultimo da solo non è cosi grave da impedire l’accertamento del trasgressore e dell’accaduto. Diversa sarebbe stata l’errata trascrizione del tipo di veicolo (auto, ciclomotore, autocaravan): difatti, in tal caso, è impossibile identificare con assoluta certezza chi, e come, ha commesso l’infrazione

E’ risarcibile il mancato uso dell’autovettura durante la sosta forzata per la sua riparazione?2018-07-25T09:54:51+02:00

Risposta: Sì, è il cd. danno da fermo tecnico ed è solitamente risarcito conteggiando i giorni lavorativi occorsi per rimettere in buono stato il veicolo. Può comprendere in alcuni casi anche le spese per il noleggio di una vettura sostitutiva.

E’ risarcibile il mancato guadagno dipeso dalle lesioni subite nel sinistro?2018-07-25T09:57:21+02:00

Risposta: Nel caso del lavoratore dipendente, solitamente non esiste mancato guadagno, in quanto il danno cd. patrimoniale viene indennizzato dagli enti previdenziali (INPS e INAIL) che corrispondono, per un certo periodo, la retribuzione al lavoratore anche quando questi è assente dal lavoro. Possono fare eccezione gli straordinari svolti dal lavoratore, i compensi per trasferte, buoni pasto non goduti etc. che devono essere conteggiati quale danno patrimoniale. Nel caso del lavoratore autonomo, invece, il danno patrimoniale viene risarcito se rigorosamente provato. Il risarcimento viene di solito calcolato sulla base della dichiarazione dei redditi più alta degli ultimi 3 anni; il reddito totale viene diviso per i 365 giorni dell’anno, quindi il risultato viene moltiplicato per i giorni lavorativi persi a causa delle lesioni riportate nel sinistro

E’ possibile ottenere un anticipo sul risarcimento definitivo del danno da parte della compagnia assicurativa?2018-07-24T16:23:38+02:00

Risposta: Nella fase stragiudiziale, cioè quella che precede l’instaurarsi di un procedimento giudiziario dinanzi ad un Giudice, ciò avviene di rado soprattutto per danni a sole cose. Una volta instaurato il giudizio, invece, la legge prevede, nel caso sussistano determinate condizioni, che venga imposto all’assicurazione di versare al danneggiato una somma a titolo di provvisionale.

E’ possibile far riparare il veicolo danneggiato prima di aver conseguito il risarcimento dalla compagnia assicurativa o addirittura prima che il perito di questa l’abbia visionato?2018-07-24T16:22:22+02:00

Risposta: Sì. La legge prevede che il mezzo danneggiato deve rimanere a disposizione del perito dell’assicurazione per almeno 8 giorni lavorativi, non festivi e successivi alla ricezione della raccomandata. E’ comunque opportuno scattare al veicolo alcune fotografie da conservare e poi esibire al perito successivamente incaricato dall’assicurazione insieme ai documenti del veicolo.

E’ necessario far riparare il veicolo danneggiato una volta ottenuto il risarcimento dall’assicurazione?2018-07-24T16:21:26+02:00

Risposta: La legge n. 273 del 12.12.2003 sanciva l’obbligo per il danneggiato che ha ottenuto il risarcimento dei danni subiti al veicolo di trasmettere all’assicuratore la fattura relativa alle riparazioni entro 3 mesi dal risarcimento. Ove il danneggiato non vi avesse ottemperato, l’assicuratore aveva diritto a chiedere in restituzione la somma corrisposta. Attualmente tale norma non piu’ in vigore.

È possibile subire una diffamazione o un’ingiuria via Internet?2018-07-24T17:41:34+02:00

Risposta: La l. 547/93, che ha introdotto nel nostro ordinamento una serie di nuove ipotesi di reato classificate genericamente come “crimini informatici”, non ha però nulla aggiunto in ordine alla possibilità di configurare anche il reato di ingiuria o diffamazione perpetuato attraverso le reti informatiche o telematiche.

Non è difficile sostenere, tuttavia, che le fattispecie di reato di cui agli artt. 594 (ingiuria) e 595 (diffamazione) del codice penale, sono sufficientemente generiche da ricomprendere anche tutti quei comportamenti offensivi che si compiono attraverso le reti informatiche e le moderne tecniche di comunicazione in generale (SMS, Chat, Newsletter etc.).

La stessa Corte di Cassazione, in una recente pronuncia, avalla tale posizione, affermando che è addirittura intuitivo che “i reati previsti dagli articoli 594 e 595 c.p. possano essere commessi anche per via telematica o informatica; basterebbe pensare alla cosiddetta trasmissione via e-mail, per rendersi conto che è certamente possibile che un agente, inviando a più persone messaggi atti ad offendere un soggetto, realizzi la condotta tipica del delitto di ingiuria (se il destinatario è lo stesso soggetto offeso) o di diffamazione (se i destinatari sono persone diverse)” (cass. sez. V penale, 27.12.2000, n. 4741).

La Corte afferma, in particolare, che il reato di diffamazione si perfeziona nel momento in cui il messaggio viene percepito da parte di soggetti che siano terzi rispetto all’agente ed alla persona offesa. Non è infatti necessaria la contestualità tra l’offesa e la sua percezione “ben potendo i destinatari trovarsi persino a grande distanza gli uni dagli altri, ovvero dall’agente“.

Da quanto ora affermato, può ricavarsi con certezza che la diffamazione e l’ingiuria, oltre che per il mezzo dell’e-mail, possono realizzarsi anche attraverso tutti i diversi servizi della rete: le mailing list, le riviste telematiche, le newsgroup, le pagine Web e le chat.

È possibile fare opposizione ad un decreto ingiuntivo?2018-07-24T17:21:44+02:00

Risposta: L’opposizione ad un decreto ingiuntivo può essere proposta mediante atto di citazione (art. 645 c.p.c.) entro i termini strettamente previsti nel decreto stesso (normalmente 40 giorni).

Ci si oppone al decreto ingiuntivo, ad esempio, se il credito non è scaduto o se è addirittura inesistente perché mai sorto o perché già estinto a seguito di pagamento.

A seguito dell’opposizione, il giudizio si svolge secondo le norme del procedimento ordinario.

Su istanza dell’opponente, se ricorrono gravi motivi, il giudice può sospendere l’esecuzione provvisoria del decreto ingiuntivo (art. 649 c.p.c.).

Dopo quanto tempo il diritto al risarcimento cade in prescrizione?2018-07-25T10:00:50+02:00

Risposta: Il diritto al risarcimento che tragga origine da un sinistro connesso alla circolazione stradale e che abbia determinato soltanto danni a cose si prescrive (cioè si estingue per l’inerzia del danneggiato) in due anni dal giorno del sinistro.

 

Dopo quanto tempo dalla separazione si può chiedere il divorzio?2018-04-06T13:03:20+02:00

Sei mesi, se la separazione è stata di tipo consensuale;  un anno, se la separazione è stata di tipo giudiziale.

Dopo la sentenza di separazione giudiziale o l’omologa della separazione consensuale, posso chiedere la modifica delle condizioni di separazione?2018-04-06T13:34:16+02:00

Sia nel corso del giudizio di separazione sia successivamente alla sentenza o all’omologa, ciascuna parte può chiedere al giudice di rivedere le disposizioni in materia di affidamento e mantenimento dei figli (o del coniuge), per qualunque motivo.

Difendersi da Agenzia Entrate Riscossione con l’opposizione2018-07-25T10:06:21+02:00

Risposta: La cosa importante da sapere è che con Agenzia Entrate Riscossione non sono possibili accordi a saldo e stralcio o altre intese che non siano già disciplinate dalla legge e valide per tutti. Diversamente si avvallerebbero trattamenti di favore di un contribuente rispetto ad altri a seconda della maggiore o minore accondiscendenza del singolo ufficio o funzionario. Dunque, se hai ricevuto un avviso di pagamento non credere che, andando allo sportello o parlando con il dirigente, potrai trovare un’intesa. Tutto ciò che ti è consentito fare è:

  • fare ricorso al giudice;
  • chiedere la sospensione automatica (vedremo che, per questa, ci sono termini e condizioni per poter procedere);
  • presentare un’istanza per l’annullamento della cartella in autotutela;
  • chiedere una rateazione (in tal modo pagherai a rate, con un piano di dilazione che, di norma, è a 72 rate e che non richiede di dover dimostrare la propria incapacità economica);

Quando parliamo di eccezioni contro la cartella di pagamento intendiamo dire tutte le possibili contestazioni che, nell’atto di ricorso, vengono sollevate davanti al giudice affinché questi annulli l’atto dell’esattore. Uno stesso ricorso può contenere svariate eccezioni in modo che, se una di queste dovesse essere rigettata dal tribunale, ci sarebbero ugualmente le altre su cui confidare. Di solito, più eccezioni si hanno “nel proprio arco”, più possibilità ci sono per difendersi da Agenzia Entrate Riscossione.A differenza a quanto spesso si crede, il ricorso non sospende l’esecuzione forzata; questo vuol dire che, se la causa dura a lungo, Equitalia può, nel frattempo, procedere ugualmente al pignoramento. Anzi, per quanto riguarda gli avvisi di accertamento notificati per imposte dirette, Irap ed Iva è previsto l’obbligo di versare un terzo delle sole imposte pretese, oltre interessi, in pendenza del primo grado di giudizio.

Cosa si intende per danno esistenziale?2018-07-24T16:29:56+02:00

Risposta: Il danno esistenziale è quello derivante dalla forzosa rinuncia allo svolgimento di attività non remunerative, fonte di compiacimento o benessere per il danneggiato, ma non causata da una compromissione dell’integrità psicofisica.La categoria del danno esistenziale è stata elaborata piuttosto di recente dalla giurisprudenza, e non trova alcuna esplicito riscontro normativo.Il danno esistenziale si differenzierebbe dalle altre tipologie di danno, e precisamente: dal danno patrimoniale, poiché non è determinato da un pregiudizio economico di qualsiasi natura; dal danno morale perché l’azione compiuta dal responsabile può non integrare gli estremi di un reato e perché non consiste in una sofferenza ma in una privazione di un’attività concreta, un non facere; infine dal danno biologico poiché il danno esistenziale può sussistere anche prescindendo dall’esistenza di una lesione alla persona come compromissione dell’integrità psico-fisica del soggetto danneggiato

Cosa si intende per danno da fermo?2018-07-24T16:26:24+02:00

Risposta: Il danno da fermo è un danno ulteriore rispetto a quello arrecato alla struttura materiale del veicolo: trattasi infatti di quel danno che corrisponde alla mancata utilizzazione del veicolo forzatamente fermo per colpa altrui.

Il danno da fermo può configurarsi sia quale danno emergente sia quale lucro cessante: si da il primo caso quando il mancato utilizzo del mezzo costringa il proprietario all’esborso di somme di denaro, mentre si versa nella seconda ipotesi quando, a causa della mancata utilizzazione del veicolo, si determini una perdita nel patrimonio del proprietario dello stesso. Ai fini dell’indennizzabilità occorre distinguere tra fermo effettivo e fermo tecnico propriamente detto.

Il fermo effettivo concerne l’intero periodo in cui il mezzo non è stato in grado di circolare a seguito dell’incidente.

Il fermo tecnico è invece rappresentato dal lasso di tempo strettamente necessario per eseguire a regola d’arte le riparazioni del danno causato dal sinistro.

Il fermo tecnico può presentarsi altresì quale danno emergente causato dalle spese di noleggio di altra auto in sostituzione di quella in riparazione, per il tempo necessario al ripristino. Tali spese debbono essere provate dall’avente diritto e sono risarcibili solo limitatamente al periodo strettamente necessario per la rimessione in pristino dell’autovettura danneggiata.

La Cassazione, pur avendo asserita la risarcibilità del danno da fermo tecnico, non la considera tuttavia quale conseguenza automatica dell’incidente, necessitando essa piuttosto di esplicita prova, attinente vuoi all’inutilizzabilità del mezzo in riferimento ai giorni in cui è stato sottratto alla disponibilità del proprietario, vuoi all’impossibilità di utilizzo dell’autovettura da parte del proprietario che avrebbe avuto necessità di servirsene

Cosa si intende per danno “biologico”?2018-07-25T09:55:28+02:00

Risposta: Il danno biologico, o danno alla salute, è la lesione dell’integrità psichica-fisica di un soggetto (il danneggiato) a seguito di un sinistro e si caratterizza per dover essere valutato prescindendo da ogni riferimento al reddito percepito dal danneggiato. E’ un danno sempre presente ogni qualvolta si verifichi una menomazione all’integrità psico-fisica del soggetto, non necessita quindi di ulteriori prove. Quando, oltre al danno biologico, si verifichino danni di natura patrimoniale, questi vanno risarciti a parte, oltre al danno morale. Il danno biologico viene liquidato sulla base della invalidità “temporanea” del danneggiato e di quella “permanente”. L’invalidità temporanea è l’impossibilità di usare appieno una propria funzione fisica o psicologica per un tempo determinato. L’invalidità permanente è la diminuzione cronica, insanabile, di una propria funzione psico-fisica e viene quantificata in percentuale. Per quanto riguarda la prova, l’invalidità temporanea può essere provata con i certificati del medico curante attestanti il periodo di malattia. Quella permanente richiede, invece, una apposita perizia o consulenza medico- legale.

Cosa fare se la cartella di pagamento di Agenzia Entrate Riscossione è prescritta?2018-07-25T10:15:36+02:00

Risposta: La cosa più immediata e naturale sarebbe quella di chiedere uno sgravio della cartella stessa dalle somme non più dovute. Tuttavia, per quanto semplice, tale operazione può risultare problematica: ciò a causa della scarsa collaborazione da parte degli uffici dell’Agente della riscossione, pur dinanzi a conclamate ragioni del contribuente. Insomma gli uffici se ne lavano spesso le mani rimandando il contribuente all’ente titolare del credito, mentre quest’ultimo, a sua volta, si scrolla di dosso ogni decisione in merito, sostenendo di aver inviato per tempo il ruolo all’esattore. Si può quindi presentare una istanza in autotutela da presentare all’ente titolare del credito e, per conoscenza, all’Agenzia Entrate Riscossione, ma il mezzo migliore è quello di fare ricorso al giudice. Anche in questo caso, bisogna però rispettare i termini di legge:

  • 30 giorni per le cartelle relative a multe stradali (la competenza è del giudice di pace);
  • 40 giorni per le cartelle relative a contributi previdenziali Inps e Inail (la competenza è del tribunale ordinario, sezione lavoro);
  • 60 giorni in tutti gli altri casi, ossia imposte e tributi (la competenza è della Commissione Tributaria Provinciale).

 

Cosa fare per recuperare il credito se il pagamento è avvenuto con assegno?2018-07-24T17:23:40+02:00

Risposta: Anche l’assegno bancario, al pari della cambiale) è considerato dalla legge un titolo esecutivo (R.D. n. 1736/33, art. 55). Nella pratica, questo comporta che, ove il credito non sia pagato alla data indicata sull’assegno, è possibile procedere direttamente all’esecuzione forzata.

Il pagamento dell’assegno dovrà essere chiesto formalmente a mezzo di un precetto (cioè un’intimazione ad adempiere) notificato al debitore. Se il pagamento dell’assegno non interviene nei dieci giorni successivi alla notificazione del precetto, si potrà procedere al pignoramento e alla vendita forzata dei beni del debitore.

Recentemente la Cassazione è intervenuta con un’importante sentenza (sent. n. 10710/2016) dichiarando che è nullo il decreto ingiuntivo che il creditore ottiene sulla base di un assegno postdatato rilasciatogli dal debitore. Questo perché l’assegno è pagabile a vista e ogni accordo diverso da tale regola è nullo. Dunque, il patto tra creditore e debitore con cui quest’ultimo conferisce al primo un assegno postdatato a garanzia di un futuro pagamento è nullo.

Cosa fare per recuperare il credito contenuto in una cambiale?2018-07-24T17:22:51+02:00

Risposta: La cambiale è considerata un titolo esecutivo dalla legge . Nella pratica, questo comporta che, ove il credito non sia pagato alla scadenza della cambiale, è possibile procedere direttamente all’esecuzione forzata.Il pagamento della cambiale dovrà essere chiesto formalmente a mezzo di un precetto (cioè un’intimazione ad adempiere) notificato al debitore. Se il pagamento della cambiale non interviene nei dieci giorni successivi alla notificazione del precetto, si potrà procedere al pignoramento e alla vendita forzata dei beni del debitore.Una disciplina simile è stabilita per l’assegno bancario.

Cosa è l’accordo di ristrutturazione dei debiti2018-07-24T19:49:47+02:00

Risposta: dà la possibilità a tutti i soggetti destinatari della legge numero 3/2012 (non assoggettabili a fallimento) di rivolgersi al Tribunale, proponendo un accordo con il quale tentare di far fronte alla propria condizione di sovraindebitamento.Il meccanismo dell’esdebitazione consente anche al privato consumatore di presentare un piano di uscita capace di cancellare i propri debiti.

Cosa è il contenzioso tributario?2018-07-24T19:54:44+02:00

Risposta: Con il termine contenzioso tributario viene definito l’insieme di procedure e disposizioni che disciplinano il processo tributario, nelle diverse fasi.
Il contenzioso tributario è stato riformato dal decreto legislativo 31 dicembre 1992 n. 546.
È articolato in due autonome e distinte fasi giudizio:
un primo grado, celebrato presso le commissioni tributarie provinciali (CTP) con sede in ogni capoluogo di provincia;
un secondo grado – di appello – celebrato presso le commissioni tributarie regionali (CTR) con sedi nei capoluoghi di regione e sezioni distaccate in talune provincie.

Cosa devo fare se risulta che il figlio di una donna con cui ho avuto una relazione e che è stato riconosciuto come figlio legittimo da suo marito, dal quale si è poi separata, è in realtà mio figlio?2018-04-06T13:40:32+02:00

È opportuno distinguere due ipotesi, che prevedono conseguenze diverse e azioni giudiziali diverse, a seconda del periodo in cui è nato il bambino e a seconda del momento in cui è intervenuta la separazione tra la signora e il suo ex marito:

1) Prima ipotesi: il bambino è nato dopo che sono già trascorsi 300 gg. (quindi circa dieci mesi) dalla pronuncia di separazione giudiziale, ovvero dalla omologazione di separazione consensuale ovvero dalla data della comparizione dei coniugi avanti al giudice quando gli stessi sono stati autorizzati a vivere separatamente nelle more del giudizio di separazione. In tali casi, ai sensi dell’ art. 232 c.c. II comma, non opera la presunzione di paternità del marito, ed in tal caso l’azione esperibile è l’azione di contestazione della legittimità, disciplinata dall’ art. 248 c.c., volta a rimuovere lo stato di figlio legittimo risultante dall’atto di nascita.
Tale azione è imprescrittibile (cioè non vi sono dei termini di scadenza) e può essere promossa, oltre che da colui che risulta come genitore nell’ atto di nascita, da chiunque vi abbia interesse concreto e attuale (la madre, chi afferma di essere il vero genitore etc.), quindi anche dal padre naturale.

2) Seconda ipotesi: il bambino è nato entro 300 gg. dalla pronuncia di separazione giudiziale, ovvero dalla omologazione di separazione consensuale ovvero dalla data della comparizione dei coniugi avanti al giudice quando gli stessi sono stati autorizzati a vivere separatamente nelle more del giudizio di separazione.
In questa ipotesi, il bambino si presume ancora concepito durante la convivenza matrimoniale, quindi si presume figlio dell’ex marito, sia pure separato: per vincere questa presunzione, però l’azione proponibile è l’azione di disconoscimento della paternità, disciplinata dal combinato disposto degli artt. 235 e 244 c.c., che può essere esercitata soltanto dal marito, dal figlio, una volta divenuto maggiorenne, e dalla madre; la madre però deve proporre l’azione entro sei mesi dalla nascita del figlio. Una volta rimosso lo status di figlio legittimo, o con l’azione di contestazione della legittimità o con quella di disconoscimento della paternità, il padre naturale potrà procedere a riconoscere il bambino come figlio proprio, con il consenso della madre; se la madre non prestasse il suo consenso, allora dovrà iniziare una causa per il riconoscimento davanti al Tribunale dei minori, ai sensi dell’ art. 250 c.c.

Cos’è un contratto per adesione?2018-07-27T12:29:01+02:00

Risposta:Nel contratto per adesione, le condizioni sono stabilite a priori da una delle parti (in genere imprenditore o società), e vengono proposte ad una generalità di possibili contraenti. La parte che aderisce si limita a manifestare il proprio consenso, in genere attraverso la sottoscrizione di un modulo o formulario già predisposto. Frequenti sono i contratti per adesione nei servizi bancari, assicurativi, telefonici o di fornitura in generale (luce, acqua, gas).Nei contratti per adesione non sussiste, in genere, alcuna trattativa, anche se questa non è esclusa dalla legge. Le clausole aggiunte, in tal caso, prevalgono su quelle generali (art. 1469-ter c.c.). Le clausole inserite nelle condizioni generali di contratto o in moduli o formulari predisposti da uno dei contraenti s’interpretano, nel dubbio, a favore dell’altro (art. 1370 c.c.).

Cos’è la negoziazione assistita?2018-07-24T16:17:20+02:00

Risposta: La questione è stata espressamente presa in esame da Cass. civ., sez. III Risposta: Il decreto legge n. 132/2014, convertito nella L. n. 162/2014, in vigore dal 9 febbraio 2015 , ha introdotto l’obbligo di tentare una negoziazione prima di iniziare una causa con cui si intende chiedere il pagamento – a qualsiasi titolo – di somme inferiori a 50.000 euro, nonché per tutte le cause, indipendentemente dal valore, da azionare per il risarcimento del danno derivante da circolazione di veicoli e natanti.Pertanto, prima di iniziare una causa dovrà e a pena di improcedibilità, la parte che agisce dovrà tentare la negoziazione assistita rivolgendosi ad un avvocato.Nella pratica, l’avvocato redigerà una lettera con la quale inviterà la controparte a stipulare una convenzione di negoziazione assistita. L’invito dovrà necessariamente essere firmato anche dalla parte che intende agire in giudizio e dovrà specificare l’oggetto della controversia, avvertendo che la mancata risposta entro 30 giorni, o il rifiuto, potranno essere valutate dal Giudice ai fini delle spese di giudizio.Al ricevimento di questo invito, la controparte potrà scegliere tra:

  1. rispondere aderendo all’invito;
  2. comunicare il proprio rifiuto a stipulare una convenzione di negoziazione assistita (in questo caso, la parte potrà iniziare la causa ricevuta la risposta negativa );
  3. non rispondere (in questo caso, la parte dovrà comunque attendere 30 giorni dalla ricezione dell’invito per poi procedere in giudizio);

Nel caso di adesione all’invito, le parti, assistite dai propri avvocati, stipuleranno in forma scritta una “convenzione di negoziazione assistita”, vale a dire un accordo con cui si impegnano entro un termine in essa stabilito a cooperare in buona fede e con lealtà per risolvere stragiudizialmente la controversia. Tale termine non potrà essere inferiore a un mese, né superiore a tre mesi, prorogabile per altri 30 giorni su accordo tra le parti.Nel caso di raggiungimento dell’accordo, questo diventerà titolo esecutivo e titolo per l’iscrizione di ipoteca giudiziale e dovrà essere integralmente trascritto nel precetto ai sensi dell’art. 480, 2° comma, c.p.c.In caso invece di mancato raggiungimento dell’accordo entro il termine stabilito nella convenzione di negoziazione assistita, la parte potrà iniziare l’azione giudiziale.

 

 

 

Cos’è la firma digitale?2018-07-24T17:35:34+02:00

Risposta: Una definizione legislativa di firma digitale è contenuta nell’art. 1 del D.P.R. 28.12.2000, n. 445 (disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, anche denominato Testo Unico in materia di Documentazione Amministrativa) che contiene la seguente definizione:

firma digitale è un particolare tipo di firma elettronica qualificata basata su un sistema di chiavi asimmetriche a coppia, una pubblica e una privata, che consente al titolare tramite la chiave privata e al destinatario tramite la chiave pubblica, rispettivamente, di rendere manifesta e di verificare la provenienza e l’integrità di un documento informatico o di un insieme di documenti informatici (per il funzionamento tecnico v. risposta successiva).

La firma digitale può essere distinta in leggera oppure pesante (o forte, o qualificata), a seconda del grado di sicurezza che garantisce.

Per firma pesante ci si riferisce ad una firma elettronica che soddisfi i seguenti requisiti:

  1. essere connessa in maniera unica al firmatario;
  2. essere idonea ad identificare il firmatario;
  3. essere creata con mezzi sui quali il firmatario può conservare il proprio controllo esclusivo;
  4. essere collegata ai dati cui si riferisce in modo da consentire l’identificazione di ogni successiva modifica di detti dati.

Affinché sussistano tali requisiti, la firma digitale forte deve passare attraverso la validazione di un Ente certificatore esterno, che operi secondo procedure rigorose e a loro volta “certificate” verificabili ricorrendo ad un elenco pubblico, e a ciò espressamente preposto (ad es. le Camere di Commercio), e deve rispondere a tutta una serie di certezze di carattere tecnico e materiale (ad es. che il firmatario sia il solo a conoscere la chiave privata che attiva la procedura di firma).

In base alla normativa italiana, che ha recepito le disposizioni in materia di firma elettronica emanate a livello europeo, solo se ricorrono tali ultimi requisiti, la firma digitale può esplicare la medesima efficacia di quella autografa e può rendere i documenti validi e rilevanti a tutti gli effetti di legge.

La firma leggera, a differenza di quella pesante, non può essere equiparata alla firma autografa e non è idonea a rendere i documenti validi e rilevanti a tutti gli effetti di legge, in quanto non vi è la presenza di un ente certificatore esterno e qualificato. Essa può essere usata in ambiti ristretti, in cui due o più soggetti si accordano sul valore da dare a tale firma al fine di accettare specifici documenti, verificando che provengano dall’intestatario (ad esempio all’interno di società, banche o assicurazioni che offrano ai clienti dei sistemi di sottoscrizione elettronica in modo da riconoscere dei documenti o degli ordini).

Cos’è e come funziona il “Fondo per le vittime della strada”? 2018-07-24T17:08:38+02:00

Risposta:Il Fondo per le vittime della strada è stato istituito con legge per provvedere al risarcimento dei danni provocati da veicoli o natanti non identificati, non assicurati o assicurati presso imprese di assicurazione in dissesto finanziario. Nell’ipotesi di sinistro stradale con un veicolo rimasto sconosciuto, il danneggiato può ottenere dal Fondo, o meglio da una società assicurativa designata, il risarcimento dei soli danni alla persona. In caso di sinistro con veicolo non assicurato, il risarcimento dovuto per i danni alla persona, nonché per i danni a cose il cui ammontare superi 500 Euro circa e per la parte eccedente tale ammontare. Infine nell’ipotesi di sinistro causato da veicolo assicurato con impresa d’assicurazioni in dissesto finanziario il risarcimento comprende tutti i danni sia alla persona che a cose.

Conviene chiedere la restituzione dell’anatocismo?2018-07-24T20:15:56+02:00

Risposta: Normalmente per la restituzione dell’anatocismo occorre avviare una causa che presenta comunque dei costi iniziali. È conveniente proporre un’azione solamente se il conto corrente sia stato in passivo per diverso tempo, per delle somme di discreta entità. Ad esempio è inutile chiedere la restituzione dell’anatocismo calcolato su un passivo di qualche settimana ammontante a 1.000,00 € perché corrisponderebbe a pochi centesimi di Euro!

Conversione del pignoramento2018-07-25T10:23:25+02:00

Risposta: Qualora Agenzia Entrate Riscossione abbia già avviato il pignoramento, prima che sia disposta la vendita o l’assegnazione, il debitore può chiedere di sostituire ai beni o ai crediti pignorati una somma di denaro pari, oltre alle spese di esecuzione, all’importo dovuto al creditore pignorante e ai crediti intervenuti, comprensivo del capitale e delle spese. In tal modo i beni pignorati vengono liberati e tornano nella disponibilità del debitore.

Con la nuova legge sull’affidamento condiviso, non è più possibile l’affidamento ad un solo genitore?2018-04-06T13:37:36+02:00

“Il giudice può disporre l’affidamento dei figli ad un solo genitore quando ritenga che l’affidamento all’altro sia contrario all’interesse del minore.

Come sospendere la cartella di pagamento2018-07-25T10:07:25+02:00

Risposta: In verità, la prima cosa a cui si pensa nel momento in cui si riceve una cartella di pagamento, è tentare di “bloccarla” ossia di sospendere la sua efficacia e, quindi, la possibilità che ha l’esattore di effettuare un pignoramento nel frattempo in cui si ricercano i soldi o magari si ragiona se fare opposizione o meno. Se la cartella viene sospesa, infatti, Agenzia Entrate Riscossione non può eseguire né pignoramenti, né fermi auto, né ipoteche. Insomma, l’esecuzione forzata esattoriale viene bloccata in attesa di una decisione definitiva sulla legittimità della cartella stessa. Per sospendere una cartella di pagamento, l’avvocato tradizionale ti dirà che c’è bisogno di un ricorso al giudice e che sarà quest’ultimo, alla prima udienza, a decidere se bloccare o meno l’efficacia esecutiva della cartella. Ciò è corretto, ma non è l’unico rimedio. Ne esiste un altro, sicuramente più efficace, veloce ed economico, che è quello concesso dalla legge di stabilità del 2013  per come modificata due anni fa . Tale possibilità – che va comunemente sotto il nome di «istanza cartelle pazze» – consente di bloccare ogni mossa di Agenzia Entrate Riscossione su segnalazione, da parte del contribuente, di una presunta irregolarità della cartella di pagamento. In questo frangente, l’esattore è tenuto a verificare la regolarità della pretesa di pagamento consultandosi con l’ente creditore; e se, entro 220 giorni, il contribuente non riceve risposta, la cartella si considera annullata definitivamente. Insomma, al contribuente basta chiedere la sospensione della cartella presentando, allo sportello di Agenzia Entrate Riscossione o, in via telematica, tramite il suo sito, una semplice istanza con il cosiddetto «modello SL1» che puoi scaricare qui. A questo punto tutto si blocca: l’esattore non può fare pignoramenti, non può iscrivere ipoteche, non può bloccare l’auto, in attesa di decidere sull’istanza. Il silenzio per oltre 220 giorni si considera accoglimento della contestazione e quindi la cartella non va più pagata. Il tutto senza spendere un euro e senza bisogno di avvocati. L’unico handicap di questa procedura è che:

  • deve essere attivata entro 60 giorni dalla notifica della cartella;
  • funziona solo per determinate (e poche) contestazioni e non per tutte.

In particolare i casi in cui è possibile presentare l’istanza di sospensione automatica contro la cartella di pagamento sono i seguenti:

  • prescrizione o decadenza del diritto alla riscossione verificata prima della notifica della cartella stessa;
  • avvenuto pagamento del debito prima della notifica della cartella;
  • precedente sgravio del tributo o della sanzione emesso dall’ente titolare del credito;
  • annullamento o sospensione, da parte del giudice o di un’autorità amministrativa, della richiesta di pagamento poi reiterata nella cartella.

 

 

Come si può essere risarciti per il danno prodotto da un reato?2018-07-24T17:29:21+02:00

Risposta: Se si è persona offesa dal reato, per ottenere il dovuto risarcimento, si hanno due possibilità alternative.

  1. La prima possibilità è quella di costituirsi parte civile nel procedimento penale. Con l’atto di costituzione di parte civile si determina l’inserzione di una richiesta risarcitoria di natura privatistica nel processo penale, andando ad aggiungere al processo una parte facoltativa (il processo penale, vede infatti come parti essenziali solo lo Stato, rappresentato dal Pubblico Ministero, e l’imputato). Con la costituzione di parte civile, il danneggiato dal reato, oltre a richiedere di essere risarcito per il danno subito, può anche partecipare al processo presentando testi, altri elementi di prova, memorie e consulenze.
  2. Alternativamente alla costituzione di parte civile nel processo penale, il danneggiato dal reato può instaurare un normale procedimento di cognizione per responsabilità da fatto illecito (contrattuale o extracontrattuale) innanzi al tribunale civile, il cui esito sarà peraltro indipendente dal procedimento penale, salvo che al momento dell’instaurarsi del processo civile, nel giudizio penale non sia già stata pronunciata sentenza di primo grado o vi sia già stata costituzione di parte civile (in tale ultimo caso, tacitamente revocata, art. 82 c.p.p.).

Con la previsione di questi due canali alternativi, il legislatore ha voluto far valere il principio dell’indipendenza del giudicato penale rispetto al giudicato civile o amministrativo (salvi i casi di pregiudizialità assoluta del giudizio civile su quello penale in ordine alle controversie su questioni attinenti la cittadinanza e lo stato di famiglia, art. 3 c.p.p.). Nel caso di giudizio civile, il risarcimento richiesto dovrà comprendere anche il danno morale (cioè il danno non patrimoniale), normalmente escluso nelle domande che non trovano origine in fatti costituenti reato.

Come si presenta ricorso in Commissione tributaria ?2018-07-24T20:10:48+02:00

Risposta: Il l ricorso alla  Commissione tributaria provinciale va notificato per prima cosa  all’Ufficio che ha emanato l’atto che si vuole impugnare entro 60 giorni dalla data in cui il contribuente lo ha ricevuto

Si precisa che i termini per la proposizione del ricorso sono sospesi nel periodo feriale dal 1º agosto al 15 settembre (tranne per gli atti di recupero degli aiuti di Stato), cioè questo periodo non va conteggiato nel determinare i 60 giorni di tempo disponibile.

Nel ricorso devono essere indicati:

la Commissione tributaria cui è diretto:

il ricorrente e il suo legale rappresentante, la relativa residenza o sede legale o domicilio eventualmente eletto nel territorio dello Stato;

il codice fiscale e l’indirizzo di posta elettronica certificata;

l’ufficio dell’Agenzia, ente locale o agente della riscossione nei cui confronti il ricorso è proposto;

l’atto impugnato e l’oggetto della domanda;

i motivi.

 

Il ricorso  puo essere presentato in tre modi :

mediante consegna diretta;

per posta raccomandata , senza busta e con avviso di ricevimento;

a mezzo notifica di ufficiale giudiziario.

 

Entro 30 giorni dal giorno in cui propone ricorso, il contribuente deve costituirsi in giudizio, cioè deve depositare o trasmettere alla Commissione tributaria l’originale del ricorso notificato o copia del ricorso consegnato o spedito per posta, con fotocopia della ricevuta di deposito o della spedizione per raccomandata.

 

Per la presentazione alle Commissioni tributarie di un ricorso è dovuto il contributo unificato, che dal 7 luglio 2011 ha sostituito l’imposta di bollo.

 

Inoltre, con il D.L. n. 138/2011 è stato introdotto l’obbligo di depositare, all’atto della costituzione in giudizio anche  la nota di iscrizione a ruolo, contenente l’indicazione:

delle parti;

del difensore che si costituisce;

dell’atto impugnato;

della materia del contendere;

del valore della controversia;

della data di notifica del ricorso.

Come funziona la firma digitale?2018-07-24T17:36:20+02:00

Risposta: La firma digitale, tanto quella “leggera” quanto quella “pesante”, si basa su di un sistema cosiddetto a “chiavi asimmetriche” (o a “chiave pubblica” o a “doppia chiave”), in pratica due serie di caratteri alfanumerici, appositamente generati, di cui una conosciuta dal solo firmatario (chiave segreta), e l’altra conoscibile da chiunque (chiave pubblica). La chiave segreta è necessaria ad apporre la firma, la chiave pubblica a verificare che il documento provenga effettivamente dal titolare.

La sicurezza di un simile sistema risiede nel fatto che ad ogni chiave pubblica corrisponde una sola chiave privata, e che, con la conoscenza della sola chiave pubblica, è quasi impossibile riuscire a risalire alla chiave privata.

Per garantire la corrispondenza tra “chiave pubblica” e “chiave privata” nonché la titolarità delle chiavi in capo al soggetto firmatario, si ricorre ad un Ente Certificatore (ad es. InfoCamere o Poste Italiane), un soggetto terzo il cui compito istituzionale è appunto quello di garantire la certezza della titolarità delle chiavi pubbliche (attraverso dei cosiddetti ” certificati”) e di rendere conoscibili a tutti le chiavi pubbliche (attraverso un elenco telematico).

Come difendersi dal pignoramento di Agenzia Entrate Riscossione2018-07-25T10:22:47+02:00

Risposta: Se, dopo la notifica della cartella di pagamento, Agenzia Entrate Riscossione è passata all’attacco con un pignoramento ci sono due mezzi di difesa oltre al ricorso.

Come chiedere la dilazione della cartella di pagamento2018-07-25T10:22:04+02:00

Risposta: Chiedendo ad Agenzia Entrate Riscossione la rateazione del debito puoi sospendere la cartella di pagamento, ossia fare in modo che non vengano eseguiti pignoramenti, fermi o ipoteche. Esistono tre possibilità diverse:

  • debiti fino a 60.000 euro: piano ordinario. È possibile chiedere la cosiddetta rateazione ordinaria a 72 rate (6 anni), senza dover presentare documentazione per documentare la propria difficoltà economica. La richiesta può essere fatta anche online. Si può scegliere tra rate costanti o crescenti;
  • debiti superiori a 60.000 euro: piano ordinario. Si può chiedere la rateazione fino a 72 rate (6 anni) ma dimostrando la propria difficoltà economica. In particolare si può chiedere la rateizzazione presentando una domanda e allegando la certificazione relativa all’Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) del tuo nucleo familiare per attestare la temporanea situazione di obiettiva difficoltà economica. Se la richiesta è accolta, accedi e al piano ordinario che ti consente di pagare il debito fino a un massimo di 72 rate (6 anni). Puoi scegliere tra rate costanti o rate crescenti;
  • piano straordinario: se non sei in grado di sostenere il pagamento del debito secondo un piano ordinario in 72 rate mensili, puoi ottenere una rateizzazione fino a 120 rate di importo costante. Deve risultare la comprovata e grave situazione di difficoltà legata alla congiuntura economica e per ragioni estranee alla propria responsabilità. Innanzitutto, è necessario dimostrare di non poter pagare il debito secondo i criteri previsti per un piano ordinario. Condizione che si verifica quando l’importo della rata è superiore al 20% del reddito mensile del tuo nucleo familiare, risultante dall’Indicatore della situazione reddituale (ISR) riportato nel modello ISEE (Indicatore della situazione economica equivalente). In questo caso, puoi presentare una domanda di rateizzazione, dichiarando di trovarti in una comprovata e grave difficoltà legata alla congiuntura economica per ragioni estranee alla tua responsabilità, allegando la certificazione relativa all’ISEE del tuo nucleo familiare, comprensiva del quadro N- Indicatore della situazione reddituale, debitamente valorizzato.

Una volta presentata l’istanza di rateazione:

  • Agenzia Entrate Riscossione non può procedere a iscrivere fermi o ipoteche o intraprendere pignoramenti non ancora iniziati;
  • i pignoramenti già in corso vengono sospesi e abbandonati dopo il pagamento della prima rata;
  • fermi e ipoteche già iscritti non vengono cancellati, ma limitatamente al caso del fermo è possibile, dimostrando l’avvenuto pagamento della prima rata, ottenere una quietanza di pagamento e ritornare a circolare.
Come chiedere la compensazione della cartella di pagamento2018-07-25T10:25:02+02:00

Risposta: Se proprio non ci sono motivi di opposizione contro la cartella di pagamento e ti sembra che l’unica soluzione sia pagare, hai un altro metodo per difenderti da Agenzia Entrate Riscossione: quello di chiedere la compensazione con eventuali crediti che vanti nei confronti dell’erario. In particolare, si può estinguere le cartelle di pagamento, relativamente a tributi erariali (imposte sui redditi e addizionali, Iva, Registro e altri tributi indiretti, Irap, ecc.) e relativi oneri accessori (compresi gli aggi e le spese a favore dell’Agente della riscossione) mediante compensazione con crediti relativi alle imposte erariali stesse. Per fare ciò, bisogna utilizzare, nei sessanta giorni dalla notifica (pagamento tempestivo), il modello F24 Accise (codice tributo RUOL).

Se il pagamento riguarda solo una parte delle somme dovute, il contribuente può presentare ad Agenzia Entrate Riscossione un modulo specifico (reperibile sul sito di Agenzia Entrate Riscossione), con cui dichiara l’avvenuto pagamento in compensazione tramite F24 Accise e indica eventualmente a quale parte del debito erariale imputare il pagamento. In quest’ultimo caso, la scelta dei debiti da compensare va effettuata:

  • entro 3 giorni dal conferimento della delega di pagamento, se il contribuente presenta il modello F24 Accise tramite banche, poste ed Entratel
  • contestualmente, se il contribuente presenta l’F24 Accise agli sportelli dell’Agente della riscossione.

Non è possibile utilizzare i crediti in compensazione nel modello F24 quando sono presenti debiti iscritti a ruolo per imposte erariali ed accessori, di importo superiore a 1.500 euro, per i quali è scaduto il termine di pagamento. In tali casi, è necessario estinguere prima i debiti erariali iscritti a ruolo e scaduti. Dopo di che, si potranno utilizzare in compensazione i crediti disponibili. Il divieto riguarda esclusivamente l’ipotesi di cosiddetta «compensazione orizzontale» (cioè, fra tributi di diversa tipologia tramite il modello F24) e non la cosiddetta compensazione «verticale», che interviene nell’ambito dello stesso tributo (per esempio, quella Irpef con Irpef).

Chi può ottenere la restituzione delle somme versate a titolo di anatocismo? 2018-07-24T20:15:10+02:00

Risposta: Qualunque correntista di qualunque banca.

Chi ha la capacità di succedere?2018-07-24T19:37:43+02:00

Risposta: L’art. 462 c.c. stabilisce che, nell’ambito delle persone fisiche, sono capaci di succedere tre categorie di soggetti:

  1. coloro che sono nati al tempo dell’apertura della successione;
  2. i nascituri concepiti;
  3. i figli non concepiti di una determinata persona vivente al tempo della morte del testatore.

Ciò vale, tuttavia, soltanto per quanto attiene alla successione testamentaria, poiché nell’ambito della successione legittima la capacità a succedere compete solo alle prime due categorie.Le persone giuridiche e gli enti non riconosciuti possono succedere poi solo per testamento, salvo il caso dello Stato a cui viene devoluta l’eredità in mancanza di altri successibili.

Chi emette fatture per operazioni inesistenti commette reato penale?2018-07-24T20:06:40+02:00

Risposta: Emissione di false fatture è reato penale. Commette reato penale chiunque, al fine di consentire a terzi (dolo specifico) l’evasione dell’imposta sui redditi o dell’Iva, emette o rilascia fatture od altri documenti per operazioni inesistenti. In tal caso, l’art. 8 del D. Lgs. n. 74/2000 prevede la reclusione da 1 anno e 6 mesi fino  a 6 anni.

L’emissione o il rilascio di più fatture o documenti per operazioni inesistenti nel corso del medesimo periodo d’imposta si considera come un solo reato.

In deroga all’articolo 110 del Codice Penale, chi si avvale di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti e chi concorre con il medesimo non è punibile a titolo di concorso nel reato previsto dall’articolo 8 per l’emissione di fatture o documenti per operazioni inesistenti.

Che significa “costituzione in mora” del debitore?2018-07-24T17:15:52+02:00

Risposta: La costituzione in mora del debitore consiste nella richiesta fatta al debitore dal creditore, e per iscritto, di adempiere l’obbligazione. Tale richiesta viene comunemente inoltrata a mezzo piego o lettera raccomandata con avviso di ricevimento, in modo da consentire di provare la data del ricevimento.

L’art. 1219 c.c. prevede che non sia necessario ricorrere alla costituzione in mora se:

  1. l’obbligazione deriva da fatto illecito;
  2. il debitore dichiara per iscritto di non voler adempiere;
  3. l’obbligazione è a termine e la prestazione (o il pagamento) deve essere eseguita al domicilio del creditore.

Dalla costituzione in mora del debitore, la legge fa scaturire taluni effetti a beneficio del creditore.

Che differenza c’è tra inabilità temporanea ed invalidità permanente?2018-07-24T16:29:21+02:00

Risposta: L’inabilità temporanea è rappresentata dalla durata della malattia, cioè dal tempo necessario per guarire dalle lesioni riportate a seguito del sinistro e riprendere l’attività ordinaria. Durante tale arco di tempo, il danneggiato ha diritto ad essere risarcito sia del danno per lucro cessante che del danno biologico.L’invalidità permanente è costituita invece dalla diminuzione della capacità fisica valutata in punti percentuali da un medico legale. Essa viene sempre risarcita come danno biologico, e liquidata altresì quale danno specifico lavorativo qualora la lesione abbia diminuito le peculiari capacità lavorative del soggetto, riducendone conseguente-mente il reddito.

Che cosa succede se una persona viene dichiarata interdetta?2018-04-06T13:17:32+02:00

La persona interdetta non potrà più compiere personalmente alcun atto né occuparsi di alcuna questione, anche la più semplice, come pagare una bolletta o comprare un vestito: ad esso si sostituisce in tutto e per tutto il tutore, cioè la persona nominata dal Giudice.

Che cosa si intende per bonus-malus?2018-07-24T16:27:47+02:00

Risposta: Il bonus-malus è il beneficio determinato in polizza sotto forma di sconto, riconosciuto all’assicurato in base ad un andamento favorevole del rischio. Minori sono i risarcimenti generati dalla polizza, maggiore è lo sconto di cui beneficia il cliente.Le classi di merito sono normalmente diciotto. La più vantaggiosa è la classe 1, la meno vantaggiosa la classe 18.Chi si assicura per la prima volta viene normalmente ammesso in una classe intermedia o svantaggiosa.Per ogni anno trascorso senza aver causato sinistri, la classe viene diminuita di una unità (Bonus).In caso invece di causazione di un sinistro, la classe viene aumentata di 2 (Malus).

Che cosa è l’usucapione?2018-04-06T13:19:05+02:00

È un modo di “acquisto” dei diritti reali, come la proprietà di un fondo o di un bene mobile oppure una servitù (ad es: di passo) su un terreno. Perché si possa dire di aver usucapito un diritto (proprietà o servitù di passo) sono necessari determinati requisiti:

– innanzitutto, il possesso del diritto per almeno venti anni, senza che nessuno abbia mai avanzato sul bene alcuna pretesa o abbia mai contestato il suo possesso;

– in secondo luogo, la convinzione di essere l’effettivo titolare di quel determinato diritto, esercitando sul bene tutti quei poteri e facoltà connessi all’esercizio del diritto stesso.

Che cos’è l’anatocismo?2018-07-24T20:12:32+02:00

Risposta: L’anatocismo (o capitalizzazione degli interessi) consiste nella somma degli interessi con il capitale che a sua volta si accresce e sul quale vengono poi conteggiati nuovi interessi. In altre parole l’anatocismo può essere definito come l’applicazione degli interessi sugli interessi ma sempre a favore della banca.

Che cos’è una “transazione”?2018-07-24T17:07:03+02:00

Risposta: La transazione è un contratto attraverso il quale le parti si accordano per prevenire il sorgere di una lite giudiziaria, ovvero per porre fine ad una lite già iniziata, facendosi reciproche concessioni. In parole povere, in infortunistica stradale è generalmente un accordo tra assicuratore e danneggiato relativo alla somma dovuta a titolo di risarcimento danni e ciò per evitare l’inizio, o il prosieguo, di una controversia giudiziaria.

Che cos’è un decreto ingiuntivo?2018-07-24T17:18:04+02:00

Risposta: Un decreto ingiuntivo è l’ordine dato dal giudice al debitore di adempiere l’obbligazione assunta (es. pagamento di una somma di denaro o consegna di una cosa mobile determinata) entro un determinato periodo di tempo (normalmente 40 giorni). Trascorso tale termine, il decreto diventa esecutivo e si può procedere al pignoramento dei beni del debitore.Il decreto ingiuntivo viene emesso su richiesta del creditore, ed ha il vantaggio di essere molto più celere e assai meno oneroso di un procedimento giudiziario ordinario. È disciplinato dagli articoli 633 e ss. del c.p.c. e richiede, per la sua emissione, la sussistenza di specifiche condizioni.Contro un decreto ingiuntivo è possibile fare opposizione nei termini previsti dallo stesso decreto (normalmente 40 giorni)

Che cos’è la donazione?2018-07-24T19:48:02+02:00

Risposta: La donazione è il contratto col quale, per spirito di liberalità, una parte arricchisce l’altra, disponendo a favore di questa di un suo diritto o assumendo verso la stessa un’obbligazione (art. 769 c.c.).

Gli elementi della donazione vanno pertanto individuati nello spirito di liberalità del donante e nell’arricchimento del donatario, ossia nell’incremento del patrimonio di quest’ultimo in conseguenza del correlativo depauperamento del donante

Che cos’è il Fondo di Garanzia per le vittime della strada?2018-07-24T16:27:00+02:00

Risposta: Il Fondo di garanzia per le vittime della strada è stato istituito in forza delle norme di cui agli artt. 19 e seguenti della L. 990/69.Il Fondo Vittime della Strada è un istituto finalizzato a garantire i principi di sicurezza e solidarietà sociale, nonché il principio dell’obbligatorietà dell’assicurazione sulla responsabilità civile. In base all’art. 19 della L. 990/69, il Fondo provvede al risarcimento dei danni provocati dalla circolazione di veicoli o natanti non identificati, o che siano sprovvisti di copertura assicurativa, o risultino assicurati presso imprese cadute in dissesto finanziario, che si trovino cioè in stato di liquidazione coatta o vi vengano poste successivamente.Nel primo caso, quello cioè in cui il veicolo non sia stao identificato, il risarcimento è dovuto per i soli danni alla persona.In assenza della copertura assicurativa del veicolo, seconda ipotesi prevista dall’art. 19 della L. 990/69, il Fondo risarcisce i danni alla persona e quelli alle cose il cui ammontare sia superiore all’importo di 500 euro, per la parte eccedente tale ammontare.Nella terza ipotesi, ove cioè l’impresa assicuratrice si trovi in liquidazione coatta, il risarcimento è dovuto per i danni alla persona ed alle cose.L’obbligazione cui è tenuto il Fondo di garanzia ha natura risarcitoria: essa si sostituisce pertanto a quella del soggetto responsabile del danno, non sussistendo rapporto alcuno di solidarietà passiva tra Fondo e responsabile del sinistro. L’attività esterna del Fondo di garanzia è svolta da alcune imprese di assicurazione, con competenza territoriale riferita al luogo di accadimento del sinistro, designate con decreto del Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato da pubblicarsi nella Gazzetta Ufficiale, e alle quali è affidato l’incarico di provvedere alla liquidazione dei danni ed al pagamento dei relativi importi in favore degli aventi diritto. L’impresa designata, per regione o gruppo di regioni, eseguito il pagamento, ottiene il rimborso dal Fondo delle somme

Che cos’è il CID?2018-07-25T09:40:41+02:00

Risposta: Il CID è il modello di constatazione amichevole di incidente previsto dalla Convenzione per l’indennizzo diretto, che viene redatto e sottoscritto congiuntamente dai conducenti dei due veicoli coinvolti e con il quale costoro rinunciano alla procedura di liquidazione prevista dall’art. 3 della L. 39/77.La Convenzione per l’indennizzo diretto, che è applicabile ove il sinistro avvenga con danno ai soli veicoli, ha come scopo fondamentale quello di accelerare la liquidazione dei sinistri con danni a cose causati da collisione tra due veicoli a motore, agevolando il conseguimento del relativo risarcimento da parte del danneggiato che sia in tutto o in parte incolpevole.Il principio della Convenzione è rappresentato dall’obbligo che ogni impresa partecipante assume di provvedere, in tempi rigorosamente predeterminati, al risarcimento dei danni subiti da un proprio assicurato per la responsabilità civile auto, in conseguenza di un sinistro che sia imputabile, in tutto o in parte, ad un soggetto assicurato per lo stesso rischio presso altra impresa partecipante.Ciascuna impresa che aderisca alla Convenzione agisce come mandataria di ogni altra, versando ai propri assicurati il risarcimento dovuto in nome e per conto dell’impresa assicuratrice del responsabile, che resta obbligata al rimborso della somma erogata.Ai fini dell’applicazione della procedura prevista dalla Convenzione, presupposto necessario è che si tratti di sinistro da circolazione stradale dovuto a collisione di non più di due veicoli a motore, entrambi identificati, soggetti all’obbligo dell’assicurazione della responsabilità civile ai sensi della L. 990/69 e successive modifiche, assicurati presso una delle imprese partecipanti al consorzio, esclusi i ciclomotori e le macchine agricole.Ai fini dell’applicazione della procedura prevista dalla Convenzione è altresì necessario che dalla collisione dei veicoli siano derivati danni ai soli veicoli o ad uno di essi, con esclusione di qualsiasi danno alla persona od alle cose trasportate.Poiché il ricorso alla procedura di liquidazione diretta del danno comporta la rinuncia a quella prevista dalla legge n. 39 del 1977, ove, nonostante l’avvenuta redazione del CID, il danneggiato inoltri la richiesta di risarcimento all’assicuratore del responsabile, a norma dell’art. 22 della L. 990/69 e con il rispetto delle modalità previste dall’art. 3 della stessa legge, la procedura di liquidazione in regime convenzionale deve essere interrotta e l’impresa assicuratrice debitrice deve informare l’impresa mandataria della diffida inoltrata dall’avente diritto.La procedura di liquidazione prevede la consegna al proprio assicuratore della denuncia, che può essere redatta su modulo di constatazione amichevole e sottoscritta congiuntamente dai conducenti.L’assicuratore, verificata la sussistenza delle condizioni per la liquidazione diretta, vi provvede in nome e per conto dell’impresa debitrice.I danni materiali al veicolo vengono periziati a cura e spese dell’impresa mandataria nei dieci giorni dalla messa a disposizione dello stesso, secondo parametri previsti dall’associazione nazionale tra le imprese assicuratrici, e la liquidazione ha luogo nei quindici giorni dall’avvenuto accertamento tecnico.

 

Calcolo degli interessi2018-07-25T10:18:13+02:00

Risposta: La cartella è illegittima se, nel richiedere il pagamento dell’imposta o della sanzione insieme agli interessi, indica un’unica somma senza invece distinguerle. Secondo la giurisprudenza, deve essere chiaro e trasparente il metodo di calcolo degli interessi, le annualità calcolate e il saggio di ogni singolo anno. Solo in questo modo è possibile consentire al contribuente di esercitare un controllo sul “conto definitivo”.

In ogni caso, l’errata o omessa indicazione dei criteri di calcolo degli interessi non rende nulla tutta la cartella ma solo la parte degli interessi.

Abusivismo: l’acquisizione dell’area al patrimonio del Comune non è senza limiti2018-07-24T19:52:52+02:00

Risposta: La sentenza Tribunale Amministrativo Regionale per la Regione Campania n. 2478/2017 interviene ad interpretare il combinato disposto dei commi 1 e 2 dell’art. 31 del D.P.R. 380/2001 (Testo Unico Edilizia), riguardanti la materia degli abusi edilizi immobiliari con particolare riferimento alla specifica conseguenza di carattere sanzionatorio, dell’acquisizione dell’area al patrimonio indisponibile del Comune. La sentenza muove dall’impugnativa, a cura del ricorrente dell’ordinanza di demolizione di un’opera costruita in totale assenza del permesso di costruire consistente in “un piano terraneo costituito da murature perimetrali e copertura a falda con lamiere coibentate, completo e tenuto in uso, avente una superficie di mq, 100 ca. e per una volumetria di mc. 350” emessa dal Responsabile del Servizio Urbanistica ai sensi dell’articolo 31 D.P.R 380/201, che definisce .gli interventi eseguiti in totale difformità dal permesso di costruire come quegli interventi “che comportano la realizzazione di un organismo edilizio integralmente diverso per caratteristiche tipologiche, planovolumetriche o di utilizzazione da quello oggetto del permesso stesso, ovvero l’esecuzione di volumi edilizi oltre i limiti indicati nel progetto e tali da costituire un organismo edilizio o parte di esso con specifica rilevanza ed autonomamente utilizzabile.”
Il citato articolo prevede che in questi casi il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale, accertata l’esecuzione di interventi in assenza di permesso o in totale difformità dal medesimo, ovvero con variazioni essenziali, determinate ai sensi dell’articolo 32, ingiunge al proprietario e al responsabile dell’abuso la rimozione o la demolizione, indicando nel provvedimento l’area che viene acquisita di diritto, ai sensi del comma 3 del cit. art. 31 Testo Unico Edilizia.
Nel merito Il ricorrente lamentava l’inapplicabilità del suddetto regime sanzionatorio per molteplici motivi, tra i quali la mancata individuazione, nell’ordinanza di demolizione, dell’area soggetta ad acquisizione gratuita al patrimonio comunale, nonché l’applicazione di un regime sanzionatorio eccessivo per una casistica per la quale al più la pena dovrebbe essere di tipo pecuniario. Il ricorrente, peraltro, deduceva l’improduttività di effetti dell’ingiunzione in virtù della presentazione dell’istanza di accertamento di conformità dell’art. 36 dello stesso Testo Unico.
Il Tribunale Amministrativo, analizzando la normativa vigente, giunge ad escludere, in primo luogo, che la sanzione applicabile possa consistere in una mera pena pecuniaria, vertendosi nella specifica ipotesi di “costruzione in assenza del permesso di costruire” con trasformazione del territorio.
Osserva quindi, che l’ingiunzione di demolizione è imposta dalla norma e prescinde dalla conformità urbanistica del manufatto abusivo: dacchè non rileva che l’interessato abbia presentato apposita istanza di accertamento di conformità, la quale, in ogni caso, avrebbe potuto solo produrre l’effetto di sospendere l’efficacia dell’Ordinanza di demolizione ma certo non di inficiarne la legittimità.
Infine, in ordine al motivo di ricorso concernente la mancata indicazione dell’area di sedime da sottoporre ad acquisizione, il TAR, richiamandosi ad una sentenza del Consiglio di Stato del 2013, liquida la questione assumendo che “la specificazione dell’area di sedime non costituisce elemento essenziale dell’ordine di demolizione”.
Sul punto, giova rimarcare che, al contrario, la giurisprudenza maggioritaria è ferma nel ritenere che “l’individuazione dell’area di pertinenza della “res abusiva” deve compiersi al momento dell’emanazione del provvedimento con il quale viene accertata l’inottemperanza e con cui si procede all’acquisizione gratuita del bene al patrimonio del Comune, indicazione che deve, quindi, essere contenuta nell’atto d’acquisizione, a pena d’illegittimità di quest’ultimo, costituendo esso titolo per l’immissione in possesso dell’opera e per la trascrizione nei registri immobiliari” (così, TAR Lazio, sez. II-ter, 2 gennaio 2012, n. 9, che richiama TAR Campania, sez. IV, 21 settembre 2002, n. 5429; in termini, TAR Lazio, sez. I-quater, 4 aprile 2011, n. 2918).
Altra questione è quella relativa all’ipotesi in cui l’area oggetto di demolizione sia stata assegnata in godimento a terzi: si pensi all’ipotesi del conduttore che esegua opere “abusive”: in questo caso è previsto che il provvedimento vada comunque notificato al proprietario oltre che all’effettivo responsabile dell’abuso (nella specie il conduttore) ma, ferma la responsabilità di ordine pecuniario circa la messa in pristino, la sanzione accessoria dell’acquisizione al Comune, non potrà considerarsi efficace nei confronti del proprietario.

A chi ci si deve rivolgere nel caso in cui il veicolo danneggiante sia straniero?2018-07-24T17:05:56+02:00

Risposta: Quando un incidente in Italia è stato causato da un veicolo straniero, il danneggiato si deve rivolgere all’U.C.I., cioè l’Ufficio Centrale Italiano, che è competente per la gestione dei sinistri causati da veicoli immatricolati o registrati all’estero. In caso di incidente, dunque, bisogna farsi consegnare dalla controparte il duplicato della “carta verde” in cui sono riportati i dati dell’auto e dell’assicurazione straniera. E’ poi sempre utile compilare il modello blu di constatazione amichevole dell’incidente per facilitare il risarcimento. Se il responsabile del sinistro è l’italiano, questi deve informare la propria assicurazione mediante una denuncia cautelativa, ed è a quest’ultima cui lo straniero potrà rivolgersi per chiedere il suo risarcimento dei danni. Nel caso di sinistro verificatosi all’estero, il cittadino italiano deve inviare la richiesta di risarcimento alla compagnia assicurativa dello straniero correlata dal modello blu di constatazione amichevole dell’incidente ed informare la propria compagnia assicurativa.

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